Piacenza e Malvasia: binomio vincente per percorsi enoturistici di qualità

Tante proposte che abbracciano natura, storia, relax e sapori, pensate per dare slancio ed identità ad un territorio dal grande fascino paesaggistico e vitivinicolo, dove la dimensione umana del vivere si fonde con una cucina vivace e variegata

Il vino, grazie alla sua capacità di legarsi a cultura, storia e tipicità gastronomiche di un luogo è da sempre l’ambasciatore ideale per metterne in evidenza le peculiarità a 360°.

Un bel grappolo di Malvasia bianca di Candia aromatica. Foto: archivio Malvasia Mith

Il simbolo enologico indiscusso dei colli piacentini, un territorio dal grande appeal paesaggistico e vitivinicolo, è sicuramente la Malvasia bianca di Candia aromatica, uno dei vitigni a bacca bianca più diffusi della storia: solo in Italia ne esistono una ventina di varietà.

Per  promuovere e valorizzare tale vitigno e le zone di produzione è stato messo a punto un progetto trasnazionale, “Il Mito della Malvasia”, a cui ha partecipato anche il Gal del Ducato, il Gruppo di Azione Locale di Parma e Piacenza, con l’obiettivo di rendere tale vino  un attrattore enoturistico in particolare in Emilia, notoriamente terra di capolavori enogastronomici.

La Malvasia diventa quindi la risorsa da cui partire per raccontare e dare slancio ed identità alla provincia piacentina, una realtà dove la vita si gusta e si sorseggia. Qui da sempre la dimensione umana del vivere si fonde con una cucina vivace e variegata che tra vini, salumi e formaggi vanta la maggiore concentrazione di Doc e Dop in Italia.

A spasso per Piacenza

A partire dalla città capoluogo, snodo fondamentale tra Po, pianura Padana e Appennini. Le strette vie del centro sono punteggiate da numerosi gioielli storico artistici, testimoni di un passato illustre che si riverbera nel presente.

Palazzo Farnese. La preziosa cancellata del ‘600 in ferro battuto con i glifi farnesiani e la corona ducale. @Tiziano Argazzi

Tra questi, Palazzo Farnese (oggi sede della Pinacoteca e di vari musei)  con la preziosa cancellata in ferro battuto del ‘600 sormontata da  gigli farnesiani e corona ducale; la romanica Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta e Santa Giustina con il campanile e “l’Angil dal Dom” l’angelo in rame dorato collocato sulla sommità e il Palazzo Comunale, un maestoso edificio di epoca medievale ornato da archetti e merlature a coda di rondine.

La struttura domina la centralissima  Piazza Cavalli “presidiata” dai monumenti equestri di Francesco e Ranuccio Farnese, padre e figlio, rappresentanti di spicco della famiglia che per lungo tempo dominò il Ducato di Parma e Piacenza.

Meritano una tappa anche la Basilica di San Savino, con le belle architetture romaniche e la pavimentazione a mosaico raffigurante il ciclo dei mesi e la antichissima Chiesa di Sant’Antonino con lo storico atrio, detto “Porta del Paradiso”, che si apre sulla odierna via Scalabrini, un tempo coincidente con il tratto della via Francigena che attraversava la città.

Biblioteca monumentale del Collegio Alberoni: uno dei preziosi antichi volumi. @Tiziano Argazzi

Biblioteca del Collegio Alberoni: 160 mila antichi volumi e preziosi incunaboli

In città c’è anche una Biblioteca Monumentale con 160 mila volumi, antichi e moderni e preziosi incunaboli (il più antico è la Historia romana di Eutropio). Occupa un’ala del Collegio Alberoni, istituzione fondata a metà del XVIII dal cardinale piacentino Giulio Alberoni per formare i futuri sacerdoti della diocesi di Piacenza che non disponevano dei mezzi necessari per sostenere gli studi. Oggi è ancora in piena attività ed ospita seminaristi in arrivo da ogni parte del mondo ed anche da diverse diocesi italiane.

