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In battello sul fiume, Bohol, Filippine ©Shutterstock

I trekking sui vulcani (37 di cui molti attivi) e le avventure in gommone lungo i fiumi sinuosi che scorrono nella foresta pluviale sono fra le attività più gettonate dagli escursionisti che visitano le Filippine.

L’arcipelago è anche la cornice perfetta per gli amanti del birdwatching e dell’avvistamento di animali esotici, seduti con binocolo alla mano su piattaforme sospese sugli alberi.

C’è poi chi cerca l’adrenalina di attraversare (con indosso un’imbragatura) un ponte sospeso sul vuoto e passeggiare su ponti tibetani per ammirare il panorama dall’alto.

Che si tratti di una o dell’altra attività, una cosa è certa: le Filippine sono un ritorno alla natura, quella trionfante di crateri vulcanici e foreste impervie. Oltre l’80% del territorio filippino, prevalentemente montuoso, è protetto da oasi naturali (240) e parchi nazionali (35) che tutelano flora e fauna locali.

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Zipline nella foresta: le Filippine sono la destinazione perfetta per ogni tipo di attività outdoor

Se alcune isole sono più frequentate dal turismo, altre hanno invece conservato, intatta, quell’indole selvaggia che rende ancora più emozionanti le tante attività outdoor che vi si possono praticare.

Si può esplorare la foresta calcarea dell’isola di Caramoan o avventurarsi nelle grotte carsiche a Negros, divertirsi fra zipline, kayak sui fiumi e itinerari speleologici al parco EAT Danao (sull’isola di Cebu).

A sud di Manila, Magdalena è la meta ideale da raggiungere con una discesa libera in rafting: una decina di chilometri portano da Majayiay sino a questa località della provincia di Laguna.

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Filippine, rafting sul fiume Cagayan de Oro ©Shutterstock

Per gli amanti dell’adrenalina il Cagayan de Oro (con i suoi 505 km è il fiume più lungo delle Filippine), nella parte settentrionale di Luzon, è un altro degli scenari più incredibili in cui praticare rafting grazie anche a numerose sezioni di rapide (ai principianti si suggerisce la presenza di un istruttore esperto).

Il periodo migliore per escursioni e trekking va da novembre ad aprile quando le piogge sono meno frequenti; gennaio e febbraio sono fra i mesi più indicati per le temperature miti, adatte per praticare attività fisiche.

Snodandosi per la maggior parte in zone piuttosto remote del Paese, si consiglia di rivolgersi e affidarsi a guide del posto la cui compagnia permette inoltre di interagire in maniera più autentica con gli abitanti del luogo.

Ecco qualche suggerimento per chi ama vivere all’aria aperta.

A Luzon, avventura da Indiana Jones

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Trekking sul vulcano Mayon, isola di Luzo, Filippine ©Shutterstock

Nel sud-est dell’isola di Luzon, la regione di Bicol ospita una delle attrazioni naturali più mozzafiato delle Filippine: il vulcano attivo Mayon (che s’innalza per 2.463 metri).

Con la sua forma conica quasi simmetrica, questo cratere, all’interno dell’omonimo parco naturale (il primo del Paese) istituito nel 1938, è un’ottima destinazione per gli amanti delle esplorazioni e dell’avventura.

Per raggiungere la sua vetta (la parete nord ovest è quella più fattibile) si attraversano foresta, pianura e deserto: arrivati in cima si avrà una stupenda vista sull’Oceano Pacifico e sui laghi circostanti.

Se gli animali vi piacciono qui potrete anche ammirare un’infinità di gufi, galli rossi e parrocchetti. Ancora a Luzon, per i novelli Indiana Jones, un’altra escursione imperdibile è quella alla scoperta delle grotte di Samaguing, a Sagada: quest’ampia rete di cavità popolari soprattutto fra gli speleologi, è una meraviglia di antiche stalagmiti.

Scalare un vulcano o imbattersi in…pipistrelli?

