La barabbata del Lago di Bolsena

A Marta sul Lago di Bolsena il 14 maggio si celebra  “la festa delle passate” o ancor meglio “La Barabbata”, evento in equilibrio tra pagano e religioso che ha oltrepassato i confini del paesino ed è diventata nota anche altrove. Testo e foto di Rossana Cintoli 

Ogni paese ha la sua festa e ogni paese ha il suo modo di rendere omaggio alla propria tradizione e alla propria fede; ci sono, però, luoghi in cui la tradizione non si lascia scalfire dal tempo e si ripete e rinnova ogni anno con una ritualità immutata e immutabile che affonda le propri radici in tempi lontani e in cui certi gesti riassumono il sentire e l’essere di una comunità.

Marta sul Lago di Bolsena

Marta Lago di Bolsena © Rossana Cintoli

Marta è un piccolo paese che si affaccia sul Lago di Bolsena, come tanti paesi della Tuscia è un borgo immutato, fatto di viuzze strette e scalinate, archi e casette di tufo con balconi e finestre pieni di fiori in cui è un piacere perdersi camminando lentamente cercando i segni della storia passata e immaginando quello che è accaduto dietro a quelle mura che hanno osservato per secoli le vicende umane. E’ un attimo salire fino alla torre dell’orologio da cui si dominano i tetti e si allarga lo sguardo sulle acque del Lago e poi riscendere sulle le rive del lago verso il coloratissimo “Borgo dei Pescatori”.

Già, perché Marta è un luogo dove la gente sa mantenere legami antichi con la terra, tanto da produrre la cannaiola, uno dei migliori vini dell’alto Lazio e con il lago, in cui si specchia tanto da conservare ancora la cultura della pesca.    Borgo dei pescatori non è un nome a caso, qui si vedono ancora adagiate sulla spiaggia barche da pesca o reti stese ad asciugare, un luogo da dove alla sera si vedono partire i pescatori per stendere le reti o farvi ritorno alle prime ore dell’alba dopo averle tirate e raccolto, quando va bene, anguille, carpe, coregoni, persici e lattarini,   cuore e sostanza della cultura gastromica di questi luoghi

La Festa delle Passate o Barabbata

Barabbata © Rossana Cintoli

Qui, in questo borgo, il 14 maggio non è un giorno  come gli altri ma  quello  in cui la devozione  e  una  tradizione  che si perde nei secoli si incontrano in una festa di tutti. E’ la festa della Madonna Santissima del Monte,  questo è il nome che i martani danno alla loro festa riconoscendogli una valenza religiosa sopra ogni altro significato, ma non disdegnano anche altri appellativi forse più noti, come “la festa delle passate” o ancor meglio “La Barabbata”, grazie ai quali questa festa tra il pagano e il religioso ha oltrepassato i confini del paesino ed è diventata nota anche altrove. L’origine della festa e il suo celebrarsi a maggio nel pieno della primavera   sembra trarre origine, come tanti altri festeggiamenti religiosi che avvengono in questo periodo in molti paesi della nostra penisola, dai riti primaverili dedicati alle dee Feronia , protettrice della natura, degli animali selvaggi, dei boschi e delle messi e Maia, dea della fertilità e della terra, in onore delle quali le popolazioni devote mostravano e offrivano, a loro volta con grande abbondanza, i prodotti della natura.

Il nomignolo con cui è più conosciuta “barabbata” e poco amato dalla gente del posto, deriva forse, dal fastidio con cui la chiesa viveva il modo un po’ troppo sguaiato, spettacolare e carnevalizio di interpretare la festa da parte dei martani o forse affonda le sue radici in quel modo di mettere in mostra i frutti della terra come se fosse una fiera.

Comunque sia, la comunità vive questa sua tradizione con intensità e coinvolgimento per tutto l’anno e nelle settimane che precedono la festa uomini, ragazzi e bambini sono coinvolti nei preparativi di quello che sarà il giorno più importante per questa piccola comunità. Le cantine, i garage e i magazzini sia nelle vie del paese che nelle campagne adiacenti, diventano laboratori  dove riunirsi la sera, mangiare, bere in  compagnia  e  realizzare  carri,  carretti delle forme più svariate   da trasportare in processione per le vie del paese e luoghi  per preparare gli strumenti di lavoro e gli ornamenti  per il  giorno di   festa a mostrare l’appartenenza ad una delle quattro categorie in cui si dividono   i cosiddetti “passanti”, tutti rigorosamente uomini.

Una festa religiosa tipicamente maschile, come tante altre feste antiche, che non ha ancora ceduto al cambiamento dei tempi e in cui le donne si ritagliano un ruolo meno evidente ma non meno importante per la riuscita del rito. A loro spetta la preparazione dei fiori e dei petali con cui saluteranno   il passaggio della processione e soprattutto la preparazione delle tradizionali “ciambelle” che verranno donate ai passanti prima di lasciare il santuario. Come tutti i pani   rituali, la ricetta viene da lontano: gli ingredienti, la consistenza dell’impasto, la doppia cottura, gli attrezzi di preparazione e le fogge, fanno anch’essi parte della tradizione di questo pane che si può conservare anche per anni.

