Cultura: il Tel Aviv Museum of Arts ha riaperto al pubblico

Il Tel Aviv Museum of Arts era stato chiuso dopo l’attacco di Hamas dello scorso 7 ottobre.

A quasi due mesi dal sanguinoso attacco di Hamas compiuto lo scorso 7 ottobre, ha riaperto al pubblico il Tel Aviv Museum of Arts. La ripresa dell’attività di questo importante spazio espositivo dedicato all’arte è avvenuto con un concerto pianistico su musiche di Schubert, parte di un ciclo musicale che terminerà il 20 giugno del prossimo anno.

Nuovi significati

Con la riapertura del museo, le mostre si sono caricate inevitabilmente di ulteriori significati. Queste ultime potranno essere potenzialmente ammirate da nuove e più numerose prospettive.

La posizione del Museo di Tel Aviv rende questo luogo un elemento chiave per la comunità e la città. Lo spazio espositivo, infatti, si trova nel cuore del centro urbano.

Non è un caso, quindi, che rifletta la società israeliana in tutte le sue complesse e interessanti sfumature. Basti pensare che anche quando gli spazi interni era chiusi, quelli esterni erano costantemente “impegnati” in una sorta di dialogo con l’area circostante, accompagnando la quotidianità di chi si trovata ad attraversare la piazza.

E questo anche grazie alla sua iconica e suggestiva architettura. Ora la situazione è cambiata: finalmente è possibile tornare a ristabilire un contatto anche con l’interno.

L’arte al Museo di Tel Aviv

Visitare il museo permette di cogliere nuove suggestioni e visioni. Tra queste, ad esempio, figura la riflessione sulla creatività artistica all’ombra di una realtà opprimente, insita nell’esposizione delle opere di Ilya & Emilia Kabakov. Di grande impatto anche l’avvicinamento all’èthos del “Kippur delineata nella mostra di Amos Gitai.

Ricche di significati sono, poi, le opere del “Material Imagination: The Center of Gravity”, che parte dalla storia dell’arte israeliana come narrazione cronologica che corre parallela a quella nazionale, e di “Mouthful” di Roni Taharlev, che mette in crisi la percezione di fronte al corpo femminile potente e vulnerabile.

Le riflessioni

Secondo la regista Tania Coen-Uzzielli “l’arte ha un potere unico di riflettere le complessità e di suscitare una coscienza critica anche in tempi di crisi. A volte, ha persino un potere profetico. L’ingresso al Museo, attraverso la piazza ora chiamata “Square of the Abducted and Missing”, spazio carico e saturo di tristezza ma anche di speranza, segna una connessione diretta tra il suo interno e l’esterno”. “Le porte del Museo- ha proseguito- si aprono verso la piazza e i suoi abitanti, e ora anche le gallerie sono aperte al pubblico. Vi invito a vivere un’esperienza che non è scollegata dalla nostra realtà e che offre conforto, contemplazione e ispirazione”.

L’artista francese Edgar Degas ha invece affermato che “l’arte non è ciò che l’artista vede, ma ciò che fa vedere agli altri”.

Testo di Gabriele Laganà|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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