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Puglia, dalla Murgia al Salento

Da Castel del Monte alla Valle d’Itria, dal Salento alla costa adriatica: un itinerario tra borghi, masserie, mare e sapori.

Puglia, un trullo nella campagna della Val d'Itria dopo il raccolto estivo
Puglia, un trullo nella campagna della Val d’Itria dopo il raccolto estivo ©Shutterstock

La Puglia cambia volto più volte nel corso dello stesso viaggio. Bastano pochi chilometri per passare dalla pietra della Murgia ai trulli della Valle d’Itria, dalle campagne punteggiate di ulivi al mare del Salento, fino alle architetture barocche di Lecce e ai centri storici affacciati sull’Adriatico.

Questo itinerario parte da Castel del Monte e attraversa Alberobello, Locorotondo, Martina Franca e Cisternino prima di scendere verso Avetrana. Da qui il percorso prosegue lungo la costa ionica, tocca Gallipoli e Santa Maria al Bagno, raggiunge Squinzano e si spinge fino a Otranto e Lecce. Poi la strada risale verso Conversano, Monopoli e Polignano a Mare, concludendo il viaggio sul mare.

È un percorso che permette di leggere la Puglia attraverso paesaggi molto diversi, ma anche per mezzo di tavole, masserie, piccoli centri e strutture ricettive che hanno scelto di recuperare edifici e tradizioni locali.

Castel del Monte, la Murgia di Federico II

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L’imponente sagoma di Castel del Monte in una giornata di sole @Emanuele Bastoni

Il viaggio comincia dalla Murgia, con Castel del Monte, uno dei luoghi più riconoscibili della Puglia. La fortezza voluta da Federico II domina il paesaggio dall’alto di una collina e colpisce soprattutto per la geometria della sua pianta ottagonale.

Lasciato il castello, la strada entra progressivamente nella Valle d’Itria. Il paesaggio cambia e compaiono i primi trulli, costruzioni in pietra che sono diventate il simbolo di questa parte della regione.

Alberobello, nel paese dei trulli

Puglia, trulli e ulivi sono una costante della campagna pugliese
Puglia, trulli e ulivi sono una costante della campagna pugliese ©Shutterstock

Ad Alberobello il trullo non è soltanto un elemento del paesaggio: diventa parte integrante del centro abitato. Il quartiere di Aia Piccola permette di allontanarsi almeno per qualche strada dalle zone più frequentate e osservare da vicino queste costruzioni, con i tetti conici e le pareti in pietra.

Vale la pena raggiungere anche la Basilica dei Santi Medici e poi concedersi una passeggiata senza una meta precisa. È uno di quei luoghi in cui l’architettura tradizionale si comprende meglio camminando che cercando un singolo punto panoramico.

E anche qui arriva il momento di mangiare qualcosa per strada. La focaccia barese, il panzerotto e, più avanti nel viaggio, la puccia salentina e il rustico leccese compongono una sorta di mappa gastronomica parallela a quella geografica.

Locorotondo, il borgo bianco

Puglia, il borgo di  Locorotondo con le tinte bianche delle sue case
Puglia, il borgo di Locorotondo con le tinte bianche delle sue case ©Shutterstock

Da Alberobello a Locorotondo sono circa dieci chilometri. Il paese si sviluppa su un’altura e il suo centro storico è fatto di case bianche, vicoli ordinati e scorci che si aprono sulla campagna.

La passeggiata può iniziare dalle strade del centro e proseguire fino ai punti panoramici affacciati sulla Valle d’Itria. Qui la dimensione del viaggio rallenta naturalmente: non servono molte attrazioni da mettere in fila, basta seguire la forma del borgo e lasciare spazio al paesaggio.

Martina Franca, il barocco della Valle d’Itria

Altri dieci chilometri conducono a Martina Franca, dove il bianco delle abitazioni lascia spazio alle decorazioni più elaborate del barocco locale. Il centro storico ruota attorno alla Basilica di San Martino e a Palazzo Ducale, ma sono soprattutto portali, balconi e dettagli architettonici a rendere interessante la passeggiata.

Martina Franca ha anche una sua identità gastronomica precisa, legata soprattutto al capocollo, prodotto che ha ottenuto la denominazione IGP e che si ritrova facilmente nelle norcinerie e nei ristoranti della zona.

Cisternino, tra vicoli e campagna

Da Martina a Cisternino la distanza è breve. Anche qui il centro storico invita a camminare tra archi, case bianche e piccole piazze. È una tappa in cui la Valle d’Itria mostra uno dei suoi aspetti più piacevoli: il rapporto diretto tra paese e campagna. Basta uscire dal centro per ritrovarsi tra ulivi, muretti a secco e strade secondarie.

A Cisternino il viaggio gastronomico può incontrare anche “Azienda Agricola Montemarcuccio”, realtà legata alla produzione agricola del territorio e alla valorizzazione delle materie prime locali.

Avetrana, entrando nel Salento

Da Cisternino ad Avetrana sono circa 75 chilometri. È il tratto più lungo della prima giornata e segna anche un cambio di atmosfera. La Valle d’Itria rimane alle spalle e il paesaggio si fa più aperto. Gli ulivi, le strade di campagna e le masserie accompagnano l’ingresso nel Salento.

Ad Avetrana il soggiorno è previsto al “Relais Terre di Terre”, nella storica “Masseria Bosco”, immersa nella campagna e circondata dagli ulivi. La masseria risale al XVI secolo e conserva ancora elementi dell’impianto rurale originario, tra volte a stella, pietra e corti interne. Gli ambienti sono stati recuperati mantenendo il legame con la struttura storica, trasformando gli antichi spazi della proprietà in camere, sale comuni e ambienti per l’ospitalità.

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del soggiorno: non si tratta semplicemente di dormire in campagna, ma di entrare in un luogo nato per una funzione agricola e oggi adattato all’accoglienza senza perdere completamente le tracce della sua storia.

A Masseria Bosco, anche la cucina racconta il territorio

Puglia, Avetrana: la storica Masseria Bosco
Puglia, Avetrana: la storica Masseria Bosco

A Masseria Bosco vale la pena fermarsi anche per la cena. Il ristorante si trova negli ambienti che un tempo erano destinati alle attività rurali della masseria e conserva ancora alcuni elementi e oggetti legati alla vita della proprietà.

La cucina segue una linea salentina e utilizza prodotti locali, insieme all’olio e ai vini dell’azienda agricola. Il menu cambia seguendo la disponibilità delle materie prime e propone sia piatti di terra sia di mare.

Accanto alle preparazioni più immediate compaiono ricette che appartengono alla tradizione contadina pugliese: legumi, verdure, pasta fatta secondo le consuetudini locali, carni e preparazioni cotte lentamente.

È una cucina che non ha bisogno di allontanarsi troppo dal territorio per risultare interessante. Il valore sta proprio nel rapporto tra quello che arriva nel piatto e ciò che si trova fuori dalla sala: gli ulivi, la campagna, la produzione agricola e una storia gastronomica costruita nel tempo.

Dopo una giornata trascorsa tra borghi e strade del Salento, la cena diventa così una parte vera e propria dell’itinerario. Anche la masseria, attraverso la tavola, torna a raccontare la propria origine rurale.

Gallipoli, la città circondata dal mare

Una spiaggia di Gallipoli
Una spiaggia di Gallipoli ©Shutterstock

Il secondo giorno porta verso Gallipoli. La città vecchia occupa un’isola collegata alla terraferma da un ponte e conserva ancora un rapporto molto stretto con il mare.

Il percorso può partire dalle mura, proseguire verso il porto e poi addentrarsi nelle strade del centro storico. Qui il mare non è soltanto uno sfondo: compare continuamente tra gli edifici, nei punti in cui le strade si aprono e lungo il perimetro dell’isola.

La cucina segue naturalmente questa geografia. Tra i cibi da assaggiare durante il viaggio pugliese ci sono anche le “pettole”, semplici bocconi di pasta fritta che possono essere serviti in versioni diverse, dolci o salate.

Santa Maria al Bagno, il tramonto sullo Ionio

Da Gallipoli si prosegue verso Santa Maria al Bagno. È una tappa più raccolta, da vivere soprattutto sul lungomare. Nel pomeriggio il paese offre un momento di pausa prima di proseguire verso Squinzano.

Il tramonto sullo Ionio è uno dei momenti in cui conviene semplicemente fermarsi, senza riempire l’itinerario di altre visite.

Squinzano e Villa Arborea

Una camera di Villa Arborea, nata dal recupero di un’antica masseria in pietra leccese
Una camera di Villa Arborea, nata dal recupero di un’antica masseria in pietra leccese

Squinzano diventa la base per le due notti successive, permettendo di raggiungere con facilità Lecce, la costa adriatica e alcune delle località più interessanti del Salento settentrionale.

Qui si trova “Villa Arborea”, nata dal recupero di un’antica masseria in pietra leccese. La struttura è stata sottoposta a un intervento di restauro che ne ha trasformato gli spazi in una dimora contemporanea, mantenendo però il rapporto con l’edificio originario e con il grande spazio verde che la circonda.

Anche la cucina occupa un posto importante nell’esperienza. Il ristorante è affidato allo chef Antonio Spennato, il cui percorso nella ristorazione si muove tra cucina tradizionale e alta ospitalità.

A Villa Arborea interpreta la cucina mediterranea con un approccio personale, lavorando sulla materia prima e cercando di mantenere riconoscibili i sapori del territorio. La sua idea di cucina trova qui un contesto particolarmente adatto: una dimora recuperata, il giardino e una tavola che diventa parte integrante del soggiorno.

Villa Arborea rientra inoltre nel circuito “Apulia Promotion”, realtà fondata da Luigi Anfosso che riunisce strutture ricettive, ristorazione e altre realtà legate all’accoglienza pugliese.

Grotta della Poesia e Otranto

Da Squinzano si può raggiungere la Grotta della Poesia, uno dei luoghi più conosciuti della costa salentina. La piscina naturale scavata nella roccia è collegata al mare e si trova in un tratto di costa caratterizzato da falesie e acque limpide.

Il viaggio prosegue quindi verso Otranto

Otranto, Salento ©Daniele Cagnazzo

La cattedrale conserva uno dei grandi mosaici pavimentali del Medioevo italiano, realizzato da Pantaleone nel XII secolo. È una visita che merita tempo anche per le dimensioni e per la quantità di figure e simboli checompongono il pavimento.

Dopo la cattedrale, il centro storico conduce verso il mare, tra strade strette, negozi e case in pietra.

Lecce, la città della pietra leccese

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Lecce. l’Anfiteatro romano ©shutterstock

Lecce è il momento più urbano dell’itinerario. La città si visita bene a piedi e permette di passare in poco tempo dalla Piazza del Duomo alla Basilica di Santa Croce e poi a Piazza Sant’Oronzo.

Qui la pietra leccese diventa il vero elemento distintivo dell’architettura: chiara, facilmente lavorabile, ricca di decorazioni che assumono forme diverse sulle facciate delle chiese e dei palazzi.Anche lo street food racconta la città.

Il “rustico leccese”, preparato con pasta sfoglia, besciamella, pomodoro e mozzarella, è uno degli assaggi da mettere in programma. La “puccia”, invece, accompagna il viaggio lungo tutto il Salento e cambia ripieno a seconda del luogo e dell’interpretazione.

Conversano, prima della risalita

Terminata la parte più meridionale dell’itinerario, la strada torna verso nord. Coversano è una tappa interessante per il suo castello e per il centro storico, che conserva una struttura compatta e piacevole da esplorare a piedi.

È anche un passaggio utile per percepire come il paesaggio e l’architettura cambino nuovamente avvicinandosi alla costa centrale della Puglia.

Monopoli, il rapporto con il mare

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Il lungomare di Monopoli, Puglia ©Shutterstock

A Monopoli il rapporto con l’Adriatico torna protagonista. Il vecchio porto, le mura, la cattedrale e le strade del centro storico compongono un percorso che alterna edifici religiosi, case bianche e scorci sul mare.

Per la cena, “Ristorante Piazza Palmieri” è un indirizzo da considerare per proseguire il viaggio gastronomico attraverso i prodotti della regione e una cucina legata alla tradizione pugliese. Da Monopoli si raggiunge quindi Polignano a Mare, ultima tappa del viaggio.

Polignano a Mare, l’ultima tappa

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Polignano a Mare ©Mauro Parmesani

Polignano è uno dei luoghi più fotografati della costa pugliese, ma per apprezzarlo davvero conviene arrivare nel centro storico e poi muoversi senza fretta tra terrazze panoramiche, vicoli e affacci sul mare. Lama Monachile è il punto più conosciuto, soprattutto al tramonto, quando la luce cambia il rapporto tra la scogliera e le case costruite sul bordo del paese.

La mattina successiva può essere dedicata ancora a Polignano prima di spostarsi verso Ostuni, la Città Bianca, e concludere così il percorso.

A Polignano, una tavola dedicata al mare

A Polignano una delle esperienze gastronomiche da segnare è “Osteria di Chichibio”, indirizzo particolarmente legato alla cucina di mare. La proposta parte dal pescato e comprende anche preparazioni di pesce crudo, seguendo una cucina che lascia spazio alla materia prima.

