Un viaggio avventuroso nelle Loyalty Islands, lì dove la natura è l’unica grande protagonista, per andare alla scoperta di un piccolo arcipelago poco noto e selvaggio.

Testo e foto di Mauro Parmesani
La pista di atterraggio del piccolo aeroporto di Ouvéa, capoluogo delle Loyalty Islands, si staglia perfettamente tra la folta vegetazione. Ancora qualche minuto e, dopo gli ultimi scossoni, toccheremo terra.
Sotto di me il mare blu indaco che si confonde con il turchese della laguna e con i 25 km di sabbia bianchissima dell’isola di Ouvéa.
Siamo in pieno Oceano Pacifico, a 100 km dall’isola madre della Nuova Caledonia, di cui Ouvéa e le altre tre isole che formano l’arcipelago delle Loyalty, fanno parte.
Territori (quasi) inesplorati
Ci troviamo in una delle cartoline più sconosciute e intatte dei Mari del Sud. L’immensa laguna, che si estende per 132 kmq e che, assieme alla laguna di Grande Terre, dal 2008 fa parte del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, ci dà il benvenuto con un gruppo di mante che volano nell’acqua bassa.
Nel piccolo aeroporto con il “Fale” dal tetto di paglia, mi accolgono Eugenie ed Estelle con la tradizionale ghirlanda di profumati fiori di frangipane.
In pochi minuti, seguendo l’unica strada che collega tutta l’isola, raggiungiamo la pass dell’isoletta di Mouli, collegata con Ouvéa da un ponte.
Qui l’acqua assume infinite sfumature turchesi. Se si pensa al Paradiso, probabilmente lo si può immaginare così. “Ci sono viaggi che si fanno con un unico bagaglio, il cuore.”, affermò Audrey Hebpurn.
Io questo viaggio lo sto facendo con il cuore ma anche con gli occhi, inebriandomi della meravigliosa e primitiva sensazione di libertà che emana questo luogo.
Le imponenti falesie di Lékiny
La marea inizia a scendere ed è il momento propizio per raggiungere le alte falesie di Lékiny che fanno parte del territorio gestito dall’omonimo clan.
Ci vado con Estelle che, nel frattempo si è cambiata d’abito. Ad attenderci nell’acqua bassa, che arriva alle ginocchia, c’è Felix, il guardiano di queste antiche rocce madreporiche, inaccessibili agli altri clan isolani e agli stranieri se non accompagnati da lui stesso.
Camminiamo nell’acqua trasparente sino a una scaletta, in verità traballante. Saliamo e ci troviamo su un lungo camminatoio naturale di forma convessa creato dall’erosione marina quando la scogliera era a filo d’acqua e formava il reef esterno, prima che l’isola, per sconvolgimenti naturali, si innalzasse sino al livello attuale.
Percorriamo circa 300 metri fino ad arrivare all’ingresso di una grotta in cui, nel 1953, gli abitanti del clan si rifugiarono per salvarsi da un violento uragano.
Scampato il pericolo, in segno di gratitudine fu costruita una chiesetta con l’altare dove ancora oggi si celebrano messe e sacramenti, come la prima comunione di Felix.
I sapori delle Loyalty
Non può mancare la “Bugna”, il pasto tradizionale che ci prepara Eugenie scegliendo minuziosamente i tranci di pesce (può essere anche di carne) che vengono preparati assieme a tuberi, patate e igname (l’alimento base della cucina tradizionale caledoniana).
Il tutto avvolto in foglie di banano, innaffiato con latte di cocco, sotterrato e ricoperto da pietre ardenti per circa due ore.
Navigando verso Lifou
Lascio a malincuore Eugenie ed Estelle per navigare alla volta di Lifou, l’isola più grande dell’arcipelago delle Loyalty con i suoi 1150 kmq.
L’interno dell’isola è occupato dalla lussureggiante foresta, da numerose grotte e, specialmente nella zona di Jozip e Mu, da piccole piantagioni di vaniglia.
La costa è un susseguirsi di falesie rocciose e spiagge immacolate come Pointe Daussy e Luengoni.
Il punto più spettacolare sono le alte falesie di roccia porosa di Jokin ricoperte da una esuberante vegetazione tra cui svettano gli alti fusti dei pini di Araucaria columnaris, endemici della Nuova Caledonia.
Nel villaggio di Maré, il vivere alla maniera dei Kanak è totale ed appagante se si soggiorna nelle piccole strutture a conduzione familiare messe a disposizione dalle tribù.
Alla scoperta dell’Isola dei Pini
Prima di rientrare a Grande Terre c’è ancora tempo per visitare l’Isola dei Pini a mezz’ora di volo dalla capitale Noumea.
Certo, non fa parte delle Loyalty, ma la sua infinita bellezza è motivo sufficiente per visitarla. Del resto mi attengo alla massima di Paolo Coelho ovvero: “Non (bisogna) viaggiare per scappare dalla vita, ma per non farsi sfuggire la vita”.
E questo è ciò che le isole sono in grado di regalare. E pensare che questo gioiello, incastonato in un mare smeraldo, era una colonia penale francese in cui scontavano la pena circa 30000 carcerati, fra cui oltre 7000 insorti della Comune di Parigi e 200 algerini della rivolta in Kabylia.
