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La Gomera: trekking e natura sulle orme dei gomeros

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L’isola de La Gomera rappresenta la punta di una catena montuosa di un antico continente sottomarino. Attraversarla significa fare un viaggio nella ricca biodiversità di un’isola pluripremiata per la tutela della sostenibilità, riconosciuta come una delle mete imperdibili per chi pratica il turismo lento.

La Gomera l'interno del Parco Nazionale Garajonay con la foresta avvolta dalla nebbia
La Gomera, Isole Canarie, l’interno del Parco Nazionale Garajonay con la foresta avvolta dalla nebbia©lagomera.travel

Venti milioni di anni fa una potente esplosione sul fondale dell’oceano Atlantico aprì una crepa sulla crosta terrestre lasciando fuoriuscire roccia e lava incandescente, iniziò così la formazione geologica dell’arcipelago delle Canarie.

Tra le isole più antiche dell’arcipelago, La Gomera non conosce eruzioni da circa due milioni di anni: un lungo riposo vulcanico che ha permesso all’erosione di scolpirne il profilo e alla natura di sviluppare una biodiversità unica al mondo.

Il Parco Nazionale Garajonay è un esempio straordinario di questa ricchezza naturalistica. Il piccolo museo a Juego de Bolas racconta l’evoluzione geologica di La Gomera con una sessione speciale dedicata alla flora e alla fauna autoctona.

I gomeros chi erano gli antichi abitanti?

Gli antichi abitanti nativi, i gomeros, si adattarono in simbiosi con la natura rispettando l’estesa foresta di laurisilva; furono proprio loro a tracciare i principali sentieri, oggi percorribili dagli escursionisti di tutto il mondo, costruendo i collegamenti tra i quattro cantoni: Mulagua, Hipalan, Orone, e Agana, rispettivamente le quattro province odierne Hermigua, San Sebastián de La Gomera, Valle Gran Rey e Vallehermoso.

Di queste popolazioni primitive si conosce poco, agili guerrieri arrivati probabilmente dal Marocco dalle tribù berbere di Gomara, da qui il nome dell’isola, praticavano cerimonie e culti come testimoniano i ritrovati archeologici scoperti a Roque de Agando e sulla montagna di Alto de Garajonay.

Gli appassionati di antropologia troveranno molte informazioni al MAG (Museo Archeologico di La Gomera) di San Sebastián de La Gomera.

Il Silbo Gomero: la lingua fischiata Patrimonio UNESCO

La Gomera, Isole Canarie, gli abitanti dell'isola ancora comunicano con l'antica arte del Silbo, un fischio in grado di raggiungere grandi distanze
La Gomera, Isole Canarie, gli abitanti dell’isola ancora comunicano con l’antica arte del Silbo, un fischio in grado di raggiungere grandi distanze ©lagomera.travel

Il lascito più straordinario di questa antica popolazione preispanica è senza dubbio il Silbo (la parola silbo, in spagnolo, significa fischiare), la loro antica lingua: una forma ancestrale di comunicazione basata sul fischio dalla fonetica semplice. Questo linguaggio aereo permetteva loro di comunicare da un capo all’altro dell’isola raggiungendo distanze lontane fino a tre o quattro chilometri.

Il silbo gomero ha resistito nel tempo, viene insegnato a scuola e protetto come lingua peculiare della cultura autoctona gomera, è stato dichiarato patrimonio culturale immateriale dell’umanità nel 2009.

Si dice che ascoltare una conversazione in Silbo sia un’esperienza sensoriale che rimane impressa nella memoria emotiva per sempre.

Parco Nazionale Garajonay e la foresta di laurisilva

La Gomera, Isole Canarie, la foresta di laurisilva nel Parco Nazionale Garajonay
La Gomera, Isole Canarie, la foresta di laurisilva nel Parco Nazionale Garajonay ©Grazia Lavrano

Il Parco Nazionale Garajonay è un tesoro di biodiversità, un residuo di una vasta foresta subtropicale di laurisilva di circa 4000 ettari considerata un fossile vivente dell’Era Terziaria.

Oggi sopravvive solo in alcune aree protette grazie a un microclima caratterizzato dall’umidità delle nebbie persistenti, “las brumas”,  e da temperature miti che riproducono probabilmente lo stesso clima subtropicale di due milioni di anni fa, alimentando così la foresta.

Passeggiare a Raso de la Bruma costeggiando gli antichi alberi dalle fronde muschiate è come addentrarsi in un mondo vecchio di due milioni di anni.

Nel 1986 il Parco Nazionale Garajonay viene dichiarato patrimonio dell’umanità, e nel 2012 l’isola diventa riserva della Biosfera aderendo al programma MAB (Man and the Biophere) cioè lo studio per l’equilibrio tra uomo e ambiente, e per lo sviluppo di un’economica sostenibile.

Escursionismo e Trekking a La Gomera

Fare trekking sull'isola consente di godere di straordinari panorami, La Gomera, Isole Canarie
Fare trekking sull’isola consente di godere di straordinari panorami, La Gomera, Isole Canarie ©Grazia Lavrano

La Gomera è considerata una meta irrinunciabile per i cosiddetti greenlovers e per gli escursionisti di tutto il mondo di tutti i livelli. L’isola è un intreccio infinito di sentieri e percorsi naturalistici non solo nel Parco Nazionale Garajonay, ma su l’intero territorio.

Esistono sull’isola due grandi cammini: il GR131 chiamato Cumbres de la Gomera uno spettacolare percorso di 44 km che attraversa l’isola da San Sebastián de La Gomera fino a Vallehermoso e il GR132 o Circular de la Gomera un trekking ad anello di 120 km che circumnaviga l’intera isola con paesaggi costieri mozzafiato.

All’interno di questi due macro tracciati si snodano una serie di sentieri che formano un reticolo di percorsi minori: ogni angolo dell’isola è disseminato dai tipici cartelli in legno per escursionisti che indicano la direzione!  

I tracciati più iconici

L'inizio del sentiero per Alto de Garajonay, La Gomera, Isole Canarie
L’inizio del sentiero per Alto de Garajonay, La Gomera, Isole Canarie ©Grazia Lavrano

Alto de Garajonay – El Cedro

Dalla vetta di Alto de Garajonay (1484 m. s.l.m.) se la giornata è limpida, si scorge l’imponente vulcano Teide. Si consiglia di partire dal parcheggio di El Pajarito. Da qui si procede in direzione Alto de Garajonay, per raggiungere la cima occorre circa un’ora di camminata. Una volta in alto fermatevi ad osservare i panorami a perdita d’occhio e a fotografare il Teide di fronte a voi.

Il sentiero prosegue in direzione di El Contadero, da qui ci sono due possibilità tornare al El Pajarito o continuare fino al El Cedro attraversando il bosco di alberi di laurisilva.

Raso de La Bruma – Cañada de Jorge

Questo suggestivo sentiero si trova a nord-ovest del Parco Nazionale di Garajonay. Il percorso è facile e lungo circa 4 chilometri. La bruma è un fenomeno meteorologico tipico di questa zona dell’isola, nebbie fitte calano fino a terra nelle ore notturne e al mattino presto, creando atmosfere fiabesche.

Procedendo in direzione Cañada de Jorge si attraversa uno dei boschi di laurisilva più spettacolari di La Gomera. Si giunge a Cañada de Jorge tenendo la destra e camminando in direzione di El Raso, immersi nella natura con esemplari di laurisilva antichi dalle caratteristiche fronde muschiate che evocano un bosco di fate. Nell’ultimo tratto del bosco si cammina paralleli alla strada principale fino ad arrivare all’uscita del sentiero.

Infoutili 

Informazioni: Sito del turismo dell’isola de La Gomera

Quando andare – clima: il clima è mite tutto l’anno. Il periodo migliore per il trekking da aprile a ottobre – per il mare da giugno a ottobre sono i mesi più caldi.

Come arrivare: Voli giornalieri con Binter Air da Tenerife Nord o da Gran Canaria. Dal porto di Tenerife Los Cristianos con Fred Olsen e Armas Mediterranea partono traghetti più volte al giorno.