È una scelta naturale per chi vuole chiudere il viaggio tornando ancora una volta al mare, questa volta attraverso la tavola.

La Puglia da assaggiare

La tipica focaccia barese
La tipica focaccia barese ©Isabella Scuderi

Seguire questo itinerario significa anche attraversare una regione che cambia sapori insieme ai paesaggi. La focaccia barese accompagna la parte settentrionale del percorso; il panzerotto compare come soluzione rapida e popolare. A Martina Franca arriva il capocollo; nel Salento entrano in scena puccia, rustico e pettole.

Non sono soltanto specialità da cercare in una lista. Sono piuttosto una seconda traccia del viaggio, che permette di capire come prodotti e ricette cambino insieme ai territori.

Un viaggio anche attraverso l’ospitalità

Anche gli alloggi seguono il ritmo dell’itinerario. Il percorso si apre al “Relais Histo”, scelto per l’apertura del viaggio e curato direttamente da “Luigi Anfosso”, CEO & Founder di “Apulia Promotion”.

Prosegue poi con la dimensione rurale di “Masseria Bosco Relais Terre di Terre”, ad Avetrana, e con “Villa Arborea” a Squinzano, ricavata dal recupero di un’antica masseria. L’ultima parte del viaggio porta invece a “Dimora Talenti”, a Polignano a Mare, a pochi passi dal mare.

Sono realtà molto diverse tra loro, ma accomunate dalla scelta di costruire l’esperienza intorno al luogo: campagna, architettura, cucina e rapporto con il paesaggio diventano parti dello stesso viaggio.

Informazioni utili:

Per seguire questo itinerario l’auto rimane la soluzione più pratica. Le distanze tra le località non sono grandi, ma permettono di alternare città, borghi, masserie e costa senza dipendere dagli orari dei collegamenti pubblici. Chi arriva in aereo può quindi noleggiare una vettura e partire direttamente dall’aeroporto.

Per il noleggio dell’auto ci si può affidare anche a “GR Car Planning”, soluzione utile per organizzare gli spostamenti e costruire il viaggio in autonomia. Il percorso completo può essere adattato in base al tempo a disposizione: cinque giorni permettono di seguire l’itinerario con un ritmo abbastanza serrato, mentre aggiungere qualche notte consente di fermarsi più a lungo nei borghi e dedicare maggiore spazio al mare e alla gastronomia.

Testo di Isabella Scuderi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Taipei: la città che corre tra cielo, tè e tradizione

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Taipei è una città vivace dove antico e moderno, spiritualità e arte si intrecciano in un connubio perfetto. Qui ogni quartiere ha la sua specificità.

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Vista dall’alto di Jiufen Old Street a Taipei Taiwan ©shutterstock

Taipei non è solo la capitale di Taiwan. La si potrebbe descrivere come un mosaico di energie, profumi e colori che pulsa al ritmo musicale di un cuore instancabile.

È qui, nella antica “Formosa” (il nome datole dai portoghesi suona come “bella isola”), che il passato e il futuro non si scontrano, ma si accompagnano.

L’anima antica dei templi incontra il vetro dei grattacieli, le lanterne si illuminano accanto ai treni ultramoderni, e la vita scorre veloce, come in una maratona collettiva che ogni dicembre celebra la vitalità della città con una maratona vera e proprio: la Taipei Marathon.

La Taipei Marathon e l’orgoglio di una città

Ogni anno, a dicembre, le strade di Taipei si riempiono di corridori provenienti da tutto il mondo per la Taipei Marathon, una delle manifestazioni sportive più partecipate dell’Asia orientale. Oltre ventimila atleti attraversano i viali alberati e i ponti della capitale, passando accanto a monumenti, templi e quartieri storici.

Più che una gara, la maratona qui è un rituale collettivo: un modo per misurare non solo la resistenza fisica, ma anche la vitalità della città stessa. Main sponsor della manifestazione è Eva Air, compagni aerea che collega Taiwan a Milano Malpensa quotidianamente, parte dell’Evergreen Group, colosso taiwanese della logistica e dei trasporti, fondato nel 1968.

Il cuore storico: tra templi e memorie

Il tempio di Dalongdong nel distretto di Datong a Taipei, Taiwan
Il tempio di Dalongdong nel distretto di Datong a Taipei, Taiwan

Per capire l’anima di Taipei bisogna iniziare dal centro, nei distretti di Zhongzheng e Datong. Qui si trovano le radici della città, tra edifici coloniali, vicoli stretti e luoghi carichi di memoria.

Il maestoso Chiang Kai-shek Memorial Hall domina la grande Piazza della Libertà. Costruito in onore del leader della Repubblica di Cina, è oggi un luogo di incontro e riflessione, con i suoi giardini geometrici e le cupole blu che si stagliano sul cielo. La cerimonia del cambio della guardia, scandita da movimenti perfetti, richiama ogni giorno visitatori e curiosi.

Dihua Street racconta un’altra Taipei: quella dei mercanti e delle spezie, in una via dove il tempo sembra essersi fermato, tra facciate barocche, negozi di tè, erboristerie e lanterne di carta. Durante il Capodanno lunare (metà febbraio) la strada si trasforma in un colorato bazar, un vortice di profumi d’incenso, riso dolce e fiori secchi.

Per ritrovare la spiritualità più profonda bisogna spingersi fino al Longshan Temple, nel quartiere di Wanhua. Costruito nel 1738, è dedicato alla dea Guanyin e rimane uno dei luoghi più venerati dell’isola, il cuore spirituale di Taipei.

Il Bao’an di Dalongdong nel distretto di Datong è uno splendido esempio di architettura religiosa tradizionale di stile Southern Min (Fujian). Il tetto curvo a “coda di rondine” è riccamente decorato con sculture in ceramica tagliata (Jianzhi) e rilievi raffiguranti draghi, figure mitologiche e motivi floreali. Fondato all’inizio del XIX secolo dai residenti originari di Quanzhou, il tempio è dedicato principalmente al dio Baosheng Dadi (il dio della medicina e della guarigione).

Xinyi e Songshan: modernità e creatività

Da Songshan parte anche la funivia panoramica, la Maokong Gondola, Taiwan
Da Songshan parte anche la funivia panoramica, la Maokong Gondola, Taiwan

Chi cerca la Taipei più dinamica la trova a Xinyi District, il quartiere dei grattacieli, dei centri commerciali e della movida notturna. In mezzo a tutto svetta il Taipei 101, simbolo della città e per anni l’edificio più alto del mondo. Salire all’observatory deck all’89° piano regala una vista che toglie il fiato (quando è sereno): le luci dei quartieri danno alla città, da lassù, le apparenze di un organismo vivo e pulsante.

Non lontano, nel quartiere di Songshan, si trova il Songshan Cultural and Creative Park, un’ex fabbrica di tabacchi riconvertita in centro d’arte e design. Oggi è il cuore della scena creativa di Taipei: tra mostre, boutique indipendenti, mercatini e caffè alla moda, si respira l’anima di una generazione che guarda al futuro senza però dimenticare le radici.

Da Songshan parte anche la Maokong Gondola, una funivia panoramica che si arrampica dolcemente sulle colline meridionali. Qualche cabina ha il fondo in vetro: in questo modo potrete vedere la foresta pluviale scorrere sotto i vostri piedi nella salita di oltre 4 km.

All’arrivo, la Maokong Tea Garden accoglie i visitatori con piantagioni di tè e terrazze con vista sulla valle. Bevete un oolong appena infuso, con il vento che profuma di bosco, per vivere una delle esperienze più autentiche che Taipei possa offrire.

Shilin: arte, storia e vita notturna a Taipei

Martyrs’ Shrine, il monumento ai caduti, Taipei, Taiwan
Martyrs’ Shrine, il monumento ai caduti, Taipei, Taiwan

A nord, nel distretto di Shilin, si trova il National Palace Museum, uno dei musei più ricchi del mondo. Ospita oltre 600 mila reperti provenienti dalle collezioni imperiali cinesi, salvati durante la guerra civile e portati a Taiwan negli anni Cinquanta. Vasi di giada, bronzi rituali, dipinti su seta e preziose miniature raccontano cinquemila anni di civiltà.

A pochi chilometri, il Martyrs’ Shrine commemora i caduti della Repubblica di Cina. L’architettura ricorda quella della Città Proibita di Pechino, e il cambio della guardia, eseguito con rigore militare, è uno spettacolo suggestivo pari a quello del memoriale di Chiang Kai-shek.

Ma è di notte che Shilin rivela la sua anima più autentica. Il Shilin Night Market è un labirinto di bancarelle e luci al neon dove si può assaggiare di tutto: frittelle di ostriche, pollo fritto, tofu fermentato e gli immancabili bubble tea ( a mio parere imbevibile). Divertentissimi i mille banchetti deidcati al tiro con pistole e fucili a palle di gomma ed aria compressa. È il regno dello street food taiwanese, dove si scopre che il cibo, a Taipei, è una lingua universale.

Da Yongkang a Ximending: la nuova cultura urbana

piatti della cucina tipica taiwanese
Piatti della cucina tipica taiwanese

Nel quartiere di Da’an, Yongkang Street è il paradiso dei buongustai. Tra ristoranti di ramen, caffetterie minimaliste e bancarelle di dolci tradizionali, ogni angolo ha una storia da raccontare. Qui nacque la prima sede di Din Tai Fung, oggi celebre catena di dim sum presente in tutto il mondo.

Più a ovest, Ximending è il quartiere dei giovani, della moda e dell’arte di strada. Murales colorati, luci al LED e boutique eccentriche ne fanno il “Shibuya” di Taipei. I cinema d’epoca convivono con i club underground, mentre per le strade si esibiscono artisti e musicisti.

A pochi passi, Four Four South Village racconta un’altra faccia della città: un ex insediamento militare degli anni Cinquanta trasformato in spazio creativo. Tra gallerie e botteghe artigianali si respira una quieta malinconia, quella di un passato recente che non vuole essere dimenticato.

Il Huashan 1914 Creative Park, nel distretto di Zhongzheng a Taipei, unisce storia industriale e creatività moderna. Nato nel 1914 come distilleria durante l’epoca giapponese, è stato rigenerato nel 2005 in un vivace polo culturale.

Fuori città: ceramiche, lanterne e mercati

A sud-ovest di Taipei, il distretto di Yingge è conosciuto come la “città della ceramica”. Il Yingge Ceramics Museum celebra l’arte locale con esposizioni interattive e laboratori dove è possibile modellare la propria tazza o ciotola.

Vicino si trova Sanxia Old Street, un affascinante viale di edifici in stile barocco giapponese. Qui il Traditional Sanxia Market offre dolci di arachidi e souvenir artigianali, mentre il vicino Qingshui Zushi Temple stupisce per la sua decorazione scolpita nel legno.

Più a est, la regione di Pingxi conserva il fascino di un Taiwan rurale. La tradizione delle lanterne volanti è il simbolo di questo luogo: durante il festival, migliaia di lanterne illuminate salgono nel cielo notturno, portando con sé desideri e preghiere. Lungo la Pingxi Railway Line, treni lenti attraversano ponti e cascate, offrendo scorci di rara poesia.

E se il viaggio termina nel fine settimana, vale la pena una visita al Jianguo Weekend Jade & Flower Market: sotto un cavalcavia del centro, centinaia di bancarelle espongono orchidee, bonsai e pietre preziose. È un microcosmo dove si incontrano collezionisti, artigiani e curiosi, tutti uniti da un’unica passione per la bellezza.

La corsa infinita di Taipei

Taipei è una città che corre. Corre tra i secoli, tra i grattacieli e i templi, tra il passato e il futuro. Come nella sua maratona, ogni passo è una scoperta, ogni angolo una storia.

Dalle luci di Xinyi alle lanterne di Pingxi, dalle preghiere di Longshan al profumo del tè di Maokong, Taipei insegna che il viaggio non è solo movimento: è ascolto, incontro, trasformazione.

E quando la sera cala e la città si illumina come un firmamento, si capisce che Taipei non smetterà mai di correre verso nuovi orizzonti, con lo stesso respiro appassionato dei suoi corridori.

Testo di Massimo Terracina |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Nella Valle di Saas e alle terme di Leukerbad per un weekend a tutto relax

La valle di Saas in Svizzera
La valle di Saas in Svizzera ©Saastal Tourismus

I paesi sono collegati da una rete di autobus e a Sas-fe non circola nemmeno un’auto. Una mobilità sostenibile dove protagonista è la natura: si sale di quota per vedere laghi e ghiacciai, poi ci si rigenera nel più grande centro termale alpino d’Europa.

Per chi vuole lasciare a casa l’auto la Svizzera offre una mobilità che permette di raggiungere anche l’ultimo paese della valle, in questo caso Saas-Fe nella valle di Saas.

Siamo nel Vallese e chi arriva in treno dall’Italia scende a Briga per poi raggiungere la località in autobus, utilizzando lo Swiss Travel System che permette di viaggiare in treno, autobus e battello. Una bella comodità che per gli Svizzeri è la norma, per noi un po’ meno e ci stupiamo di una rete di spostamenti così comodi e sincronizzati.

