California, viaggio alla scoperta del Kelp

Non solo grandi prospettive ma attenzione ai piccoli dettagli. Quando ci si predispone con il giusto spirito si può anche fare un “viaggio” sensazionale alla scoperta del Kelp. Ed è quello che è capitato in California.

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©Viviana Biffani

Vi invito ad un esperimento. Scegliete un luogo, possibilmente all’aperto e circoscritto. Staccate il telefono e non cedete alla sua adulazione per almeno un’ora.

Guardatevi intorno, con attenzione. Dopo circa dieci minuti, sarete annoiati: anche il paesaggio più spettacolare vi sembrerà una scena ormai vecchia, senza più segreti.

Non demordete, abbracciate la noia e vedrete che il vostro sguardo passerà dal macro al micro. Che siano sassi, conchiglie, formiche, fronde al vento, lasciate che i vostri occhi si abituino ad un nuovo ritmo, ed un mondo nuovo vi si rivelerà.

Fino a qui, siamo alla teoria, ora passiamo alla pratica. Quando mio marito fa surf, io sono sulla spiaggia con alcuni elementi per lo più ricorrenti:

– no connessione internet 

– nessun amico con il quale spettegolare

– un libro, finito puntualmente il giorno prima

– tanto tempo a disposizione

Prima che iniziate a sbadigliare, non vi sembra che stia dimenticando qualcosa? L’elemento protagonista: l’ambiente marino.

Ed ora tutti alzerete le mani e direte: hai detto poco, che spettacolo, beata te! Allora, vi invito a ritrovarvi come me per ore sotto il sole, con la borraccia vuota, senza riviste, senza sonno e senza poter messaggiare o condividere su Instagram il paesaggio ultra-mega-meraviglioso che vi circonda.

Spiaggiata a tempo indeterminato ed un po’ annoiata. Avevate ragione, beata me.

Un amico inaspettato, il Kelp

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©Viviana Biffani

Era già successo che, sulle spiagge della California, mi imbattessi in questi agglomerati di alghe brune che occupavano molto spazio ed in compenso profumavano poco.

Io mi facevo più in là e cercavo di piazzare l’asciugamano a distanza. Poi, una domenica, arrivammo a Piedras Blancas. La spiaggia era una gimcana di alghe abbandonate dai flutti, ma le alternative erano poche: mio marito era in acqua ed io non avevo nulla da leggere. 

Tanto valeva aguzzare la vista e dare un’occhiata più da vicino alla vegetazione locale: ed ecco che il Kelp mi svelava la sua bellezza, in un’esplosione di forme e sfumature.

Al momento non potevo fare altro che godermi lo spettacolo, studiarne i dettagli e scattare foto. Il pomeriggio aveva preso un’altra piega, molto più divertente, non sentivo più la sete e le ore scorrevano veloci.

Finita la vacanza e tornata a casa, a parte le foto mi era rimasta la curiosità, quindi sono andata oltre e per una settimana non ho fatto che leggere ed investigare.

Alghe e dintorni

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©Viviana Biffani

Esistono oltre 10.000 specie di alghe, che spaziano dalle acque dolci a quelle salate. Dalle micro alle macro dimensioni, dalle zone costiere, ai laghi, agli oceani più remoti, sempre di alghe si tratta.

Come le piante terrestri, anche quelle marine hanno bisogno di elementi base: luce solare, anidride carbonica ed i giusti nutrienti che ricavano dall’acqua circostante.

Questa grande famiglia si divide principalmente in tre gruppi, la cui discriminante è il colore: alghe verdi, marroni e rosse.

A determinarne il colore è la quantità di ossigeno presente nell’acqua e la vicinanza dai raggi solari. Le alghe verdi sono quelle che crescono vicino alla superficie e beneficiano maggiormente di luce ed ossigeno.

Scendendo in profondità, la cromia passa ai toni bruni e marroni. L’ultimo gradino è quello delle alghe rosse, che prosperano alle profondità maggiori, ma non proprio in fondo al mare, dove la mancanza totale di luce non permette lo sviluppo di vegetali.

Dal Kelp, per entrare in un universo di scoperte

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©Viviana Biffani

Allora, raccogliamo i primi indizi sul nostro amico Kelp:

– É un’alga marrone, anche se i suoi colori variano.

– Le dimensioni sono tendenzialmente grandi, può superare i 50 metri di lunghezza con una velocità di crescita fino a mezzo metro al giorno.

– Vive nelle acqua salate e lungo le coste rocciose. Il suo habitat ideale è quello compreso tra i 6 e i 14°C, ad una profondità media di 30 metri.

– Viene anche chiamata laminaria.