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Il vulcano Mount Mambajao sull’isola di Camiguin ©Shutterstock

Per gli amanti del trekking la scalata al cratere dell’Hibok-Hibok, uno dei 7 sull’isola vulcanica di Camiguin, è fra le più avventurose (rigorosamente in compagnia di una guida esperta) e suggestive da fare nelle Filippine.

Le pendici sono ricoperte di vegetazione e solcate da canaloni piuttosto profondi; il sentiero, battuto ma non segnato, si snoda nel mezzo della giungla.

Si cammina in salita per tre/tre ore e mezza (escursione fattibile ma impegnativa), fra liane, bambù e noci di cocco, sino a raggiungere la vetta da cui si gode un panorama mozzafiato.

Sulla piccola isola di Boracay (si estende per poco più di 10 kmq), la Bat Cave, adagiata nella zona occidentale, è un’altra escursione insolita dedicata solo a chi è particolarmente avventuroso.

Il motivo? All’interno di questa grotta ci si avventura fra rocce scivolose e la possibilità di imbattersi in serpenti e pipistrelli non è poi così remota.

Sempre a Boracay si può salire sull’unico rilievo presente, il Monte Luho (in realtà raggiunge solo i 100 metri sul livello del mare) per ammirare dall’alto le acque che circondano questo fazzoletto di terra. È una meta piuttosto popolare per gli escursionisti e per chi è alla ricerca di una veduta indimenticabile dell’isola.

Trekking… nell’acqua

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Le Tumalog Falls sull’isola di Cebu, ©Shutterstock

L’isola di Cebu (si legge Sibu) è famosa per lo snorkeling con gli squali balena, ma non solo. Fra le sue meraviglie naturali, le cascate Tumalog e le Aguinid sono due attrazioni da non perdere.

A forma di coda di cavallo, le Tumalog Falls si estendono su un’intera scogliera: per via della loro grandezza possono essere viste anche da lontano.

Le si raggiunge con un’escursione di mezz’ora su una montagna piuttosto ripida ma la fatica ne vale assolutamente la pena.

Altrettanto suggestive le Aguinid Falls che si sviluppano su sei livelli e sono completamente immerse nella giungla: le si può visitare con un trekking (in acqua!) un po’ faticoso ma comunque alla portata di tutti: ad agevolare i passaggi in salita più impegnativi ci sono scalini scavati nella roccia e corde cui aggrapparsi.

Le Colline di Cioccolato

Un’altra isola dell’arcipelago delle Visayas, Bohol, è fra le preferite per il suo valore naturalistico e geologico grazie a grotte, mangrovie, fiumi e colline.

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Le Chocolate Hills di Bohol, così chiamate per il colore bruno che assumono durante la stagione secca ©Shutterstock

Proprio quest’ultime simboleggiano il ricco patrimonio paesaggistico delle Filippine: le Chocolate Hills, un migliaio di collinette tondeggianti, situate l’una accanto all’altra, sono il risultato dell’azione erosiva dell’acqua e di depositi di corallo.

In realtà una leggenda locale le vorrebbe essere le lacrime di un gigante disperato per la scomparsa della sua amata. I trekking alla scoperta di queste paffute colline sono, a seconda del grado di difficoltà, adatti sia a camminatori esperti che a principianti.

Ambangeg Trail, l’ascesa al Monte Pulag

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Un sentiero sul monte Pulag ©Shutterstock

Questo itinerario, che si snoda fra una vegetazione fatta di pini e bambù nani, richiede all’incirca 4-5 giorni per raggiungere la vetta del Monte Pulag con i suoi 2.922 metri.

L’Ambangeg non è l’unico cammino per guadagnare la cima del monte: ci sono anche il Vizcaya Trail e l’Akiki Trail che sono però ancor più impegnativi.

Seppur siano presenti tre campi base (di cui uno sull’Akiki), è indispensabile essere dotati di attrezzatura necessaria e portare con sé viveri e acqua.

Per effettuare questa ascesa è sufficiente registrarsi al centro visitatori all’ingresso dell’area ma si consiglia comunque di verificare in anticipo l’eventuale necessità di documenti. Decisamente utile farsi accompagnare da una guida locale.

Testo di Sonja Vietto Ramus |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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