Chi risale fino a Saas-Fe in auto lungo la strada a tornanti una volta arrivato deve comunque parcheggiare la macchina prima di entrare in paese. Si respira aria pura e non solo perché ci si trova a 1800 metri. Qui girano solo minicar elettriche usate dagli alberghi per il trasporto delle valigie o da chi ha un’attività.

E gli abitanti? A piedi, in bici o in monopattino, basta fermarsi un attimo in centro per non vedere altro che mezzi silenziosi. Qualcuno potrebbe pensare a una conquista degli ultimi anni, ma la decisione con il consenso di chi vive qui è stata presa ben 75 anni fa.

Il paese, che prima del turismo viveva di pascoli e agricoltura di montagna, conserva delle particolari case in legno, i walliserstadel, tipici fienili o granai in legno utilizzati anche dalla popolazione Walser nelle vallate alpine italiane.

Le pareti sono realizzate con tronchi incastrati tra loro negli angoli e si può notare che non poggiano sul terreno ma su dei funghi (musblatte in lingua Walser) con grandi dischi di pietra in modo da proteggere grano e fieno dall’umidità e dai roditori. Un’architettura rurale che riporta indietro nei tempi quando qui si andava solo a piedi e si utilizzavano i muli per risalire la valle.

La salita per vedere il ghiacciaio di Fee

Il Bergrestaurant Hannig, Svizzera
Il Bergrestaurant Hannig, Svizzera ©Saastal Tourismus

Dal paese in pochi minuti si raggiunge la cabinovia che porta all’Hannig, chiamato la Montagna del Sole grazie alla sua esposizione a sud. Siamo a quota 2336 e la vista sulle montagne e sul ghiacciaio di Fee si ammira comodamente seduti sulla terrazza del ristorante Bergrestaurant Hannig, dotato anche di parco giochi, con menu in cui si privilegia la carne, compresa la selvaggina.

Da qui partono l’Hannig Bike Trail e le escursioni. Si può anche scendere a piedi in paese (2-2.30 ore circa) oppure salire su una mountain cart a tre ruote. In quest’ultimo caso la discesa dura solo mezz’ora. Mezz’ora di puro divertimento.

Il giro del lago Mattmark

Il lago di Mattmark, Svizzera
Il lago di Mattmark, Svizzera ©Saastal Tourismus

Spostandosi da Saas-Fe verso sud si raggiunge la diga di Mattmark. Il bacino, utilizzato per la produzione di energia elettrica, è una meta per escursioni e da qui si ammirano il ghiacciaio dell’Allalin e il Monte Moro, oltre il quale c’è l’Italia.

Ci si può semplicemente limitare a fare il giro del lago (in 2 ore e mezza) e fermarsi sulla terrazza del bar all’inizio della strada che chiude la diga. Chi arriva qui in e-bike trova colonnine di ricarica, un altro punto a favore della sostenibilità di questa valle.

Un bagno alle terme

Tramonto invernale alla Leukerbad Therme, il più grande complesso termale alpino d'Europa
Tramonto invernale alla Leukerbad Therme, il più grande complesso termale alpino d’Europa ©Saastal Tourismus

Un altro breve spostamento dalla valle di Saas e si arriva in una località di montagna che ha tutte le carte in regola per offrire un soggiorno in pieno relax.

Scendendo in treno a Visp e proseguendo in autobus fino a Leuk, si sale poi lungo una strada panoramica tra i vigneti e in circa 15 minuti si arriva a Leukerbad, stazione termale tra le più grandi d’Europa, a 1400 metri.

Lo sfondo è indimenticabile: le pareti rocciose del Gessi e del Torrent racchiudono un paese curatissimo con ben tre stabilimenti termali pubblici (Leukerbad Therme, Walliser Alpentherme & Spa e Therme 51°), che attraggono chi ama la montagna e i bagni. L’acqua calda si può toccare con mano anche nella fontana al centro del paese.

“Leukerbad ha più di 60 sorgenti termali da cui ogni giorno sgorgano 3,9 milioni di litri di acqua che può arrivare fino a 51° e che deve essere raffreddata per le piscine”, spiega Lucie Guntern dell’Ufficio turistico del Vallese.

Anche in questo caso c’è un aspetto di sostenibilità: la stessa acqua, che passa attraverso condutture sotto il paese, viene usata per il riscaldamento e per sciogliere la neve lungo le strade. Venire qui d’inverno è uno spettacolo perché ci si bagna con la vista sulle montagne innevate.

Sul Torrent dove nasce l’acqua termale

Il Torrent, che si raggiunge da Leukerbad in funivia a 2350 metri, è una cima perfetta per passeggiare in autunno e primavera o sciare in inverno (ha 55 piste e l’altezza massima è di 2600 m). “Da qui si vede il Monte Bianco”, evidenzia Florent Moos, guida di media montagna che organizza escursioni.

È qui che nasce l’acqua termale solfato-calcica, prima come acqua piovana e di disgelo nella zona del Torrenthorn, presso i laghi Wysse See e Schwarzsee, poi lungo un percorso attraverso i diversi strati di roccia risalendo infine in superficie dopo oltre 40 anni.

In cima al Gemmi nel cuore delle Alpi

Gemmi e il lago, Svizzera
Gemmi e il lago, Svizzera ©Saastal Tourismus

La prima cosa che si fa usciti dalla funivia che sale da Leukerbad al Gemmi è raggiungere il balcone panoramico da cui si vedono le cime più importanti della Svizzera e delle Alpi, fra cui il Cervino.

Delle 82 cime sopra i 4000 metri, 45 si trovano nel Vallese! Ci sono anche un sentiero a zig zag per salire a piedi dal paese, impressionante a vederlo dalla funivia, e la Gemmiwand, una via ferrata fra le più difficili e lunghe.

Molto più facile per tutti è il sentiero che porta al lago Dauben, una piacevole passeggiata. Volendo, il ritorno si può fare salendo in una piccola cabinovia a otto posti che riporta alla funivia da cui si è arrivati e da cui si ridiscende. Bello anche il punto panoramico a gettante sulla valle del Gemmi Lodge & Spa dove si può dormire.

Wellneshotel Pirmin Zurbriggen
Il Wellneshotel Pirmin Zurbriggen ©Saastal Tourismus

Infoutili

Informazioni: Tutte le informazioni, idee e itinerari di viaggio sui siti di www.saas-fee.ch e www.leukerbad.ch.

Dove dormire: A Saas-Almagell all’Hotel Wellness Spa Pirmin Zurbriggen, nome noto a chi ama lo sci, sciatore pluripremiato negli anni Ottanta e che è nato proprio qui. L’albergo è un quattro stelle superior in una zona tranquilla di fronte a un bosco. Bella la spa di 1700 mq in cui predomina il legno.

A Leukerbad a Le Bristol Hotel & Spa uno dei cinque hotel con piscina di acqua termale. L’hotel è poco distante da LeukerbadTherme e in una giornata di sole si può raggiungerle in accappatoio in pochi minuti.

Dove mangiare: A Saas-Almagell al ristorante Röstihüs dell’Hotel Monte Moro, sempre di proprietà della famiglia Zurbriggen, che si trova a fianco dell’Hotel Wellness Spa Pirmin Zurbriggen. Nel menu zuppe, tartare e naturalmente rösti, tipica ricetta svizzera a base di patate grattugiate che vengono cotte in padella fino a formare una croccante crosticina dorata.

Testo di Anna Scarano|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

In bici tra Valli e Delizie: in sella alla fidata due ruote per scoprire l’anima slow del ferrarese

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L’itinerario “In bici tra Valli e Delizie” preparato dal Consorzio Visit Ferrara  si snoda per circa 180 chilometri tra città d’arte, residenze estensi, borghi, oasi naturalistiche e paesaggi del Parco regionale del Delta del Po. Un viaggio lento in sella alla due ruote per scoprire il territorio ferrarese attraverso la sua storia, la sua natura e le sue atmosfere più autentiche.

Delizia del Verginese


Ci sono territori che si lasciano attraversare e altri che, per essere davvero conosciuti, chiedono di essere percorsi lentamente. Il ferrarese appartiene a questa seconda categoria: una terra di grandi orizzonti, strade tranquille e paesaggi che cambiano gradualmente, dove la bicicletta diventa la compagna ideale per seguire il filo di una storia fatta di arte, acqua, natura e antiche dimore.

Da queste parti, pedalare significa prendere le distanze dalla fretta e avvicinarsi al paesaggio. Vuol dire lasciarsi alle spalle le vie più battute, seguire un argine, attraversare un borgo, fermarsi davanti a una corte rinascimentale o lasciarsi sorprendere dalla quiete delle campagne. A ogni curva il territorio svela un dettaglio: una testimonianza del passato, un filare che accompagna la strada, il riflesso dell’acqua, una dimora storica che racconta secoli di vita e di cultura.

È lungo questo itinerario lento, dove la distanza diventa esperienza e il viaggio acquista il ritmo delle due ruote, che ha preso forma “In bici tra Valli e Delizie”. Un percorso di circa 180 chilometri messo a punto dal Consorzio Visit Ferrara  che dal capoluogo estense si apre verso la parte orientale della provincia e invita a scoprire, pedalata dopo pedalata, una delle anime più affascinanti dell’Emilia-Romagna. Il tragitto tocca in particolare i territori dei comuni di Portomaggiore, Ostellato ed Argenta, partner di Visit Ferrara nella stesura del progetto.

Ferrara: Castello Estense al tramonto. @ Luca Bianchi – Archivio Visit Ferrara

Ferrara, città del Rinascimento tra arte, storia e natura

Si parte da Ferrara, una importante città d’arte con il centro storico patrimonio Unesco. Una realtà elegante, raccolta e facilmente visitabile a piedi o in bicicletta. Il suo simbolo indiscusso è il Castello Estense: è stato costruito negli ultimi decenni del XIV secolo per volontà di Nicolò II d’Este come fortezza difensiva e successivamente trasformato in residenza ducale. Ancora oggi conserva il fossato, i ponti levatoi, le torri, gli appartamenti ducali, le antiche prigioni, le cucine e il Giardino pensile degli Aranci su un terrazzo del Castello.

Un’altra chicca è Palazzo Schifanoia la più celebre delle Delizie estensi che racconta il volto più raffinato e gioioso della corte rinascimentale. Voluto da Alberto V d’Este alla fine del Trecento come luogo di svago e riposo, deve il suo nome all’ambizione di “schivar la noia”, trasformando il tempo libero in un’arte. Oggi sede museale, custodisce uno dei tesori pittorici più preziosi del Rinascimento italiano: il Salone dei Mesi, uno straordinario ciclo di affreschi che invita a immergersi nell’immaginario, nei simboli e nella magnificenza della Ferrara di corte.

Ferrara – Palazzo dei Diamanti.@Maria Gabriella Marchi

Tra i monumenti più rappresentativi di Ferrara c’è sicuramente il Palazzo dei Diamanti, immediatamente riconoscibile per le migliaia di bugne, circa 8500, di marmo bianco e rosa lavorate a forma di punta di diamante.

L’edificio ospita importanti esposizioni organizzate da Ferrara Arte (attualmente è in pieno svolgimento la mostra Da Monet a Van Gogh a Kandinsky – Nuovi sguardi sulla natura e la modernità), mentre al piano nobile ha sede la Pinacoteca Nazionale, nata nel 1836 e divenuta museo statale nel 1958. Le sue collezioni raccontano lo sviluppo dell’arte ferrarese, con particolare attenzione alla scuola pittorica rinascimentale.

La città estense è circondata da circa nove chilometri di mura, di epoca rinascimentale, tra le meglio conservate d’Italia. Un percorso che tocca porte, torrioni, baluardi e terrapieni che danno vita  oggi ad un grande percorso verde frequentato quotidianamente da pedoni, sportivi e ciclisti.

Ferrara – Via delle Volte.@Visit Ferrara

Via delle Volte ed il fascino della Ferrara medievale

Accanto all’eleganza della Ferrara rinascimentale, la città svela un’anima più antica e suggestiva, custodita in un dedalo di stradine strette, facciate in cotto e passaggi coperti.

È qui che si incontra Via delle Volte: al centro del “quadrivio medievale” è uno degli scorci più caratteristici del centro storico, dove il tempo sembra rallentare. Un tempo animata dai traffici di mercanti e artigiani, la strada conserva il fascino della Ferrara medievale: gli archi sospesi, che un tempo collegavano abitazioni, botteghe e magazzini, disegnano oggi un itinerario ricco di atmosfera, perfetto per lasciarsi guidare dalla curiosità e riscoprire il volto più autentico della città.

Voghiera – Delizia estense del Belriguardo

Alla scoperta di alcune delle Delizie estensi più interessanti del territorio

Poi in sella alla fidata due ruote si parte alla scoperta del “basso ferrarese”, la parte della provincia che da Ferrara arriva al mare. Un percorso slow attraverso piccoli centri, strade immerse nella campagna ed alcune delle aree naturalistiche più importanti d’Italia. Lungo il tragitto si incontrano ville, palazzi e castelli voluti dalla Casa d’Este per trascorrere momenti di svago e di riposo.

