Abbazia benedettina di Praglia: Ora et Labora ed ottimi vini

Nella campagna veneta, ad una decina di chilometri da Padova, si incontra questo gioiello di storia e spiritualità. Un antico monastero alle pendici settentrionali dei Colli Euganei, da sempre faro di devozione, cultura e impegno monastico ed oggi luogo intriso di sacralità e bellezza, sapere artistico e lavoro, meta di un importante turismo religioso.

Entrata all’Abbazia benedettina di Santa Maria Assunta di Praglia.©T.Argazzi

I Colli Euganei sono una perla verde a pochi chilometri da Padova. Linee morbide si alternano a rilievi di origine vulcanica risalenti ad oltre 30 milioni di anni fa. La loro bellezza è stata celebrata da poeti e scrittori del calibro di Ugo Foscolo, Gabriele d’Annunzio e Antonio Fogazzaro che con la loro poetica hanno trasformato molti itinerari ricchi di ambienti, colori e profumi, in passeggiate nella letteratura.

Francesco Petrarca, dalla amatissima Arquà, che lo ospitò negli ultimi anni della sua vita, scrisse nelle Epistole che “Se solo potessi mostrarti il secondo Elicona che per te e le Muse ho allestito sui Colli Euganei, penso proprio che di lì non vorresti mai più andartene”. Il pensiero esprime l’ammirazione e il fascino che il poeta e scrittore provava per i Colli Euganei, considerati un luogo così bello e magico da essere paragonabile al Monte Elicona, il luogo mitologico dove dimoravano le Muse.

Questo spicchio di terra di oltre 18 mila ettari è ricco di storia, arte e cultura, con una forte presenza di coltivazioni, tra cui l’ulivo e la vite, che simboleggiano la millenaria tradizione del luogo. 

Abbazia di Praglia: un gioiello di sacralità e bellezza

Proprio alle pendici settentrionali dei Colli Euganei, precisamente a Teolo, si incontra l’Abbazia benedettina di Santa Maria Assunta di Praglia. Un gioiello intriso di sacralità e bellezza che fin dalla sua fondazione, datata tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, è stato un faro di devozione, cultura e impegno monastico ed oggi è un luogo ricolmo di storia, meditazione e preghiera, ma anche di sapere artistico e lavoro, meta di un significativo turismo religioso.

Il nome “Praglia” molto probabilmente deriva dal toponimo Pratàlia o Pratàlea, che indica i prati che ancora oggi circondano il complesso religioso.

Intervista a Dom Stefano Visintin, abate dell’Abbazia benedettina di Santa Maria Assunta di Praglia

Abbazia di Praglia: gli stili spaziano dal Medioevo al Rinascimento

Nel ‘400 il monastero venne interamente ricostruito e della precedente struttura medievale rimangono solo alcune tracce nella parte bassa della torre campanaria ed alcuni affreschi all’interno.

Particolare della Torre campanaria alla cui base sono ben visibili tracce della preesistente struttura medievale.©T.Argazzi

La ricostruzione durò parecchi anni come dimostra il rincorrersi degli stili che spaziano dal Medioevo, al Tardo Gotico e Rinascimento. Nel ‘500 approdarono al monastero anche illustri artisti dell’epoca, tra cui pittori del calibro di Bartolomeo Cincani, detto “il Montagna“, allievo di Andrea Mantegna, e Giambattista Zelotti: i loro lavori sono ben presenti ed ammirabili in molti ambienti abbaziali.

La comunità monastica di Praglia è composta da una quarantina di monaci

La comunità monastica è la più numerosa d’Italia

Nei 900 e passa anni di storia i monaci hanno sempre vissuto nell’Abbazia ad eccezione dell’800 quando ci sono state due chiusure, la prima nel ad inizio secolo in occasione del passaggio di Napoleone e poi nel 1867 agli albori del Regno d’Italia, quando in Veneto venne applicata la legge che sopprimeva tutte le congregazioni religiose.

Così tutti i monaci (a parte 2 o 3 che rimasero per custodire il cenobio) furono costretti a trasferirsi in Istria, in un’altra casa benedettina, e poi nel 1904 tornarono a Praglia e da allora gestiscono l’intera abbazia che nel frattempo era diventata Monumento nazionale.

