Seychelles. A Moyenne il sogno di un moderno Robinson Crusoe


Moyenne è una piccolissima isola di 0,091 kmq a largo di Mahè, ovvero la principale isola delle Seychelles, situata nella baia di Vittoria proprio di fronte alla capitale. L’isola fa parte del parco marino nazionale di Sainte Anne e il suo nome significa “stare nel mezzo”, infatti si trova a metà strada tra Sainte Anne e Ile Longue. Chi vi transita a largo non può fare a meno di rimanere ammaliato dalla sua bellezza e per resistere alla tentazione di sbarcarvi è necessario fare come Ulisse, per non rimanere vittima del canto delle sirene.

Moyenne è un’isola dalla vegetazione lussureggiante, alternata da spiagge bianchissime e da formazioni granitiche, circondata da un mare dal colore smeraldo habitat naturale di oltre 150 specie di pesci variopinti.

Il fascino dell’isola è ulteriormente arricchito dal fatto che a questo luogo sono legate innumerevoli storie di pirati, tesori nascosti e fantasmi. Fu proprio questo il motivo che, nel 1962, spinse a trasferirsi qui dallo Yorkshir Sir Brendon Grinshaw. Egli acquistò l’isola per l’equivalente di 8000 Sterline con due precisi obiettivi: trasformarla in un paradiso terrestre e trovare il leggendario tesoro dei pirati, che vi sarebbe stato sepolto dal valore stimato di 30 milioni di sterline. Infatti Brendon, in possesso di una leggendaria mappa del tesoro ed incoraggiato da una insenatura di corallo fossilizzato sulla quale aveva rinvenuto tracce di scavi eseguiti ad opera di cacciatori di tesori, si convinse ad acquistare questo lembo di roccia al centro dell’Oceano Indiano.

Quando arrivò qui, l’isola non aveva di certo l’aspetto attuale, anzi era piuttosto spoglia e priva di animali, di conseguenza iniziò il suo progetto direintroduzione delle piante da cocco, mango e banane, ma per fare ciò, esattamente come Robinson Crusoe, ebbe la necessità di trovare il suo “Venerdì”, ovvero il Seyscellese Rene Lafortune. Insieme costruirono la piccola abitazione in legno dove vivevano, dei contenitori per l’acqua piovana e un museo ove è esposto quanto di meglio la natura offre in questo ambiente.

Il vero obiettivo, una volta reintrodotte le piante autoctone, era quello di ripopolare di uccelli e tartarughe l’isola; infatti dopo numerosi tentativi riuscì ad attirare una coppia di volatili, che furono da richiamo per tutte le altre migliaia che oggi hanno scelto questo posto come casa. Gradualmente sono state reintrodotte le tartarughe giganti, che oggi sono almeno 120 in giro per l’isola, ad ognuna delle quali Brendon ha assegnato un nome. Queste tartarughe hanno anche 180 anni di età e per questo motivo un cartello ammonisce i visitatori: “Rispetta le tartarughe, probabilmente loro sono più vecchie di te!”.

Una bambina abitante di Mahè alcuni anni fa fece un sogno nel quale raccontò di avere visto un tesoro sepolto proprio vicino ad alcune tombe e a una pianta di mango; ovviamente non fu presa sul serio poiché non conosceva l’isola e non vi si era mai recata. Questa bambina non era una ragazzina qualsiasi, ma la figlia del guardiano dell’isola, ovvero di Rene, e quando sua moglie un giorno gli fece visita, alla vista del piccolo cimitero e della pianta di mango lì nei pressi dovette ricredersi sulle parole della figlia.

Nel 1974 dopo un periodo di intense piogge tutto venne spazzato via dall’acqua e proprio nel luogo indicato dalla bimba spuntò fuori dal terreno un pezzo di corallo ed una pietra; questo fu il segno che Brendon attendeva e diede inizio agli scavi. Armato di piccone si convinse presto a smettere quando due noci di cocco gli caddero quasi in testa nel momento esatto in cui toccò il riquadro di corallo e pietra.

L’isola, a sentire le storie che si raccontano quaggiù, sembra essere popolata da fantasmi ma lo stesso proprietario è stato scettico fino quando pare non li abbia incontrati di persona. Scricchiolii di porte e finestresono solo alcuni dei suoni che sembra si possano udire di notte, ma un giorno, a mezzogiorno, una voce ordinò a Brendon di recarsi alle quattro in punto all’insenatura di corallo, preannunciando che proprio a quell’ora una tartaruga sarebbe emersa dal mare per venire a deporre le proprie uova sull’isola. Ciò convinse Brendon della presenza dei fantasmi.

Se su quest’isola qualcuno abbia mai trovato un tesoro non è dato sapere, tuttavia un visitatore armato di pendolo indicò nel cimitero il luogo dove sentiva la presenza di oro. Per chi decidesse di passare qui qualche ora,  vi accpglierà la lingua di sabbia corallina di straordinaria bellezza, che conduce alla casa e al Jolly Roger Bar dove i primi a darvi il benvenuto saranno le tartarughe ed un cane, fedele compagno di Brendon dopo la morte di Rene.

Raccontare la straordinaria e paradisiaca bellezza di questo luogo non è possibile, ma il modo migliore di farlo è attraverso le parole del proprietario il quale si è sempre rifiutato di ricevere l’acqua corrente e l’energia elettrica dall’isola principale, sostenendo che quel luogo non doveva essere utilizzato per la sua vita, ma per quella delle piante e degli animali. Per questo motivo Brendon ha rifiutato offerte miliardarie di acquisto da parte di emiri, sultani e ricchi uomini di ogni latitudine sostenendo che l’unico motivo per il quale qualcuno avesse voluto comprare questo piccolo terreno era per costruirvi un resort o una abitazione esclusiva, rendendo così vano il suo lavoro di 50 anni.

Brendon Derek Grinshaw è morto lo scorso luglio donando l’isola al governo delle Seychelles, non prima di essersi assicurato, però, che questa diventasse il più piccolo parco naturale del mondo, vincolando il lascito al fatto che questo paradiso venisse preservato da ogni speculazione.

L’eredità più importanze per tutti noi è però il suo insegnamento, che diventa ricordo indimenticabile nelle parole dell’attuale custode dell’isola che ci ha raccontato questa storia accarezzando il fedele cane di Brendon, circondato da una dozzina di tartarughe, con la passione di chi parla non di un moderno Robinson Crusoe, ma piuttosto di un amico sincero.

Testo e foto di Paolo Moressoni

Vai alle info utili

Caro lettore,

Latitudes è una testata indipendente, gratis e accessibile a tutti. Ogni giorno produciamo articoli e foto di qualità perché crediamo nel giornalismo come missione. La nostra è una voce libera, ma la scelta di non avere un editore forte cui dare conto comporta che i nostri proventi siano solo quelli della pubblicità, oggi in gravissima crisi. Per questo motivo ti chiediamo di supportarci, con una piccola donazione a partire da 1 euro.

Il tuo gesto ci permetterà di continuare a fare il nostro lavoro con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto. E con lo stesso coraggio che ormai da 10 anni ci rende orgogliosi di quello facciamo. Grazie.