Sono le Delizie estensi, riconosciute Patrimonio dell’Umanità nel 1999, alcune delle quali in perfetto stato di conservazione sono testimoni dello sfarzo che le caratterizzava un tempo. Tra queste spiccano quelle del Belriguardo (la Versailles degli Estensi) a Voghiera, di Benvignante vicino ad Argenta e la delizia del Verginese a Portomaggiore.

Le Anse Vallive di Ostellato

Ostellato e le Anse Vallive: oasi di pace per un soggiorno all’insegna della natura

Il viaggio in bici diventa quindi il modo migliore di conoscere il territorio nella sua interezza. Non solo un percorso da compiere, ma un’esperienza capace di collegare luoghi diversi legati da un unico filo conduttore: il piacere della scoperta lenta. In tale contesto passando per strade immerse nella campagna si arriva ad Ostellato, un territorio a metà strada tra Ferrara ed il mare.

Qui si incontrano le Anse Vallive (per i residenti sono le Vallette), una suggestiva zona umida di acqua dolce all’interno del Parco del Delta del Po. Riconosciuta dall’Unesco come Riserva di Biosfera MAB (Man and the Biosphere) è l’unico residuo delle antiche valli che attorniavano il paese di Ostellato, risparmiate dalle ultime bonifiche della valle del Mezzano.

Oggi sono un luogo che merita di essere esplorato in tutta tranquillità in sella alla fidata “due ruote” lungo un percorso di circa 30 km, completamente pianeggiante ed adatto davvero a tutti. È anche l’ideale per dedicarsi al birdwatching (qui sono presenti ben 150 specie di uccelli acquatici, nidificanti e di passo), alla pesca sportiva ed altre attività in “full immersion” nella natura.

I Trepponti di Comacchio

Comacchio è la “piccola Venezia”

Comacchio, chiamata anche la “Piccola Venezia” è una maestosa città lagunare in provincia di Ferrara il cui paesaggio racconta una storia millenaria. Il suo centro storico, attraversato da canali e punteggiato di ponti, custodisce un fascino singolare, fatto di riflessi sull’acqua, architetture suggestive e scorci che invitano a rallentare il passo, lasciandosi guidare dalla bellezza discreta di una città sospesa tra terra e laguna.

A definire l’anima di questo territorio sono soprattutto il mare e le Valli di Comacchio, un mosaico di specchi d’acqua, argini e canneti dove la natura scandisce il ritmo delle stagioni. Per secoli, la pesca, la vallicoltura e la produzione del sale hanno plasmato l’economia e le tradizioni locali, lasciando un patrimonio che oggi si intreccia con il turismo naturalistico, balneare e culturale. Il risultato è una destinazione capace di conquistare chi cerca paesaggi autentici, esperienze all’aria aperta e il piacere di riscoprire un rapporto più lento e genuino con i luoghi.

Esplorare Comacchio significa assaporare il viaggio senza fretta, seguendo il corso dei canali, passeggiando sugli argini mentre il sole si abbassa sulle valli, entrando nei musei per conoscere la memoria del territorio o fermandosi a tavola, a pochi passi dall’acqua, per scoprire i sapori della tradizione gastronomica locale. Piccoli momenti che compongono un’esperienza ricca di sfumature, ideale per un weekend fuori porta o una vacanza all’insegna dello slow tourism, tra cultura, natura e convivialità.

A completare questo itinerario tra laguna e Adriatico ci sono i suoi Sette Lidi, con le ampie spiagge e gli stabilimenti attrezzati, alle porte del Parco del Delta del Po, uno degli ambienti naturalistici più suggestivi d’Italia.

Qui la vacanza può cambiare ritmo in pochi chilometri: dalla quiete delle valli alla vivacità della costa, dai borghi ricchi di storia agli orizzonti aperti sul mare.

Comacchio è una destinazione dalle molte anime, da scoprire stagione dopo stagione, seguendo il richiamo dell’acqua e il fascino di un territorio ancora profondamente legato alle proprie radici.

Le Valli di Comacchio: habitat di molti fenicotteri rosa

Argenta, alla scoperta di un paradiso di biodiversità

Lasciata la “Piccola Venezia” ci si dirige verso Argenta con davanti agli occhi i panorami, magici e scenografici, offerti dalla parte meridionale delle Valli salmastre di Comacchio, l’habitat prescelto da una numerosa colonia di fenicotteri rosa. Dopo una quarantina di chilometri, completamente pianeggianti, si arriva all’Oasi di Val Campotto.

Argenta: Oasi di Val Campotto – Valle Santa

L’Oasi si trova all’interno delle Valli di Argenta, una delle zone umide più vaste del Nord Italia. Un territorio di circa 1.600 ettari che ospita uno straordinario patrimonio naturalistico e una grande varietà di specie vegetali e una altrettanto ricca avifauna.

Merita sicuramente una tappa l’Ecomuseo di Argenta, un affascinante sistema culturale e naturalistico che comprende il Museo della Bonifica e il Museo Civico.

Il primo, ospitato nell‘impianto idrovoro di Saiarino, è uno splendido esempio di archeologia industriale inserito in un contesto di edifici di stile liberty.

Invece il Museo Civico, allestito nella ex chiesa di San Domenico, in centro ad Argenta, comprende la sezione archeologica e la pinacoteca civica, all’interno della quale trovano posto opere dello Scarsellino, di Benvenuto Tisi da Garofalo e di Francesco Longhi.  

Nelle Valli di Argenta ci sono moltissimi percorsi ciclabili a disposizione degli ospiti. Tra questi spicca l’Anello delle Valli di Argenta, che circonda la Cassa del Bassarone, la Cassa di Campotto, il Bosco del Traversante e la Valle Santa, percorrendo argini, ponti e brevi tratti di strada.

Delizia estense del Verginese a Portomaggiore

Portomaggiore: un gioiello nascosto della provincia di Ferrara

L’antico Portus Major – il cui nome ne certificava l’importanza come scalo fluviale strategico lungo i corsi d’acqua dell’epoca, tra cui  il Sandalo, un antico ramo del Po di Volano – è una gemma nascosta che merita di essere visitata con calma. I numerosi canali e corsi d’acqua che l’attraversano regalano scenari suggestivi, ideali per escursioni, birdwatching e fotografia naturalistica.

Uno dei suoi tesori più preziosi è senza dubbio la Delizia del Verginese, un significativo esempio di architettura rinascimentale ferrarese, caratterizzata da eleganza, equilibrio e simmetria. L’edificio principale, con le sue torri merlate e le forme raffinate, richiama la maestosità delle dimore estensi.

Portomaggiore – Oasi di Porto – Bacino di Bando

Un’altra tappa da non perdere le Anse Vallive di Porto – Bacino di Bando. Un’area naturalistica di circa 50 ettari gestita dal WWF, particolarmente apprezzata dagli appassionati di birdwatching.

Nel 2000 l’oasi è stata riconosciuta Zona di Protezione Speciale a rilevanza europea facente parte della Rete Natura 2000. Tra le sue acque e i canneti è possibile osservare una ricchissima avifauna, tra cui l’oca selvatica e la cicogna bianca. Ma anche aironi, cavalieri d’Italia e martin pescatori. La riserva ospita anche anfibi, rettili e mammiferi, come la volpe e il tasso, che contribuiscono alla straordinaria biodiversità del luogo.

In bici tra Valli e Delizie: attraversa uno dei territori più iconici del ferrarese

Il territorio del Basso Ferrarese  è caratterizzato dalla estrema varietà dei suoi ambienti ed il viaggio in bici tra Valli e Delizie preparato da Visit Ferrara è l’occasione per rallentare  fermarsi, visitare e lasciarsi sorprendere da paesaggi, borghi, testimonianze artistiche e luoghi ai margini degli itinerari turistici tradizionali e che aspettano solo di essere scoperti, vissuti e raccontati.

Infoutili

Sito web di Visit Ferrara

Testo di Tiziano Argazzi| Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com.

Carinzia, l’arte di rallentare: dieci anni di Slow Travel nel cuore dell’Alpe-Adria

Ci sono luoghi in cui il tempo sembra scorrere secondo una metrica diversa, scandita dal ritmo delle stagioni, dal riflusso leggero delle acque lacustri e dalle mani esperte di chi lavora la terra. La Carinzia, verdissima regione dell’Austria meridionale incastonata tra Italia e Slovenia, ha fatto di questa consapevolezza la propria identità turistica.

Alpe Adria, slow travel da 10 anni. Ph courtesy Carinzia

Da un decennio questo territorio ha deciso di compiere una scelta controcorrente. Rinunciare alla frenesia del turismo di massa e mordi-e-fuggi per scommettere su un’idea di viaggio intima, rispettosa e profondamente legata alle radici locali. È nato così un progetto visionario che ha trasformato la regione nel primo laboratorio a cielo aperto dello Slow Travel e dello Slow Food Travel a livello globale.

Celebrando la nascita dello Slow Food Travel

Tutto è iniziato nelle valli più occidentali della regione — la Gailtal e la Lesachtal — e attorno allo specchio smeraldo del lago Weissensee. Qui, in collaborazione con Slow Food International, è stato inaugurato il primissimo comprensorio Slow Food Travel al mondo. L’obiettivo andava oltre l’offrire cucina buona e autentica, perché si prefiggeva di costruire una rete virtuosa capace di rimettere al centro l’alleanza tra agricoltori, artigiani del gusto, osti e viaggiatori.

I piatti tipici che si possono degustare insieme ai prodotti negli Slow Food Villages. Ph courtesy Carinzia

In dieci anni, quella prima sperimentazione si è consolidata ed estesa ad altri contesti d’eccellenza, come la valle Lavanttal e la Carinzia Centrale (Mittelkärnten). Oggi questo approccio si concretizza nei Slow Food Villages. I piccoli borghi comunitari — come Arriach, Millstatt, Irschen, Bad Kleinkirchheim o St. Daniel — dove la sostenibilità alimentare si tocca con mano, tra orti condivisi, mercati contadini e laboratori diffusi.

Viaggiare qui, oggi vuol dire essere accolti come ospiti partecipi. Magari sedersi al banco d’impasto con un mastro panettiere per imparare i segreti della lievitazione naturale con farine di grani antichi. Oppure accompagnare un apicoltore tra i profumi dei pascoli alpini, o scoprire nei rifugi l’antica arte della produzione del burro di malga e dello speck stagionato all’aria frizzante delle montagne.

La sinfonia dell’Alpe-Adria tra paesaggio e gastronomia

I colori d’autunno, dagli arancioni all’oro, nell’ Alpe Adria Trail, Carinzia, Austria. Ph courtesy Carinzia

Una delle principali attrattive della Carinzia sta nella sua natura ibrida, frutto della particolare posizione geografica. È situata nel punto d’incontro tra cultura germanica, slava e latina. E beneficia dell’influenza del clima mediterraneo che risale dall’Adriatico.  Che significa estati miti, giornate soleggiate e acque lacustri insolitamente calde e balneabili nei mesi estivi.

La contaminazione culturale si riflette direttamente sulla gastronomia. La cucina dell’Alpe-Adria carinziana è un inno alla filiera corta e alla semplicità raffinata. I sapori rispecchiano fedelmente il paesaggio. Le trote e i coregoni pescati nelle acque trasparenti dei laghi si alternano alle zuppe contadine, ai celebri Kärntner Kasnudeln (ravioli tradizionali ripieni di patate e menta o ricotta erborinata) e al sidro artigianale ottenuto da antiche varietà di mele.

Dalle storiche osterie di campagna (Buschenschenken) fino alle tavole d’autore riconosciute dalla Guida Slow Food e premiate con le Stelle Verdi Michelin per la sostenibilità — come quelle guidate da chef virtuosi quali Hannes Müller o Manuel Ressi — la gastronomia carinziana si regge sulle stesse solide basi. Il rispetto per la materia prima e il valore del tempo.

L’esperienza del movimento dolcemente lento

La mobilità dolce è integrata nel paesaggio in modo naturale e capillare. Ph courtesy Carinzia

Del resto, il concetto di lentezza in Carinzia non riguarda solo il cibo. Si applica concretamente nel viaggiare il territorio. La mobilità dolce è integrata nel paesaggio in modo naturale e capillare.

Percorrere la regione a piedi o su due ruote permette di calarsi in una diversa dimensione contemplativa. È possibile farlo sui grandi cammini, ritrovando lo spirito e il passo naturale dell’uomo. Come il celebre Alpe Adria Trail, che scende dal maestoso ghiacciaio del Grossglockner fino alle sponde dell’Adriatico. Oppure il Nockberge Trail che attraversa le morbide cime del Parco della Biosfera UNESCO.

Dedicato alle bici, il Gran Tour dei Laghi della Carinzia disegna un anello d’acqua di 400 chilometri. Percorrendo le sponde degli specchi lacustri più suggestivi, e offrendo continui spunti per una sosta rigenerante o un bagno rinfrescante. E proprio per chi ama l’acqua, scivolare silenziosamente lungo la Drava in canoa o pagaiare al tramonto su un SUP nel silenzio di una baia nascosta, è il modo migliore per entrare in sintonia con l’ecosistema.

