Alcamo, Castellamare, Calatafimi e Segesta, un triangolo perfetto dove mare, arte, cultura e cibo trovano un felice equilibrio
Testo di Lucia Giglio Foto di Eugenio Bersani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Tutto nella provincia di Trapani
E’ la provincia di Trapani, un territorio non troppo battuto dal turismo delle masse ed ancor vero, vivace, colto. Un gioioso insieme di campagne verdeggianti, vigne favolose, distese dorate di grano e il mare incantato degli dèi.
Il tempo è adesso, prima che impazzi la grande estate con l’aria tremolante per la calura e il sole ardente. Adesso tutto è verde e celeste e giallo di messi. Nelle ore più calde già impazzano nell’aria lo sciauru del mirto selvatico e del finocchietto. E poi appena sei alla sommità di un’altura, ecco il mare, immenso, celeste, luogo epico di invasori, eroi e divinità.

Sono passati tutti di qui, Fenici, Arabi, Normanni, persino Enea in fuga da Troia in fiamme viene citato tra le molte leggende. Ed è come se tutti questi popoli, invasori, colonizzatori, avessero lasciato una traccia senza però intaccare lo spirito originario dei siciliani. Un quid difficile da definire ma che si percepisce dopo qualche giorno da queste parti e dopo essersi accompagnati ai siciliani, gente aperta, accogliente, empatica al massimo grado che devono aver fatta propria la legge dell’accoglienza che dominava il mondo della grecità classica: l’ospite è sempre sacro.
Calatafimi, tra Garibaldi e i “ceti”

Arrivare a Calatafimi nel primo pomeriggio fa l’effetto di essere sul set di un film, genere “Matrimonio all’Italiana “o “Il Gattopardo”. Palazzi nobili dalle ricche facciate barocche, stemmi ovunque e persiane sbarrate. Ci vuole qualche ora e poi come per incanto, tutto si anima: strade, bar, piazze. Un film.
Piccolo centro di poche migliaia di abitanti, ma vivacissimo. Ricco di opere d’arte per lo più nascoste in tantissime chiese e cappelle e animato dall’opera di una amministrazione virtuosa che ha raggiunto mete importanti già a metà del mandato. Il sindaco, Francesco Gruppuso, un’energia indomabile, racconta di infiniti progetti in corso e di mete raggiunte, prima fra tutte il felice recupero del Teatro Cavallotti, un delizioso teatro ottocentesco devastato da decenni di incuria che a breve sarà consegnato alla popolazione.

Interessantissimo il progetto, della “Green Way” recupero di un tratto dell’antica ferrovia a scartamento ridotto, abbandonata e in corso di risistemazione: 10 km saranno nel territorio di Calatafimi; un percorso magnifico tra il verde di una vallata storica aperta ai camminatori, ai ciclisti e perché no, anche ai “carretti siciliani” gli storici carri decorati di Sicilia. La Green way dovrebbe esser aperta già alla fine di quest’anno.
E a proposito di “carretti” ecco una delle realtà più interessanti e curiose di questa cittadina. I “ceti”. Si tratta di sorta di corporazioni strettamente legate al lavoro agricolo, 11 per la precisione. Tutto risale agli anni 50 del XVII° secolo e tutto è profondamente collegato al culto e alla religione.

Una devozione fortissima che ancora si percepisce nelle parole di Giusy Tosto, la prima “Cassiere” donna dell’importante ceto dei carrettieri. Bionda e dalla forte personalità, è la depositaria delle tradizioni, delle regole, degli stendardi e dei documenti secolari che restano sotto la sua responsabilità, fino alla fine del mandato.
Mandato che tradizionalmente decade dopo la grandiosa festa del Santissimo Crocifisso. Una apoteosi di colori, musica e tradizione che cade ogni lustro o meglio, quando i “ceti” si mettono d’accordo. L’ultima è stata organizzata nel 2012. Non è dato sapere quando i “ceti” si accorderanno per la prossima data anche perché il costo della celebrazione si aggira attorno ai 600-700.000 euro.

