Dall’ombra dei carrugi medievali alla luce dei Palazzi dei Rolli: Genova è una città verticale, dove il labirinto della città bassa e del porto custodisce l’eredità di una repubblica che ha finanziato il mondo.
Testo e foto di Lucio Luigi Rossi

Oltrepassi la Porta dei Vacca e sei dentro Via Prè. Pochi passi e arrivi in Via del Campo. Quella di De André, certo, ma oggi è anche il luogo dove la città si rimescola ogni giorno: i carrugi profumano di spezie lontane, di radici e verdure che arrivano dai mercati africani, di un mondo che continua a scaricarsi su questo porto come ha sempre fatto.
Genova è, e resta, una spugna che assorbe storie, merci e marinai da ogni rotta.
Il labirinto di pietra di Genova

Ci si perde, ed è l’unico modo per capire. Si cammina tenendo il naso all’insù, perché è sopra la linea degli occhi che la città nasconde i suoi tesori. I portali in ardesia e marmo raccontano storie di santi e di armatori; oltre trecento edicole votive spuntano dagli angoli dei muri come fari per i viandanti.
Poi, d’improvviso, un vicolo si stringe accanto alla facciata della Chiesa di San Luca: era la chiesa privata degli Spinola, un interno di oro e penombra che custodisce i capolavori del Grechetto, Giovanni Benedetto Castiglione. Una presenza che ricorda quanto i mercanti genovesi avessero un debole per la pittura in generale e per quella fiamminga e nordeuropea in particolare: i loro palazzi ne sono ancora intrisi, nelle tele, negli arazzi, nelle collezioni accumulate da generazioni.

Questo legame tra il mare e il lusso si tocca con mano nelle botteghe storiche. Entrare da Romanengo è un salto indietro di due secoli: tra specchiere d’epoca e banconi di legno scuro, i profumi della frutta candita e dello zucchero lavorato a mano ricostruiscono un’idea di dolcezza artigianale che la grande distribuzione non ha mai saputo replicare.
Poco più in là, la Boutique Pescetto conserva intatta quell’eleganza sobria fatta di tessuti pregiati che un tempo arrivavano in porto sui velieri, stoffe che erano solo merci prima di diventare stile.
I Palazzi dei Rolli: l’invenzione dell’ospitalità di Stato

“L’argento nasce nelle Americhe, arriva in Spagna e viene sepolto nelle banche di Genova.” Così recitava un detto dell’epoca: per due secoli la Repubblica di Genova fu la principale creditrice delle corone europee, e quella ricchezza non si esibiva in piazza.
Si nascondeva dietro portoni monumentali, dai quali si aprivano passaggi verso i livelli superiori della città, scalinate e vicoli ombrosi che si inerpicano tra cortili e logge fino a sfociare nel rettilineo di Strada Nuova, l’attuale Via Garibaldi.
A metà del Cinquecento l’oligarchia genovese decise che il vecchio tessuto medievale non bastava più. Nel 1550 prese forma il progetto di Strada Nuova: una lottizzazione ai piedi della collina di Castelletto, dove le principali famiglie della Repubblica si contesero i lotti per erigere le proprie dimore.

In pochi anni i palazzi rinascimentali sorsero uno dopo l’altro, in una gara aperta di autocelebrazione che coinvolse i più importanti artisti del tempo. Nel 2006 l’UNESCO ha riconosciuto questo insieme come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, tra i primi esempi in Europa di pianificazione urbanistica residenziale di questa scala e coerenza.
La vera invenzione, però, fu politica. La Repubblica non aveva un re e quindi non esisteva un palazzo reale per accogliere gli ospiti di Stato. Nel 1576 il Senato istituì il sistema dei Rolli: elenchi di dimore private precettate per l’ospitalità ufficiale, suddivise in tre categorie per grado di prestigio, assegnate tramite sorteggio dai rispettivi “bussoli”. I palazzi del primo bussolo ospitavano principi e ambasciatori; quelli del secondo e del terzo si spartivano gli ospiti di rango inferiore.
La classificazione non era fissa: da una redazione all’altra di questi elenchi, un palazzo poteva salire o scendere di categoria, un fatto che spingeva i proprietari a investire continuamente in affreschi, stucchi e arredi. Essere inclusi nei Rolli era un’arma diplomatica formidabile: richiedeva un dispendio considerevole, ma garantiva relazioni commerciali e accesso a quella rete di potere che rendeva Genova indispensabile ai sovrani europei.