Auszeit e rigenerazione. Si fa strada la nuova cultura del bagno freddo

Auszeit e rigenerazione. Si fa strada la nuova cultura del bagno freddo. Ph courtesy Carinzia

Sempre in tema d’acqua e dei suoi benefici, negli ultimi anni ha trovato spazio e successo nella filosofia carinziana l’Auszeit — la “pausa che fa bene”. Il bagno nei laghi e nei fiumi non è più una pratica riservata all’estate. Si trasforma in un rituale di benessere consapevole da vivere tutto l’anno.

Con l’arrivo dell’autunno, quando i colori delle montagne si tingono di rame e d’oro, l’acqua dei laghi rinfresca gradualmente dai 27-28 °C estivi fino a raggiungere i 10-15 °C. Invece di chiudere la stagione balneare, la regione invita a scoprire il cold bathing. Cioè un’immersione lenta e controllata nelle acque cristalline, ma con un atteggiamento ben lontano dall’idea di sfida.

Assumendo una respirazione profonda e calma, ci si spoglia del superfluo, si lascia il telefono nello zaino e ci si immerge per pochi minuti. Lo shock iniziale si trasforma rapidamente in una scarica di energia, chiarezza mentale e profonda sensazione di calma. È un insieme di contrasti meditativo che si completa spesso con il calore di una sauna vista lago. Oppure con un bagno in vasche d’acqua sorgiva riscaldata direttamente sulla sponda, come al Millstätter See. Per recuperare calma e forza, nel segno del benessere solido e naturale.

Come arrivare

Cascate a Raggaschlucht, Carinzia, qui tutto mette in contatto diretto con la terra e i suoi elementi. Ph courtesy Carinzia

In treno: la Carinzia è comodamente raggiungibile dall’Italia senza auto via Villach – Venezia: circa 3 ore e 50 minuti, Bologna: circa 5 ore e 30 minuti, Milano: circa 6 ore e 30 minuti.

In auto: Venezia: 2 ore e mezza, Bologna: 4 ore, Milano: 5 ore.

In aereo: Volo diretto Roma Fiumicino (FCO) – Klagenfurt (KLU) in 1 ora e 40 minuti.

Intermodalità e mobilità dolce: in regione è attivo il sistema Kärnten rent e-bike per noleggiare e consegnare e-bike in stazioni differenti, oltre ai servizi navetta dedicati (Drau Paddle Shuttle e navette per gli escursionisti dei cammini a tappe).

Provare l’esperienza del bagno freddo (Cold Bathing)

Dove farlo: Sul Millstätter See (punti di accesso dedicati al Fischerpark di Döbriach e a Seeboden), oltre che su Wörthersee, Ossiacher See e Faaker See. Per chi ha già esperienza e cerca acque più fredde e torrenziali, il fiume Möll nella zona di Großkirchheim offre temperature attorno ai 6 °C.

Workshop e metodo Wim Hof: Per chi inizia, sono disponibili corsi guidati da istruttori certificati organizzati da strutture alberghiere e aperti agli ospiti esterni. Insegnano le tecniche di respirazione consapevole, il controllo mentale e le modalità corrette di ingresso e riscaldamento.

Contrasti caldo-freddo: Sul lago Millstätter See, l’hotel Villa Postillion offre l’esperienza del SeeBad: due vasche esterne riempite con acqua sorgiva riscaldata a 40 °C posizionate direttamente sul lago, ideali per riscaldarsi subito dopo l’immersione nell’acqua fredda.

‍Esperienze outdoor e trekking

Nella natura in famiglia in Mallnitz, Carinzia. Ph courtesy Carinzia

Il Gran Tour dei Laghi in bici: Anello a forma di otto di 400 km ben segnalato e in gran parte pianeggiante, perfetto da percorrere a tappe toccando oltre dieci laghi.

Canoa e SUP: Drau Paddle Trail per percorrere a tappe il fiume Drava in canoa o uscite in SUP nelle baie più tranquille dei laghi.

I Grandi Cammini: Alpe Adria Trail e Nockberge Trail con servizio di trasporto bagagli, o la più breve Via Paradiso lungo le sponde alte del lago Millstätter See.

Soste Slow Food e sapori del territorio

Slow Food Travel con i prodotti tipici del lago Lavanttal. Ph courtesy Carinzia

Laboratori artigianali: Esperienze pratiche con i produttori per panificare con lievito madre o preparare i tradizionali Kasnudeln.

Mercati e borghi: Visite ai Slow Food Villages come Arriach, Irschen (il paese delle erbe) e St. Daniel.

www.carinzia.at

Testo di Teresa Scacchi, foto ufficio turismo Carinzia |Riproduzione riservata 2026 © Latitudeslife.com

Tra vento e mare sulla Royal Clipper

Tra Venezia, le coste della Croazia e i fiordi del Montenegro, l’esperienza a bordo del veliero a cinque alberi più grande del mondo rievoca il fascino delle grandi traversate dell’Ottocento.

Testo e foto di Andrea Foschi

Il veliero Royal Clipper al tramonto di fronte alla costa croata
La Royal Clipper al tramonto di fronte alla costa croata ©Andrea Foschi

Camminando tra le calli nascoste di Venezia si raggiunge l’imbarcadero di San Basilio dove attende il veliero. Tra i tetti delle dimore storiche spuntano gli alberi della Royal Clipper: salire la scaletta d’imbarco restituisce subito l’emozione di quando, da bambini, si giocava in riva al mare con un modellino di vascello sognando di navigare.

Un viaggio nel passato: la storia della Royal Clipper

La Royal Clipper al largo della costa croata. E' un veliero di grandi dimensioni attualmente la più grande nave a vele quadre in servizio
La Royal Clipper al largo della costa croata. E’ un veliero di grandi dimensioni, attualmente la più grande nave a vele quadre in servizio ©Andrea Foschi

A bordo l’atmosfera riporta in un’altra epoca, tra dettagli che solo una vera crociera a vela può offrire. L’ambiente è raccolto, dal sapore quasi edoardiano, distante dalle convenzioni delle grandi navi da crociera contemporanee.

La storia di questa imbarcazione è unica nel suo genere. Costruita per ricreare l’atmosfera dei grandi clipper dell’Ottocento ma dotata di tecnologie contemporanee, nasce dall’intuizione dell’imprenditore svedese Mikael Krafft, già fondatore di Star Clippers.

L’ispirazione diretta è la Preussen, celebre veliero tedesco varato nel 1902. Commissionata ai cantieri Merwede di Rotterdam e varata nel 2000, la Royal Clipper è la prima nave a cinque alberi e completamente armata a vele quadre costruita dopo la sua antenata novecentesca.

I numeri ne testimoniano l’imponenza: 134 metri di lunghezza, 5 alberi, 42 vele per circa 5.000 metri quadrati di superficie velica, una capienza massima di 227 passeggeri e 106 membri dell’equipaggio, con una velocità a vela che raggiunge i 18 nodi. È attualmente la più grande nave a vele quadre in servizio.

Vita di bordo: manovre, stabilità e la piattaforma sul mare

Una delle cabine della Royal Clipper il veliero più grande al mondo a vele quadrate
Una delle cabine della Royal Clipper ©Andrea Foschi

Sul ponte ci si muove tra bitte, cime, drizze e verricelli che regolano il complesso piano velico. Le manovre dell’equipaggio si svolgono in totale sicurezza per gli ospiti. Quando il vento lo permette, il veliero spegne i motori per solcare il mare in modo silenzioso e sostenibile.

Tra i momenti più suggestivi spicca la cerimonia di apertura delle vele al tramonto, accompagnata dalla musica sul ponte e da giochi di luce proiettati sulle velature in navigazione.

Le cabine uniscono eleganza e funzionalità, con ambienti ampi e bagni ben strutturati. La tenuta di mare della nave emerge anche durante i passaggi più impegnativi: al largo di Chioggia, una breve tormenta con vento a 40 nodi scorre senza turbare il riposo a bordo, lasciando ai marinai il compito, nei giorni successivi, di riparare con sapienza le vele sul ponte.

All’ancora al largo di Pesaro la nave rivela un’altra delle sue peculiarità: l’apertura del portellone di poppa dello scafo, che trasforma la zona di poppa in una piattaforma marina a fior d’acqua. Da qui ci si può tuffare direttamente nel blu per nuotare, fare snorkeling o utilizzare kayak e paddleboard con decine di metri di fondale sotto di sé, mentre sul ponte restano sempre disponibili le due piscine della nave.

La colazione e i pasti principali, serviti tra arredi in mogano, ottoni e velluti nella sala ristorante con gli storici oblò rotondi, propongono un’ampia selezione di prodotti freschi e piatti della cucina internazionale.

Rotta verso la Croazia: da Šibenik a Dubrovnik

Dubrovnik, lo Stradun lastricato in pietra bianca
Dubrovnik, lo Stradun lastricato in pietra bianca ©Andrea Foschi

La navigazione prosegue verso la sponda orientale dell’Adriatico con approdo a Šibenik. Da qui una breve deviazione conduce al Parco Nazionale di Krka, riserva naturale ricca di fiumi e sorgenti dove un itinerario su passerelle in legno porta fino alla cascata di Skradinski, con i suoi 17 gradini naturali e un dislivello di 45 metri. Il parco protegge oltre 1.000 specie vegetali e rarità faunistiche come il ghiozzo di Visovac.

Nel pomeriggio, una passeggiata nel centro storico di Šibenik permette di scoprire la Cattedrale di San Giacomo e le architetture d’epoca veneziana.

Ripartiti verso sud, il veliero fa rotta su Dubrovnik con una sosta interlocutoria per un bagno nelle acque dell’isola di Lopud. Raggiunta la città vecchia con i tender di bordo, il percorso si snoda lungo lo Stradun lastricato in pietra bianca, la fontana di Onofrio del 1438 e la scalinata di Sant’Ignazio, con la possibilità di camminare lungo la cinta muraria a picco sul mare.

Montenegro e Istria: dalle Bocche di Kotor al rientro a Venezia

La Royal Clipper si addentra nelle Bocche di Kotor, Montenegro
La Royal Clipper si addentra nelle Bocche di Kotor, Montenegro ©Andrea Foschi

Di notte la Royal Clipper si addentra nelle Bocche di Kotor (Cattaro), dove il paesaggio assume i tratti di un fiordo incastonato nel Mediterraneo. Sfilano a prua le isole di San Giorgio e della Madonna dello Scalpello di fronte a Perast, prima dell’arrivo a Kotor.

La cittadina medievale, protetta da 4 chilometri di mura arrampicate sulla roccia, conserva vicoli storici, palazzi veneti, la cattedrale di San Trifone e le caratteristiche pasticcerie dove gustare la krempita locale.

Le ultime tappe toccano l’isola di Vis, con una sosta nella baia riparata di Plaža Pizdica vicino a Komiža, e Rovinj, in Istria. Qui gli ospiti possono salire sulla scala in corda fino alla piattaforma di avvistamento sull’albero di prua per osservare la città e la Chiesa di Sant’Eufemia dall’alto.

Il viaggio si avvia alla conclusione con il rientro verso Venezia. La Royal Clipper naviga lungo il Canale della Giudecca offrendo dal ponte una prospettiva diretta su Palazzo Ducale, il Campanile di San Marco e l’isola di San Giorgio, chiudendo un itinerario che restituisce il senso più autentico del viaggio per mare.

Infoutili

Come arrivare: Star Clippers ha diverse destinazioni. Il modo per arrivare dipende dal porto di imbarco scelto per la crociera. In genere si raggiunge il porto in aereo e poi si prosegue con trasferimento verso la nave. La compagnia può anche organizzare, tramite agenzia di viaggio, trasferimenti aeroportuali e pernottamenti pre/post crociera.

Quando andare – Clima:

Dipende dalla zona:

Caraibi: clima tropicale, caldo tutto l’anno; periodo generalmente più secco durante i mesi invernali.

  • Mediterraneo: clima mite in primavera e autunno e caldo e soleggiato in estate.
  • America Centrale: clima tropicale, con stagione più secca e stagione delle piogge.

La scelta del periodo va quindi fatta in base all’itinerario specifico.

Tipologie di cabine:

Star Clippers offre diverse categorie di cabine, dalle più semplici alle suite. A seconda della nave si possono trovare:

  • cabine interne;
  • cabine esterne;
  • cabine deluxe;
  • suite più spaziose.

Le cabine dispongono generalmente di bagno privato, aria condizionata, cassaforte, asciugacapelli e telefono. Alcune categorie superiori hanno anche minibar e vasca.

Dove mangiare: a bordo è presente un ristorante principale con servizio di cucina internazionale. I pasti sono generalmente inclusi nella crociera. È presente anche il Tropical Bar e il Piano Bar, dove è possibile consumare bevande. La compagnia utilizza una formula di open seating, quindi non è necessario avere un tavolo fisso.

Documenti: è necessario avere un passaporto valido e, a seconda dei Paesi visitati, eventuali visti o autorizzazioni d’ingresso. Star Clippers raccomanda generalmente una validità del passaporto di almeno 6 mesi dopo la fine della crociera. I requisiti possono cambiare in base alla nazionalità e all’itinerario.

Vaccini: non esiste un’unica vaccinazione valida per tutte le crociere: dipende dai Paesi visitati. Star Clippers consiglia di verificare con il proprio medico e controllare che le vaccinazioni siano aggiornate.

