Visitare Parma per il Correggio e il Surrealismo

Arte e cultura si intrecciano a Parma con due importanti eventi da non perdere. L’importanza del Correggio e l’impronta del surrealismo.

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La chiesa e il convento di San Giovanni a Parma © Lucio Rossi Foto R.C.R. Parma

Due anniversari portano a Parma e dintorni. In città si celebrano, fino al 31 gennaio, i 500 anni in cui il Correggio terminò il ciclo di affreschi della cupola del Monastero di San Giovanni.

La figura del Correggio

Un’ottima occasione per visitare la basilica e ammirare la cupola per poi passare al vicino Refettorio. Qui l’idea è di far vedere tutti i particolari degli affreschi con l’installazione Il Cielo per un istante in terra: si tratta di un fotopiano a cura di Lucio Rossi ed entrando nella sala che lo ospita, immersi nell’oscurità, ci si trova a tu per tu con l’opera.

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La Camera della Badessa affrescata dal Correggio © Lucio Rossi Foto R.C.R. Parma

Poco distante c’è la Cattedrale e anche qui si può ammirare il Correggio, che affrescò la cupola con L’assunzione della Vergine.

Bastano poi cinquecento passi (indicati anche sul selciato) per raggiungere il Monastero di San Paolo e ammirare un altro capolavoro dell’artista, la Camera della Badessa, rimasto segreto per due secoli e mezzo dopo la morte della Badessa Giovanna nel 1524 che l’aveva commissionato.

Grazie a Hortus Conclusus 2.0: storia e sviluppo del Monastero di San Paolo la cupola è protagonista di un’esperienza immersiva che porterà il visitatore in un viaggio dalla Parma romana al tempo del Correggio (parmawelcome.it).

Il surrealismo

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Alberto Abate, Delfica, 1984, olio su tela

Pochi chilometri separano Parma da Mamiano di Traversetolo, dove la Fondazione Magnani-Rocca ospita fino al 15 dicembre la mostra Il surrealismo e l’Italia, curata da Alice Ensabella, Alessandro Nigro e Stefano Roffi (magnanirocca.it).

Luigi Magnani, fondatore della Magnani Rocca, un’istituzione che da tempo dedica mostre alla grande arte del ‘900, non aveva acquistato opere surrealiste ma era in contatto con gli esponenti italiani del movimento.

A Roma, dove insegnava alla Sapienza Storia del manoscritto e del libro, possedeva una villa che era diventata un polo culturale dagli anni Trenta fino agli anni Sessanta.

E nella villa romana spesso c’era Savinio, che con il padrone di casa condivideva la passione per la musica e il teatro. Il surrealismo fu mediato in un primo momento dall’opera di De Chirico e Savinio di ritorno da Parigi negli anni Trenta.

La mostra a Villa dei Capolavori

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Max Ernst, Divinité, 1940, olio su tela incollata su cartone © Max Ernst, by SIAE 2024

Ecco allora che. per l’anniversario dei 100 anni di questa corrente, la Villa dei Capolavori ospita 150 opere che la esplorano insieme agli effetti che ebbe nel nostro Paese.

Nella prima parte della mostra sono esposte opere di Salvador Dalí, René Magritte, Max Ernst, Joan Miró, Marcel Duchamp, Man Ray, Yves Tanguy, nella seconda Giorgio de Chirico e il fratello Alberto Savinio, Enrico Baj, Leonor Fini e altri protagonisti italiani del surrealismo che in Italia venne fatto conoscere da collezionisti e galleristi, fra cui Arturo Schwartz.

Le parole di Alessandro Nigro

“Il surrealismo non si identica con un unico stile e dà una grande libertà a chi ne fa parte”, spiega Alessandro Nigro. “Le tecniche usate sono diverse, dal collage alla fotografia. Lo scopo era quello di liberare la pittura dai condizionamenti, dalla razionalità, in modo da consentire l’accesso all’ inconscio“.

Un viaggio affascinante e che fa riflettere su un movimento con una forte vocazione internazionale, impegnato e progressista.