
Esiste infatti un’altra Germania lontana dalla nazione di ferro capace di risorgere dopo la Seconda Guerra mondiale e diventare la potenza egemone in Europa. Comprende le cinque province della ex DDR e si estende dalla Pomerania-Meclemburgo, sul Mar Baltico, fino alla Sassonia sita nella parte più a sud. Dopo la caduta del regime comunista «nessuno aveva chiesto alle popolazioni che abitano nella parte geograficamente più a est, se volevano appartenere a una qualche specifica nazione, o se preferivano costituirsi in stato autonomo», e così la «Germania numero due» venne integrata a quella ufficiale. Se questo ha dato vita a una nazione unica, le Heimaten («patrie») sono rimaste sempre due. Come poteva essere altrimenti, dato che, per buona parte delle terre dell’est, Berlino era soltanto un luogo lontano, visto a malapena in televisione?
Attraversando «paesaggi naturali grandiosi», incontrando cittadini nostalgici e riscoprendo i solchi che la storia ha lasciato su quelle terre, Tilde Giani Gallino ci mostra una nazione «fastosa e inattesa» ma che è ancora costretta a vivere all’ombra di quella che sta dominando l’Europa. Ordinaria di Psicologia dello Sviluppo all’Università di Torino, con parecchi titoli al suo attivo, l’autrice dipinge capitoli interessantissimi dei luoghi attraversati tramite un linguaggio delicato e uno sguardo interrogativo come spesso solo una donna sa interpretare; i panorami che fuoriescono sono per noi a volte assai più misteriosi e lontani di altri oltreoceano, semplicemente per essere stati ammantati dalle nebbie segrete di un comunismo ormai davvero antico e sconcertante: la Gallino li rende finalmente riconoscibili, li umanizza, li critica spietata e li ama romanticamente, ma senza perdere mai né il senso dell’analisi colta né quello del divertissement.
Viaggio nell’altra Germania | Tilde Giani Gallino | Einaudi Torino 2013 | pp. 224 | prezzo: 21,00 euro
Testo di Andrea B. Nardi © RIPRODUZIONE RISERVATA










































