Anche se è famosa per la sua Università, Lovanio sa stupire chi si perde tra i suoi vicoli, le sue piazze, i suoi lungofiume con un concentrato di arte e storia: un patrimonio straordinario dove Medioevo, Rinascimento e modernità si intrecciano tra piazze acciottolate, maestosi edifici e antiche tradizioni. In un dialogo continuo tra antico e nuovo.

Lovanio: un palinsesto architettonico dal gotico al Novecento
Lovanio si svela come un palinsesto architettonico dove i secoli hanno lasciato il segno in un dialogo ininterrotto tra stili e epoche.
Si inizia dalle sobrie tracce romaniche nella cripta della Collegiata di San Pietro e si continua col gotico Brabantino del Quattrocento con lo slancio verticale del Municipio e della Collegiata di San Pietro.
Il Rinascimento, poi, irrompe nei Collegi Universitari e nelle decorazioni dei palazzi borghesi, per poi arrivare alle seduzioni del Barocco seicentesco nella facciata dinamica di San Michele, dove colonne tortili e volute scolpite raccontano una nuova teatralità sacra.
E se l’Ottocento, secolo di rinascita, reinterpreta il passato con il neogotico della Stazione ferroviaria, il Novecento lascia il segno nella Biblioteca Universitaria in stile neorinascimentale, ricostruita dopo le due guerre mondiali come manifesto di identità nazionale, dimostrando così come, dopo le sperimentazioni moderniste, il contemporaneo può dialogare con la storia in modi sorprendenti.
La Collegiata di San Pietro

Senza dubbio uno dei gioielli artistici di Lovanio è la Collegiata di San Pietro (Sint Pieterkirk), affacciata sulla Grote Markt, la piazza principale della città.
Oltrepassata la soglia della chiesa, la pianta a croce latina a tre navate si svela in tutta la sua imponenza. L’alto transetto e l’insieme di novanta finestroni creano un dialogo tra luce e architettura ed esaltano il rigore architettonico della Collegiata, arricchito ulteriormente dai tesori artistici custoditi al suo interno.
In primo piano emergono le creazioni di Dieric Bouts, uno degli oldmasters della pittura fiamminga, pittore ufficiale di Lovanio dal 1468 fino alla sua morte.
A lui si deve una celebre Ultima Cena, pannello centrale di un trittico realizzato negli anni sessanta del Quattrocento per la Collegiata stessa e sistemato in una delle cappelle absidali.

La scena sacra si distingue con particolari rivoluzionari per l’epoca: ambientata in una dimensione quotidiana (le finestre rivelano scorci di Lovanio), l’opera fonde il realismo fiammingo con un uso rigoroso della prospettiva, assoluta novità per i tempi nel panorama artistico delle Fiandre.
Nella cappella accanto, stessa mano, quella di Bouts, per il Trittico del martirio di Sant’Erasmo: nel pannello centrale, dedicato al supplizio del santo, la drammaticità del soggetto è bilanciata dalla compostezza delle figure, tipica dello stile di Bouts, mentre i pannelli laterali raffigurano San Girolamo e San Bernardo di Chiaravalle, fondatore dell’Ordine Cistercense.
C’è da aggiungere che, all’interno della Collegiata, tradizione secolare e innovazione tecnologica si tengono per mano grazie all’uso rivoluzionario degli hololens, dispositivi che attraverso proiezioni 3D, mappature dinamiche e narrazioni immersive, danno l’illusione a chi li indossa di camminare dentro alcune delle opere d’arte esposte nella chiesa.
Lovanio e il Grande Beghinaggio: un viaggio tra spiritualità e sapere

Inserito nella World Heritage List dell’UNESCO nel 1998, il Grande Beghinaggio (Groot Begijnhof) è uno degli esempi più maestosi e meglio conservati di questi insediamenti laici e monastici insieme.
È un labirinto di viottoli acciottolati, cortili fioriti e giardini segreti incorniciati da edifici in mattoni rossi e arenaria, che racconta sette secoli di storia dedicati alla devozione e alla preghiera.
A partire dal XIII secolo, infatti, queste case ospitarono le beghine: donne che rifiutavano i tradizionali ruoli di moglie o monaca per abbracciare una vita di preghiera, lavoro e solidarietà. Vedove o nubili, ma soprattutto libere, le beghine crearono una rete autonoma di botteghe, ospedali e oratori, trasformando il beghinaggio in un microcosmo di spiritualità operosa.
Dal 1962, il complesso, esteso su tre ettari nel cuore della città vecchia, ha trovato nuova vita grazie all’Università di Lovanio e gli spazi, un tempo abitati dalle beghine, oggi accolgono studenti e ricercatori, in un dialogo simbolico tra eredità medievale e innovazione accademica.
Passeggiare tra le sue stradine significa assistere a un miracolo di continuità: le acque calme del fiume Dijle riflettono le silhouette secolari degli edifici, restaurati con rigore filologico, mentre i chiostri rinascimentali diventano aule per seminari.
Il beghinaggio resiste come isola di quiete, dove il fruscio dei libri sostituisce quello delle preghiere, ma il genius loci rimane intatto.
Infoutili
Informazioni: Informazioni generali sulla città si trovano sul sito www.visitleuven.be, completissimo di ogni informazione curiosità, dettagli sulla storia, su hotel e ristoranti, sulle attrazioni in città e dintorni. Per un viaggio nelle Fiandre è sempre utile informarsi sul sito di VISITFLANDERS –Ente del Turismo delle Fiandre.
Chi desidera acquisire informazioni sulle attività accademiche della KU Leuven può reperire informazioni sul sito dell’Università di Lovanio.
Quando andare: Il periodo migliore per visitare Lovanio è in primavera oppure da metà settembre a metà ottobre. Questi periodi offrono un clima piacevole, con temperature miti e minore affluenza turistica rispetto all’estate. Se si è appassionati di birra, aprile è particolarmente consigliato per le numerose feste e degustazioni dedicate a bionde&Co.
Come arrivare: Dall’aeroporto di Bruxelles, Lovanio è facilmente raggiungibile in un quarto d’ora, grazie ai frequenti collegamenti ferroviari diretti.
Testo di Enrico Saravalle foto di Lucio Luigi Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com










