Ad oggi, quella di Praglia è la comunità monastica (maschile)  più significativa d’Italia, in termini di numero di monaci ed attività svolte. I monaci residenti nell’abbazia sono 35 a cui si aggiungono i sei che vivono nelle tre case dipendenti del Monte della Madonna di Teolo, di San Giorgio Maggiore di Venezia e di Sadhu Benedict Math (San Benedetto in bengalese) in Bangladesh. 

Il chiostro pensile, posto in posizione centrale rispetto ai vari ambienti dell’abbazia.©T.Argazzi

Visita all’abbazia: un percorso tra arte, fede e cultura

Anche per tale motivo, ogni visita si trasforma in un percorso di arte, storia, fede e cultura per vedere i chiostri (pensile, botanico e rustico), la chiesa abbaziale dedicata a Santa Maria Assunta, la loggetta Fogazzaro, il refettorio monumentale (con un magnifico arredo ligneo, una grande “Crocifissione” dipinta da Bartolomeo Montagna alla fine del ‘400 e un pulpito in marmo utilizzato per la lettura delle Sacre Scritture durante i pasti), l’imponente Biblioteca monumentale con oltre 100.000 volumi e la Sala del capitolo.

L’imponente Biblioteca monumentale che contiene altre 100.000 libri.©T.Argazzi

Dalla loggetta Fogazzaro la vista corre veloce sulla campagna circostante e sul bellissimo Giardino della Lavanda, un luogo di meraviglia che sembra disegnato apposta per essere ammirato dall’alto.

Nell’Abbazia c’è anche una foresteria con una quarantina di camere, 20 delle quali con servizi privati. Sono messe a disposizione degli ospiti che vogliono trascorrere alcuni giorni a contatto con i monaci e la Regola Benedettina e partecipare alle quotidiane attività di preghiera e lavoro.

Loggetta Fogazzaro: in primo piano il Giardino della Lavanda.©T.Argazzi

Osservatorio astronomico: con un grande telescopio

Notevole è anche l’Osservatorio astronomico che si trova nei giardini abbaziali. È una struttura di moderna concezione con un telescopio di grandi dimensioni che permette di scrutare galassie lontane fino a 50 anni luce. Anche il sole potrà, a breve, essere osservato con due telescopi solari che ne completeranno la dotazione tecnica.

È in corso di realizzazione anche il progetto per la “remotizzazione” della strumentazione: in tal modo astronomi, studiosi e studenti potranno usare il telescopio e scrutare il cielo senza essere in osservatorio. L’iniziativa riporta agli antichi fasti della tradizione monastica per la ricerca del bello del cielo come omaggio al Creato.

L’Osservatorio astronomico da poco riattivato che si trova nei giardini abbaziali.©T.Argazzi

La giornata dei monaci è scandita da preghiera e lavoro

Ora ed Labora” è il motto dell’ordine fondato da San Benedetto da Norcia. E quindi i monaci di Praglia dividono il loro tempo tra preghiera, studio ed attività lavorative.

Tra le varie attività si ricorda quella agricola per la produzione di olio, miele e vino. Di notevole interesse anche il Centro per il restauro dei libri antichi ed i laboratori erboristico e cosmetico (Apis Euganea) per la produzione di tisane ed infusi e rimedi naturali e creme cosmetiche.

Due monaci addetti alla vendemmia nei vari vigneti di proprietà

L’attività più significativa è quella agricola

Tra i lavori svolti a Praglia, il più significativo è quello agricolo. Gli 11 ettari vitati dell’abbazia, situati parte in pianura e parte in collina oltre i 500 metri, sono particolarmente vocati per la produzione di vari tipi di vini –  bianchi e rossi, fermi e frizzanti, passiti e spumanti metodo classico con la fermentazione in bottiglia e Charmat – Martinotti con fermentazione in autoclave –  tutti ottenuti con una vinificazione artigianale, di alta qualità, attenta alla sostenibilità ambientale e al consumatore.

Per ottenere quel “bonum vinum purum” di cui spesso parlano le antiche carte pragliesi.

La cantina dell’abbazia che riesce a contenere anche 70 mila bottiglie. ©T.Argazzi

La produzione annua è di circa 70 mila bottiglie (per buona parte vendute nel canale Horeca ma anche direttamente nel negozio attiguo all’entrata del monastero) per un totale di 11 etichette tra cui il Domnus Abbas uno spumante metodo classico Brut Nature ed Extra Brut a base di Chardonnay, Garganega e Raboso Piave, l’Emeritus un Extra Brut metodo classico 100% Raboso Piave e l’Ex Alto un altro Extra Brut metodo classico con uvaggio 100% Pinot Nero.