Lingua:la lingua principale a bordo è l’inglese. Programmi giornalieri, annunci e menu sono disponibili anche in tedesco e francese. Le escursioni sono generalmente condotte in inglese.

Valuta: la valuta utilizzata a bordo è l’euro (€). Le spese effettuate sulla nave vengono addebitate sul conto personale del passeggero e possono essere saldate in contanti o con carte accettate dalla compagnia, come Visa, Mastercard e American Express.

Elettricità:

Dipende dalla nave:

  • Star Clipper e Star Flyer: prese da 110 V, con prese americane/europee.
  • Royal Clipper: prese da 220 V, con presa europea.

È quindi consigliabile portare un adattatore universale, soprattutto se si viaggia sulle navi Star Clipper o Star Flyer.

Abbigliamento: durante il giorno è consigliato un abbigliamento comodo e informale, adatto alla vita sul ponte e alle escursioni: costume, sandali/scarpe comode, cappello, occhiali da sole e una giacca leggera. La sera lo stile è più casual elegante: non sono generalmente richiesti giacca e cravatta, ma nel ristorante non sono adatti pantaloncini e T-shirt.

Shopping: a bordo di ogni nave c’è lo Sloop Shop, un piccolo negozio dove si possono acquistare soprattutto abbigliamento e articoli firmati Star Clippers, oltre ad alcuni prodotti essenziali. Per lo shopping più ampio bisogna invece approfittare delle soste nei vari porti.

Link utili:

starclippers.com

croatia.hr/it-it

montenegro.travel/en

Testo e foto di Andrea Foschi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Augsburg, la perla della Baviera che parla italiano

A meno di un’ora da Monaco sorge la seconda città più antica della Germania Augsburg conosciuta in Italia come Augusta. Dai fasti romani della Via Claudia ai potenti banchieri Fugger, fino a Mozart e Brecht: un viaggio tra maestosi palazzi rinascimentali, storiche case popolari e avveniristici canali d’acqua oggi Patrimonio UNESCO.

Augusta, Maximilian Strasse, Merkur Brunnen ©photo Eugenio Bersani

Benvenuti ad Augsburg (Augusta)

A meno di un’ora di treno da Monaco di Baviera si trova questa città, la seconda più antica della Germania e capoluogo della Svevia. La località racconta di gente allegra, simpatica e ben intenzionata a godersi la vita. Ma è anche un luogo dai valori profondi.

Augusta, Fuggerei ©photo Eugenio Bersani

Valori maturati nei secoli, grazie a quella sua posizione nel cuore dell’Europa, di crocevia di culture, un po’ germanica e un po’ mediterranea, cattolica in un universo protestante. Circondata da una campagna verdissima, Augsburg (letteralmente “La fortezza di Augusto”), custodisce un’anima sofisticata, fiera e intessuta di storia.

La curiosità del nome

Augsburg e Augusta sono la stessa città. La differenza sta nella lingua: Augsburg è il nome originale in tedesco, mentre Augusta è la sua traduzione in italiano. Il motivo di questo doppio nome è legato alla sua antichissima storia e alle sue origini romane: l’imperatore romano Augusto decise di stabilirvi un accampamento militare strategico.

Rathaus, il municipio di Augusta (©photo Eugenio Bersani)

E a proposito di storia

Se pensate che i Tir, che fanno la spola tra Italia e Germania, siano storia dei nostri giorni, siete in errore. Perché già oltre 2.000 anni fa carovane di mercanti affollavano l’importante arteria tracciata attraverso le Alpi dai legionari romani. Nata come strada militare per esplorare (e conquistare) il Nord, la Via Claudia si ammantò presto dei colori del business.

Dal delta del Po, varcava le Alpi tirolesi per sbucare nell’odierna Fussen; da qui seguiva il fiume Lech fino ad Augsburg fondata nel 15 a.C con il nome di “Augusta Vindelicorum”, ovvero “La città di Augusto nel territorio dei Vindelici”, la tribù celtica che viveva lì. Dalla metà del novecento, questi 146 chilometri di territorio tedesco sono parte della Romantische Strasse uno dei percorsi turistici più celebri e affascinanti della Germania.

La patria dei Fugger

Tagliata per gli affari, la precoce esperienza mercantile ha segnato il destino di Augsburg. Nel Medioevo qui si producevano tessuti, armi e armature che prendevano la via dell’Italia.  Ma il vero e proprio “secolo d’oro” della città, l’impulso decisivo ci fu nel 1400 quando la città divenne un centro finanziario molto conosciuto,  grazie a una dinastia di potenti banchieri e mercanti: i Fugger (italianizzati in Fuccari e concorrenti dei Medici di Firenze). Jacob Fugger, detto “il Ricco”, fu capace di finanziare imperatori e papi, accumulando una ricchezza tale da trasformare Augsburg  in una splendida perla rinascimentale, densa di palazzi che strizzano l’occhio all’architettura di Venezia e Firenze.

Che cosa c’è da vedere: lo stupore dietro l’angolo

Augusta, Rathausplatz ©photo Eugenio Bersani

Passeggiando per la via più elegante della città, la Maximilianstrasse, la sensazione di trovarsi in una città d’arte italiana è fortissima: da ammirare le tre monumentali fontane bronzee (tra cui quella dedicata all’Imperatore Augusto).

In questa maestosa via le tracce dei Fugger sono ancora ben visibili: al numero 36-38 sorge la cinquecentesca Fuggerhaus, caratterizzata da splendidi porticati, dove risiedeva la famiglia. Assolutamente da vedere il sontuoso Schaezler-Palais (in stile rococò) e il Maximilianmuseum, un tesoro per chi è interessato all’arte, alla storia e all’artigianato.

Maximilianstrasse Nachtimpression-k, Bild Regio Augsburg Tourismus GmbH, Reinhard Paland

Poco più a est la Fuggerei, fondata nel 1521 da Jacob Fugger, è un viaggio nel tempo (e nella solidarietà). E’ il complesso di case popolari più antico del mondo ancora in funzione. Questo pittoresco “quartiere nel quartiere” – straordinario esempio di edilizia sociale ante litteram – circondato da mura, ospita tuttora cittadini cattolici in difficoltà.

Nelle casette abitano famiglie bisognose che pagano un affitto simbolico. In cambio, i residenti si impegnano a recitare tre preghiere al giorno per il fondatore. Il piccolo museo interno e la “casa modello” dà l’idea di come si viveva (e si vive tuttora). Da visitare anche il bunker della Seconda Guerra Mondiale riadattato a percorso espositivo. Camminare a Fuggerei tra le stradine silenziose e le case ricoperte di edera è un’esperienza quasi mistica.

Uno scrigno di tesori

Il centro storico dà un’idea concreta del benessere di cui Augsburg ha goduto. Poche altre città vantano un municipio tanto imponente quanto quello nella Rathausplatz, la piazza centrale dove si tiene il mercato di Natale. Costruito nel primo 600 dall’architetto Elias Holl (autore anche di altre opere in città), è il capolavoro del Rinascimento tedesco.

Augusta, Sala d’Oro del Municipio, Goldener Saal, ©photo Eugenio Bersani

Il Rathaus racchiude la splendida Goldener Saal, la Sala d’Oro: un trionfo abbagliante di soffitti a cassettoni intagliati, pareti affrescate, portali monumentali e una quantità di foglie d’oro zecchino da togliere il fiato. Nel pieno centro storico (tra le fermate di Königsplatz e Rathausplatz), i tram e i bus sono gratuiti.

Da Mozart a Brecht

A nord del Rathaus si raggiunge il gotico Dom St. Maria, i cui resti antichi risalgono al VI secolo. Oltre a pregevoli portoni in bronzo, conserva quattro vetrate policrome dell’XI secolo e altari con dipinti di Hans Holbein. Nella vicina Kleiner Goldener Saal dava concerti Leopold Mozart, il padre del celeberrimo Wolfgang Amadeus, originario di Augsburg.

Come documenta la Mozarthaus in Frauentorstrasse 30, i Mozart si guadagnavano da vivere come musicisti di corte. Sebbene fosse nato a Salisburgo, Wolfgang visitava ogni tanto la città paterna. Il museo, interattivo, permette di fare un viaggio multisensoriale nella musica del XVIII secolo.

Brechthaus, la casa di Bertold Brecht Augusta (©photo Eugenio Bersani)

Bertolt Brecht è un altro celebre figlio di Augsburg. Il drammaturgo la lasciò presto per Berlino, ma conservò i legami e anche un’inconfondibile cadenza bavarese. Nella casa in cui nacque in Auf dem Rain 7, proprio a ridosso dei suggestivi canali del quartiere degli artigiani, dei  caffè bohémien e dei piccoli ponti di legno (il Lechviertel), c’è il museo dedicatogli dalla città.

Romisches Museum

La presenza dei romani è documentata in questo bel museo storico, allestito nella suggestiva cornice di una ex chiesa sconsacrata a due navate. Oltre ai reperti archeologici (tra cui una splendida testa di cavallo in bronzo) meritano attenzione gli stucchi e gli affreschi che ornano le pareti.

La magia dell’acqua: un’ingegneria da Patrimonio UNESCO

Hochablass_Kanuslalomstrecke_Bild Regio Augsburg Tourismus GmbH_Martin Augsburger CC-BY-SA

Il suo avveniristico e secolare sistema di gestione dell’acqua, sviluppato tra il XIV e il XX secolo con torri idriche, canali artificiali e fontane monumentali, fecero sì che nel 2019 l’UNESCO riconoscesse il “suo sistema di gestione delle acque” come Patrimonio Mondiale dell’Umanità: non solo un insieme di canali suggestivi, ma un capolavoro d’ingegno unico al mondo che dura da oltre 800 anni.

Perché questo sistema è geniale? Secoli prima del resto d’Europa, gli abitanti di Augsburg separarono nettamente i canali d’acqua potabile dai corsi dedicati alle attività industriali e allo smaltimento. Il parco circostante, ricavato dalle antiche mura, è un’oasi di pace.

L’Eiskanal (Canale del Ghiaccio) costruito in origine per proteggere gli acquedotti dai blocchi di ghiaccio invernali, nel 1972 è stato trasformato nel primo canale artificiale al mondo per gare di canoa slalom ai Giochi Olimpici.

Shopping

Deutschland, Bayern, Ausgburg, Hutsalon am Dom, Hutmacherin Anneliese Hartung, Romantische Strasse, engl.: Germany, Bayern, Augsburg, hatter Anneliese Hartung, Romantic Road,

Hutsalon am Dom, da oltre 200 anni, è una delle cappelliere più fornite della Baviera. Oltre a prodotti di marchi affermati propone una selezione di copricapo confezionati dalla proprietaria Anneliese Hartung. Probabilmente questa signora è la donna d’affari più nota di Augusta: a 90 anni  apre ogni giorno il suo negozio in Frauentorstrasse, nel  quartiere del Duomo e continua a consigliare i suoi clienti.

Sapori autentici

Dopo tanto camminare, è il momento di sedersi a tavola. Ad Augsburg la cucina riflette le influenze della regione storica della Svevia, incrociando la sostanza bavarese con la delicatezza della cucina mitteleuropea.

I piatti da non perdere

Schwäbische Spätzle e Kasspatzen: i famosi gnocchetti di farina e uova  bavaresi. Nella versione Kasspatzen, vengono saltati in padella con formaggio d’alpeggio fuso e guarniti con cipolle croccanti.

Lechtal Lamm: l’agnello della valle del Lech, tenerissimo e saporito, allevato allo stato brado sulle brughiere vicine.

Augsburger Zwetschgendatschi: la vera celebrità locale. Si tratta di una crostata di pasta lievitata densamente ricoperta di prugne fresche acidule. Servita tiepida con un po’ di panna montata, è il perfetto coronamento di una pausa caffè.

Augsburg vanta una legge sulla purezza della birra datata 1156, ben 360 anni prima del famoso editto pan-bavarese del 1516, la legge imponeva l’utilizzo di soli tre ingredienti per la produzione della birra.

Fuggerei Augusta (©photo Eugenio Bersani)

Dove mangiare

Riegele Wirthaus

Vicino alla stazione centrale della città, c’è un locale in cui la birra non viene semplicemente servita: viene raccontata. Si tratta di uno dei birrifici storici più premiati e antichi della Germania (risale al 1386), una leggenda locale. Il Riegele riesce a fondere con equilibrio l’atmosfera della classica taverna bavarese con un design contemporaneo e accogliente. Sui grandi tavoli in legno si possono gustare piatti di carne abbinati a birre artigianali prodotte sul posto. Nella bella stagione, a disposizione uno spazio esterno dove rilassarsi a pochi passi dal fermento cittadino.

Ratskeller

L’atmosfera che si respira è quella calda e vivace delle tipiche osterie bavaresi. Ristorante  molto caratteristico, è situato nelle storiche cantine a volta del municipio (Rathaus). Il piano terra accoglie chi cerca la vivacità di un boccale di birra spillata a regola d’arte, mentre salendo verso i piani superiori, lo spazio è più intimo ed elegante. La cucina è tipicamente sveva. I piatti vegetariani e vegani sono vere e proprie rivisitazioni della cucina locale. I tavoli all’esterno sono uno dei punti d’osservazione per guardare lo scorrere della vita cittadina.

