Hiroshima, tempio della pace

di Chiara Beretta

La pelle d’oca, come un brivido dato dal gelo, e l’afa insopportabile mentre la temperatura sfiora i trenta gradi. Una strana accoppiata di sensazioni. E’ l’ora più calda del giorno a Hiroshima, luglio sta per finire e in giro non c’è quasi nessuno. E’ silenzioso il parco della Pace, dove un anziano giapponese con gesti lenti lancia briciole a qualche piccione. E’ silenziosa la lingua d’asfalto che porta al Cenotafio per le vittime della bomba. Un uomo, in giacca e cravatta nonostante il sole cocente, cammina in fretta nella direzione opposta. Una donna passa in bicicletta.

6 agosto 1945

Ecco un’altra strana accoppiata: la vita che scorre tranquilla e banale e il pensiero annichilente di migliaia di vite spezzate in un istante in quello stesso luogo. Impossibile rimanere indifferenti. Ma forse è proprio questo il fascino di Hiroshima: aver fatto dell’orrore del passato il proprio centro, diventando monumento vivente alla pace.

Chi visita la città portuale giapponese che il 6 agosto 1945 fu distrutta dall’atomica si trova a percorrere una sorta di via crucis, un cammino quasi obbligato tra i monumenti in memoria della strage che costò la vita a più di 100mila persone. Un autobus collega la stazione ferroviaria cittadina direttamente alla cupola della bomba, nel parco della Pace: la grande area verde fu la parte di città più vicina all’ipocentro dell’esplosione completamente rasa al suolo. La cupola è, idealmente, l’inizio di un silenzioso viaggio nel tempo: si tratta delle rovine della Sala della prefettura per la promozione industriale, a pochi metri dal “groud zero”. Si è scelto di non demolire quel che ne resta, ma di metterlo in sicurezza affinché tutti possano vederne lo scheletro svuotato: dal 1996 è Patrimonio dell’Unesco.

Attraversando il parco si fa tappa anche al monumento alla pace dei bambini, alla collinetta in memoria della bomba (dove i corpi dei morti furono accatastati), alla campana della pace, al monumento in memoria delle vittime coreane che, anche se ricordate meno spesso, furono più di diecimila. Il termine ideale del percorso è sicuramente la visita al Museo della Pace, oltre il parco, poco lontano dal Cenotafio dove una fiamma brucia incessantemente e sarà spenta solo quando l’ultima arma nucleare della terra sarà distrutta.

Il Museo della Pace

La mostra offre una panoramica sulla storia della città prima e dopo il 1945, ma i riflettori sono ovviamente sull’esplosione dell’atomica e sulle sue conseguenze. Ci sono oggetti, brandelli di muri, storie, nomi e persone: il peso emotivo della visita è notevole, ma vale sicuramente la pena.

Non bisogna pensare però che la città sia rimasta cristallizzata nel tempo: Hiroshima è moderna e vitale, accogliente, piacevole da visitare. Ma i suoi abitanti non vogliono dimenticare: è frequente incontrare nel parco alcune guide volontarie, che dedicano il proprio tempo libero a rispondere alle domande dei turisti. Ce ne sono due che distribuiscono piccole libellule di carta ai passanti, ne hanno una borsa piena. Sulle ali c’è scritto hope for peace, speranza per la pace. ? gl

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