Altre chicche sono il Festum, un Fior d’Arancio Docg 100% Moscato Giallo, il Praelatus uno Spumante Rosè Raboso Extra Dry ed il Claustrum Colli Euganei, un Fior d’Arancio Docg con affinamento in barriques. Fra i rossi di grande “appeal” è il Decanus, a base di Merlot (80%) e Cabernet Sauvignon. Un vino secco, corposo, fine e delicato con note speziate di frutta rossa e ciliegia.

Laboratorio di restauro. In primo piano due restauratori che stanno operando su libri antichi.©T.Argazzi

Laboratorio per il restauro di libri e manoscritti

Altra attività molto apprezzata è quella del restauro di libri, manoscritti ed a stampa, documenti ed opere d’arte su carta e fotografie.

L’attività è iniziata oltre 70 anni fa, nel 1951, e da allora sono stati restaurati e riportati all’originario splendore oltre 30 mila beni culturali, librari e archivistici, ed opere d’arte su carta e pergamena. Attualmente nel laboratorio operano tre restauratori esterni e due monaci che, annualmente, portano a termine alcune centinaia di interventi di restauro. L’intervento più importante è stato fatto una decina di anni fa, ed ha interessato un manoscritto arrivato da Assisi con la trascrizione più antica del Cantico delle Creature.

Il moderno laboratorio cosmetico “Apis Euganea”

I laboratori erboristico e cosmetico per tisane, creme ed infusi

All’interno dell’abbazia ci sono altri due laboratori: erboristico e cosmetico. Il primo opera nel solco della secolare esperienza dei benedettini e propone miscele di erbe ottime per tisane, infusi e decotti da sempre segni distintivi della storia e della ricerca dei monaci. Oggi vengono proposti riformulati e studiati per essere in linea con i progressi degli studi erboristici, e con una veste grafica nuova, arricchita con le stampe di un atlante illustrato del XIX secolo custodito nella biblioteca del monastero pragliese.

Invece il secondo, Apis Euganea, è specializzato nella produzione di creme cosmetiche ricche dei  preziosi derivati dell’alveare, tra cui il propoli, e degli estratti delle piante officinali. Nel tempo l’attività ha saputo rinnovarsi e svilupparsi con nuovi prodotti, mantenendo la cura e l’artigianalità proprie dei monaci. Nel 2020 il laboratorio è stato completamente ristrutturato, per adeguare la produzione alle tecniche di lavorazione più recenti.

Il Centro Convegni è super attrezzato

L’abbazia dispone anche di un attivo Centro Convegni con un’aula magna dotata di 200 posti a sedere a cui si aggiungono altri due ambienti – l’ Aula seminariale (35 – 40 posti) e quella degli affreschi (15 posti) – per incontri meno numerosi.

L’Aula magna è stata recentemente ammodernata ed attrezzata con impianto di amplificazione fisso e mobile e registrazione audio, schermi per proiezioni, cabine di regia e traduzione simultanea.

Il Centro dispone di un ristorante (aperto in occasione dei convegni) e di una sala ristoro che si affacciano nel verde del parco. Quest’ultimo si presta bene per momenti di relax o per cocktail all’aperto.

Infonotizie

Per visitare l’abbazia – la visita è libera e non necessita di prenotazione. L’accesso alla biblioteca monumentale è previsto il secondo e quarto sabato del mese. Non è previsto un ticket d’ingresso ma viene caldeggiata una donazione per i restauri del complesso monastico (chi dona almeno 5 euro riceverà in omaggio una guida fotografica del monastero. Invece c’è l’obbligo della prenotazione per le visite in cantina ed alla fine dei tour si potranno assaggiare alcuni dei vini dell’abbazia accompagnati da stuzzichini preparati dalla cucina del monastero. La visita ai locali della cantina (degustazione inclusa) dura circa due ore (dalle 14.30 alle 16.30).

Abbazia di Praglia

Via Abbazia, 7 – Praglia di Teolo (PD)

Tel. Portineria 049 – 9999300

Testo di Tiziano Argazzi| Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com