Dove dormire: a Valle Gran Rey per unire mare e trekking segnaliamo il Gran Rey Hotel situato in centro al paesino hippy con ottimi servizi e dotato di una piscina rooftop vista oceano.

A Vallehermoso punto strategico per visitare l’isola il Tamahuche Hotel Rural dall’atmosfera coloniale ha diverse tipologie di camera e colazione inclusa. Servizi proposti: ristorante a la carte, terrazza solarium, escursioni per visitare l’isola. 

Dove mangiare: La cucina a La Gomera si base sui prodotti del territorio: pesce fresco, stufato di crescione, stufato di gofio (una farina integrale di cereali), almogrote (una crema di formaggio), dolci fatti in casa. Vini e liquori come il Gomerón, e il tipico miele di palma.

A Valle Gran Rey segnaliamo il ristorante La Machanga situato sul lungomare con cucina tipica gomera, ottimo il pesce fresco e gli antipasti tipici, vini di propria produzione. A Vallehermoso dal Tasca El Carraca locale tipico con prodotti freschi e a km zero. Da provare le crocchette della casa con le mandorle, zuppa con gofio gomero e il formaggio almogrote artigianale. Per degustare lo sciroppo e miele di palma prenotare la visita a la Casa del miele di Palma

Curiosità: La Gomera offre prospettive di osservazione uniche con più di 30 Belvedere o Mirador ognuno con la sua storia e tipicità. Imperdibili i punti di osservazione del Mirador de Abrante sospeso a quattrocento metri di altezza sopra il paesino di Agulo, una sporgenza cubica di cristallo lunga sette metri con una spettacolare vista sul vulcano Teide di Tenerife.

Il Mirador de Los Roques da San Sebastian de la Gomera lungo la strada panoramica TF 713 si incontra uno dei punti panoramici naturali più iconici di tutta l’isola: con i suoi quattro panettoni di roccia vulcanica che vigilano sul parco nazionale Garajonay. Il più spettacolare è Los Roque di Agando.

Da sapere:  La Gomera isola pluripremiata al mondo, fa parte del

  • MAB Man and Biosphere dal 2012
  • CETS carta europea turismo sostenibile
  • Rete Natura 2000 (insieme di aeree protette)
  • Riserva della biosfera UNESCO dal 2012

Testo e foto di Grazia Lavrano|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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Grazia Lavrano

Romagnola di nascita, vive tra Monza e Milano Marittima agente di viaggio di professione, appassionata di scrittura oggi si dedica alla divulgazione del turismo in natura. Segui il suo canale Instagram

Autunno a Tarvisio: foliage, escursioni e attività per i più piccoli

Numerose sono le occasioni per scoprire Tarvisio e i suoi dintorni nella stagione caratterizzata dallo spettacolo del foliage.

panorama sui boschi che si vestono dei colori dell'autunno, Tarvisio, Alpi Giulie
I boschi si vestono dei colori dell’autunno, Tarvisio, Alpi Giulie ©Consorzio di Promozione Turistica del Tarvisiano

Un luogo incantato incastonato tra le Alpi Giulie, lì dove la vita scorre lenta e tranquilla. Un luogo affascinante che ha molti tesori naturali da offrire. Tarvisio è una di quelle località che meritano una visita in ogni stagione. Ma è in autunno che offre un modo diverso di vivere la montagna, lontano dai ritmi dell’alta stagione e dalle grandi folle.

Tra boschi che cambiano colore, vallate silenziose e luoghi legati alla memoria locale, il territorio propone itinerari adatti a tutti i tipi di visitatori, tra cui le famiglie.

Attività semplici nella natura

Tra le attività più semplici c’è il Sentiero della Bobnia: si tratta di una breve passeggiata, quasi priva di dislivello, sul versante nord di Camporosso.

Un tracciato perfetto anche per famiglie con bambini piccoli ed anziani. Lungo il cammino ci sono aree per la sosta e indicazioni.

Seguendolo da Via Molino in direzione est, si raggiunge in poco tempo la chiesa quattrocentesca di Santa Dorotea; da qui si può proseguire verso il faggio secolare di Camporosso, monumento naturale del territorio.

Un’altra suggestiva e semplice passeggiata conduce al Tiglio di Napoleone, nei pressi di Rutte Piccolo. Il percorso è ideale per chi cerca un itinerario poco impegnativo ma legato alla storia locale.

La meta è un tiglio di oltre 350 anni, imponente per dimensioni e memoria, che la tradizione collega al passaggio di Napoleone Bonaparte nel territorio tarvisiano.

Chi desidera un itinerario più escursionistico può seguire il Sentiero della Lince: questo percorso attraversa i boschi sopra Tarvisio, all’interno del Parco Cervi, e si snoda nel cuore del bosco tra faggi, abeti, pini silvestri e aceri.

Un ambiente che muta con il cambiare delle stagioni e che in autunno raggiunge il massimo dello splendore, con foglie dalle tonalità calde che rendono il paesaggio davvero suggestivo.

Lungo il cammino sono presenti dei pannelli informativi dedicati alla vita della lince e ai progetti di conservazione dedicati a proteggerla.

Pensato soprattutto per le famiglie è il Sentiero degli Gnomi/Bergmännchen, un percorso immerso nel verde, lungo il Rio Bartolo, dove le leggende dei Bergmännchen si intrecciano con i boschi del Monte Priesnig.

L’itinerario, di circa un’ora, è caratterizzato da punti di sosta, aree picnic e spazi attrezzati per i bambini.

La caccia al tesoro digitale per i bambini

Tarvisio circondato dalle cime delle Alpi Giulie nei colori autunnali
Tarvisio circondato dalle cime delle Alpi Giulie nei colori autunnali ©Consorzio di Promozione Turistica del Tarvisiano

I più piccoli potranno divertirsi anche con il  Forest Hunt, una caccia al tesoro digitale che parte da Piazzetta Pek e accompagna i bambini tra il paese e il bosco.

Scansionando il QR code, i partecipanti ricevono il primo indizio e iniziano un percorso guidato da Arturo e dai personaggi della foresta. Un modo singolare per i bambini alla natura del Tarvisiano attraverso il gioco.

Un borgo, un’avventura

Si può scoprire Tarvisio anche in un altro modo. E questo grazie a Tre Confini, Mille Voci–Silent Play a Tarvisio, un’esperienza sonora da vivere camminando nello spazio urbano con cuffie e tracce audio.

Voci, suoni e musiche accompagnano i visitatori lungo un percorso da seguire in autonomia. Le audioguide sono disponibili presso l’Infopoint di Tarvisio oppure tramite smartphone, scansionando il QR code dedicato.

Testo di Gabriele Laganà|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Boston: l’altra rivoluzione

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Mentre l’America celebra i suoi 250 anni, la città simbolo della storia guarda avanti, trasformando l’accoglienza in un nuovo modello di cittadinanza.

Il Boston Common in autunno con la nebbia del mattino
Il Boston Common in autunno ©Shutterstock

In questo inizio d’autunno, con le foglie che colorano i viali del Boston Common e i riflettori ancora caldi per le grandi celebrazioni del 250° anniversario americano, la tentazione di raccontare questa metropoli come un museo a cielo aperto fatto di mattoni rossi e percorsi storici è fortissima. Eppure, camminando per i quartieri lontani dai soliti circuiti turistici, si avverte una dinamica del tutto diversa.

Il cuore della città non batte soltanto nel suo passato glorioso, ma nella capacità quotidiana di reinventare il suo significato di comunità. La recente designazione a quattro stelle come città accogliente, rilasciata dall’organizzazione nazionale Welcoming America, non è arrivata come un semplice premio di facciata, ma come la fotografia nitida di un tessuto urbano che ha scelto di fare dell’inclusione la propria colonna portante.

I numeri di un mosaico in continuo movimento

Per comprendere la Boston di oggi bisogna guardare la sua composizione demografica senza i filtri degli stereotipi tradizionali. Attualmente un residente su quattro è nato fuori dai confini degli Stati Uniti e in più di un terzo delle famiglie si parla una lingua diversa dall’inglese.