Il celeberrimo Ecce Home di Antonello da Messina esposto nell’appartamento privato del cardinale Alberoni fondatore dell’omonimo Collegio. @Tiziano Argazzi

Ogni domenica alle 16 si aprono le porte per una visita guidata di un’ora e 45 minuti ad alcune aree del convento, la biblioteca, la sezione scientifica e l’appartamento del cardinale Alberoni ricolmo di opere d’arte tra cui il celeberrimo Ecce Homo di Antonello da Messina e dipinti di vari  autori fiamminghi del Cinquecento. Le visite sono previste anche in altri giorni della settimana previa prenotazione alla Galleria Alberoni.

Una selezione di tipicità di Piacenza e provincia. Foto: archivio Strada dei Vini dei Colli piacentini

Da Piacenza ai Colli: tra storia, natura e tipicità

Dal centro capoluogo si possono facilmente raggiungere quasi tutte le località della provincia per un weekend od anche una vacanza all’insegna di storia, arte, vino e cibo di qualità.

A partire da Ziano Piacentino, un piccolo comune al confine con l’Oltrepò Pavese, meta imperdibile per chi vuole conoscere la Val Tidone, una delle quattro vallate che danno vita alle colline piacentine. L’autunno, grazie allo spettacolo cromatico offerto dai vigneti, è la stagione più suggestiva per visitarlo.

Torre Fornello: panoramica sui vigneti aziendali. @Tiziano Argazzi

Torre Fornello: borgo antico e tecniche vinicole innovative

Tra le varie aziende vitivinicole presenti sul territorio si può fare tappa alla Cantina Torre Fornello. Ogni visita si trasforma in un viaggio affascinante dalla “vite al vino” che parte dai vigneti ed arriva alle cantine, con degustazione finale abbinata ad alcune delle tante tipicità gastronomiche piacentine.

Di proprietà di Enrico Sgorbati si trova nell’omonimo antico borgo del ‘400 con villa padronale, scuderie, fienile, stalla e vinsantaia. Inglobata nella struttura c’è anche una bellissima chiesetta del ‘600 dedicata alla Visitazione della Beata Vergine. Inizialmente cappella privata degli allora proprietari, conti Zanardi Landi, è poi diventata chiesa parrocchiale ancora oggi consacrata ed utilizzata anche per matrimoni.   

La chiesetta del ‘600 dedicata alla Visitazione della Beata Vergine inglobata nella tenuta della Cantina Torre Fornello.@ Tiziano Argazzi

Il nome della tenuta deriva sicuramente dal forno (il fornello) risalente al 1200 utilizzato per cuocere i sassi provenienti dalle vicine “Calcinara” e “Creta”, due località dove ora si estendono parte dei vigneti dell’azienda. 62 ettari in totale, a conduzione 100% biologica, nell’estremo occidente dell’Emilia praticamente al confine con Lombardia, Piemonte e Liguria.

Vengono coltivate le principali uve del territorio, Malvasia, Ortrugo, Barbera e Bonarda ed internazionali tra cui la Marsanne, un’uva a bacca bianca originaria del Rodano settentrionale. L’affinamento e la conservazione avviene nelle cantine storiche situate sotto la villa padronale, dove la temperatura e l’umidità naturale conferiscono ai vini eleganza, personalità e longevità.

Enrico Sgorbati, titolare della azienda vitivinicola Torre Fornello. @Tiziano Argazzi

Molto interessante il “Donna Luigia” un bianco 100% Malvasia di Candia aromatica dal colore giallo paglierino con riflessi ambrati che si presenta al palato con una forte carica aromatica, fresca e piacevolmente persistente. Da assaggiare anche “Una”, un orange wine unico ed irripetibile.

Rocca e dimora rinascimentale di Agazzano di proprietà dei principi Gonzaga del Vodice. @Tiziano Argazzi

Castello di Agazzano ed il fantasma del “Buso”

Ad una decina di minuti d’auto da Fornello, in Val Luretta, si incontra Agazzano un borgo raccolto attorno all’omonima Rocca, del XII secolo, con annessa dimora rinascimentale ancora utilizzata dai proprietari i principi Gonzaga del Vodice.

