Lòm a Merz: sulle orme della civiltà contadina con i fuochi magici in Romagna


Dal 26 febbraio al 3 marzo 2014 le ombre della sera danzeranno nelle aie della provincia di Ravenna, Forlì, Ferrara e Bologna con una festa che inneggia al fuoco magico e le antiche tradizioni contadine della Romagna.

Febbraio iniziava con la Candlóra, la Candelora: nel secondo giorno del mese un tempo si usava scrutare il cielo con saggezza pensosa, lanciando pronostici sulla futura bella stagione. Madòna Candlóra, che neva o che pióva, da l’invéran a sem fòra e se sta e’ sulatël, un gni è incora un msarël, Madonna Candelora, che nevichi o che piova, siamo fuori fuori dall’inverno e se c’è il pallido sole, l’inverno durerà ancora un mesetto, così recitava il detto.
Le tenebre invernali affondano nell’oscurità i campi ghiacciati dalla brina del mattino, ma ancora per poco. La luce inizia a farsi strada e mentre le giornate acquistano luminosità negli ultimi tre giorni di febbraio e i primi tre di marzo si accendono grandi fuochi, al fugarèn, con cui i contadini fino agli Trenta del Novecento combattevano lo spettro del tempo incerto grazie al simbolo di una fiamma vitale, che incendia la notte per mettere in fuga la brutta stagione, dalle campagne e dal cuore rischiarato nella speranza.
Nel mondo contadino che caratterizzava il tessuto sociale della generosa terra di Romagna un tempo si accatastavano nelle aie alte pire di sterpi, resti di potature, rami secchi, cui veniva dato fuoco, in ogni casa, nell’ultimo giorno del mese di febbraio. Fumo verso la collina? Buon auspicio: per tradizione i falò continuavano fino a marzo, con i Fuochi di San Giuseppe, accesi nelle notti tra il 18 e il 19 marzo, in coincidenza con l’equinozio.

L’antico rito dei Lòm a Merz, i lumi di marzo, contro la malasorte di un clima che può essere crudelmente fatale per la società rurale, verrà riproposto per godere della magia, intatta nel suo splendore ancestrale, del simbolo di una primavera che ritorna, dalle radici della Madre Terra allo spirito, nel bisogno di disfarsi dei rami secchi per rinascere di nuova vita.
Il primo appuntamento è previsto per mercoledì 26 febbraio, a Imola, in provincia di Bologna, con un evento presso Palazzo Tozzoni, mentre alle 17 verrà inaugurata la mostra Devozione popolare: i Santi protettori, a seguire il seminario Il linguaggio della cultura nel turismo, con una testimonianza video di Tonino Guerra. Ultimo appuntamento lunedì 3 marzo alle ore 16 a Brisighella, Ravenna, con il documentario La memoria dei Gessi, vincitore del 42esimo premio Guidarello nella sezione audiovisivi, cui seguirà una cena contadina nel pieno stile della golosa enogastronomia locale.
Durante le sere dei fuochi magici si beve, si canta, danzando attorno al fuoco, accompagnati dal profumo dei piatti di un tempo.
L’Associazione Il Lavoro dei Contadini dal 26 febbraio al 3 marzo metterà in scena l’antica tradizione, che caratterizza il territorio della Romagna fino agli anni Trenta per poi essere abbandonata nel dopoguerra. Il 2014, dichiarato dalla Fao Anno mondiale dell’agricoltura familiare, inizia con un viaggio fra storia e cultura.
Il patrimonio della terra, in cui affondare le mani con passione antica, incontra la consapevolezza di una memoria che diventa antropologia e ricerca sul vivere.

Info Società Terre di Faenza

Maddalena De Bernardi
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