Non si tratta di numeri astratti o di statistiche da ufficio urbanistico, ma di una realtà che modella il ritmo dei quartieri, dalla cucina che si respira nelle strade di East Boston alle attività commerciali di Dorchester e Roxbury. La sindaca Michelle Wu ha evidenziato a più riprese come la forza economica e sociale della città derivi direttamente da questa stratificazione di culture e storie personali.

Il lavoro sul campo portato avanti dall’Ufficio per la Promozione degli Immigrati non si limita all’assistenza immediata, ma punta a costruire ponti solidi attraverso programmi di leadership di quartiere, supporto legale, contributi per le microimprese e percorsi di facilitazione per l’ottenimento della cittadinanza.

L’impegno concreto oltre le dichiarazioni di facciata

Ottenere un riconoscimento formale nelle sette aree dello standard nazionale di accoglienza significa aver superato un esame rigoroso che tocca l’accesso equo ai servizi pubblici, l’istruzione, lo sviluppo economico e la sicurezza dei quartieri. In un momento storico complesso, segnato da dibattiti accesi e da un progressivo irrigidimento delle politiche federali nei confronti dei rifugiati e dei richiedenti asilo, la pubblica amministrazione locale ha scelto di tracciare un solco netto.

L’obiettivo dichiarato è garantire che la città rimanga un approdo sicuro e accessibile per chiunque cerchi di ricostruire la propria vita al riparo da guerre e discriminazioni.

La celebrazione della Welcoming Week che caratterizza l’inizio dell’autunno rappresenta soltanto la punta dell’iceberg di un lavoro costante che dura tutto l’anno, fatto di incontri pubblici, manifestazioni artistiche e campagne d’informazione capillari per azzerare le distanze tra le istituzioni e le comunità locali.

Un cantiere urbano proiettato verso il futuro

La strada verso il massimo livello di certificazione, rappresentato dalle cinque stelle, rimane aperta e la stessa amministrazione cittadina riconosce aperto il cantiere dei miglioramenti possibili. Integrare nuove popolazioni mantenendo vivo il legame con i residenti storici richiede sforzi continui, risorse adeguate e una costante revisione dei programmi sociali.

Boston dimostra che l‘identità di una grande destinazione internazionale non risiede nella capacità di cristallizzare la propria storia per offrirla ai visitatori, ma nella forza con cui sa rinnovarsi giorno dopo giorno.

La vera rivoluzione di questa città continua a svolgersi nelle sue strade, nelle sue scuole e nei suoi luoghi di incontro, ricordando a chiunque la visiti che l’ospitalità autentica non è un’intenzione astratta, ma una pratica quotidiana costruita con la pazienza e la visione delle cose umane.

Testo di Redazione|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Francesco Abbiati quando l’arte si fa poesia

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Anche gli spaventapasseri acquistano una voce grazie a Franco Toselli, fra i più noti galleristi milanesi, che ancora una volta ci stupisce e ci coinvolge con l’artista Francesco Abbiati la cui leggerezza e poesia, che lui tanto ama, caratterizza questa sua fase di ricerca.

Francesco Abbiati Foto di Rinkaku

Francesco Abbiati predilige soggetti di una umanità minore, a volte dimenticata, a volte guardata con sospetto. Gli interpreti dei suoi disegni –  tutti rigorosamente su carta Fabriano – sono infatti le mondine, le lavandaie, gli uomini con i gilet scomposti, i pantaloni di una misura in più, qualche toppa qua e la’, i pedalini rossi, gli abitanti delle case di ringhiera.

Francesco Abbiati Foto di Rinkaku

E poi ci sono gli spaventapasseri, sorpresi in abiti impossibili, destinati a non intimorire alcuno, a cui si contrappongono gli innamorati persi negli spazi infiniti del loro amore ove la realtà è subordinata al sogno. Disegna da sempre Francesco Abbiati, da quando allievo della scuola Rizzoli per l’insegnamento delle arti grafiche, rifaceva a modo suo le copertine dei dischi di Elvis Presley.

Francesco Abbiati Foto di Rinkaku

Per lui disegnare è vitale ed estremamente naturale e ce lo racconta così: “Perché disegnare mi regala l’emozione di essere in intimo contatto con forme e colori che sgorgano spontanei, senza intermediari, e danno spazio alla mia fantasia da cui mi lascio prendere” spiega sorridendo, ”Non solo. In quei momenti provo una sensazione di libertà al di sopra dalle convenienze cui la civiltà ci ha abituati”.

Francesco Abbiati Foto di Rinkaku

E nel disegnare Francesco lascia che mente, cuore e mano si fondano nella speranza di un linguaggio comune che unisca questa umanità lacerata da paure e guerre senza senso.   

Foto di Rinkaku

Apertura 24 settembre, ore 18 Galleria Toselli, Milano, Via Madonnina 13

Testo di Fabia Garatti foto di Rinkaku|Riproduzione riservata © 2026 Latitudeslife.com 

I 5 caffè letterari più belli al mondo

Da Parigi a New York, i bar nati per far felici gli amanti della letteratura sono ormai diffusi ovunque

Quando si associano bar e libri, il pensiero va immediatamente a Cuba e alla famosissima Bodeguita del Medio, il piccolo locale de L’Avana dove, un tempo, si sono soffermati illustri personaggi del calibro di Pablo Neruda, Salvador Allende e, ovviamente, Ernest Hemingway.

Ma, in giro per il mondo, ci sono tanti caffè letterari nei quali respirare un’atmosfera romantica e vivere in modo nuovo un’epopea letteraria: abbiamo selezionato quelli che – secondo Latitudes – sono i cinque “bookbars” più belli al mondo.

1. The George Inn, Londra

L'ingresso del The George Inn a Londra caffè letterario
The George Inn a Londra ©Shutterstock

A pochi passi dal Borough Market, questo pub è la destinazione perfetta per una birra. Fondato nel 1676, è l’unica stazione di posta con balconata sopravvissuta a Londra.

Nonostante abbia subìto diversi restauri e si sia notevolmente ridotto in termini di dimensioni rispetto alla sua grandezza originaria, resta un posto affascinante anche per gli illustri personaggi che lo frequentarono come Shakespeare e Dickens.

Quest’ultimo, addirittura, lo annovera fra i posti del cuore menzionandolo anche nel suo romanzo “La piccola Dorrit”. Oggi il pub serve una selezione di birre ad alta e bassa fermentazione, oltre a piatti tipici da pub.

75 Borough High Street, Londra

2. El Floridita, L’Avana

L'interno della Bodeguita del Medio, tipico ristorante-bar in Calle Empedrado, L'Avana, Cuba
L’interno della Bodeguita del Medio, tipico ristorante-bar in Calle Empedrado, L’Avana, Cuba ©Shutterstock

L’affetto che Ernest Hemingway nutriva verso questo posto era senza dubbio reciproco e lo si deduce facilmente dalla statua di bronzo al bancone, dove lo scrittore è rappresentato a grandezza naturale seduto ad ascoltare il chiacchiericcio.

El Floridita ha una storia di più di 200 anni: aperto nel 1817, si narra che qui nel 1931 sia nato il daiquiri, diventato così famoso da ispirare lo stesso Hemingway a scrivere “Per chi suona la campana”. Ancora oggi, è un must de L’avana, dove trovare tutta la tradizione e la gioia di vivere dei cubani.

Il design degli interni anni ’50 lo rende ancora più affascinante con le immagini e i cimeli sulle pareti che raccontano la gloriosa storia di El Floridita.

Obispo, L’Avana

3. Les Deux Magots, Parigi

ingresso del caffè letterario Les Deux Magots a Parigi
Les Deux Magots a Parigi ©Shutterstock

Les Deux Magots è diventato un centro nevralgico della cultura parigina tanto da ospitare intellettuali, scrittori e poeti e da indire in suo onore il premio letterario Prix des Deux Magots. Situato in Place Saint-Germain-des-Prés, deve il nome alle due statue orientali – in francese magots – che ancora oggi adornano la sala principale.