Le rovine di quei tempi amari definitivamente soppressi, sono ancora visibili. Chi vi approda oggi, però, lo fa per lasciarsi crogiolare al sole tra le lunghe spiagge incastonate tra le baie di Kanuméra e Kuto, per ammirare i simboli totemici dei clan isolani della spiaggia di St. Maurice e per nuotare nella piscina naturale della Baia d’Oro, dove il bianco accecante della sabbia si confonde con l’azzurro dell’acqua e il verde degli alti pini araucaria che, come sentinelle, ne contornano perennemente il perimetro.
Come affermava il grande Tiziano Terzani: “Viaggiare è un’arte. Bisogna praticarla con comodo, con passione, con amore”. E in queste isole è impossibile non diventare artisti.
Infoutili
Informazioni sulle Nuova Caledonia e le Loyalty Island: La Nuova Caledonia si trova nell’Oceano Pacifico, a circa tre ore di volo dalla costa australiana. È costituita dall’isola principale di Grande Terre, dall’isola dei Pini, dall’arcipelago delle Loyalty Island e da altre isolette situate a nord.
La Nuova Caledonia con una superficie di 19458 kmq, è la terza isola più grande del Pacifico, dopo la Nuova Zelanda e la Nuova Guinea. L’arcipelago appartiene alla Francia ed ha uno statuto speciale. La popolazione è composta dai nativi kanak di origine melanesiana che rappresentano circa il 48%. Vi sono poi i Caldoches discendenti dagli antichi deportati francesi. Infine, europei, vietnamiti, polinesiani ed indonesiani.
Ouvea, Lifou, Marè e Tiga formano l’Arcipelago della Lealtà, situate a circa 100 km da Grande Terre rappresentano un baluardo della cultura e della civiltà Kanak. Infatti, tradizioni ed usanze sono rimaste intatte, perfettamente inserite nel fascino e nella bellezza di questi atolli lontani dal vivere moderno. In queste isole, melanesiani e polinesiani da oltre 3000 anni si sono fusi creando una società gerarchizzata che vede nell’appartenenza al proprio clan il fondamento del vivere sociale. Ogni clan ha le proprie leggende, totem e capo clan. I clan formano delle tribù ognuna delle quali con un capo tribù che ha il compito di gestire e vegliare sulle tradizioni “Coutumiére”.
Come arrivare: Per i voli intercontinentali Ita Airways offre ottime soluzioni da Milano e Roma per Tokyo, (11 ore di volo). Da Tokyo per Noumea si vola con Aircalin, (7,30 ore di volo). I voli interni sono gestiti dalla Air Calèdonie.
Clima: Tropicale oceanico, influenzato dagli alisei con due stagioni prevalenti: calda e umida da dicembre ad aprile, fresca e soleggiata tra giugno ed agosto.
Periodo migliore: È l’isola dell’eterna primavera con temperature medie comprese tra 21 e 28 gradi centigradi. Tra dicembre e aprile il mare è più caldo e le temperature più elevate.
Cosa fare: A Noumea il sorvolo dell’immensa barriera corallina, particolarmente bella nella zona di Poe e di Noumea. Nelle isole, crogiolarsi al sole, immersioni, escursioni in barca e picnic sui motu.
Patrimonio culturale: Centre Culturel Tjibaou – Aquarium des Lagons
Fuso orario: +9 ore rispetto all’Italia 10 con l’ora legale.
Elettricità: 220 volt prese del tipo francese, meglio fornirsi di un adattatore.
Valuta: Il Franco Pacifico 1 equivale a circa 119 CFP.
Acqua: Potabile a Noumea. Meglio bere acqua in bottiglia sulle isole.
Guida: Come in Europa si guida a destra.
Noleggio: Nelle Loyalty si possono noleggiare vetture, motorini e biciclette.
Ingresso: Passaporto in corso di validità (3 mesi) e biglietto aereo di ritorno.
Lingua: Il francese e altri 30 dialetti melanesiani.
Abbigliamento: Pratico ed informale, sulle isole si sta perennemente in costume (non dimenticare occhiali da sole, creme protettive e repellenti antizanzara).
Dove dormire: Isola dei Pini: Le Méridien Ile des Pines – Lifou: Drehu Village Hotel
Ouvea: Vi sono infinite possibilità di soggiornare presso gli abitanti ed essere accolti nelle tribu (accueil en tribù), oppure in Chambres d’hotes. Una lista completa è fornita dall’Ente del turismo.
Dove mangiare: Le proposte gastronomiche coprono cucine e palati del mondo intero. La cucina locale è prevalentemente a base di tuberi, frutta e pesce. Da provare il Bougna, composto da taro, patata dolce, zucca, cipolla e igname, assieme al pollo, oppure pesce, crostacei o carne. Il tutto, avvolto in foglie di palma, e messo a cuocere sotto sassi roventi per due-tre ore.
Link utili: Nuova Caledonia Turismo
Testo e foto di Mauro Parmesani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com









