Il castello, come ogni maniero che si rispetti, ha anche un fantasma. È quello di Pier Maria Scotti, il  conte  detto “Il Buso” per la sua abilità nell’utilizzare la spada. Ucciso da Astorre Visconti e gettato nel fossato, il suo spirito “girovaga” senza pace tra le mura del castello, dal quel lontano 1529 e, si dice, manifesta la sua presenza con urla spaventose, porte che sbattono e luci che si accendono all’improvviso. 

Selezione dei vini della Cantina Luretta di Castello di Momeliano. @ Tiziano Argazzi

Cantina Luretta: vini eleganti, con nomi di fantasia

Nelle vicinanze, in località Castello di Momeliano, si trova la Cantina Luretta, un’azienda fondata nel 1992 con 70 ettari di vigneto, tra Val Luretta e Val Nure, tutti coltivati in biologico. I vini sono interessanti anche nei nomi, fantasiosi al punto giusto: “I Nani e le Ballerine“, “Boccadirosa“,”Selin dl’Armari“, “On Attend les Invités“, e l’elegante e raffinato “Principessa“, un metodo classico 100% Chardonnay con 24 mesi di affinamento sui lieviti.

Castelli del Ducato: storiche dimore da vivere e da gustare

Rocca e dimora rinascimentale di Agazzano fanno parte del circuito dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli un giacimento di manieri e residenze aristocratiche tra Po ed Appennino che ha caratterizzato la storia di questa terra per svariati secoli. Oggi tale integro patrimonio di fortezze residenze principesche regalano un piacevole viaggio nel tempo: dal Medioevo al Novecento passando attraverso Rinascimento, Barocco e romantico Ottocento.

Castello di Rivalta: imponente complesso fortificato con l’inconfondibile “torresino” che si trova nel comune di Gazzola (PC). Foto: archivio Castello di Rivalta

Uno dei più sontuosi è il Castello di Rivalta, nella Val Trebbia a 14 km da Piacenza. Si riconosce dal profilo unico ed inconfondibile del suo “torresino” . Circondato da un magnifico parco è ancora residenza dei conti Zanardi Landi, i proprietari, ramo della nobile famiglia Landi che lo possiede dal XIV secolo. Il maniero è location perfetta anche per matrimoni, banchetti e cerimonie in un’atmosfera raffinata ed affascinante.

Castell’Arquato: borgo medievale dal forte impatto scenografico. In primo piano la Collegiata di Santa Maria Assunta e sulla destra il Palazzo del Podestà.@Tiziano Argazzi

Castell’Arquato: straordinario borgo medievale

Immersi nelle colline piacentine ci sono anche borghi dalla integra struttura medievale. Uno di questi è Castell’Arquato, un luogo di rara bellezza e dal forte impatto scenografico scelto anche come set di film e lungometraggi famosi. È adagiato sulle prime alture della Val d’Arda, si fregia del titolo di “Città d’Arte” e fa parte dell’esclusivo club dei “Borghi più Belli d’Italia”. I tortuosi e stretti vicoli che accompagnano il visitatore nella sua parte più antica offrono sempre piacevoli scorci e inaspettate sorprese.

Sulla piazza municipale, posta nella parte alta del borgo, si affacciano i suoi edifici più rappresentativi: la Collegiata di Santa Maria Assunta, splendido edificio romanico consacrato 900 anni fa;  la poderosa Rocca Viscontea costruita nella prima metà del XIV secolo da Luchino Visconti per evidenti funzioni militari a difesa del borgo e il Palazzo del Podestà.

Il Museo del Vino visitabile presso la Cantina La Tosa di Vigolzone.@Tiziano Argazzi

Cantina La Tosa e l’interessante Museo del Vino

Per terminare nel migliore dei modi il veloce tour in terra piacentina, si può fare una sosta gustosa alla Cantina “La Tosa” di Vigolzone. Un’azienda vitivinicola con 19 ettari di vigneti dove vengono coltivati, in modalità biologica, otto vitigni: quattro a bacca bianca (Malvasia di Candia Aromatica, Sauvignon, Ortrugo e Trebbiano di Romagna) ed altrettanti a bacca rossa: Barbera, Bonarda, Cabernet Sauvignon e Merlot.