Giusy è la nostra guida alla visita della colorata mostra dedicata al suo “ceto” nelle sale dell’ex Convento di San Francesco d’Assisi. Sono esposti numerosi carretti siciliani prodotti tra ‘800 e inizio ‘900: vere opere d’arte che raccontano storie dei santi protettori e dei paladini di Francia.
Il museo, come molte delle opere d’arte della città, non è sempre aperto; anche a questo il sindaco sta lavorando. Nel frattempo si può scrivere alla pro-loco per organizzare una visita a tutti i siti cittadini. www.prolococalatafimisegestaaps.com O in alternativa, chiamare allo 3339245687, Sig.ra Nuccia Piacenza o anche Maria Chiara Marino, gentilissima e colta studentessa in forza alla pro-loco, 3892959634.

La cittadina è famosa per la battaglia omonima che nel maggio del 1860 vide Garibaldi sconfiggere le armate borboniche nella collina poco distante dal centro, a Pianto Romano dove un memoriale-museo raccoglie le spoglie dei caduti e alcuni memorabilia.
Garibaldi a Calatafimi

Il Generale venne ospitato in quei giorni con quattro suoi ufficiali nella casa di un sacerdote ora trasformata in museo. Giovanni di Girolamo è uno dei volontari che aprono i portoni dei tesori di Calatafimi. Baffuto, abbronzato e sicilianissimo, ci spalanca il portone della famosa chiesa del Santissimo Crocifisso, un pregevole esempio di architettura barocca al cui interno ammirare il prodigioso crocifisso che nel 1657 fece il primo miracolo e diede il via alla grande festa.

In verità l’originale ligneo è bruciato; ne resta un frammento in una teca in argento mentre ora in processione viene portato il grande crocifisso in argento massiccio donato dal “ceto” dei Mugnai a metà del ‘700. Tra le più antiche della città, la Chiesa Matrice mostra sull’altare maggiore un grandioso polittico marmoreo del 1512; la composizione è grandiosa e perfetta e occupa tutta la parete: sul marmo candido spiccano i margini dorati degli abiti e il rosso delle labbra dei Santi e della Vergine. Da vedere assolutamente.

Don Giovanni è il parroco della chiesa della Madonna del Giubino; gentilissimo e disponibile racconta la storia folle del trittico marmoreo che orna il Coro. Al centro del Trittico è rappresentata la Madonna; si tratta di un grande bassorilievo marmoreo, splendido e scolpito all’inizio del ‘500, che ogni anno alla seconda domenica di luglio, viene estratto, posizionato in una grande cornice d’argento e portato in processione all’eremo omonimo dove resta fino alla terza domenica di settembre quando ritorna in città. Un’operazione delicatissima: la lastra pesa tantissimo e un solo operatore deve rimuoverla dall’altare.
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Alcamo, in alto sulla collina

Una città che si allarga sul colle, posizionata meravigliosamente a metà del Golfo di Castellamare, insieme campagna, montagna e mare. Ma soprattutto cultura. Questa la chiave di volta di Alcamo. Si percepisce come una corrente sottotraccia, storia, conoscenza, interesse per la cultura tutta.
Non è un caso che questa sia la patria del celebre Ciullo d’Alcamo, patria che alcuni secoli dopo, venne scelta quale sede di un importante collegio dei Gesuiti. E’ una città di eruditi, come il professor Ignazio Longo architetto e docente che gentilmente ci accompagna e snocciola dati e meditazioni sull’impianto cittadino e sulle sue opere d’arte: un pozzo di notizie, aneddoti e curiosità.

Tutto questo si sente, è vivo in città. Basta addentrarsi nella biblioteca pubblica che naturalmente ha trovato casa nelle sale dell’ex convento. La Direttrice, Dott.ssa Artale ci racconta del patrimonio librario e del fondo storico che conserva 13 preziosi incunaboli, numerose cinquecentine e seicentine.
È bello entrare in queste sale mirabilmente restaurate; chiedete di accedere all’oratorio settecentesco, magnifica sala affrescata di un barocco chiaro e luminoso. Splendido l’esterno della adiacente chiesa dei Gesuiti in un luminoso travertino; purtroppo è chiusa causa problemi strutturali, non resta che accontentarsi della nobile facciata.