– La forma è molto variabile, da quella filiforme, al Kelp gigante, a quello Piuma di Boa, fino alle sfere che, incamerando ossigeno, riescono a salire in superficie.

Per approfondire l’argomento, inserisco nel motore di ricerca laminaria, un termine che a prima vista ispira discussioni più scientifiche.

Invece, davanti a me scorre una sequela di siti su: dimagrimento, lotta allo stress, crescita unghie e capelli. Per carità, il benessere prima di tutto, ma possibile che non ci sia altro da rivelare?

Anche in questo caso, la testardaggine e le piovose – e noiose – giornate novembrine hanno la meglio: cercando con più pazienza, l’universo Kelp mi si svelava con una serie di notizie emozionanti.

Un lavoro certosino di investigazione

Partendo dalle coste californiane, inaspettatamente mi ritrovavo a leggere e studiare trattati di archeologia, mappe geografiche, testimonianze preistoriche, video di pesca. E tutti questi argomenti, avevano un denominatore comune: il kelp.

Ora, cercherò di ricostruire a modo mio e brevemente i risultati della ricerca.

La teoria della Kelp Highway

Tanto tempo fa, in un oceano lontano lontano… le foreste di Kelp prosperavano, offrendo cibo e riparo ad una vasta fauna.

Immaginate un altissimo condominio che dalle profondità marine arriva alla superficie. Ad ogni piano di questo grattacielo, possono vivere e prosperare condomini che hanno connotazioni e necessità diverse. Ricci di mare, pesci roccia e stelle marine al piano terra, poi gli invertebrati ed i granchi.

Salendo sempre più su, ed elencandone solo alcuni: cavallucci marini, maccarelli, pesci persici e pipistrello. Fino ad arrivare all’attico, dove vivono o bazzicano sardine, foche e leoni marini. Un paradiso per la biodiversità e la condivisione.

Nel frattempo, sulle zone costiere cosa succede?

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©Viviana Biffani

I nostri bis-bis-bis-bis-trisavoli capiscono che in corrispondenza di quelle alghe brune, per lo più commestibili, i pesci e gli uccelli abbondano, le onde sono meno potenti e le canoe trovano un letto favorevole, dove scivolare senza troppi strattoni.

Iniziano quindi a navigarci sopra, allontanandosi sempre più e seguendo la rotta in base allo sviluppo di quelle ricche foreste subacquee, che si trasformano in un’autostrada marina, la prima della storia dell’uomo.

La mitica, Kelp Highway, inaugurata circa 13/15.000 anni fa, rendeva possibile l’esplorazione di nuovi territori, con rischi accettabili: non ci si allontanava mai troppo dalla terra ferma ed il cibo era assicurato.

Cerchiamo di immaginarci le coste in quel periodo: il livello del mare era di circa 100 metri inferiore, gli oceani più freddi e le foreste di Kelp molto diffuse, proprio in corrispondenza di tutti i territori costieri dell’Oceano Pacifico.

Ed ecco un altro tassello fondamentale a confutare la teoria di un’autostrada primordiale costellata di alghe brune, il Pacific Rim, cioè l’unione di tutti i Paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico: Russia, Cina, Thailandia, Australia, Stati Uniti, Canada, Messico. Solo per citarne alcuni.

Unite gli indizi e capirete come fosse relativamente facile per una tribù di esploratori, ad esempio giapponesi, risalire su per la costa e navigare fino al Nord America, per ridiscendere giù giù, fino al Cile, e viceversa. Non c’era bisogno di attraversare un oceano misterioso e burrascoso, bastava muoversi lungo i territori costieri, fermarsi durante il viaggio, colonizzare qua e là e poi continuare, eventualmente, ad avanzare.

It’s a small world, afterall dove anche un’alga può essere fondamentale per la sussistenza ed il progresso. Per giorni e giorni, completamente affascinata da queste rivelazioni, mi sono persa nelle letture e nell’immaginazione. Potrei continuarne a scrivere, ma ho pietà per chi mi legge.

Era iniziato tutto da una domenica pomeriggio lenta e solitaria, sulle coste della California. Quelle ore, la sensazione del kelp sotto i miei piedi e tra le mani, le ho riportate con me, a casa e grazie a loro ho continuato a viaggiare ed imparare. La curiosità è il mezzo più veloce ed economico che sia mai esistito.

Testo e foto di Viviana Biffani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

I nostri blogger in viaggio
Viviana Biffani

Sognatrice per vocazione, viaggiatrice per coincidenza. Racconta con sana ironia di spiagge, compromessi matrimoniali e onde oceaniche. Leggi i suoi racconti di viaggio.

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