Java e Bali

Dal 22 ottobre al 5 novembre un viaggio tra odori e sapori: da Java a Bali.

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Giorno 1:

Atterriamo a Jakarta, sono le 10 del mattino, il caldo umido ci fa appiccicare i vestiti alla pelle, profumo di incenso, proprio quello che piace a noi …scopro invece essere prodotto dalle loro sigarette, qui tutti fumano ovunque! Prendiamo il bus che ci porterà alla stazione principale di Jakarta, l’idea è quella di procedere direttamente per Yogiakarta prendendo un treno diretto che impiega 7 ore . Arriviamo in stazione, sempre più caldo sempre più rumore, e scopriamo che il primo treno parte alle 17.00 quindi piano B .. prendere il primo treno per Bandung che è una cittadina intermedia tra Jakarta e Yogiakarta.

Lungo il tragitto passiamo attraverso tantissimi villaggi la maggior parte dei quali allestisce il mercato proprio lungo le rotaie.. il treno arriva, rallenta, suona e…magicamente le bancarelle vengono tratte in salvo per poi ritornare nella loro posizione subito dopo il passaggio del treno…In tre ore, due delle quali abbiamo praticamente dormito, arriviamo a Bandung, ha appena smesso di piovere, l’odore dell’asfalto misto alla terra è acre, mi ricorda la mia amata India soprattutto quando passiamo attraverso un dedalo di vie costellate di negozi recuperati da garage. Ci si avvicina una guida turistica che , dopo averci mostrato il cartellino di riconoscimento, insiste per accompagnarci a vedere un hotel. Visto che non abbiamo nulla di prenotato decidiamo di seguirlo. L’esterno tutto sommato non è così male ma l’interno ci ha lascitati di stucco, più che camere di un albergo sembravano delle celle, la stanza era lunga quanto il letto e poco più larga e il bagno…beh, sembrava un’ambientazione del film “Saw” . Gentilmente diciamo che preferiamo uno star hotel e velocemente prendiamo un risciò per andare all’hotel Kedaton, spendiamo ben 17 eur a testa, che ci sembra una follia, ma ci fermiamo.

Passiamo dalla stazione per verificare gli orari per il giorno dopo e qui, il nostro viaggio inizia a disegnarsi da solo, come ogni Viaggio dovrebbe fare. Ci dirigiamo al banco di informazioni turistiche e lì conosciamo Beng Beng, colui che sarà la nostra guida per quasi tutto il viaggio. Beng Beng ci suggerisce di non prendere il treno per Yogiakarta, perchè avremmo perso un sacco di cose interessanti, e ci propone in alterntiva un tour in macchina di quattro giorni attraverso Western Java. Come dire di no, visti i prezzi… Il giorno dopo ci alziamo di buon ora e ci incontriamo con Beng Beng che ci presenta Bas,il quarto membro della spedizione, l’autista.

L’inizio del viaggio é già un avventura: uscire da Bandung è un’impresa per via del traffico caotico, ci sono moto dappertutto e il livello di inquinamento é insopportabile. Dopo un po’ prendiamo l’unica autostrada del paese e il panorama cambia radicalmente, distese di risaie a perdita d’occhio con gente ovunque e di ogni età. Chi lavora nei campi, chi passa la giornata disteso a terra a riposare o a chiacchierare.

Giorno 2:

Destinazione Garung Papandayan, un vulcano attivo alto 2622mt! Man mano che saliamo la temperatura cala e le nubi si fanno fitte intorno a noi. Inizia a piovere e non immaginiamo cosa ci sta aspettando. L’arrivo al parco nazionale del Garung Papandayan, garung vuol dire vulcano in bahasa indonesia, è surreale. Visto il brutto tempo e la bassa stagione siamo gli unici turisti in tutto il parco. Iniziamo la salita insieme a Beng Beng e ad una guida ufficiale del parco. Noi ci vestiamo da montagna con tanto di scarpe da trekking e bacchette per camminare, Beng Bng e la guida con kway e infradito! Nonostante la nebbia e una visibilità di massimo 50 metri lo spettacolo che ci si apre davanti non può che lasciarci senza parole. Ci sono fumarole ovunque, un odore di zolfo così penetrante da impregnarci narici ed indumenti. La nostra guida ci mostra i punti dove la natura è più spettacolare che mai: passiamo davanti a camini che suonano come un motore di un jet, contenitori naturali dove lo zolfo trasuda liquido e ci fermiamo a giocare con bastoncini di legno che immersi in questo “brodo sulfureo” si trasformano in enormi fonzies di zolfo. Proseguiamo e incontriamo un piccolo lago con l’acqua che ribolle, la temperatura si aggira attorno ai 250 °C. Per fortuna la pioggia cala un attimo e ci permette così di ammirare, in tutta la sua bellezza, un lago turchese che si è formato dopo l’ultima eruzione. Sembrava di essere sul set di un film e in effetti ci dicono che in questi luoghi è stato girato un film dell’orrore bollywoodiano. Dopo essere scesi ed esserci riscaldati te caldo con patatine di Kasava ci dirigiamo alla volta di Garut.

Dormiamo in un hotel di tipico stile indonesiano e grazie al nostro grande spirito di adattamento riusciamo a riposare e soprattutto a lavarci senza grossi problemi, in quanto la doccia non esiste, c’è solamente una specie di piscina con acqua termale che scarica nella vasca esterna dei pesci quindinon ci si può lavare (se no i pesci morirebbero). Ci alziamo di buon ora in quanto sappiamo che la giornata sarà parecchio intensa. Iniziamo con la visita di una scuola elementare. I bambini ci seguono in ogni dove prendendoci le mani e portandosele alla testa in segno di estremo rispetto. Ci accolgono la preside e parte del corpo insegnante e ci trattano da VIP mettendoci anche un po’ in imbarazzo.