Alcamo conserva una quantità infinita di opere d’arte per lo più nate per arricchire le 100 e più tra chiese, cappelle, oratori e monasteri. Una città ricca e florida: nei molti conventi riparavano le nobili fanciulle di ricchissime famiglie palermitane. Badesse dotate di grandi ricchezze utilizzate per ricoprire di opere d’arte la città.
La chiesa di Sant’Oliva sta a lato del complesso del convento dei Gesuiti, una facciata delicatamente barocca e all’interno due capolavori assoluti: la statua marmorea di Sant’Oliva e l’Annunciazione, altro gruppo marmoreo, esempli del più puro rinascimento. L’impianto della città vecchia, di epoca moderna è quasi quadrangolare ed è diviso in quattro quartieri che sono suddivisi dalle due arterie principali della città che erano l’attuale corso VI Aprile e via Rossotti.

In mezzo alle strade maggiori, si aprono vicoli e vicoletti deliziosamente acciottolati su cui affacciano palazzi nobiliari, infinite chiese, enormi monasteri di clausura, torri ottagonali e residui delle mura merlate ormai ingoiate dall’avanzare del centro storico.
Il Monastero della Badia Nuova e la chiesa annessa di San Francesco di Paola, è un monastero Benedettino un tempo floridissimo, oggi, causa le crisi di vocazione, è ridotto a ranghi ristretti: conta solo 4 monache. La badessa, suor Gabriella, benedettina di clausura ma ormai non più obbligata al ritiro, ci viene incontro e con dolcissimi modi ci racconta della vita nel monastero.
Una delle leggende più in voga riguarda i dolci squisiti che si acquistano nei conventi siciliani. Suor Gabriella si schernisce, dice che ormai loro sono poche e fanno i biscotti solo per Pasqua e Natale; ci ha lasciato il telefono del monastero, 0924 21635; potete tentare la sorte.

La chiesa, conserva otto statue preziose in stucco che Giacomo Serpotta realizzò nel 1724. E’ un luogo di grande fascino: la navata centrale è sormontata da delicatissime griglie dorate da dove le benedettine di clausura seguivano la messa. Affascina e riporta la mente alla ‘sventurata’ monaca di Monza di manzoniana memoria.
Il Castello dei Conti di Modica è in ristrutturazione ma aprirà in estate. È un castello di quelli veri, con 4 torrioni, mura merlate e inespugnabili. Quando visitabile è un eccellente punto panoramico per vedere la distesa dei tetti cittadini e la miriade di campanili e torri che animano la città.
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Il mare di Alcamo
Alcamo ha anche un accesso a mare, Alcamo Marina. Sorvolando sul drammatico scempio edilizio consumato negli anni 60 sulla collina dietro litorale, conviene concentrarsi sul mare che è bello e trasparente e che qua è là conserva ancora qualche duna su cui fioriscono i gigli di mare.

In direzione Castellammare si nota una costruzione isolata che ricorda un castelletto: è la Tonnara Foderà di Magazzinazzi; risale ai primi del ‘900 quando tra Castellammare e San Vito lo Capo passavano enormi branchi di tonni; oggi la Tonnara dalle persiane turchesi destina alcune camere proprio in quella che fu la torre di avvistamento dei banchi: 5-6 persone possono alloggiarvi con il mare sempre davanti allo sguardo. www.tonnarafoderadimagazzinazzi.it
Segesta, il respiro degli dei

Stupore, assoluto, sacro. Il tempio di Segesta, per quante immagini si siano viste, lascia attoniti. Se ne sta altero e solitario sul Monte Barbaro nella sua perfezione imperfetta. E’ ammantato di leggende e verità storiche che si intersecano fino a creare un mito dai mille e mille volti.
Popoli sconosciuti, troiani in fuga da Troia distrutta, Venere Urania dea delle stelle, Fenici, Guerre Puniche, cronache di Tucidide, tutto stratificato per trovare un senso a tanta bellezza. In fondo il mito ben s’adatta al luogo e la verità storica poco conta; di certo si sa che si tratta di un tempio dorico, maestoso ma incompleto.