Da inizio Novecento, ai tavolini di questo caffè letterario si sono avvicendati pittori, scrittori e artisti di ogni genere: negli anni Venti furono Breton, Artaud, Picasso e Giacometti; negli anni Cinquanta divenne il quartier generale di Sartre e Simone de Beauvoir; più recentemente è stato il luogo prediletto di Borges, Baldwin, Moravia ed Eco.

Oggi al mondo dell’arte e della letteratura, si è aggiunto quello della moda e della politica e oltre ai premi letterari, il caffè organizza periodicamente incontri con autori rinomati e laboratori per gli appassionati di scrittura nei Lundi des Écrivains.

6 Place Saint-Germain des Prés, Parigi

4. The Elephant House, Edimburgo

L'interno del The Elephant House a Edimburgo
L’interno del The Elephant House a Edimburgo ©Shutterstock

Questa splendida caffetteria situata al 21 di George IV Bridge, in un quartiere caratterizzato da strade ripide e case di mattoni multicolore, era uno dei luoghi preferiti di J.K. Rowling, che amava bere il tè quando, ancora sconosciuta, lavorava al primo libro della saga di Harry Potter che l’avrebbe resa poi famosa in tutto il mondo.

Ma fin dalla sua fondazione nel 1995, tra i suoi tavoli si è seduto più volte anche un altro grande scrittore considerato il leader incontrastato del giallo scozzese: Ian Rankin, autore di romanzi come “Casi sepolti” e “Morte grezza”.

Al suo interno l’atmosfera è piacevole, sembra di entrare in un salotto inglese caratterizzato da musica jazz dal vivo e da una collezione davvero bizzarra di oltre 700 modellini di elefanti di ogni forma e dimensione che rende l’Elephant House unico nel suo genere. Davvero sorprendente anche il bagno del locale che è letteralmente foderato di scritte lasciate dai fan di Harry Potter.

21 George IV Bridge, Edimburgo

5. The White Horse Tavern, New York

The White Horse Tavern a New York
The White Horse Tavern a New York ©Shutterstock

Questo caffè dal fascino e dalla fama letteraria incontrastati diventò il punto di ritrovo degli artisti bohémien del Greenwhich Village da quando Dylan Thomas ci mise piede negli anni ‘50. Insieme a lui anche James Baldwin, Norman Mailer, Anaïs Nin, Hunter S. Thompson, Jack Kerouac e Frank O’Hara.

Alla White Horse Tavern, situata a Manhattan, all’incrocio tra Hudson Street e l’11ª Strada, si respira ancora quell’atmosfera legata alla cultura bohémien degli anni ‘50 e ’60 ed è uno dei pochi storici circoli per scrittori e artisti di quel periodo a essere rimasto aperto.

Il locale aprì nel 1880, ma fu inizialmente più un ritrovo per scaricatori di porto e successivamente di sindacalisti, organizzatori e socialisti, finché Dylan Thomas e altri scrittori non iniziarono a frequentarlo dandogli la fama letteraria che dura ancora oggi.

25 Bridge Street, New York

Testo di Angelo Laudiero|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Modena, domenica 27 appuntamento con Acetaie Aperte 2026

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Numerosi gli eventi dell’edizione di Acetaie Aperte 2026 che permetteranno di conoscere il Balsamico e il territorio modenese.

Acetaie a Modena ©Marte Comunicazion

Domenica 27 settembre torna in tutta la provincia di Modena l’attesissimo appuntamento con Acetaie Aperte 2026, evento che conduce nei luoghi in cui nascono l’Aceto Balsamico di Modena IGP e l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e che permette di incontrare i produttori e conoscere da vicino una cultura che appartiene alla storia e all’identità del territorio.

Promossa dal consorzio di secondo livello Le Terre del Balsamico, l’edizione di quest’anno coinvolge 43 acetaie e realtà del territorio.

Queste strutture apriranno le porte per una giornata di visite tra vigneti, mosto in cottura, batterie di botti, travasi e rincalzi, accompagnate da assaggi e abbinamenti gastronomici.

Acetaie a Modena ©Marte Comunicazion

Gli eventi in programma

Ricco il programma che spazia dalle visite tradizionali a proposte pensate per raccontare il Balsamico attraverso linguaggi diversi.

Tra le attività più originali ne spiccano due: le sessioni di yoga in vigna e un incontro inusuale tra Balsamico e motori con automobili storiche.

In calendario anche degustazioni alla cieca trasformate in una gara per riconoscere l’età del prodotto, masterclass comparative dedicate all’evoluzione di profumi e consistenze nel tempo e dimostrazioni legate alla cottura del mosto e alle pratiche tradizionali di travaso e rincalzo.

Spazio sarà dedicato anche alla versatilità gastronomica delle due denominazioni: cocktail al Balsamico, incontri con la cucina giapponese e internazionale, degustazioni in purezza, perle di Aceto Balsamico di Modena IGP, vellutate di fichi, tigelle gourmet, gnocco fritto, Prosciutto di Modena DOP e Parmigiano Reggiano in differenti stagionature offriranno interpretazioni capaci di unire tradizione e creatività.

Esperienze nella natura

Acetaie Aperte 2026 non sarà solo un tripudio di sapori ma anche un appuntamento che consentirà di immergersi nella natura.

Si potranno compiere, infatti, percorsi tra vigneti, lavanda, piante officinali, api e orti botanici panoramici.

Ma non solo. Perché i visitatori potranno scoprire antiche botti di famiglia, tra cui un esemplare risalente all’epoca napoleonica, assaggiare crostate con marmellate casalinghe e incontrare i Maestri della tradizione.

Acetaie a Modena ©Marte Comunicazion

Il pre-evento

L’appuntamento di domenica 27 settembre sarà anticipato da un importante evento: la cerimonia di consegna del Premio “Le Chiavi dell’Acetaia d’Italia” 2026 in programma giovedì 24 settembre alle ore 17:30 presso la Galleria Centrale dei Laboratori Aperti Ex Centrale AEM, in viale Buon Pastore 43 a Modena.

Il riconoscimento viene conferito a personalità del mondo economico, accademico e istituzionale che si sono distinte per il contributo alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, dell’Aceto Balsamico di Modena IGP e, più in generale, del sistema italiano delle Indicazioni Geografiche.

Alla cerimonia sarà presente anche il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

L’importanza del “fare sistema”

“Acetaie Aperte mostra in modo concreto quanto sia bello e utile fare sistema – ha dichiarato Enrico Corsini, presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e presidente de Le Terre del Balsamico –. Mettere in rete i due Consorzi di tutela, le imprese, le istituzioni e gli operatori dell’accoglienza ci permette di presentare con una voce unitaria l’Aceto Balsamico di Modena IGP e l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, valorizzandone identità, differenze e qualità. Insieme ai prodotti promuoviamo Modena, il suo paesaggio, la sua cultura e la sua capacità di accogliere: ogni visita diventa così l’inizio di un viaggio alla scoperta dell’intero territorio”.

Informazioni utili:

Orari, modalità di accesso e proposte variano da una struttura all’altra. Per alcune esperienze è richiesta la prenotazione.

Per maggiori informazioni si può consultare il sito acetaieaperte.com.

Testo di Gabriele Laganà|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Perché l’autunno è la stagione perfetta per riscoprire Genova

Dalle stanze affrescate dei Rolli alle creste dell’Appennino che guardano il mare, il capoluogo ligure svela una dimensione inedita fatta di cammini sostenibili, grandi mostre d’arte e un’anima antica che profuma di bottegha storica.

Vista panoramica  sul porto di Genova e la Lanterna, Liguria
Vista sul porto di Genova e la Lanterna, Liguria ©Lucio Luigi Rossi 2026

C’è un momento preciso dell’anno in cui Genova sembra togliersi di dosso la luce abbagliante dell’estate per indossare i suoi colori più autentici. È l’autunno, la stagione in cui la brezza di mare incontra l’aria più fresca che scende dai monti, regalando giornate limpide perfette per camminare, scoprire e lasciarsi sorprendere da ogni angolo di Genova, tra ombra e splendore.