Lungo Via Garibaldi Palazzo Nicolosio Lomellino (o palazzo Podestà) si distingue per la sua facciata animata da stucchi, opera dell’urbinate Marcello Sparzo: un unicum tra i prospetti della strada, dove tutti gli altri palazzi mantengono una compostezza quasi severa.
Palazzo Tobia Pallavicino, costruito tra il 1558 e il 1561 per un marchese il cui patrimonio era legato ai commerci di allume, materia prima indispensabile per fissare i colori sui tessuti, custodisce al piano nobile la Galleria Dorata: realizzata nel Settecento dalla famiglia Carrega, è uno degli interni barocchi più fastosi della Liguria, con pareti, volta e arredi interamente ricoperti di specchi, stucchi dorati e affreschi. Dal 1922 il palazzo è sede della Camera di Commercio di Genova.
Palazzo Spinola e la memoria di Roma

Nessuno può raccontare questo cortocircuito tra arte e finanza meglio del professor Montanari, assessore alla cultura del comune di Genova e anima dei Rolli Days. È lui l’anfitrione d’eccezione che ci guida tra le stanze di Palazzo Spinola, una dimora che Rubens definì senza mezzi termini “monumentale come una Basilica“.
La struttura custodisce cicli pittorici di straordinaria coerenza tematica voluti da Giulio Spinola. Sulle volte si succedono scene tratte dalla storia romana: Cleopatra incoronata, le Idi di Marzo, il Trionfo di Ottaviano Augusto, eseguiti nel Cinquecento dagli allievi di Luca Cambiaso. Natura e passione sono i due registri che i pittori hanno declinato su queste superfici, tra figure aggrovigliate e paesaggi sospesi.
Alle pareti, arazzi fiamminghi completano un interno che riassume il gusto dell’aristocrazia genovese: romano nell’impianto, nordeuropeo nelle scelte decorative, orientato verso il lusso come strumento di potere piuttosto che come semplice ostentazione.
Il respiro della luce e il sussurro di Van Dyck

Dal labirinto si riemerge in Piazza De Ferrari. La città cambia ritmo: la fontana, il Teatro Carlo Felice, il Palazzo della Nuova Borsa. È il cuore monumentale della Genova moderna, ma basta voltarsi per ritrovare il centro storico del potere politico: il Palazzo Ducale, sede del Doge per secoli, aperto oggi alle grandi mostre temporanee.
In questo spazio la grande esposizione dedicata ad Anton van Dyck trova una cornice coerente con la sua stessa materia. Van Dyck arriva a Genova come allievo di Rubens, e le opere della prima maturità, come il Sileno ebbro, mostrano ancora la forza del maestro fiammingo: pennellata rapida, figure addensate in primo piano, un’energia senza pausa.