Il nostro Virgilio è il Direttore del Parco Archeologico, l’Architetto Luigi Biondo, un uomo che sa tutto e che con ogni evidenza, ama spasmodicamente il luogo. Così veniamo a sapere che si tratta di un tempio di proporzioni perfette che seguono le leggi euclidee ma mai concluso e abbandonato prima della fine dei lavori probabilmente a causa della guerra che nel 416 a.C. scoppio tra Segesta e Selinunte.
Il tetto non venne mai neppure iniziato e le colonne lasciate grezze senza scanalature così come i capitelli. Tuttavia questa incompletezza aggiunge bellezza, purezza ed essenzialità. Veniamo anche a sapere che in quest’area di ben 150 ettari, giacciono ancora sepolte testimonianze secolari e stratificate, greche, ma anche medievali e che solo il 15% è attualmente emerso.
Nella collina di fronte la Dott.ssa Cecilia Parra archeologa della Normale di Pisa, sta portando alla luce la grande Agorà: blocchi marmorei che furono le mura e strade e canaline d’acqua che giacciono qui sotto da millenni vengono fatti riemergere. Fa venire i brividi.

Sulla collina di fronte, un ‘altro splendore: il Teatro. Risale al II° secolo a.C. e poteva ospitare fino a 4000 persone. Si sa che vi erano colonne doriche e ioniche e grandi statue dedicate a Pan. Di questi ornamenti non v’è traccia ma il fascino del grandioso emiciclo che sta davanti al mare non ne risente.
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La stagione estiva è ricchissima, spettacoli di danza, tragedie e prosa al Teatro e per la prima volta, concerti all’interno del Tempio.
parco.archeologico.segesta@regione.sicilia.it
Castellammare del Golfo, città di mare e di terra

E’ innegabile che una delle attrazioni principali della bella Castellammare siano spiagge e mare. Ma non bisogna dimenticare che in origine era la campagna a fare la ricchezza del borgo. Nel ‘300 questo ricco feudo baronale in mano ai potenti baroni Alliata, ricavava benessere dal fertile entroterra.

Se ne trova traccia sulla deliziosa via principale, Corso Garibaldi. In sequenza si incrociano tra i tavolini dei molti bar, alcune strutture sferiche coperte da un “coperchio”. Sono le 4 fosse granarie utilizzate tra il XIV° e Il VXI° secolo e recuperate nel 2013. Profonde 9 metri e larghe 10, scavate nella roccia, erano silos sotterranei che conservavano il grano raccolto nei campi del barone.
Oggi le gestisce il CAI locale che organizza discese in profondità per piccoli gruppi imbragati e accompagnati da guide dedicate. La sezione CAI di Castellammare è assai attiva e organizza trekking sul monte Inici, le sue grotte e i sentieri alle spalle della città. www.contattonatura.it.
Corso Garibaldi è come un lungo scivolo che collega la montagna al porto; la parte più recente del corso risale al XVII° secolo ed è quella più vicina al monte. Man mano che si procede verso il mare, il porto e il castello, ci trova sulla via antica. E qui la storia si stratifica e si arricchisce di testimonianze.

Ecco la chiesetta del Santissimo Rosario, normanna che risale al 1099; solo il pregevole rosone è dell’epoca chè i secoli successivi hanno visto manipolazioni e interventi vari. Davanti la chiesa, si attraversa un ponticciolo: in origine qui era il ponte levatoio che separava il castrum a mare dalla campagna. Molto interessante la tomba dell’unico figlio maschio del barone Alliata, Girolamo, morto qui a Castellamare ancora piccino.

All’interno vi è anche una deliziosa acquasantiera marmorea con una curiosa mano aperta che la sostiene oltre ad prezioso trittico ligneo della fine del ‘500. La gestione, la cura e i restauri del prezioso monumento, sono curati dall’Associazione Kernos, attivissima in città a cui si può fare riferimento per piacevoli passeggiate culturali in città. Per prenotazioni e info: www.kernos.info .

I volontari di Kernos hanno anche voluto fortissimamente il piccolo Museo degli ori, davvero delizioso. In una lunga teca sono esposti gioielli donati alla Madonna del Soccorso per le grazie ricevute. Alcuni anelli e orecchini hanno delle iniziali, S stava per Speranza, R per Ricordo e A per amore. Si chiamano gioielli sentimentali ed erano donati dal fidanzato alla sua futura sposa a pegno di futura felicità.

La discesa al porto è un richiamo verso il Mediterraneo; antiche scalinate coperte di buganvillee e oleandri, vicoli e vicoletti al cui fondo scintilla l’azzurro del mare. Il porticciolo è un piccolo golfo a emiciclo su cui affacciano una teoria di ristoranti e bar; sulla punta della breve insenatura domina massiccia la mole del castello arabo normanno, attualmente in ristrutturazione ma prossimo alla riapertura.
Anche la cittadina ha belle spiagge in pieno centro, come Cala Petrolo e Cala Campana; la prima più affollata e con zone attrezzate, la seconda bella ma tutta scogli, e decisamente meno battura. A poco più di un km dal centro si incontra spiaggia Playa, grande distesa sabbiosa in parte attrezzata in parte libera con ristorantini e chioschi e la possibilità di praticare vari sport acquatici.