Una tradizione che  lega  vecchi, adulti  e  giovani  e bambini perché  la  storia  di  questa comunità non venga persa e si ceda alla lusinga del turismo facile. E’ La festa del paese per i paese. Non a caso il culmine dei festeggiamenti avviene inderogabilmente il 14 maggio che ci sia il sole o che piova, sia che la primavera inoltrata ci faccia già assaporare il calore dei mesi che verranno o sia che strizzi ancora l’occhio all’inverno con freddo e vento.

La   giornata di festa inizia presto  quando alle 4.30 del mattino passa il tamburino che sveglia il paese annunciando la festa. Dopo aver passato le ultime ore della vigilia a completare l’allestimento dei carri con fiori, con verdura e frutta fresca e pesce appena pescato sono tutti pronti per la sfilata che partendo dal lungolago attraverserà le vie del paese e raggiungerà il santuario

Casenghi, bifolchi e villani

Barabbata © foto di Rossana Cintoli

I Casenghi, con cappelli neri a larghe tese e pantaloni di fustagno e gambali in cuoio in sella ai loro cavalli maremmani , i Bifolchi abbigliati in stessa foggia che conducono aratri trainati da buoi dalle grandi corna , i Villani abbigliati con cappelli di paglia camice bianche fazzoletti al collo che se ne sfilano con bisacce, vanghe, zappe, falci e falcette e infine i Pescatori che indossano un basco nero con maglietta bianca e stivaloni, recando reti da pesca di vara foggia e misura e ceste per il pesce. Tutti, inneggiando alla  madonna e tirando e spingendo  le Fontane ovvero i carri  e i carretti ricolmi di messi e doni,  raggiungeranno con una certa fatica il santuario della Madonna del Monte posto in alto sulla collina. Un lungo corteo di uomini cavalli, buoi, pecore e altri animali che si radunerà per un breve di ristoro sul sagrato della chiesa o alle spalle del santuario.

Arriva quindi il momento di rendere omaggio alla madonna nella sua casa e, al termine della funzione religiosa,   prenderà vita l’ennesimo rumoroso rito di questa festa; Casenghi, Bifolchi, Villani e Pescatori per tre volte attraverseranno la navata della chiesa per  le tradizionali “Passate” lasciando   sotto   sull’altare   doni per la madonna, baciando uno per uno il reliquiario che il sacerdote ha portato in processione e ripetendo a gran voce il grido “Evviva Maria! Sia lodato il santissimo Sacramento! Evviva la Madonna Santissima del Monte! Evviva Gesù e Maria!

È il grido che li ha accompagnati per tutto il percorso. Ripetuto con enfasi e accompagnato con plateale gestualità,  come a mantenere ancora il legame con il rito propiziatorio pagano che   ha lasciato il posto  alla tradizione  cristiana e alla devozione alla madonna senza però snaturare  completamente il legame con la    alla madre terra e i suoi frutti.

Barabbata © foto di Rossana Cintoli

Al termine delle Passate, il corteo si muove per ridiscendere verso il paese in un percorso attraverso il dedalo di vie del borgo medievale e raccogliere l’ultima benedizione davanti alla porta del borgo.

Ora la festa è veramente finita, tutti quelli che ne sono stati parte tornano a casa, i carri ritornano nei garage e nei magazzini e mentre ci si ritrae orgogliosi e sodisfatti della festa il pensiero inizia a volgersi a quella dell’anno prossimo perché questa tradizione non sia mai interrotta.

Info Utili Barabbata

Comune di Marta (Viterbo) https://comune.marta.vt.it/

Come raggiungere il lago:

Il più grande lago di origine vulcanica d’Europa e il quinto per dimensione in Italia, si trova pochi chilometri a nord di Viterbo, nella regione Lazio ai confini con la Toscana e l’Umbria

AUTO: percorrendo l’Autostrada del Sole (A1) uscire a Orvieto, dirigersi a Viterbo e seguire poi le indicazioni per Bolsena.

TRENO le stazioni ferroviarie più vicine sono quelle di Orvieto, Viterbo e Roma. Qui poi, vi sono a disposizione autobus di linea che collegano direttamente ai paesi sul lago.

AEREO Perugia, a circa 90 km, Roma Fiumicino a 140 km, Firenze a 180 km. 

Il clima è mite e costantemente ventilato: a leggere brezze si alternano, di tanto in tanto, violente e rinfrescanti tramontane che mutano piacevolmente gli umori del lago.

Eventi da non perdere:

14 maggio – Festa della Madonna del Monte o “Barabbata”

Domenica successiva al 14 maggio – Sagra del lattarino

DOVE MANGIARE

Sulle rive del lago di Bolsena sono sorte numerose piccole trattorie, spesso nelle vecchie capanne dei pescatori, dove si possono gustare piatti a base di pesce del lago. Il piatto tipico dei pescatori del lago di Bolsena, reperibile in trattorie specializzate, è la sbroscia, una zuppa di pesce per la cui preparazione si usano tranci di tinca, luccio, anguilla, persico.

Testo di Rossana Cintoli www.rossanacintoli.it|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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