Troppo spesso liquidata in passato come semplice porta d’accesso alle celebri riviere di Levante e Ponente, la Superba sta vivendo un momento di straordinaria rinascita culturale e turistica. Non è certo un caso che la stampa internazionale più autorevole, dal New York Times fino al Wall Street Journal, l’abbia eletta tra le tappe irrinunciabili da visitare: una destinazione colta, sofisticata, defilata rispetto ai flussi del turismo di massa e capace di riservare un’eleganza autentica a chi sa guardare oltre lo scontato.

La sua forza risiede proprio nella sua natura duplice e affascinante, dove la grande storia dell’arte si fonde senza soluzione di continuità con un patrimonio naturale sorprendente, accessibile a pochi passi dai caruggi.

Il fascino dei Palazzi dei Rolli e la vita senza tempo delle Botteghe Storiche

Interno di Palazzo Spinola, Genova
I sontuosi interni di Palazzo Spinola, Genova, Liguria ©Lucio Luigi Rossi 2026

A raccontarla, quest’anima doppia, ci si ritrova quasi ipnotizzati dal ritmo stesso della città. Quest’anno ricorrono i vent’anni da quando i Palazzi dei Rolli e le Strade Nuove sono stati riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Quelle dimore rinascimentali e barocche, nate nel Cinquecento per ospitare i viaggiatori illustri e gli ambasciatori di passaggio, continuano ancora oggi a spalancare i propri portoni dorati, rivelando cortili maestosi, scaloni scenografici e opere straordinarie.

Ma la vera magia genovese risiede nella continuità immediata tra la grande bellezza monumentale e la vita quotidiana: basta varcare la soglia di un palazzo di via Garibaldi (con i suoi Musei di Strada Nuova insigniti delle tre stelle dalla Guida Michelin) per poi perdersi nei vicoli alla ricerca delle botteghe storiche e dei locali di tradizione.

Tra vecchie farmacie dagli arredi in noce, storiche confetterie e drogherie profumate di spezie, si respira un’eredità culturale viva, custodita da chi ogni giorno sceglie di mantenere attiva l’anima autentica del centro storico.

Genova Outdoor: dove i caruggi cedono il passo ai crinali

I tetti di Genova al crepuscolo, Liguria
I tetti di Genova al crepuscolo, Liguria ©Lucio Luigi Rossi 2026

Eppure, basta alzare lo sguardo sopra i tetti della città per accorgersi che la geografia di Genova è molto più articolata di quanto si pensi. La grande scommessa dell’autunno genovese sta nel far comprendere quanto la natura sia parte integrante dell’esperienza urbana.

Alle spalle del centro storico, in una manciata di minuti, i vicoli cedono il passo alle colline, dove si snodano le mura più lunghe d’Europa e l’affascinante Strada dei Forti.

Camminare lungo questa rete di sentieri che s’inerpica fino all’Alta Via dei Monti Liguri o percorrere i tracciati dedicati alla mountain bike regala la sensazione unica di dominare il Mediterraneo dall’alto dei crinali, immersi in quella biodiversità straordinaria che dal Beigua UNESCO Global Geopark degrada verso le acque tutelate del Santuario Pelagos.

È una dimensione outdoor vissuta all’insegna della sostenibilità e dell’accessibilità totale, un impegno concreto che ha portato Genova ad affermarsi come l’unica città italiana finalista per il prestigioso titolo di Capitale Europea del Turismo Sostenibile 2027.

I grandi appuntamenti d’autunno: le mostre a Palazzo Ducale e il Salone Nautico

la passeggiata del  waterfront di Genova al porto antico, Liguria
Il waterfront di Genova, Liguria ©Lucio Luigi Rossi 2026

L’autunno si conferma quindi una stagione di grande fermento culturale, in cui la città si trasforma in un palcoscenico diffuso pronto a dialogare con il pubblico internazionale. Palazzo Ducale diviene il cuore pulsante delle arti visive: dalle testimonianze del fotogiornalismo mondiale con la mostra del World Press Photo, fino al viaggio tra i capolavori firmati da maestri come Renoir, Monet, Cézanne e Toulouse-Lautrec, esposti per la prima volta in Italia grazie alla celebre Collezione Scharf.

La musica e la grande storia risuonano poi tra le piazze e i quartieri con le note del festival dedicato a Niccolò Paganini, che porta i virtuosi del violino a esibirsi dal vivo nei palazzi storici così come nelle zone di Ponente. Perfino i luoghi del ricordo svelano una grazia inaspettata, come accade al Cimitero Monumentale di Staglieno, uno straordinario museo di scultura a cielo aperto che durante le sue giornate speciali si svela attraverso itinerari guidati, musica dal vivo e visite pensate per ogni tipo di esigenza.

Dal rinnovato Waterfront di Levante firmato da Renzo Piano, pronto ad accogliere il Salone Nautico Internazionale e un ricco programma di eventi fuorisalone tra mare e gastronomia, fino ai viali romantici di Villa Durazzo Pallavicini a Pegli, Genova dimostra di non essere un semplice sfondo fotografico, ma un’esperienza profonda da vivere con il ritmo lento della scoperta.

Informazioni: sul sito del turismo di Genova/Cultura

Testo e foto di Lucio Luigi Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Due giorni a Porto. Fascino, alta gastronomia e segreti svelati

Porto, o Oporto, ha l’energia di una capitale europea e il fascino seducente di certe città d’oceano. Avvolta da un’atmosfera suspended, per certi versi vagamente parigina. Lo si può percepire passeggiando tra strade, piazze e vicoli, dove eleganti case storiche restaurate convivono con facciate consumate dal tempo, creando un’insieme piacevolmente fané e originale.

La vista sul Douro accoglie l’arrivo con i comodi voli easyJet a Porto. ph Vanilda Podestà

Ingredienti principali del carattere dinamico di Porto sono una comunità giovane, in gran parte universitaria, un forte tasso di integrazione e una vivacità culturale in costante crescita. Resa oggi ancor più accessibile anche dall’Italia grazie ai comodi collegamenti easyJet da Milano (in inverno 5 voli settimanali da Linate e 2 da Malpensa). Può essere un weekend, una breve pausa o la scelta per un piacevole stop over verso mete più lontane. Avendo a disposizione un paio di giorni ecco un itinerario per esplorare almeno in parte la bella Cidade Invicta.

Primo giorno: mercati, scorci nascosti e il cuore della Ribeira

Il risveglio al Mercado do Bolhão

Bancarelle con frutta tropicale e verdure fresche, succhi e primizie. ph @teresascacchi

Il viaggio inizia nel cuore del gusto, al suggestivo Mercado do Bolhão (Rua Formosa 322), il luogo perfetto per immergersi nelle tradizioni locali. Banco dopo banco, la spesa diventa un’esperienza sensoriale tra formaggi artigianali, da non perdere il Queijo da Serra da Estrela, salumi tipici e vini soprattutto del territorio. Per una sosta gourmet, ci si ferma ai banchi del pesce fresco a gustare ostriche crude, suave o salgada, e perceves. Sono i prelibati crostacei delle scogliere oceaniche dall’aspetto strano, che può ricordare un artiglio o un piccolo piede.

Il piano alto del mercato ospita diversi ristoranti. ph @gianfrancopodestà

Ideali accompagnati da un calice di Vinho Verde, Douro bianco o rosé, oppure un Porto bianco e secco, freddo. Salendo al piano galleria del mercato vi attende Culto ao Bacalhau, ristorante segnalato dalla Guida Michelin dove la tradizione del baccalà viene servita in chiave contemporanea. Sulla balconata si trovano inoltre diversi altri locali che servono piatti tipici e proposte internazionali.

Degustazione al mercato: ostriche, perceves e inslata di polpo con cipolle e l’immancabile coriandolo (peccato). Vini bianco e rosè del Douro fermi e porto bianco secco. ph @teresascacchi

Tra monumenti d’arte e devozione

A pochi passi dal mercato si incontra la spettacolare Igreja do Carmo (Praça de Gomes Teixeira), con la parete laterale interamente rivestita di azulejos bianchi e blu. E la Igreja da Misericórdia, scrigno di arte barocca lungo la pedonale Rua das Flores. Proseguendo verso il centro, la stazione di São Bento lascia stupiti per i suoi oltre 20.000 azulejos dedicati alle battaglie storiche del Portogallo.