Ma è procedendo verso ovest che si tocca la perfezione. Grande è la Baia di Guidaloca, una spiaggia di ciottoli raccolta tra promontori di roccia a strapiombo. È bellissima e dalle acque trasparenti. Poco più avanti la piccola spiaggia di Mazzo di Sciacca, immersa nella macchia mediterranea e dove l’acqua assume sfumature cristalline.
Riserva dello zingaro

Come quasi tutte le spiagge della zona, ci sono piccole attività di noleggio lettini e ombrelloni che offrono anche panini e gastronomia locale, in genere ottima. L’apoteosi della bellezza si tocca nelle calette e nel paesaggio incontaminato della riserva dello Zingaro a 12 km da Castellammare.
Una specie di miracolo: un’area intatta, lunga 7 km e che si estende per 1650 ettari. Non ci sono strade, solo sentieri, non ci sono case se non quelle dei contadini del passato oggi strutture della Riserva, non ci sono strutture ricettive né ristoranti o bar: tutto è come se fosse stato appena creato.
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Regna solo il rumore dell’onda e il vento che porta gli odori delle erbe selvatiche. Si accede sia da San Vito lo Capo che dal territorio di Castellammare; si pagano solo 7 euro e si può rimanervi tutto il giorno fino alle 19.30. le calette dove prendere il sole e nuotare sono molte e tutte di una bellezza difficile da spiegare con il verde della vegetazione alle spalle e il mare che è cristallo liquido. All’entrata viene consegnata una mappa molto facile e poi non resta che seguire i sentieri ben segnati. www.riservazingaro.it
La visione siciliana del mangiare

La tavola è trazzera, la tavola è una strada, chi passa si siede. Roberto, guida preziosa tra le delizie mangerecce e artistiche, ci snocciola questo proverbio che molto riassume. Qui si mangia, tanto e meravigliosamente. A nulla valgono i tentativi di resistere, meglio arrendersi alle delizie infinite, dolci e salate che spuntano da ogni dove.

Le trappole più insidiose arrivano dai bar. Localini insospettabili, spesso dimessi che poi all’interno sono un tripudio di dolcezze da oscar e di gastronomia che nemmeno gli chef stellati. Cassate, cassatelle, iris fritte e no, arancine al ragù, arancine al burro, sfincioni rossi e bianchi e via inanellando.

Tra l’altro impariamo che tra fine inverno e primavera la ricotta, protagonista indiscussa di tante prelibatezze, è al suo meglio perché le pecore mangiano erbette fresche. In effetti più che ricotta sembra panna, soffice, vellutata, fresca. I dolci più sublimi li abbiamo assaggiati al Bar ‘900 ad Alcamo: da non perdere la cassatina e gli sfinci di San Giuseppe, ma per le cassatelle, un raviolo fritto e dolce ripieno di ricotta con scaglie di cioccolato, v’è l’obbligo di passare al Bar la Sorgente a Castellamare.

Al ristorante meglio andar piano: le dosi sono pantagrueliche e parecchio saporite, sia che si parli di mare che di terra. A Calatafimi, la Locanda di Nonna Ciccia accoglie solo 34 coperti in un ambiente volutamente semplice. Officia Pietro Candela, giovane chef con esperienze in locali stellati in Italia e fuori.
Da provare le sue busiate (pasta fresca locale) al pesto di agrumi e gamberi e i pomodori secchi ripieni serviti con altri gustosi antipastini. Sempre a Calatafimi, eccellenti i crudi di mare e le busiate alla Norma del ristorante Terra Mia dove sono da assaggiare anche le pizze cotte nel forno a legna.

Colpo d’ala da Salvatore Lombardo, chef e patron dell’Egesta Mare, a Castellammare. Locale molto bello e curato con una cucina di mare e di terra dal gran carattere. Ogni piatto dimostra una gran mano ed eccellenti materie prime, dalla caponatina tiepida, alle busiate allo scoglio, alla vedova allegra, una tagliatella al nero di seppia con pesto di aragosta, gamberi bianchi e rossi e salmone norvegese trattato con sale grosso locale.