A Genova, però, qualcosa cambia. Dove Rubens usa un’eloquenza sonora e diretta, Van Dyck sceglie un registro più trattenuto: sguardi aristocratici, posture distaccate, superfici che trattengono la luce senza esibirla. Nei suoi ritratti si riconosce qualcosa di profondamente genovese, quella fierezza silenziosa di chi sa di avere il mondo tra le mani senza bisogno di dichiararlo.
La Repubblica di Genova finisce sulla carta nel 1815, con il Congresso di Vienna e il declino progressivo delle grandi famiglie nobiliari. Ma guardando quelle tele, tra i velluti e le luci del Palazzo Ducale, è difficile credere che se ne sia mai andata davvero.
Infoutili
Informazioni: sul sito del turismo di Genova/Cultura
Come arrivare: Il viaggio da Milano Centrale a Genova Piazza Principe si copre comodamente in treno in circa un’ora e mezza. Per chi si muove in aereo, lo scalo di riferimento è l’Aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, situato a ponente della città e ben collegato al centro storico tramite servizi di transfer dedicati.
Dove dormire
Il Grand Hotel Savoia, Via Arsenale di Terra 5 – Tel. 010.27721; è una struttura storica situata a pochi passi dalla stazione di Piazza Principe. Fondato nel 1897, l’albergo unisce il fascino dell’accoglienza d’epoca a servizi moderni e conserva un antico passaggio sotterraneo riservato un tempo al transito dei regnanti.
Hotel Helvetia, Piazza della Nunziata 1 – Tel. 010.2465468 ; ospitato in un palazzo storico del tardo Cinquecento a due passi da Via Cairoli, è un tre stelle rimodernato e accogliente. Offre un’ottima base per esplorare a piedi sia i vicoli che l’area monumentale dei Rolli, mantenendo tariffe alla portata.
Hotel Metropoli, Piazza Fontane Marose – Tel. 010.2468888; affacciato su una delle piazze d’ingresso di Strada Nuova, questo tre stelle unisce una posizione d’eccezione a un’atmosfera informale e curata. È la scelta perfetta per muoversi tra le gallerie d’arte e il cuore dei carrugi a cifre accessibili.
Dove mangiare
Trattoria Tralalêro, Via Arsenale di Terra 5, Tel. 010.2772834; ospitata nei caldi ambienti del Grand Hotel Savoia, questa trattoria propone un viaggio nei sapori liguri più autentici, mettendo in carta classici imperdibili come il cappon magro, i ravioli al tocco e gli gnocchi fatti in casa con basilico di Prà.
Trattoria Cambi, Via Garibaldi 18r, Tel. 010.2541648; l’indirizzo ideale per immergersi nei sapori più schietti della tradizione genovese, proprio nel cuore dei palazzi rinascimentali, con un menu che mette al centro i primi di pasta fresca e i secondi tipici dell’entroterra ligure.
Ristorante Migone, Piazza San Matteo 4r, Tel. 010.2468864; ideale per chi cerca un’esperienza legata alla storicità dei luoghi nella suggestiva piazza dei Doria, propone piatti che reinterpretano la cucina di terra e di mare strizzando l’occhio al rigore della tradizione mercantile.
Il Marin, Calata Cattaneo 15, Tel. 010.8698722; situato all’interno di Eataly nel cuore del Porto Antico, questo ristorante all’avanguardia offre una vista spettacolare sulle navi attraverso una grande vetrata e un ricercato menu interamente incentrato sul pescato d’eccellenza del Mar Ligure.
Shopping
Pietro Romanengo fu Stefano, Via Soziglia 74r, Tel. 010.2474574; la confetteria più antica d’Italia, un tempio del gusto che dal 1780 incanta con canditi monumentali, cioccolato lavorato a pietra, gocce di rosolio e fondant prodotti artigianalmente seguendo ricette storiche immutate.
Pasticceria Klainguti, Piazza di Soziglia 98r, Tel. 010.8683358; fondata nel 1828 da pasticceri svizzeri, questa caffetteria d’epoca era la seconda casa di Giuseppe Verdi. È la tappa obbligata nei vicoli per gustare la celebre brioche “Falstaff”, i marron glacé e la confetteria classica.
Boutique Pescetto, Via di Scurreria 8r, Tel. 010.2473433; punto di riferimento per l’eleganza classica maschile e femminile nel centro storico, conserva arredi d’epoca monumentali e propone capi realizzati con i filati, i velluti e le lane più esclusive provenienti dai mercati europei.
Fabbrica di Cioccolato Romeo Viganotti, Vico dei Castagna 14r, Tel. 010.2514061; laboratorio artigianale nascosto tra i carrugi che dal 1866 custodisce macchinari dell’Ottocento, tra cui i caratteristici melanger in pietra usati per macinare a freddo fave di cacao, spezie e le tipiche nocciole liguri.
Antica Polleria Aresu, Vico Inferiore del Ferro 1r, Tel. 010.2474246; autentico gioiello di inizio Novecento rimasto intatto negli arredi di legno e marmo, dove l’esposizione delle merci segue una cura geometrica che ricorda le atmosfere e le composizioni delle antiche tele fiamminghe.
Suggerimenti
Per cogliere appieno l’anima verticale della città, vale la pena fare l’esperienza di “Genova verticale” sfruttando gli ascensori e le funicolari storiche che salgono verso i belvedere, ideali per scattare ampie vedute panoramiche sul porto e sui tetti d’ardesia. Visit Genoa, portale ufficiale del turismo del Comune di Genova ha un’intera sezione tematica e una guida dedicata intitolata proprio “Genova Verticale, Genova tutta da camminare”.
Una visita fuori dal centro storico che merita il viaggio è quella al Cimitero Monumentale di Staglieno, vero e proprio museo di scultura all’aperto celebrato in tutto il mondo.
Eventi
I Rolli Days sono le giornate dedicate all’apertura straordinaria dei palazzi patrizi patrimonio UNESCO, con visite guidate d’eccezione curate da divulgatori scientifici. Negli spazi espositivi di Palazzo Ducale si sviluppano invece i grandi appuntamenti d’arte stagionali, come la mostra dedicata al maestro fiammingo Anton van Dyck.
Testo e foto di Lucio Luigi Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com










