Notturno della Cattedrale del Sè che domina la città. ph @teresascacchi

Risalendo verso il punto più alto della città s’incontra la maestosa Cattedrale del Sé, una fortezza romano-gotica da cui si domina il dedalo di tetti arancioni fino al fiume. Scendendo verso le rive del Douro, una tappa fondamentale è la Igreja de São Francisco (Rua do Infante D. Henrique). L’interno incanta per la profusione di intagli in legno dorato barocco.

Concept store, scope di saggina e vicoli segreti

Il concept store Fernandes, Mattos & Cia, storico negozio e magazzino di fianco alla Livraia Lello a Porto. ph @teresascacchi

Un consiglio è quello di evitare la celebre e bellissima Livraria Lello, ormai soffocata da code chilometriche e biglietti d’ingresso che ne snaturano la magia (pare che alcune sale abbiano ispirato Harry Potter). Vale la pena indirizzarsi piuttosto verso l’affascinante concept store ricavato all’interno di un antico emporio aperto dal 1886 e famoso per prodotti tradizionali portoghesi. Fernandes, Mattos & Cia (Rua das Carmelitas 108), dove il design contemporaneo sposa arredi d’epoca. Tra le curiosità più originali della città, merita una visita la minuscola Escovaria de Belomonte (Rua de Belomonte 34). Un negozio specializzato unicamente in scope di saggina e spazzole artigianali fatte a mano, vero esempio di abilità d’altri tempi.

Negozi di artigianto, piccoli teatri di marionette, e spazi unici come la Escovaria de Belomonte si trovano in tutta Porto, ma in particolare nella zona di Ribeira. ph @teresascacchi

Inseguendo un’anima cittadina più verace e meno turistica, si sale lungo Rua das Taipas, antica viuzza acciottolata in pendenza tra case popolari d’epoca. Qui si incontra il Chafariz da Rua das Taipas, storico lavatoio in pietra del 1772. Prima di risalire al Passeio das Virtudes, il punto di ritrovo preferito dagli studenti universitari e giovani YPro e grindset. Per bere una birra, un copo di vino, una ginha, magari al tramonto, con vista sul fiume.

La Ribeira, l’artigianato e la traversata sul Douro

Il quartiere della Ribeira rappresenta il centro scenografico di Porto. Affascinante e ricco di atmosfera, ricorda per vitalità il Quartiere Latino di Parigi, tra ristorantini all’aperto, artisti di strada e vicoli che scendono verso il fiume. Proprio di fronte al Centro di degustazione del vino di Porto e al Palácio da Bolsa sorge il Mercado Ferreira Borges (Praça do Infante D. Henrique). Una grande struttura in ferro battuto rosso del 1885 oggi trasformata in uno spazio culturale e market d’artigianato locale. Il posto ideale per scovare ceramiche, accessori in sughero e creazioni d’autore.

Vista sul vecchio Mercado Ferreira Borges. ph @teresascacchi

Dalla Ribeira si attraversa a piedi il Ponte Dom Luís I, sulla campata superiore, dove passa anche la metropolitana all’aperto. Guardando giù nelle giornate più calde non è raro avvistare ragazzi temerari che si tuffano direttamente nelle acque del fiume tra gli applausi dei passanti. Oppure si può scegliere di risalire verso la parte alta di Batalha a bordo della scenografica Funicular dos Guindais. Costruita nel 1891 per collegare i due livelli della città correndo lungo le antiche mura medievali (Muralha Fernandina), è diventata un’attrazione. E in più permette di superare il dislivello senza fatica, offrendo uno scorcio emozionante sul Douro e sul Ponte Dom Luís I.

Un frame del salto dal ponte Dom Luís I pedonale e dove passa anche la metropolitana all’aperto. Non è raro assistere a tuffi di ragazzi spericolati. ph courtesy Gianfranco Podestà

Secondo giorno. Le cantine di Vila Nova de Gaia e l’alta cucina

Nel regno del Porto, tra cantine secolari e tavole d’autore

Le barche sul Douro che portano fino a Foz. ph courtesy Marzia Chini

Oltrepassato il fiume si entra a Vila Nova de Gaia, dove da secoli matura il vino Porto all’interno delle storiche caves. Una visita presso produttori come Graham’s, Taylor’s, Calem o Sandeman è un passaggio obbligato per comprendere l’universo dei vini fortificati. Dai Ruby ai Tawny invecchiati decenni. Dopo gli assaggi, la pausa di gusto si fa d’autore presso Vinum restaurant, affacciato sulle bottaie di Graham’s e segnalato dalla Guida Michelin.

Oppure salendo verso The Yeatman Gastronomic, accreditato con 2 stelle, per un’esperienza d’alta cucina sospesa sui tetti della città. Invece per un aperitivo prima di cena, la terrazza del distretto WOW – World of Wine offre uno scorcio sul fiume che si illumina al calar del sole.

L’incanto vintage del Douro, a bordo di Barcos Rabelos e tram d’epoca

Uno dei famosi tram stroici con cui scoprire la città. ph courtesy Marzia Chini

Per guardare la città dall’acqua ci si imbarca dal molo della Ribeira a bordo di un Barco Rabelo, l’antica imbarcazione in legno dal fondo piatto che per secoli ha trasportato le botti di vino Porto. Affrontando la crociera dei sei ponti tra le imponenti architetture in ferro del Ponte Maria Pia, firmato da Gustave Eiffel, e del panoramico Ponte Dom Luís I, capolavoro della sua scuola. In alternativa, per respirare l’aria frizzante dell’Oceano Atlantico, la porta d’accesso è lo storico Tram n. 1. Parte da Infante e scivola lento lungo la riva del fiume fino alle scogliere e ai fari di Foz do Douro.

E se avete ancora tempo, cafè, musei, shopping e miradouro

Per completare l’itinerario vi sono altre tappe molto interessanti. Il Café Majestic in Rua Santa Catarina 112, famosa anche per lo shopping, merita una sosta. Un elegante locale Art Nouveau aperto nel 1921, con specchi decorati e intagli in legno. Accanto a São Francisco sorge il Palácio da Bolsa (Rua Ferreira Borges), edificio neoclassico celebre per la spettacolare Sala Araba ispirata all’Alhambra di Granada.

Gli amanti dell’arte possono visitare il Museo di Arte Contemporanea di Serralves (Rua Dom João de Castro 210), immerso in un parco lussureggiante e firmato da Álvaro Siza Vieira.

Vista panoramica da Virtudes. ph @teresascacchi

Infine, tra i punti panoramici della città spicca, oltre al già citato Virtudes, il Miradouro da Vitória (Rua de São Bento da Vitória), situato nel vecchio quartiere ebraico. Un sito perfetto per abbracciare con lo sguardo la distesa dei tetti della Ribeira.

Guida al gusto, Baccalà 365, dolci e specialità

In Portogallo si dice che esistano 365 modi per cucinare il baccalà, uno per ogni giorno dell’anno. E a Porto la cultura gastronomica e la pasticceria raggiungono vette d’eccellenza.

Una delle “365” preparazioni del bacalhau. ph courtesy Marzia Chini

Per assaggiare il celebre Pastel de Nata, crostatina di sfoglia con crema cotta e cannella, i punti di riferimento sono Castro – Atelier de Pasteis de Nata (Rua de Mouzinho da Silveira 94) e Manteigaria (Rua de Alexandre Braga 24). I Jesuítas, dolci di sfoglia glassata con meringa e ripieni di crema, tipici di Santo Tirso, si gustano alla Confeitaria do Bolhão (Rua Formosa 339).

Le tradizionali Pastéis de Bacalhau, crocchette di baccalà e patate fritte, vengono servite anche con cuore di formaggio Serra da Estrela fuso. Da assaggiare alla Casa Portuguesa do Pastel de Bacalhau (Campo dos Mártires da Pátria 108). Il Bacalhau à Gomes de Sá, preparato al forno con patate, cipolle, uova sode e olive, trova la sua espressione ideale al Restaurante Abadia do Porto (Rua do Ateneu Comercial do Porto 22).