Dopo tutto questo non potete perdere la speciale cassata con ricotta poco zuccherata che viene servita con un marsala introvabile che Salvatore riceve da un bottaio della zona. Per un aperitivo tutto siciliano, andate all’Oro di Sicilia, da Peppe, a Scopello paese. Peppe ha una piccola bottega, un antro di delizie fitto di formaggi, olive di ogni genere, affettati di spada e tonno e via di questo passo. Offre taglieri con vino locale serviti nel verdeggiante giardino con vista mare: Il giardino dell’ammore (con due M)!
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La Locanda di nonna Ciccia, via de Gaspeti 4, Calatafimi. Tel. 333 9477085-0924 527370
Ristorante Pizzeria Terra Mia, via F. Lentini 9, Calatafimi Segesta, tel. 392 7050827
Bar ‘900, Corso VI Aprile 105, Alcamo. Tel. 0924 21505
Bar La Sorgente, Contrada Gemma D’Oro 92, Castellammare del Golfo , tel. 0924 32800
Ristorante Egesta Mare, Castellammare del Golfo, via Fiume 10 tel.0924 30409. www.ristoranteegestamare.it
L’oro di Sicilia, via Galluppi 9, Scopello, tel. 3807053027
Dormire tra il verde e il blu Dormire tra il verde e il blu

Deliziosi bungalow che sembrano dammusi, villette infilate tra le fronde di bellissimi ulivi e il mare davanti: ecco la Residenza Guidaloca, 50 posti letto a 300 metri dalla spiaggia di Guidaloca. Ogni stanza ha un suo spazio esterno con tavolini e sdraio; privacy assoluta, silenzio, quiete e ottima accoglienza.
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Il tutto gestito con mano ferma da Emanuela Magaddino, fulgido esempio di imprenditoria femminile; non a caso è anche la presidente dell’Associazione Albergatori di Castellammare. Prezzi molto interessanti, da 70 a 120 euro; per scelta non si servono colazione e pranzi ma ogni camera è dotata di angolo cucina. www.residenceguidaloca.it; tel. 339 5648385-092439025-0924 1864675
Esperienza Baglio Adamo

Mettete uno spicchio di campagna straordinario, vigne ovunque e colline dolcissime e grano, e in mezzo a tutto ciò una grande fattoria fortificata, cioè un baglio. Molti ve ne sono in Sicilia, ma questo è pazzesco.
Era il baglio dei Florio fino al la crisi del 1931; oggi appartiene alla famiglia di Vincenzo Adamo, un intraprendente agricoltore-viticoltore che con sua moglie Liliana, grandi doti organizzative e superba cuoca, ha iniziato, come dice lui stesso, a “giocare al baglio” nel 7 anni fa.

Wine tour e wine testing degustazioni di vino e olio, Liliana cura delle frequentatissime cooking class dove insegna soprattutto a stranieri estasia a cucinare un intero pranzo siculo con tanto di pasta fatta a mano e cassatelle calde. La dorano e ritornano.
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La tenuta è splendida oltre ad essere un museo all’aria aperta: è ancora visibile la ferrovia che dall’interno del Baglio portava uva e mosto verso Palermo e Trapani. L’insieme è un po’ fanée ma questo è parte del fascino del luogo. Si degustano eccellenti assaggi tutti prodotti da Liliana con materie prime della tenuta in accompagnamento a vino e olio.
Sposarsi in Sicilia

In Sicilia occidentale ci sono location uniche e spettacolari per un vero invito a nozze indiminticabile. Le spiagge di Alcamo Marina e di Castellammare del Golfo che sono scenografie naturali incantevoli.

Da qualche tempo si organizzano cerimonie al Tempio di Segesta, location unica e incredibile, ancora poco gettonata ma con grandi potenzialità. Rosanna Vicari è una wedding planner dislocata sul territorio che si occupa dei permessi, dell’allestimento degli spazi e del montaggio delle strutture necessarie.
Sito web qui: www.rosannavicari.com
Leggi tutta l’intervista a Rosanna Vicari su Nozzeviaggi.it
Testo di Lucia Giglio Foto di Eugenio Bersani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com
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