Finita la visita, proseguiamo verso una delle ultime fabbriche artigianali di caramelle ed è lungo la strada che facciamo la più eccitante esperienza fino a questo punto: la cavalcata dei bufali mentre arano un campo di riso. La nostra guida ci ha fatto conoscere i fattori che poi, gentilmente ci hanno offerto il loro bagno per sciacquarci, in quanto eravamo infangati fino ai capelli!! Che salto indietro nel tempo!!! Una volta ripuliti iniziamo la visita della fabbrica di caramelle dove ci mettono subito all’opera e ci fanno provare ad impastare… che fatica!! E che caldo!! Insopportabile, sembra impossibile trovare ancora tali realtà!!

Fatto il pieno di dolci, ci rimettiamo nuovamente in viaggio, questa volta verso Pangandaran. Lungo la strada ci fermiamo in un bar/ristorante, se così si può definire, con un concetto di igiene così lontano dal nostro che non si può descrivere. E’ proprio vero che l’appetito vien mangiando con un cibo così buono. Il viaggio è lungo, arriviamo in tarda serata perché ci fermiamo qualche oretta al Dragon Village, un villaggio antico dove la vita scorre ancore come un tempo, non esistono macchinari ne elettricità e i turisti non possono assolutamente dormire all’interno del villaggio, nemmeno se ospitati dai locali.

Giorno 3:

A Pangandaran ci fermeremo ben 2 notti in quanto è una località di mare decisamente accogliente,piena di surfisti e con ristorantini locali niente male e soprattutto ci sono un paio di escursioni da fare. La prima e in assoluto più bella è al Green Canyon , un’esperienza favolosa anche se, a causa di un fortissimo acquazzone l’acqua è marrone e limacciosa anziché essere verde smeraldo…. Ma ne vale assolutamente la pena, è come essere dentro al set di Indiana Jones, abbiamo nuotato, scalato e ci siamo infine fatti trasportare da una corrente fortissima! La seconda è la spiaggia di Batukaras Beach dove il tempo passa ozioso e lento, indugiamo prendendo un aperitivo nel primo bar europeo che frequentiamo da inizio vacanza, prima di partire per una nuova tappa.

Ci alziamo con calma e prima di metterci in viaggio ci fermiamo al mercato del pesce dove acquistiamo dei sacchetti di gamberetti e totanetti secchi fritti per il viaggio e ci facciamo cucinare un granchio bollito che è davvero buono. Spendiamo quello che in Italia avremmo speso per una piadina al bar.

Prossima tappa sono le Seven Waterfalls …La sveglia quel giorno suona troppo presto!! Senza colazione ci dirigiamo verso uno dei posti più belli visti finora: sette cascate di acqua bollente che sgorgano dalla terra creando composizioni di zolfo degne del MOMA, rocce dalle forme più assurde con colori che vanno dall’arancione al verde.

Scendendo a valle, l’acqua si raffredda e ci permette di rilassarci sotto il caldo getto d’acqua dopo esserci concessi un rilassante massaggio all’aperto con i fanghi di zolfo. Il massaggiatore è un esperto di riflessologia e shiatzu, e riesce a capire che abbiamo il mal di gola attraverso le sue manipolazioni. Torniamo in hotel, facciamo una lauta colazione e ci rimettiamo in viaggio… Yojakarta!! E il nostro viaggio con Beng Beng sta per giungere al termine… Yojakarta è una città frenetica, caos ed inquinamento, ma anche molto fervore… piena di ristoranti, beauty farm e botteghe di ogni tipo.

Da segnalare le marionette incise nella pelle di bufalo tutte fatto a mano e con colori naturali e assolutamente da vedere il Bird Market, un mercato a cielo aperto dove si possono trovare animali di ogni tipo… dalle termiti ai varani…passando ovviamente per i polli. E in barba al virus dell’aviaria ne usciamo indenni. I polli sono stati la costante del viaggio, polli ovunque, liberi e in gabbia, colorati per i bambini e cucinati per tutti… Da Yojakarta decidiamo di fare una pazzia e di andare al Garung Bromo, il più famoso e spettacolare complesso di vulcani dei Java. Abbiamo pochissimo tempo ma la voglia di vedere questo spettacolo della natura ha avuto la meglio.

Quindi eccoci di nuovo in macchina , 12 ore filate e poi 4 ore di sonno perché la sveglia era all’alba, ma lo spettacolo che ci si apre davanti ha del divino, non è spiegabile a parole.. tutte queste persone riunite all’alba per vedere il sorgere del sole tra i coni vulcanici, semplice meraviglia !

Giorno 4:

Qualche ora per riposarci un po’e poi via verso l’aeroporto di Surabaya in tempo per prendere il volo per Bali. Ed eccoci qui, sull’isola degli dei per gli ultimi tre giorni che passano piacevolmente tra spiagge, parchi naturali pieni di scimmie , arte…tanta arte e ristoranti diversi ogni sera. E arriva anche il momento della partenza ma per fortuna ci siamo ritagliati uno stopover a Singapore per attutire lo shock del rientro. Solo 24 H per scoprire a grandi linee questa meravigliosa metropoli… ma questa é un’altra storia.

Gabriella Rondelli – Novara –

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