La dimora unica nel suo genere è stata nel tempo villa principesca e alloggio militare, cenacolo letterario e reggia imperiale. I tratti caratteristici dei manieri medievali si mescolano con quelli dei salotti rinascimentali. Dopo un lungo periodo di abbandono sta tornando all’antico splendore grazie agli importanti lavori di restauro avviati dall’attuale proprietario, l’imprenditore trevigiano Sergio Cervellin

I Colli Euganei sono uno straordinario anfiteatro naturale nel cuore della pianura veneta. Uno degli angoli più interessanti della provincia di Padova il cui indubbio fascino paesaggistico è accompagnato da ambienti naturali unici ed un patrimonio storico culturale straordinariamente ricco. Da non dimenticare l’interessante enogastronomia e le terme per un turismo a “tutto tondo”. Inoltre la sua importante biodiversità (botanica e faunistica) ne ha consentito il riconoscimento a Riserva della Biosfera “Colli Euganei” all’interno del programma MAB Unesco.
In tale territorio si incontrano città come Arquà Petrarca incantevole borgo medievale che è stato il buen retiro di Francesco Petrarca, Monselice una scenografica città murata posta nella parte sud orientale del Parco Regionale dei Colli Euganei con il Santuario giubilare delle Sette Chiese e il Mastio Federiciano sulla sommità del Colle della Rocca ed Este culla della civiltà dei Veneti Antichi si presenta con la cinta muraria carrarese, tra le più belle in Italia ed un centro ricchissimo di tesori storico artistici. Molto suggestivi anche i monasteri (Praglia e Rua) dove il tempo sembra essersi fermato e bellissime ville venete.

Castello del Catajo: una villa veneta vestita da castello
Nel XV e XVI secolo prelati e nobili veneziani scelsero i Colli Euganei per costruire le proprie residenze estive. Una di queste si trova a Battaglia Terme, ai piedi del Montenuovo ed a due passi dal Canale Battaglia, un torrente che a Padova si congiunge con il fiume Bacchiglione.
Si tratta del Castello del Catajo un edificio monumentale ricco di storia, fascino e leggende. E’ posto in una posizione strategica al centro di una delle direttrici più importanti per i commerci via fiume in territorio Veneto fin dall’epoca medievale.
La dimora unica nel suo genere è stata nel tempo villa principesca e alloggio militare, cenacolo letterario e reggia ducale della famiglia Asburgo-Este arciduchi di Modena ed infine residenza di villeggiatura imperiale degli Asburgo imperatori d’Austria.
Alla fine degli anni ’70 del secolo scorso entrò in una lunga fase di abbandono che è durata fino al 2015 quando è stato acquistato all’asta dall’imprenditore veneto Sergio Cervellin che diede avvio ad imponenti lavori di restauro che lo stanno riportando all’antico splendore.

Castello del Catajo: i saloni visitabili raddoppiano
Nuove zone restaurate, una rinnovata cura dei giardini con i fiori che tornano ad impreziosire le aiuole, le stanze che si aprono, le imposte che tornano a spalancarsi per la gioia dei tanti turisti che ogni anno lo visitano. Poi da qualche mese gli spazi visitabili sono raddoppiati.
Infatti, oltre ai saloni affrescati del piano nobile, sono state aperte al pubblico anche le stanze private degli arciduchi Asburgo Este dove si possono ammirare i dipinti tornati alla luce durante i restauri. Tra questi un capolavoro della pittura del ‘500 opera di Giovanni Battista Zelotti, celato sotto gli intonaci.
In tal modo si possono mettere a confronto due epoche e due dimensioni: il Cinquecento di rappresentanza al piano nobile, le nuove stanze private dalle delicate decorazioni neoclassiche al piano superiore.
«Sono stati tanti anni di lavoro e impegno economico – racconta Cervellin – ma anche di soddisfazioni, man mano che il Castello rinasceva davanti ai nostri occhi. Da subito, quando nel 2016 mi sono lanciato in questa impresa – prosegue l’imprenditore trevigiano – la mia idea era di restituire un bene storico alla comunità, affinché tutti potessero ammirarlo».
«Questo secondo piano e gli affreschi ritrovati – conclude Cervellin – sono un dono del Catajo, che mi ripaga delle fatiche e della resilienza che ho opposto alle difficoltà. Quello fra me e il Catajo è un dialogo senza fine, perché questo è un luogo di storie, leggende e pace e chissà quali altre meraviglie potrà svelare».
E’ del tutto evidente che la storia del Catajo è fatta di alterne epoche di splendori e decadenze ed è quindi auspicabile che, quella appena cominciata, riesca a scrivere una nuova pagina di storia per una delle case private più belle al mondo. Ma procediamo con ordine.