È di proprietà di Stefano e Ferruccio Pizzamiglio, due fratelli milanesi che, all’inizio degli anni ’80 hanno deciso di trasferirsi in terra piacentina spinti dal desiderio di esplorare e fare conoscere ogni piega di vitigni, territorio e vini. Tra questi ultimi molto interessante è il “Sorriso di Cielo” un bianco fermo prodotto con uve 100% Malvasia bianca di Candia aromatica. Un vino di grande equilibrio e dalla interessante longevità che gli consente di stupire anche a 10/15 anni dalla vendemmia.

A maggio del 2015 hanno inaugurato, in alcuni locali dell’azienda, l’interessante Museo del Vino, ricolmo di oltre 400 oggetti attinenti alla viticoltura, risalenti tra 800 ed inizio del ‘900. Otto i vini prodotti, quattro bianchi, tre rossi ed un vino dolce, ognuno con una peculiare e ben distinta personalità.

Cantina Visconti di Vigoleno: appassimento delle uve Santa Maria e Melara pilastri del Vin Santo di Vigoleno. @Tiziano Argazzi

Vin Santo di Vigoleno: una storia antica tutta da raccontare

Ultima tappa alla Cantina Visconti per assaggiare il Vin Santo di Vigoleno. Una autentica delizia prodotta in pochissime bottiglie in uno dei “Borghi più Belli d’Italia. Alla base di tale gioiello enologico, le uve autoctone Santa Maria e Melara, coltivate solo in territorio vigolenese, nella porzione collinare tra le valli dell’Ongina e dello Stirone. Dopo la vendemmia, solitamente effettuata a fine agosto, le uve vengono lasciate nel fruttaio per tre mesi e poi torchiate nella settimana che precede il Natale. Infine il “nettare di Bacco” viene lasciato maturare in botti piccole per almeno cinque anni, durante i quali prende vita il caratteristico colore giallo ambrato con l’intero corredo aromatico, tra cui il ricercato bouquet ossidativo che da sempre caratterizza questo vino da meditazione dal sapore intenso e dal profumo ammaliante.

Dove pernottare

Si può pernottare nell’Hotel Torre di San Martino, una struttura di charme a 30 metri dal Castello di Villalta. 18 camere lussuose arredate con mobili d’epoca. Da provare  anche il bistrot “Caffè di Rivalta” collegato con l’hotel. La cuoca Ornella Malvicini assieme al suo vice Rosario Magri preparano piatti interessanti e sfiziosi oltre a taglieri di salumi e formaggi piacentini in abbinamento a deliziosi vini del territorio.

Bistrot Caffè di Rivalta: la cuoca Ornella Malvicini con il suo vice Rosario Magri. @Tiziano Argazzi

Dove degustare

A Vigoleno, con lo sguardo sul bellissimo castello, si può provare il ristorante Bollicine & Torta Fritta. I suoi punti di forza sono i tortelli d’erbetta i taglieri di salumi e formaggi piacentini e parmigiani accompagnati dalla torta fritta e da un calice di ottimo Ortrugo o dell’immancabile Malvasia.

Ristorante Bollicine & Torta Fritta: una selezione di salumi con la torta fritta. Foto: archivio del ristorante

A Vigolzone, nei weekend si può fare una sosta gustosa nel ristorante agrituristico della Cantina La Tosa. E’ arredato con gli oggetti della tipica casa contadina di un tempo con la stufa, la piccola ghiacciaia e le pentole. C’è anche una carrozza da campagna del 1890. La cucina è quella tipica piacentina che ha nei Pin della Val di Nure e nei Tortelli di ricotta delle assolute eccellenze. Immancabili i tre salumi piacentini –  coppa, salame e pancetta e la rara Mariola, di origini antiche ed oggi presidio Slow Food – accompagni da torta fritta e giardiniera di verdure.

Ulteriori info

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Articolo di Tiziano Argazzi|Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com.