Si è conclusa da poche settimane la 26ª edizione del Napoli Comicon 2026, un palco internazionale che ha ospitato anche quest’anno più di 150mila visitatori e quasi 500 ospiti da tutto il mondo. Ed ora è il momento di fare un bilancio complessivo dei punti di forza… ma anche di debolezza.

Anche quest’anno il Napoli Comicon 2026 è stato foriero di importanti eventi ed incontri non solo di eccellenze nostrane, ma di una platea internazionale di ospiti e di visitatori da tutto il mondo, confermandosi uno degli eventi di punta della stagione fieristica italiana ed europea, all’interno di uno spazio espositivo che ha pochi rivali sul territorio.
Un evento così importante e di grande richiamo per gli appassionati contiene inevitabili insidie organizzative e, in particolare, nella gestione degli spazi, con tanti punti di forza, ma non pochi aspetti che richiederebbero una maggiore attenzione da parte di una fiera che si propone come un’eccellenza del panorama italiano – e non solo.
Gli spazi

Uno dei grandi punti di forza del Napoli Comicon, anche per questo 2026, è la presenza di ampi spazi – e non si parla di metratura fasulla, come in altre fiere che, per fare numero, inseriscono padiglioni sostanzialmente vuoti – un effettivo spazio aperto e chiuso capace di contenere l’ampia mole di persone che ogni anno partecipano alla manifestazione.
Un punto di forza che si riflette nella possibilità di avere anche spazi dove semplicemente staccare dalla folla, con ampie zone di verde – e non – come il laghetto e l’Arena Flegrea, dove potersi sedere, chiacchierare, confrontare gli acquisti o semplicemente riposarsi – ho visto non poca gente che nel pomeriggio si faceva ottimi pisolini sotto il sole.
Un aspetto non da sottovalutare, all’interno di altri contesti in cui invece risulta impossibile trovare un luogo di pausa senza dover acquistare una consumazione.

In linea generale, come molte fiere analoghe, la furbizia del visitatore sta nel capire quali sono le zone più battute, dove inevitabilmente troverà la maggiore folla – i padiglioni dall’1 al 3, dedicati alle proposte più commerciali – e quelle dove invece c’è maggior spazio per respirare e passeggiare più in tranquillità – come l’Asian Village.
Tuttavia, è proprio su quest’ultimo che sorge una critica non da poco: l’accesso a questa area della fiera è stato non poco difficoltoso, in quanto era possibile solo passando attraverso il padiglione stesso, le cui piccole dimensioni e l’ampia folla, che confluiva da un unico punto di accesso, portavano il passaggio ad essere non poco difficoltoso.
Un’area che andava sicuramente più valorizzata ma che, paradossalmente, per il suo essere quasi un luogo proibito, diventava per questo anche molto più vivibile, attrezzata per tutte le esigenze: l’Artist Valley, la zona food e anche un palco con diverse esibizioni dal vivo che gli stessi standisti mi hanno confermato essere un piacevole accompagnamento alla giornata.
L’offerta

Essendo che il Napoli Comicon è una fiera estremamente popolare e ambita, l’offerta ne riflette i gusti di un pubblico più generalista, interessato maggiormente – e il tipo di calca lo conferma – a prodotti più commerciali – tipici sostanzialmente di ogni fiera – dando invece meno spazio agli artisti più indipendenti – a parere dello scrivente, è il vero fiore all’occhiello di ogni fiera che si rispetti.
Per questo, sugli oltre 500 stand presenti, tale offerta è confinata a pochi spazi della fiera: fra questi, da segnalare l’Artist Valley, una delle più piccole mai viste – soprattutto considerando la grandezza dello spazio espositivo – che contava non più di una dozzina di stand, con spazi anche abbastanza ristretti per gli espositori – a volte addirittura tre persone per una singola casetta – e, conseguentemente, un’offerta abbastanza povera.
Un merito che però va riconosciuto è aver dato spazio anche all’editoria indipendente, come raramente succede all’interno di questi eventi, con una sezione in questo senso abbastanza fornita e la cui vicinanza agli stand più commerciali favoriva un buon flusso di persone – aspetto assolutamente da non sottovalutare.
Gli ospiti

Discorso diverso per l’offerta invece degli ospiti: al netto di code abbastanza impegnative che ho visto per diversi nomi di richiamo, artisti anche di fama internazionale come Don Rosa e Zerocalcare risultavano estremamente più accessibili rispetto ad altre fiere, senza richiedere ulteriore stress per un biglietto ad hoc in loco e file complessivamente ben gestite e senza eccessivi tempi di attesa.
Sicuramente, da questo punto di vista, il Napoli Comicon 2026 si conferma un punto di incontro per artisti internazionali che difficilmente si possono trovare ad altre fiere, ma, a differenza di altri eventi analoghi che inseriscono nella loro offerta ospiti di un certo peso senza essere capaci di gestirli, si può dire che l’organizzazione in questo senso presentava poche zone d’ombra.
I servizi

Lato servizi, al Napoli Comicon va riconosciuto un merito non da poco: a differenza di altre fiere analoghe, si può effettivamente mangiare bene.
Infatti, accanto ai più classici stand di cibo da fiera, non manca un’offerta più ampia dedicata a star gastronomiche locali o a piccoli brand che difficilmente escono dai confini regionali, potendo quindi godere di un’ampia varietà di sapori con file complessivamente anche abbastanza scorrevoli persino nelle ore di punta.
Va segnalato, però, che la dislocazione di queste proposte non si può dire effettivamente ottimale: mi sono trovata più di una volta a dover circumnavigare interi padiglioni per una semplice bottiglia d’acqua, perché magari gli stand erano da tutt’altra parte o quelli presenti – specificatamente nella già citata Asian Town – avevano un’offerta così specifica e peculiare che era impossibile trovare qualcosa di più semplice.

Da questo punto di vista, l’offerta non era sempre delle migliori.
Il discorso sui bagni e servizi igienici fa storia a parte: come si può dire che ce ne sono diversi dislocati per tutta la fiera – persino i bagni chimici per i più coraggiosi – la gestione degli stessi, purtroppo, lascia molto a desiderare: da segnalare un’esperienza molto negativa nei bagni del Teatro Mediterraneo, che si rompevano ad ogni occasione, creando file ingestibili – e non è la prima edizione per situazioni analoghe.
Conclusioni

Nel complesso, quindi, il Napoli Comicon 2026 si è confermato un evento di punta dell’offerta fieristica nostrana che, visto il tipo di eventi e di ospiti che invita, oltre alla mole di visitatori che raccoglie ogni anno, potrebbe avere un occhio di riguardo in più su questioni di logistica che renderebbero la fiera molto più piacevole da vivere.
Lato visitatore, è una fiera che si consiglia sempre di premiare per i motivi già citati, ma che, a differenza di fiere anche più piccole ed indipendenti, non presenta un’offerta artistica che possa far risaltare l’unicità del panorama nostrano.
Il prossimo appuntamento è dal 29 aprile al 2 maggio 2027.
Testo e foto di Costanza Bersani|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com


































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