Dove dormire

Oasi verde nel cuore di Augsburg: l’Hotel am alten Park

In una posizione strategica a pochi passi dalla Stazione Centrale di Augsburh e adagiato sui lati dello storico parco Stadtgarten, l’Hotel propone un soggiorno rilassante senza rinunciare alla comodità urbana. La colazione a buffet punta su ingredienti a km zero, prodotti da agricoltura biologica.

Gli ambienti interni combinano linee moderne e luminose con grandi vetrate affacciate sul verde circostante. Grazie alla vicinanza ai principali snodi di trasporto, l’albergo è la scelta ideale sia per chi viaggia per lavoro sia per i turisti intenti a esplorare la città. www.hotel-am-alten-park.de

Insomma, se state cercando una destinazione per un fine settimana che unisca il fascino della storia, angoli romantici senza folle oceaniche e una cucina generosa, Augsburg vi aspetta!

Informazioni Utili

Sito ufficiale della città di Augsburg Augusta www.augsburg-tourismus.de

Testo di Stefania Bortolotti | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

                                                                         

Sudafrica: bentornati a casa

Non è uno slogan turistico, ma una sensazione. Da qualche parte, tra queste spiagge spazzate dall’Atlantico e le scogliere rivolte verso l’Antartide, potrebbe essersi deciso il destino della nostra specie. È con questo pensiero che il viaggio comincia, scegliendo però una rotta diversa: dalla West Coast verso est.

Testo e foto di Marco Santini

La Grootbos Private Nature Reserve, regione del Western Cape, affacciata sulla spettacolare Walker Bay e sulle montagne Overberg
La Grootbos Private Nature Reserve, regione del Western Cape, affacciata sulla spettacolare Walker Bay e sulle montagne Overberg ©Marco Santini

Paternoster, dove il tempo segue il ritmo delle maree

Lasciamo subito l’aeroporto di Cape Town diretti a Nord Ovest, verso la selvaggia costa occidentale del Sudafrica. Migliaia di chilometri poco abitati e sempre più desertici fino alla Namibia e poi all’Angola. Si affaccia su un mare spesso tempestoso, battuto dai venti e percorso dalla gelida corrente del Benguela che parte dall’Antartico e porta una ricca abbondanza di pesci.

Paternoster appare quasi all’improvviso: poche case bianche, qualche peschereccio, spiagge immense e silenzio. È facile immaginare gli Strandloper, l’antica popolazione costiera che per secoli ha vissuto in simbiosi con l’oceano, camminare lungo queste spiagge seguendo il ritmo delle maree, raccogliendo molluschi e crostacei e trovando rifugio nelle grotte affacciate sul mare.

Oggi Paternoster è un’altra delle destinazioni trendy per i captonians, gli abitanti di Cape Town e tra le nuove casette bianche sorge un hotel magico: lo Strandloper Ocean.  

Chi arriva qui vuole fermarsi e rimanerci. Lo dice Simone Jacke, la proprietaria mauriziana doc innamorata della West Coast. A Paternoster il mare detta l’umore e anche il ritmo. Non c’è frenesia, solo lunghe passeggiate, barche che rientrano e la sensazione che il tempo abbia deciso di rallentare.

Mother City dove Africa e mondo s’incontrano

Cape Town con la Table Mountain sullo sfondo nella luce del tramonto
Cape Town con la Table Mountain sullo sfondo nella luce del tramonto ©Marco Santini

Lasciarsi alle spalle Paternoster significa cambiare paesaggio, ma soprattutto cambiare ritmo. Se la West Coast è silenzio, Cape Town è energia.

È la Mother City, come la chiamano i suoi abitanti: una città dal cuore africano e dall’anima cosmopolita, dove l’energia dei quartieri, la creatività degli artisti, i profumi dei mercati e la luce dell’oceano si mescolano in un ritmo vibrante e irresistibile.

Ogni quartiere racconta una storia diversa e ogni storia aggiunge un tassello a un’identità costruita dall’incontro di popoli, culture e tradizioni. L’Europa ha lasciato la sua impronta, l’Oriente ha portato spezie e profumi, l’Africa è il cuore pulsante che tiene insieme ogni cosa. Bella da vivere. Ancora più bella da assaporare. Ridurre la cucina di Cape Town a quella sudafricana sarebbe un errore.

Qui convivono influenze malesi, indiane, europee e africane, dando vita a una gastronomia che racconta un mondo intero. Poi la natura torna protagonista. La Table Mountain non è una cima, ma un immenso altopiano sospeso sull’oceano dove si snoda un reticolo di sentieri panoramici.

E, come per ribadire l’anima inclusiva di Cape Town non mancano sentieri da precorrere con le sedie a rotelle messe a disposizione alla stazione a valle della funivia girevole che permette a tutti di godere del paesaggio a 360 gradi.

Ai piedi della montagna, sul lato nord-occidentale, il giardino botanico di Kirstenbosch custodisce una delle più straordinarie collezioni di flora del pianeta.

L’altra anima della città pulsa al V&A Waterfront, fra moli, barche e rimorchiatori, artisti di strada, mercati, ristoranti e viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. C’è anche qui un altro dettaglio che racconta lo spirito inclusivo di Cape Town. Il Waterfront è totalmente accessibile e le carrozzine sono a disposizione e gratuite al centro informazioni. Non è solo un servizio: è un modo di intendere il viaggio come un diritto di tutti.

Cape Town è una città che invita a fermarsi. Ma il mare chiama ancora. E il viaggio riprende verso Hermanus.

Hermanus, la città delle balene e delle passeggiate sull’oceano

La strada segue ancora il profilo frastagliato delle scogliere e delle baie dove compaiono, improvvisamente, spiagge bianche che sembrano appartenere a lontane isole tropicali, fino ad arrivare a Hermanus, cittadina sospesa tra montagne e mare, famosa in tutto il mondo per il ritorno annuale delle balene australi che vengono a partorire e a svezzare il loro piccoli in questo tratto di costa.

Qui il rapporto con l’oceano è totale. Il modo migliore per scoprirlo è seguire il suo famoso percorso costiero, una lunga passeggiata panoramica che segue le scogliere sopra il mare, tra panchine affacciate sull’oceano, piccole baie e punti di osservazione dove, nella stagione giusta, le balene possono essere ammirate a pochi metri dalla costa. È un luogo dove non serve cercare un’esperienza: basta camminare, fermarsi e lasciare che sia il paesaggio a raccontarsi.

Walker Bay, quando il mare incontra il vino

sudafrica vino bianco in un calice all'interno di una casa vinicola
Sudafrica ©Marco Santini

Intorno a Hermanus si estende la Walker Bay, una delle regioni vinicole più interessanti del Sudafrica. Il clima fresco dell’Atlantico favorisce vini eleganti: in questa parte del Paese brillano soprattutto Chardonnay e Pinot Noir, protagonisti della vicina Hemel-en-Aarde Valley, Cielo e Terra.

Tra le cantine da non perdere: Hamilton Russell Vineyards, Creation Wines, Bouchard Finlayson e Ataraxia Wines.

Grootbos, la natura trasformata in esperienza

Michael Lutzeyer, il proprietario del  Grootbus Nature Reserve
Michael Lutzeyer, il proprietario del Grootbus Nature Reserve ©Marco Santini

Tra Hermanus e Gansbaai si trova Grootbos, una riserva straordinaria dove natura e ospitalità raggiungono un equilibrio raro.

A raccontarne lo spirito è Michael Lutzeyer, il proprietario del lodge, che da giovane venditore porta a porta di shampoo nelle vie di Cape Town è arrivato a creare una delle realtà più innovative dell’ospitalità africana, diventando un punto di riferimento internazionale per il turismo eco-responsabile.

“Abbiamo il privilegio di vivere in un crogiolo di biodiversità, cultura e meraviglie naturali. 3500 ettari di natura incontaminata, con centinaia di specie vegetali, alcune delle quali presenti solo qui. Il nostro obiettivo non è semplicemente conservare questa natura che chiamiamo casa, ma trovare nuovi modi per viverla e proteggerla.”

Le parole di Michael spiegano meglio di qualsiasi descrizione la filosofia di Grootbos: non un luogo dove osservare la natura da lontano, ma uno spazio dove imparare a farne parte.

Il lodge, elegante e immerso nel paesaggio, propone esperienze nel Fynbos, nelle foreste di Milkwood, sulle dune costiere e nell’oceano, dove è possibile incontrare balene, pinguini e la straordinaria fauna marina della Walker Bay.

Capo Agulhas, alla fine dell’Africa dove si incontrano due oceani

Il faro di Capo Agulhas dove l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano si incontrano, Sudafrica
Il faro di Capo Agulhas dove l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano si incontrano, Sudafrica ©Marco Santini

È difficile lasciare Grootbos, ma poco più a sud-est attende Capo Agulhas, il punto più meridionale dell’Africa. La strada passa per Gansbaai, famosa per gli squali bianchi e per la leggendaria Shark Alley, un tempo uno dei luoghi con la più alta concentrazione al mondo del grande predatore degli oceani. Oggi gli avvistamenti sono diminuiti, ma le escursioni in barca continuano a offrire incontri emozionanti con gli squali.

A Capo Agulhas si incontrano l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano. Qui la corrente fredda del Benguela, proveniente dall’Antartico, incontra quella calda di Agulhas: un incontro potente che ha modellato questa costa e alimentato per secoli la leggenda del Capo delle Tempeste.

Il faro, inaugurato nel 1848 e ancora oggi funzionante, è il punto di partenza per un percorso che conduce al monumento simbolico dell’incontro fra i due oceani e al relitto della Meisho Maru, adagiato sulla costa.

Lekkerwater, il luogo dove l’uomo incontra la propria storia

Lekkerwater Beach Lodge, Sudafrica
Lekkerwater Beach Lodge, Sudafrica ©Marco Santini

Lasciato il capo, il viaggio prosegue verso la Riserva Naturale De Hoop, fino al Lekkerwater Beach Lodge, nascosto su una delle coste più selvagge del Sudafrica.

La vista è difficile da descrivere: davanti solo l’oceano, una spiaggia infinita e il vento che porta il respiro di un mondo lontano, quello dell’Antartico.

Le camere del lodge sono semplici ma eleganti, con grandi vetrate, camini e terrazze che diventano il luogo naturale dove fermarsi ad ascoltare il mare. Lekkerwater (acqua buona in afrikaans), è un luogo dalla forza rara, dove semplicità e cura dei dettagli convivono perfettamente.

Le esperienze sono legate al territorio: passeggiate sulla spiaggia, esplorazioni del Fynbos e percorsi che raccontano la presenza degli antichi Strandloper, i primi abitanti di queste coste.

Ed è proprio qui che il viaggio assume un significato più profondo. Gli Strandloper appartenevano a quelle antiche popolazioni di cacciatori-raccoglitori che per migliaia di anni hanno vissuto lungo questa costa, seguendo il ritmo delle maree e trovando nell’oceano ciò che serviva alla loro sopravvivenza.

La regione del Capo è uno dei luoghi più importanti al mondo per comprendere la storia delle prime comunità umane moderne. Le tracce lasciate da questi antichi abitanti raccontano una delle più lunghe storie di rapporto tra l’uomo e il mare.

Camminare oggi su queste spiagge significa avvicinarsi simbolicamente a un passato lontanissimo: allo stesso oceano osservato dai nostri antenati, agli stessi paesaggi, allo stesso legame primordiale con la natura.

Forse è proprio questo a rendere questo luogo così potente: non è soltanto un paesaggio straordinario, ma una memoria che appartiene a tutti noi.

Tra luglio e novembre arrivano anche le balene australi, che si avvicinano alla riva con i loro piccoli e possono essere osservate dalla camera, dalla terrazza o dal bar del lodge.

Un incontro silenzioso con l’oceano, prima di lasciare questa costa estrema. Chi riparte dal Lekkerwater, lo fa con la coscienza di essere stato nel posto più bello della sua vita.

Infoutili

Destinazione conveniente che offre un buon potere d’acquisto. Percorsi in aree sicure e prive di malaria; nelle grandi città occorre la consueta cautela. Meta ideale per il self drive: fuori dai centri urbani è consigliabile viaggiare sempre con il pieno di carburante. Per informazioni ufficiali e aggiornamenti consultare l’Ente del Turismo del Sudafrica.

Quando andare – Clima: Stagioni invertite rispetto all’Italia, fruibile tutto l’anno. Nei mesi estivi italiani le temperature sulla costa sono più fresche (fredde di notte); nei mesi invernali l’interno è caldo, temperato da vento e scarsa umidità.

Dove dormire:

Gangsbaai: Grootbos Private Nature Reserve. R43, Gangsbaai. Tel. +27 283848053. Immerso in una foresta primaria con vista oceano, ideale per l’avvistamento della fauna marina.

Cape Agulhas: Lekkerwater Beach Lodge. De Hoop Marine Protected Area. Tel. +27 210011574. Struttura sulla spiaggia affacciata sull’oceano.

Paternoster: Strandloper Ocean Hotel. Patterson Slot, Paternoster. Tel. +27 217945858. Boutique Hotel sulla West Coast.

Cape Town: One & Only. Dock Rd, V&A Waterfront, Cape Town. Tel. +27 4315888. Struttura al Waterfront affacciata sulla laguna con vista Table Mountain.