Catajo: Cà sul Tajo o il mitico Catai
Anche se il maniero è legato mitologicamente al Catai, la Cina settentrionale raccontata da Marco Polo ne Il Milione, il suo nome deriva molto probabilmente da “Cà sul Tajo”, dove “Cà” è l’abbreviazione veneziana della parola “casa” e “Tajo” è una parola dialettale che indica il “taglio” di un canale scavato dall’uomo. Quindi “Catajo” significa quasi sicuramente “la Casa sul Canale”.
Costruito a partire dal XVI secolo da Pio Enea I degli Obizzi, uno degli esponenti più noti della casata di capitani di ventura originaria della Borgogna, proprietaria di uno degli eserciti più richiesti e famosi dell’Europa del tempo, più volte posto al servizio della Repubblica Veneta.
Pio Enea I, attratto dalla bellezza dei Colli Euganei diede avvio ai lavori di ampliamento della casa della mamma Beatrice Pia da Correggio, oggi nota come la “Casa di Beatrice”, e con l’aiuto dell’architetto Andrea Da Valle, costruì un edificio monumentale a metà tra il castello militare e la villa principesca con 350 stanze e quasi 30.000 metri quadri di spazi interni disponibili.
L’obiettivo del condottiero, che abitava con la famiglia a Palazzo Obizzi nel centro di Padova, era costruire una residenza maestosa per celebrare i fasti della sua famiglia ed al tempo stupire gli ospiti-clienti per convincerli che il suo esercito era il migliore al mondo.

La Fontana dell’Elefante con Bacco, satiri e baccanti
Al Castello si accede da un lungo viale d’ingresso che porta al Cortile dei Giganti dove si viene accolti dalla scenografica “Fontana dell’Elefante”. L’elefante al centro della scultura, peraltro all’epoca in cui fu costruita la fontana (XVII secolo) quasi del tutto sconosciuto in Italia, e Bacco il dio del vino presente assieme assieme a satiri e baccanti, sono stati scelti per sottolineare il legame tra il lontano, esotico e seducente oriente ed il tema del vino e della festa. Il tutto per ricordare agli ospiti che stavano entrando nella casa delle feste e dei divertimenti.

Una suggestiva scalinata conduce al piano nobile
Una imponente scalinata, realizzata per essere fruibile anche a cavallo, porta al piano nobile del maniero, dove si trova una grande terrazza panoramica con vista sui Colli Euganei. Un tempo utilizzata per balli e banchetti a cielo aperto nelle afose sere estiva è ancora oggi location ideale per eventi, matrimoni e degustazioni.
La terrazza era stata studiata per essere un palco privilegiato per il sottostante “Cortile dei Giganti” dove gli ospiti potevano assistere a vari spettacoli tra cui tornei cavallereschi e battaglie navali dal vivo, le cosiddette naumachie, in voga all’epoca dell’Antica Roma.