Per uno spuntino verace si sceglie la Francesinha, ricco sandwich con carne, formaggio fuso e salsa al vino e birra, ispirato al Croque Monsieur. Da provare da Cervejaria Brasão (Rua de Ramalho Ortigão 28) o in uno dei tanti locali che la propongono (c’è anche la versione senza lattosio e vegana!). Oppure ci si può lanciare sulla classica Bifana, panino con sfilacci di maiale marinati e speziati.

Il pastel de nata appena sfornato. Impossibile restistere. ph @teresascacchi

Durante le passeggiate in centro non può mancare un cicchetto di Ginjinha (o semplicemente Ginja), il dolce e aromatico liquore alle amarene servito tradizionalmente con o senza il frutto sotto spirito. A volte viene proposto in piccoli bicchierini di cioccolato fondente da mangiare subito dopo aver bevuto.

Informazioni pratiche

Porto si visita facilmente a piedi nei suoi quartieri storici, ma offre una rete di trasporti pubblici efficiente per ogni spostamento. La metropolitana M è moderna, pulita e panoramica. Con la Linea E che collega direttamente l’aeroporto Francisco Sá Carneiro al centro cittadino e tratte in superficie come la traversata sul Ponte Dom Luís I.

Per un viaggio dal sapore vintage ci sono i tram storici, in particolare la citata linea 1 verso Foz do Douro. Chi preferisce i taxi tradizionali li riconosce dalla livrea classica nera con tetto verde oppure interamente crema. Sono reperibili in strada o nei posteggi, a tariffe accessibili. Capillarmente diffuse anche le app di ride-hailing come Uber e Bolt, comode ed economiche per muoversi tra le colline della città o raggiungere le cantine di Gaia.

Sullo sfondo il Ponte Dom Luís I che porta a Vila Nova de Gaia dove si trovano le tante cantine del vino di Porto. ph courtesy Marzia Chini

Come arrivare a Porto: easyJet collega Milano Malpensa e Linate con comodi voli della durata di due ore e mezza (in inverno 5 voli settimanali da Linate e 2 settimanali da Malpensa). Sempre attenta alla sostenibilità, la compagnia ha recentemente introdotto su tutta la flotta europea e britannica nuovi vassoi riutilizzabili per i pasti dell’equipaggio. Iniziativa che segue l’adozione di tazze e posate riutilizzabili a bordo ed evita l’impiego di circa 1,5 milioni di confezioni monouso in cartone ogni anno.

Dove dormire:

Per il soggiorno l’offerta è vasta, ma per vivere la città con stile locale è consigliabile scegliere un appartamento all’interno di dimore storiche, come YOUROPO o Oporto Chic & Cozy

Dove mangiare:

Laboratorio di pastel de nata dove acquistarli in diretta. ph @teresascacchi

Una scelta infinita, ma oltre alle tavole già citate, per la cena si segnalano Casa Virtudes (Passeio delle Virtudes 58) per una cucina tradizionale in ambiente raffinato. E poi Taberna S. António (Rua das Virtudes 134), piacevole punto d’incontro tra ricette classiche e atmosfera giovanile.

Visit Portugal Porto

Testo di Teresa Scacchi, foto autori vari |Riproduzione riservata 2026 © Latitudeslife.com

Sciare a Crans-Montana: le novità dell’inverno 2026-2027

Il comprensorio vallesano apre la stagione invernale nel segno dei Mondiali di sci alpino 2027, tra nuove strutture d’eccellenza, itinerari nella natura e un’ampia offerta gastronomica.

Panorama sulla stazione sciistica di Crans-Montana con lo snowpark e la seggiovia, Vallese, Svizzera
La stazione sciistica di Crans-Montana con lo snowpark e la seggiovia, Vallese, Svizzera ©Shutterstock

Distesa su un altipiano baciato dal sole a 1.500 metri di quota, Crans-Montana guarda all’imminente stagione invernale, in calendario dal 28 novembre 2026 al 4 aprile 2027, con lo sguardo delle grandi occasioni.

Affacciata su un panorama che abbraccia la valle del Rodano dal Cervino al Monte Bianco, la destinazione vallesana offre un comprensorio di 140 chilometri di piste esposte a sud. I punti di accesso principali sono tre: Crans-Cry d’Er, Montana-Arnouva e Violettes; serviti da 24 impianti che risalgono la montagna fino ai 3.000 metri del ghiacciaio della Plaine Morte.

Tra le novità della stagione si conferma la tariffazione dinamica per chi prenota online (skipass giornaliero da CHF 79.– acquistando entro la mezzanotte precedente) e l’integrazione completa nel circuito internazionale Epic Pass.

Verso i Mondiali 2027: il fascino delle piste leggendarie

Il cuore pulsante dell’inverno batte già al ritmo del grande agonismo: dal 1° al 14 febbraio 2027 la località ospiterà i Campionati Mondiali FIS di sci alpino, a quarant’anni esatti dalla storica edizione del 1987. Per quattordici giorni, oltre 600 atleti da 80 nazioni si contenderanno 11 titoli iridati.

Teatro delle sfide saranno due tracciati entrati nella storia dello sci alpino: la Piste Nationale (3,8 km per 969 metri di dislivello), per lo sci maschile, e la Piste Mont Lachaux (2,45 km per 665 metri di dislivello), tracciato ripido e tecnico per le gare femminili.

Mentre i campioni cercheranno la traiettoria perfetta, la montagna rimarrà regolarmente accessibile agli appassionati, mentre alla Fan Zone di Ycoor prenderà vita il villaggio dei festeggiamenti con maxischermi, stand enogastronomici e le cerimonie di premiazione.

Tra pelli di foca, silenzio e attività outdoor

Crans-Montana: sciare a Rando Parc
Crans-Montana: sciare a Rando Parc ©Patrick Guller

Oltre lo sci da discesa, Crans-Montana dimostra una spiccata sensibilità per le discipline che cercano un contatto più intimo con il paesaggio. Lo Ski Rando Parc, sviluppato con la consulenza della campionessa Séverine Pont Combe, rappresenta un punto di riferimento per lo scialpinismo in Europa: 16 itinerari tracciati e messi in sicurezza coprono 40 chilometri di percorsi e 5.500 metri di dislivello.

Per chi predilige lo sci di fondo, i 20 chilometri di piste alternano i saliscendi del campo da golf Severiano Ballesteros, l’atmosfera ovattata di La Moubra e Le Briesses, e il tracciato d’alta quota sul ghiacciaio della Plaine Morte.

Le famiglie ritrovano invece la loro dimensione ideale all’interno dello Snow Island, spazio ludico attrezzato con snowtubing, slittino e le attività per i più piccoli custodite dalla Maison de Bibi.

Luci d’autore e nuove dimore: l’esordio de L’Uciole

All’imbrunire la natura cede il passo al racconto e all’ospitalità. Dal 4 dicembre 2026 al 7 marzo 2027 torna il Sentiero delle Lanterne, itinerario poetico e gratuito di due chilometri disegnato sul campo da golf Jack Nicklaus. L’allestimento di quest’anno rende omaggio al tema “La Svizzera”, traducendo l’immaginario elvetico in installazioni luminose e sculture che accompagnano le passeggiate serali.

Sul fronte dell’hôtellerie, l’indirizzo più atteso è L’Uciole, boutique hotel quattro stelle nato dal restauro dell’ex hotel Mirabeau e gestito da Sophos Hotels. Con le sue 60 camere dal sapore alpino contemporaneo, il ristorante di impronta italiana Altario, il bar Spica e un’area benessere curata nei minimi dettagli, la struttura punta a diventare un punto di riferimento della ricettività locale.

La tavola vallesana e l’incontro con l’arte

Piatti tipici e vini di Crans Montana
Piatti tipici e vini di Crans Montana ©Charles Edouard Nicolet

L’esperienza del viaggio si completa attorno alla tavola e lungo i percorsi della cultura. La destinazione vanta oltre 130 ristoranti, un’eredità gastronomica certificata dai 11 indirizzi selezionati dalla guida Gault&Millau 2026 e dalle stelle Michelin accese su L’Ours di Franck Reynaud e su Le Mont Blanc.