Dove mangiare:

Cape Town: Carne. 70 Keerom Street, Cape Town. Tel. +27 214243460. carne-sa.com. Specialità carni selezionate.

Cape Town: Time Out Market. The Old Power Station, Dock Rd, Cape Town. Tel. +27 214087688. timeoutmarket.com. Food market con diversi format gastronomici.

Cape Town: Willoughby & Co. Shop 6132, 19 Dock Rd, V&A Waterfront, Cape Town. Tel. +27 214186115. Ristorante di sushi al Waterfront.

Stanford: Stanford Valley Country Lodge. R326, Stanford. Tel. +27 721980862. stanfordvalley.co.za. Cucina tradizionale con ingredienti locali.

Langebaan: Die Strandloper. Jan Olfsen Street, Leentjiesklip, Langebaan. Tel. +27 83 2277195. strandloper.com. Pranzo all’aperto con piatti cucinati sul fuoco.

Fuso orario: UTC+2. Stessa ora rispetto all’ora legale italiana, +1 ora quando in Italia vige l’ora solare.

Documenti: Passaporto con validità residua di almeno 90 giorni e 2 pagine libere. Guida a sinistra; richiesta patente internazionale o traduzione giurata in inglese.

Vaccini: Nessuna vaccinazione richiesta.

Lingua: 11 lingue ufficiali. L’inglese è parlato ovunque.

Valuta: Rand sudafricano (ZAR). Diffuse le principali carte di credito.

Elettricità: 220V. Necessario adattatore per prese locali.

Abbigliamento: A strati, pratico da viaggio. Casual per la città.

Telefono: Prefisso dall’Italia +27, per l’Italia +39. Copertura di rete buona, consigliata SIM locale per la navigazione.

Suggerimenti: Cape Town: Zeitz MOCAA Museum. V&A Waterfront Silo District, Cape Town. Tel. +27 87 3504777. zeitzmocaa.museum. Museo di arte contemporanea africana.

Paternoster FarrOut Dune Buggy. Seemeeusingel 17, Paternoster. Tel. +27 72 4021829. Escursioni guidate tra le dune. Cape Town: Cape Town Helicopters. East Pier Road 220, V&A Waterfront, Cape Town. Tel. +27 21 4189462. explore.co.za. Voli panoramici sulla città e sulla costa.

Testo e foto di Marco Santini|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Romagna a quattro zampe

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A Punta Marina, tra la macchia mediterranea e il mare di Ravenna, Club del Sole firma un’esperienza di soggiorno al Pini Boutique Resort dove la natura incontra il benessere di tutta la famiglia, cani compresi.

Pini Boutique@Sonja Vietto Ramus

Sulle coste di Ravenna, dove la profumata macchia mediterranea incontra la brezza dell’Adriatico, la vacanza si declina al plurale per accogliere l’intero nucleo familiare, zampe comprese. Il Pini Boutique Resort, iconica struttura del gruppo Club del Sole, ha fatto dell’ospitalità pet-friendly un vero e proprio tratto distintivo, abbattendo ogni ostacolo tra le esigenze degli ospiti e la serenità dei loro compagni a quattro zampe.

Pini Boutique@Club del Sole

La cura dei dettagli si rivela immediatamente all’arrivo: ogni cane riceve la sua personale Bau Bag, un kit di benvenuto curato e completo di spazzola, asciugamano, ciotola, snack golosi e la guida con tutte le indicazioni della struttura. Il soggiorno si snoda poi tra il relax e l’attività all’aria aperta.

Pini Boutique@Club del Sole

Di fronte alla reception, una zona recintata consente ai cani di sgranchirsi le zampe e correre in libertà (c’è anche un piccolo percorso di agility in legno pensato per stimolare la complicità tra cane e proprietario).

Per affrontare il caldo estivo non mancano nebulizzatori e fontanelle rinfrescanti, mentre la sinergia con i vicini villaggi della catena permette di accedere anche a ulteriori dog playground e alla piscina dedicata Dog Pool.

Pini Boutique@Club del Sole

Il ritmo delle giornate segue quello della natura. Viali ombreggiati ed essenze aromatiche dai nomi suggestivi (che danno il nome alle vie stesse) accompagnano i passi verso il litorale di Punta Marina, le cui spiagge riservate permettono agli animali di godersi il mare. Il rientro dal bagnasciuga è altrettanto agevole grazie alla stazione lavaggio dotata di asciugatura, ideale per rimuovere sabbia e salsedine prima di ritirarsi nei bungalow.

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Anche la vita conviviale è pensata per rimanere sempre insieme. Sia nei tavoli all’aperto sia negli ambienti interni della Braceria dei Pini, i cani sono i benvenuti mentre si assaporano la cucina romagnola e le specialità marinare. Chi desidera sorseggiare un drink al tramonto può accomodarsi sulla Terrazza Panoramica del Lounge Bar, mentre chi preferisce la tranquillità della propria veranda può contare su un comodo servizio di asporto.

Pini Boutique@Club del Sole

Per garantire un’atmosfera serena a tutti gli ospiti, il resort promuove un’accoglienza consapevole attraverso poche e chiare consuetudini. Tra queste risalta l’uso del nastrino giallo — fornito nel kit iniziale — che, legato al guinzaglio, segnala la necessità di rispetto e spazio per i cani più timidi o in convalescenza. L’accesso alla Dog Pool avviane invece su prenotazione e con giubbotto galleggiante in dotazione, mentre in spiaggia e nelle aree comuni valgono le classiche regole di rispetto degli spazi e utilizzo del guinzaglio.

Vacanze col cane: poche regole per il benessere di tutti

Pini Boutique@Club del Sole

Per vivere un soggiorno sereno, la gestione quotidiana del cane richiede piccole attenzioni che fanno la differenza.

  • Adattamento e sicurezza: è consigliabile iniziare con passeggiate brevi per favorire l’acclimatazione, assicurandosi che il collarino riporti sempre un recapito telefonico aggiornato.
  • Interazioni e socialità: l’approccio con gli estranei deve avvenire gradualmente — accarezzando il cane dal basso verso il mento — e i bambini vanno educati al rispetto dei suoi tempi, evitando di considerarlo un giocattolo.
  • In spiaggia e in valigia: l’attenzione alle temperature della sabbia, all’idratazione e alla protezione dal calore è fondamentale durante le ore di mare. In valigia, oltre alla pappa e ai giochi abituali per farlo sentire a casa, non dovrebbero mai mancare un piccolo kit di primo soccorso e, per i cani meno esperti in acqua, un comodo salvagente.

Testo e foto di Sonja Vietto Ramus |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Autunno in Ticino: Foliage, Castagne e i 120 Anni del Merlot

Dalla linea panoramica della Centovallina ai vigneti d’alta quota della Valle di Muggio, la Svizzera italiana celebra la stagione dei colori, delle tradizioni storiche e dei grandi sapori del territorio.

Ferrovia centovallina. Ponte Borgnone, tra Palagnedra e Camedo, svizzera, ticino
Ferrovia centovallina. Ponte Borgnone, tra Palagnedra e Camedo ©FART – Sara Daepp

C’è una stagione in cui il paesaggio del Canton Ticino svela la sua anima più intima e affascinante. Quando le giornate estive lasciano il posto al clima mite dell’autunno prolungato, le montagne alpine e le sponde dei laghi si trasformano in una tavolozza d’autore dove il giallo ocra, l’arancione e il rosso scuro dominano la scena.

In questa terra di contrasti unici, dove la rigorosità svizzera abbraccia la dolcezza di un microclima di stampo mediterraneo, la transizione verso i mesi freddi è una vera festa per i sensi.

Esplorare il Ticino tra settembre e novembre significa rallentare il passo, assaporare le ricette della tradizione nei tipici grotti e lasciarsi sorprendere da itinerari che uniscono paesaggi incontaminati, storia vitivinicola e un’accoglienza senza tempo.

Il foliage della Centovallina e i segreti della castagna

padella piena di castagne caldarroste in ticino in autunno
Carico della Grà a Moghegno ©Ticino Turismo – Luca Crivelli

Uno dei modi più suggestivi per immergersi nei colori autunnali è intraprendere il viaggio a bordo della storica Ferrovia Vigezzina-Centovalli. Il treno panoramico, che collega Locarno a Domodossola, si snoda tra gole profonde, ponti spettacolari e fitti boschi di latifoglie. Lungo il tragitto è possibile richiedere la fermata nelle stazioni più pittoresche per passeggiare nei borghi storici o esplorare il territorio a piedi.

L’esperienza si arricchisce quest’anno dell’iniziativa interattiva Misteri della Centovallina, un percorso a enigmi che trasforma il viaggio in un’avventura investigativa per tutta la famiglia. Inoltrandosi nei boschi della regione, la vera protagonista della stagione diventa la castagna. Per secoli questo frutto ha rappresentato un elemento cardine per la sussistenza delle comunità locali, al punto da meritarsi l’appellativo di “pane degli alberi”.

Testimoni silenziose di questo legame sono le grà, tradizionali costruzioni in pietra su due piani utilizzate ancora oggi per l’essiccazione lenta delle castagne sul fuoco di legna. Camminare lungo i sentieri tematici, partecipare alle sagre di paese e riscoprire l’artigianalità della lavorazione delle castagne offre uno sguardo autentico sull’identità culturale del Cantone.

120 anni di Merlot: viaggio nella viticoltura ticinese

Vigneti del  Mendrisiotto, grappoli di uva Merlot Ticino Turismo
Vigneti del Mendrisiotto, grappoli di uva Merlot ©Ticino Turismo, Remy Steinegger

L’autunno ticinese è indissolubilmente legato alla vendemmia e al mondo enologico, che quest’anno festeggia una ricorrenza fondamentale: i 120 anni dall’introduzione del Merlot nel territorio. Diventato il simbolo indiscusso della produzione vitivinicola locale, il Merlot ha trovato nel Ticino, in particolare nel Mendrisiotto, un terroir ideale per esprimersi in molteplici sfaccettature.

Se le degustazioni nelle cantine e nei grotti permettono di apprezzare la struttura e la complessità dei grandi rossi da invecchiamento, il Merlot ticinese sa stupire anche per le sue versioni meno convenzionali. Tra queste spicca la vinificazione in bianco, come nel caso del Ronco d’Arzo Bianco, prodotto a circa 500 metri di altitudine.

Per gli appassionati che amano unire trekking ed enologia, le valli celano veri e propri gioielli di viticoltura eroica. Risalendo fino ai 909 metri di Scudellate, arroccata sopra la suggestiva Valle di Muggio, si incontra il vigneto più alto del Ticino. Qui l’aria frizzante di montagna regala al vino una freschezza e una nota minerale del tutto uniche, dimostrando come la passione dei vignaioli locali sappia spingere la produzione sempre più in alto.

Esperienze di gusto tra storia e mobilità sostenibile

Oltre alle passeggiate tra i vigneti e lungo le rive dei laghi, l’autunno è il periodo perfetto per vivere le città ticinesi da una prospettiva enogastronomica e culturale. A Bellinzona, per esempio, la nuova caccia al tesoro dedicata a Maestro Martino, celebre cuoco del XV secolo nativo della Valle di Blenio e considerato tra i padri della cucina italiana, guida i visitatori tra i vicoli del centro storico e i tre Castelli patrimonio UNESCO. A ogni tappa si risolvono indovinelli e si scoprono ingredienti storici, con la possibilità di degustare piatti di ispirazione medievale nei ristoranti aderenti.

Per chi preferisce esplorare le città in autonomia, format come Taste my Lugano propongono tour gastronomici autoguidati di qualche ora che combinano scorci panoramici sul lago e tappe degustative nei locali più iconici del centro.

A rendere l’esperienza di viaggio ancora più piacevole e rispettosa dell’ambiente interviene il Ticino Ticket. Rilasciato gratuitamente a tutti gli ospiti che soggiornano in una delle oltre 500 strutture alberghiere, ostelli o campeggi partner, questo pass permette di viaggiare senza limiti e gratuitamente su tutti i mezzi di trasporto pubblico del Cantone (treni e bus), offrendo inoltre importanti agevolazioni sull’ingresso a impianti di risalita, musei e attrazioni turistiche. Un modello virtuoso che consente di vivere la magia dell’autunno ticinese in totale libertà e a impatto zero.

Infoutili

Informazioni: per itinerari e informazioni generali visitare il sito di Ticino Turismo

Come Arrivare: Il Cantone Ticino è facilmente raggiungibile in treno dall’Italia grazie ai collegamenti diretti Eurocity da Milano Centrale per Lugano e Bellinzona, oltre che in auto tramite l’autostrada A2.

Muoversi sul Territorio: Soggiornando in un hotel o B&B partner si riceve il Ticino Ticket, valido per tutta la durata del soggiorno per spostarsi gratuitamente su tutta la rete dei trasporti pubblici cantionali.

Cosa Raccogliere e Degustare: Nel Mendrisiotto non perdetevi le visite con degustazione dedicate ai 120 anni del Merlot e alle grappe locali, abbinate ai piatti autunnali a base di cacciagione, polenta e castagne serviti nei tradizionali grotti.

Testo di Redazione|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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