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Honduras, mare verde tropicale

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Honduras, mare verde tropicale

Todo està aquí”, dicono gli honduregni con orgoglio. E non hanno tutti i torti. L’Honduras non è solo mare ma un Paese intensamente verde, culla della cultura Maya, forgiato dalla lunga dominazione spagnola, indipendente dal lontano 1821. Gente umile e fiera che insegue, sull’onda di sogni sempre nuovi, un futuro migliore

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A partire dall’anno 1607 il nome “Honduras”, a identificazione di questi territori, appare in alcuni documenti ufficiali; va anche aggiunto che in lingua spagnola il toponimo “honduras” indica la “profondità delle acque”. La diffusa tradizione locale fa poi risalire niente meno che a Cristoforo Colombo, approdato sulle coste caraibiche del Paese nel 1502, la nascita del nome della nazione; per un miracolo ricevuto, o quasi. Pare infatti che, superata con le sue navi una terribile tempesta, abbia esclamato: “Gracias a Dios que hemos salido de estsa honduras!” (ringraziamo Dio per essere usciti da questi abissi marini); in altre parole, per averla scampata bella! Non a caso il punto geografico dove la costa honduregna piega bruscamente verso sud proseguendo con quella del Nicaragua, si chiama capo Gracias a Dios.

Un mare verde che profuma di caffè

La zona settentrionale dell’Honduras, la fascia visitata va dalla costa caraibica di fronte a Roatan, passando per San Pedro Sula, Copán e Gracias, lungo il confine guatemalteco e a ridosso di quello salvadoregno, può essere definita un vero e proprio trionfo del “verde”. E’ anche la zona più montagnosa del paese, ma sono montagne che hanno poco o niente di aspro, di selvaggio. Sono molto spesso coperte di nubi e questo è normale, se si pensa che il caldo tropicale con la vicinanza dei due oceani favorisce la formazione pressoché continua di nuvole e per conseguenza la caduta di piogge. Ma qui sta la fortuna del luogo. Le piogge “lavano” le foreste, i prati, i paesini nascosti dalla vegetazione fitta e spesso impenetrabile; risultato: l’Honduras del nord è uno scrigno verde come pochi e questo è il colore dominante che tutto copre e assorbe, tutto compenetra e vivifica.

La vetta più elevata è il Cerro de Las Minas (2789 metri) e si trova nel Parque Nacional Celaque, a sud del dipartimento di Copán e a ridosso della cittadina di Gracias. Le altre vette, ondulate, che si accavallano e risultano divise da brevi valli percorse da torrenti, non superano i duemila metri. Clima fresco in rapporto a quello caldo delle pianure, clima propizio a una vegetazione rigogliosa e varia, a una fioritura esuberante e coloratissima. Clima, oltretutto, adatto alla coltivazione del caffè. In prossimità della zona di Copán, nel bel mezzo della foresta pluviale, ricca di alberi e fiori tropicali, densamente abitata da una miriade di uccelli multicolori, crescono le piante di caffè, mescolate ad una grande varietà di piante officinali. A rendere gradevole l’assaggio dei chicchi coltivati e lavorati nella Finca Santa Isabel, un contorno di farfalle dai cento colori, molto comuni in questa zona di montagna.

Copán, templi nella foresta

Nel 1570 lo spagnolo Diego García de Palacios “riscopre” le rovine di Copán, oramai sepolte dalla vegetazione. Oggi, entrando nella zona recintata, si incontrano grandi spazi verdi a porre in risalto i monumenti, uniti tra loro da agevoli sentieri immersi tra piante di alto fusto. Tra il III e il X secolo d.C., questo insediamento Maya è stato quello che ha raggiunto forse il massimo splendore tra gli altri esistenti in Guatemala, Messico meridionale, Belize. Fra le civiltà precolombiane delle quali la storia ci ha lasciato traccia, quella dei Maya è stata sicuramente la più progredita dal punto di vista intellettuale, tanto da meritarsi l’appellativo di “Greci d’America”.

I Maya, oltre ad esser stati mirabili architetti e artisti raffinatissimi, possedevano una complessa scrittura figurativa, avevano elaborato un compiuto sistema numerico, erano pervenuti a straordinarie scoperte astronomiche e avevano creato un calendario molto più preciso del nostro. Secondo alcune recenti interpretazioni elaborate da studiosi di questa antica civiltà, il calendario Maya ha stabilito che il 21 dicembre del prossimo anno (2012) sarà l’ultimo del nostro mondo. La profezia invita (per fortuna!) gli esseri viventi a “godere di ogni secondo della loro esistenza”.

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