L’Africa tribale in mostra a Milano

Corna di animali, ossa e maschere in legno: all’interno di un classico contesto urbano milanese, risiede un’oasi di Africa.

Se vi piace l’arte tribale, preparatevi per un viaggio attraverso le tradizioni dell’Africa nera, con le sue tradizioni e le usanze di popoli così lontani e culturalmente diversi da noi. Fino al 30 aprile, la Galleria 70 (M3 Turati) espone reperti archeologici africani e alcuni tipici esemplari di maschere provenienti dal Gabon, nel Golfo di Giunea.

Ossa e scheletri umani, crani di foca e di altri animali, corna, strumenti musicali, utensili e  maschere sono riuniti in una mostra che porta in terre esotiche e affascinanti.

Si tratta di gioielli antichi dalle caratteristiche proprie dell’arte africana, intagliati nel legno verde per creare oggetti meravigliosi, che richiamano riti e usanze delle varie tribù insediate nell’immensa foresta equatoriale.

Passeggiando tra questi volti immobili fissati nelle tavolette di legno in esposizione, scoprirete tradizioni uniche dal fascino irresistibile. Si pensava che, una volta indossate, queste maschere potessero riportare in vita lo spirito degli antenati, per invocare la loro forza e il loro aiuto.

Ogni etnia insediata nella foresta aveva il suo territorio ben definito e una serie di usanze originali. Ad esempio, nelle notti di luna piena, alcuni gruppi usavano indossare le maschere mukundji assieme a dei trampoli per celebrare le feste di plenilunio.

L’esclusività delle diverse zone e culture di appartenenza, non permette contaminazioni tra le tribù e ciò garantisce la purezza di ciascuno stile e l’utilizzo di soluzioni formali differenti.

Tra le maschere, si trovano veri scheletri di animali perfettamente conservati: vere sculture lavorate dal tempo, grazie a inevitabili processi di mineralizzazione.

Se si alza lo sguardo verso le pareti, poi, si possono osservare le stampe realizzate dal fotografo Dominique Laugé utilizzando come supporto carta cerata a mano. C’è una forte somiglianza tra gli scheletri e le composizioni plastiche realizzate, quasi fossero documentazioni scientifiche sottoposte a una rielaborazione artistica del tutto singolare.

Nelle immagini, le suture dei crani o gli interi apparati scheletrici vengono definiti da un rapporto di luce e ombra quasi caravaggesco, tipico di chi si suggestiona di fronte alla magia naturale dei corpi.

Un angolo di Africa, per viaggiare lontano senza muoversi da Milano.


Info utili:

Galleria 70, corso di Porta Nuova 38 (M3 Turati)

eugeniobitetti@libero.it, tel. 0245483302

da martedì a sabato, ore 10-13:30, 16-19:30

ingresso libero


Testo di Giorgia Boitano

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