Una cucina d’autore che convive con la schiettezza dei sapori di montagna, dove la Raclette du Valais AOP incontra le note dei vini autoctoni coltivati nei 320 ettari di vigneti a valle.

Infine, lo sguardo si allarga alle arti visive: la Fondation Opale di Lens presenta dal 13 dicembre 2026 la mostra “ANANGU PUTINGURU – Popolo Spinifex del deserto”, mentre le vie della stazione sciistica ospiteranno, dall’inizio del 2027, un’esposizione open air di un centinaio di ritratti firmati dal fotografo Yann Arthus-Bertrand.

In viaggio verso l’altopiano

L’accesso a Crans-Montana dall’Italia offre soluzioni comode sia per chi viaggia in auto sia per chi sceglie il treno. In auto, il percorso da Milano richiede circa 3 ore valicando il Passo del Sempione (o usufruendo della navetta ferroviaria Iselle-Briga), mentre da Torino si impiegano circa 3 ore e mezza attraverso il Traforo del Gran San Bernardo.

In treno, i collegamenti EuroCity da Milano Centrale permettono di raggiungere comodamente Briga o Visp per poi proseguire in regionale fino a Sierre. Da qui, una storica funicolare panoramica ricopre il dislivello fino al centro di Montana in soli 13 minuti, con corse ogni 20 minuti.

Testo di Redazione|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

La West Coast australiana da Broome a Perth

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Tra la terra rossa del Kimberley, canyon spettacolari e le acque dell’Oceano Indiano: guida al viaggio sulla costa ovest

Una tenda in spiaggia dove la costa occidentale dell'Australia dove la terra rossa incontra l'Oceano
La costa occidentale dell’Australia dove la terra rossa incontra l’Oceano ©Andrea Burchini

Dove la terra rossa del Kimberley incontra l’Oceano Indiano prende forma uno dei più affascinanti itinerari dell’Australia Occidentale .

Da Broome a Perth, la strada attraversa territori immensi e remoti, alternando spiagge incontaminate, deserti, canyon, parchi nazionali e la spettacolare barriera corallina di Ningaloo Reef. Un viaggio on the road lungo la West Coast australiana dove la natura e i suoi spazi sconfinati restano i veri protagonisti.

Broome, tra perle e tramonti

Una lunga fila di cammelli attraversa Cable Beach al tramonto, Australia
Una lunga fila di cammelli attraversa Cable Beach al tramonto, Australia ©Andrea Burchini

Il percorso parte da Broome, cittadina affacciata sull’oceano e porta d’accesso alla Kimberley Region. Il suo passato è legato alla raccolta delle perle, attività che attirò lavoratori e commercianti provenienti soprattutto dall’Asia, contribuendo a creare il carattere multiculturale della città.

Il simbolo di Broome è Cable Beach, una lunghissima distesa di sabbia chiara dove il tramonto regala ogni giorno uno spettacolo diverso. Le sagome dei cammelli che attraversano la spiaggia contribuiscono a rendere il paesaggio ancora più suggestivo, mentre le grandi maree modificano continuamente il profilo della costa.

Tra deserto e canyon

guadare un fiume con una jeep in australia occidentale
Il guado di un fiume con una jeep in Australia occidentale ©Andrea Burchini

Lasciata Broome, la strada punta verso sud attraversando il Pilbara, regione caratterizzata dalla terra rossa, dalla vegetazione bassa e da enormi distanze. Una delle deviazioni più spettacolari conduce al Karijini National Park, dove profonde gole sono state scavate dall’acqua nella roccia.

Canyon, cascate e piscine naturali creano un paesaggio dai colori intensi. Tornando verso la costa, l’oceano torna a dominare l’orizzonte e il paesaggio cambia nuovamente.

Ningaloo, il mare a portata di mano

Tra i momenti più suggestivi dell’itinerario c’è la costa di Ningaloo, dove la barriera corallina si trova a poca distanza dalla terraferma. A Coral Bay ed Exmouth le escursioni in mare permettono di osservare coralli, pesci tropicali, tartarughe e mante.

In determinati periodi dell’anno è possibile nuotare anche accanto agli enormi squali balena. Il vicino Cape Range National Park completa questo ambiente naturale con canyon e formazioni rocciose che si affacciano sul mare.

Shark Bay, tra squali e delfini

Le acque trasparenti di Shark Bay, Australia occidentale
Le acque trasparenti di Shark Bay, Australia occidentale ©Andrea Burchini

Proseguendo verso sud si raggiunge Shark Bay, area naturale dichiarata patrimonio mondiale dell’UNESCO. Baie, penisole e distese desertiche si alternano lungo la costa.

A Monkey Mia i delfini selvatici sono tra gli animali più conosciuti della regione, mentre Shell Beach sorprende per la sua particolare composizione: la spiaggia è formata quasi interamente da miliardi di piccole conchiglie bianche.

Gli stromatoliti di Hamelin Pool, tra le forme di vita più antiche del pianeta, aggiungono un ulteriore elemento di straordinarietà al territorio.

Kalbarri e Pink Lake, tra canyon e colori

Pink lake, Australia occidentale
Pink lake, Australia occidentale ©Andrea Burchini

Lasciata Shark Bay, il percorso raggiunge Kalbarri, dove il Murchison River ha scavato profonde gole nella roccia, creando gli spettacolari scenari del Kalbarri National Park. Le pareti rossastre dei canyon si alternano alla vegetazione e, nella stagione della fioritura, ai vivaci colori dei wildflowers.

Proseguendo verso sud, Hutt Lagoon, conosciuto come Pink Lake, sorprende con le sue acque dalle tonalità rosa e rosse, che cambiano a seconda della luce e delle condizioni del lago.

Pinnacles Desert, la foresta di pietra

Pinnacles Desert, Nambung National Park, Australia occidentale
Pinnacles Desert, Nambung National Park, Australia occidentale ©Andrea Burchini

Nel Nambung National Park si apre il Pinnacles Desert, dove migliaia di formazioni calcaree emergono dalla sabbia dorata creando una singolare foresta di pietra.

Le guglie, modellate da un lungo processo geologico, assumono forme diverse e diventano particolarmente suggestive all’alba e al tramonto, quando la luce ne accentua le ombre.

Lancelin Dunes, il deserto bianco

Proseguendo verso sud, a Lancelin il paesaggio cambia ancora. Grandi dune di sabbia bianca si estendono lungo la costa e vengono continuamente modellate dal vento.

Dall’alto delle dune lo sguardo corre verso l’Oceano Indiano, creando un forte contrasto tra il bianco della sabbia e il blu del mare.

Perth, il ritorno alla città

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Lo skyline di Perth capitale del Western Australia ©Guido Lattuneddu

L’ultima tappa è Perth, capitale del Western Australia e affacciata sull’oceano. Dopo i lunghi rettilinei dell’outback e i paesaggi quasi disabitati della costa, la città rappresenta il ritorno alla dimensione urbana. Il viaggio da Broome a Perth racconta un’Australia fatta di grandi spazi, colori estremi e natura selvaggia.

Un itinerario in cui non sono soltanto le destinazioni a rendere speciale il percorso, ma soprattutto la strada che le unisce, chilometro dopo chilometro, tra deserto e oceano.

Infoutili

Informazioni: per organizzare un viaggio in Western Australia tutte le informazioni si trovano sul sito Tourism Western Australia

Durata consigliata: almeno 10–14 giorni per godersi le principali tappe senza correre

Periodo migliore: da aprile a ottobre, quando il clima è generalmente più favorevole per esplorare la costa

Come muoversi: l’auto (4×4 meglio) o il camper sono le soluzioni più comode per quest’itinerario

Strade: alcune tratte sono molto isolate; è importante pianificare rifornimenti, acqua e soste

Punti di rifornimento strategici: Broome, Port Hedland, Nanutarra Roadhouse, Carnarvon, Geraldton sono alcune delle principali località/aree di servizio lungo il percorso, a seconda dell’itinerario scelto.

Fuso orario: Western Australia AWST (UTC+8)

Testo e foto di Andrea Burchini|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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