Amsterdam è una farfalla. Incontro con Marino Magliani

Lo scrittore Marino Magliani, intervistato da Andrea B. Nardi ci parla del suo nuovo libro Amsterdam è una farfalla (Ediciclo editore)


Marino Magliani è davvero uomo dalle molte Latitudes. Nato sul 43° parallelo di una Liguria stretta e scoscesa, da parecchi decenni vive sui 52 gradi di IJmuiden, città portuale dell’Olanda Settentrionale, ma ci è arrivato passando per i subequatoriali paralleli del Sudamerica, e per chissà quali altre odissee. Tanti luoghi, tante lingue, Magliani è oggi uno dei più sensibili traduttori dallo spagnolo, merito certo del suo essere prima di tutto un intenso scrittore.


Partiamo da qui: che effetto fa lavorare sul romanzo di un altro autore?
È una sensazione strana, è un continuo mettere i piedi su impronte altrui. L’ultima mia traduzione, che ho fatto assieme a Giovanni Agnoloni, è una raccolta di saggi su Bolaño, che uscirà a fine novembre per Senzapatria; ora sto lavorando sul romanzo di un cubano. Sono linguaggi diversi, lo spagnolo del Conosur e lo spagnolo dei Caraibi. Paralleli diversi, per restare in tema.


Torniamo all’Olanda. Le differenze fra quelle discese sassose a picco sul Mar Ligure e gli orizzonti sabbiosi dei Paesi Bassi sono solo geografiche, oppure la tua fantasia, le tue ispirazioni – anche professionali – cambiano a seconda dei paesaggi, ne vengono forse assorbite?
Per me è sempre quel giorno tra orizzontalità e verticalità. Scaglie e pietre di muri a secco, e mulattiere da una parte, e sabbia dall’altra. Finora, tuttavia, non avevo mai scritto molto di “olandese” a parte qualche racconto che mi avevano commissionato case olandesi, e brani di romanzo, pezzi di Olanda che si incastravano nella Liguria.


Dopo tante emozioni regalateci dai tuoi romanzi, densi di “liguritudine” non solo per gli scenari, ora finalmente ci proponi una bella storia olandese: Amsterdam è una farfalla (Ediciclo Editore). Vuoi parlarci di come è nata e come l’hai vissuta?
Ediciclo ha una collana che si chiama Ciclopolis. Sono città (Bologna, Firenze, Berlino, e faranno credo Parigi) raccontate dal punto di vista della sella della bicicletta. A me è stato chiesto di raccontare Amsterdam e l’ho fatto in compagnia di Roland Fagel, editore e traduttore che ama come pochi altri la città-mondo costruita sulle paludi.
Diciamo che in tre/quattro mesi è successo tutto, dall’indagine sul posto andando rigorosamente in bici, a conoscere anche le campagne, i polmoni verdi della città, alla stesura del romanzo, lavorando anche su molto materiale raccolto da Fagel.

Allora parlaci di questa tua personale Amsterdam.
Si dice che Amsterdam abbia la forma di una ragnatela. Effettivamente se si prende la mappa i quattro canali principali fanno un giro a semicerchio, dallo IJ, il bacino di acque e isole e penisole, al fiume Amstel. L’impressione, per uno come me che misura tutto a terra e terrazze, è: con tutti i posti che c’erano, sono andati a costruire una città proprio sul fango? Io l’ho conosciuta sulla bicicletta, naturalmente, ho girato non solo i posti famosi, ma anche i canali minori, quelli senza turisti, i canali scomparsi, riempiti il secolo scorso, le piazze, le isole, sono salito e sceso dai ponti a dorso d’asino e ho intervistato la gente. Una cosa mi è chiara: Amsterdam è una città che ha una passione e una fede: stupire. Non mi interessava la città nel suo aspetto folkloristico, intendo hascisc e vetrine, ma le cose che pochi sanno, i traumi, la distruzione del quartiere ebraico per farci passare una metropolitana, le lotte religiose tra cattolici e calvinisti, nei secoli passati, e le chiese segrete che ancora esistono come musei.

Lo scrittore Marino Magliani

Aver rotto il ghiaccio del Mare del Nord ti farà ancora scrivere sulla tua Olanda, o ritornerai alle tue coste imperiesi?
Vorrei scrivere un romanzo popolare sul porto di IJmuiden, che è all’imboccatura del Noordzeekanaal, il canale che porta le navi nel porto di Amsterdam. IJmuiden è la città fradicia dove risiedo ormai da più di vent’anni. Dalla vetrata del mio studio vedo le dune e un pezzo di porto, i moli dove attraccano i pescherecci con le stive piene di aringhe. Un romanzo epico che racconti questo mare e la fatica dei porti, l’odore delle aringhe sui banchi, nel ghiaccio, e l’odore del pesce guasto che i gabbiani si dividono sul mattonato, ma anche i caffè, l’alcool, i canti dei marinai, e l’odore di Jenever e della birra e del salso, le banchine piene di ferrame, di ancore e catene enormi arrugginite, di reti stese, e la città di ferro, l’acciaieria, di là del canale, che rantola. Forse scrivere un libro su Amsterdam era inteso come avvicinamento al romanzo popolare sul Mare del Nord.


Intervista di:  Andrea B. Nardi Foto di:  B.Bokslag


Amsterdam è una farfalla. Marino Magliani, Edicicloeditore novembre 2011, pagg.224, €13

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