El Rocío. Il pellegrinaggio, la Vergine e il culto

El RocíoÈ maggio e il sole batte già forte nel sud della Spagna. A una cinquantina di giorni dalla conclusione della Semana Santa il cammino di Moguer, il cammino di Sanlúcar, quello di Llanos e il sivigliano si riempiono di migliaia e migliaia di persone che accorrono da ogni dove: la Spagna è pronta ad accogliere il pellegrinaggio di el Rocío.

La tipica donna ispanica, mora, dalla pelle olivastra, coi capelli raccolti un uno stretto chignon siede sui carri addobbati a festa. Ampie gonne a pois riempiono e colorano le carrozze. Gli uomini non sono da meno: pantaloni in cuoio, camicie bianche su corte giacche nere e sombrero in testa. Indossato l’abito del flamenco si parte direzione el Rocío.
Di giorno si avanza in tutta allegria a ritmo di canti e balli e il profumo di vino rosso va a letto la notte per risvegliarsi al mattino.

I romeros partono in pellegrinaggio da ogni parte della regione, faticano a percorrere strade sterrate a bordo dei carri, dormono talvolta in condizioni non del tutto favorevoli, sui prati o al bordo dei campi, ma l’obiettivo è uno solo: giungere al Rocío per rendere omaggio alla Vergine. Un evento che unisce religione e festa e che quest’anno si festeggia dal 22 al 25 maggio con un pellegrinaggio religioso tra i più antichi di tutta la Spagna, trasformatosi negli ultimi anni non solo in una grande festa, bensì in una vera e propria esperienza spirituale. Di fronte alla Madonna si è tutti uguali e lo scambio di emozioni è forte: si appartiene tutti, indistintamente, ad un’unica terra madre che ci ha creato e nutrito.

Pellegrinaggio-el-RocíoLe genti narrano dell’origine di questo importante pellegrinaggio, lo romanzano e lo diffondono in tutto il mondo, ma esistono anche delle basi storiche. Nel 1270, Re Alfonso X di Castiglia fece costruire un eremo nel bosco di Rocina e vi fece collocare una scultura della Vergine Maria, venerata da contadini e cacciatori come protettrice.
Una delle leggende più popolari su Rocío racconta di un giovane pastore che sotto una quercia nel bosco di La Racina, trovò una statua della Maddalena. Presa con sé e infilata nel borsone, la statuetta sparì durante il tragitto verso Almonte e il giovane la ritrovò solo dopo diverso tempo nello stesso punto in cui l’aveva vista la prima volta. La storia si diffuse ben presto e la Vergine Maria diventò la regina dei boschi e la Signora dell’Andalusia, venerata e rispettata da tutti. Da qui l’origine dei pellegrinaggi al santuario di Almonte. Il numero di pellegrini era altissimo e per questa ragione si decise di dar vita ad alcune confraternite, prima a livello regionale, per poi diffondersi persino all’estero.

Il momento più simbolico di tutto il pellegrinaggio è il “salto della verja”, quando la gente di Almonte salta il cancello dell’altare per portare la Vergine fuori dall’eremo e condurla in città sulle proprie spalle. La visione della Madonna sollevata al cielo è emozionante.

Una messa solenne a cui seguono feste e danze fino a tarda notte, per festeggiare ancora una volta la Vergine Maria. E tutto, verso le prime ore del mattino, si placa, fino all’anno successivo in cui i carri si riempiranno nuovamente di fedeli.

di Ilaria De Pasqua |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

 

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