Il piano nobile: sei saloni splendidamente affrescati
Un grande portone verde conduce ai sei saloni affrescati del piano nobile, dove spiccano gli affreschi di Gianbattista Zelotti, uno dei più grandi interpreti della pittura del ‘500 veneto.
Al Catajo l’artista veronese ha dato vita ad uno dei più spettacolari cicli pittorici delle ville venete. Un trionfo di luce e colore ed uno dei primi esempi di pittura autocelebrativa nel senso che i protagonisti del racconto per immagini non sono gli dei della mitologia ma i proprietari, gli Obizzi, che si presentano alle pareti della loro casa come fossero delle divinità.
Nella prima sala, sopra il camino, si trova l’Albero Genealogico di famiglia da leggere dal basso verso l’alto. Sulle radici si trova
il nome di “Obicio I”, fondatore della casata, mentre al vertice, il nome più in alto è “Pio Enea”, il costruttore del Castello.
Purtroppo i saloni sono per massima parte spogli di arredi. Infatti le ricche collezioni di quadri, armi e reperti archeologici che per secoli li hanno impreziosito furono trasferite da Ferdinando d’Asburgo e Maria Beatrice d’Este – a cui Tommaso Obizzi, l’ultimo rappresentante della casata, aveva lasciato in eredità il maniero – nelle altre residenze asburgiche sparse per l’Europa.

Le stanze private degli Asburgo Este e gli affreschi ritrovati
Gli appartamenti privati della famiglia Asburgo Este, da qualche mese riaperti alle visite, sono collegati al piano nobile da una elegante scala a chiocciola in pietra che celava sotto l’intonaco, in perfetto stato di conservazione, importanti affreschi del Zelotti, che riproducono marmi, balaustre e festoni floreali.
Le 10 stanze mantengono ancora intatta l’atmosfera e l’intimità degli spazi familiari: camere da letto, sala da pranzo con il servizio da tavola di antiche ceramiche, sala della musica con un fortepiano di metà Ottocento, sala da gioco, tutte sembrano ancora vissute dai loro antichi proprietari.

Le pareti sono impreziosite dalle decorazioni ad affresco del pittore veneziano Marino Urbani con vedute di paesaggi pittoreschi, marine con velieri e scene di vita agreste.
In un salone sono stati anche rinvenuti affreschi successivi, del Seicento, di un secondo autore ancora ignoto. In tal modo le pareti della stanza che fino a due anni fa erano semplicemente dipinte di verde oggi mostrano raffinate pitture che ritraggono Apollo e le muse, le tre Grazie, Venere e Sileno.

Il Giardino delle Delizie
Anche il parco secolare all’inglese, con boschetti e vialetti, dopo anni di incuria ed abbandono (venne spogliato e depredato di statue, fontane e dei suoi elementi architettonici), sta tornando all’antico splendore.
A partire dal 2016 è iniziato il recupero della totale superficie storica, con il ripristino dei sentieri andati perduti, dell’antico roseto e la piantumazione di centinaia tra giovani alberi e fioriture che si specchiano nel laghetto posto al centro del Giardino delle Delizie.
Ai piedi della scalinata che immette nel parco spiccano le due magnolie grandiflora, tra i primi esemplari importati dall’America in Europa. Proseguendo il viale principale seguono due belle sofore pendule, originarie del Giappone, con i loro rami attorcigliati. Una delle viste più belle è dalla sponda sud del lago: qui si vede come in uno specchio il castello riflesso sull’acqua circondato di ninfee.

Ritornando verso l’ingresso è interessante l’antica galleria di carpini, tunnel verde che permetteva alle dame di passeggiare senza prendere il sole. Nel viale trasversale la storica collezione di arance e limoni storici e di rose antiche, ibridate tra il 500 e il 900, che in stagione mostrano una spettacolare fioritura in scala cromatica dal bianco al rosso cardinale passando dai vari toni del rosa.

Cibo di strada e musica dal vivo
Nel periodo estivo il parco è anche utilizzato per gli “aperitivi al castello” con street food e musica dal vivo. Un’occasione unica per visitare il Catajo ed il suo parco storico con le luci del tramonto con assaggi dei prodotti enogastronomici del territorio. Inoltre il castello può essere la location ideale per matrimoni, eventi speciali e concerti.

La “Pietra insanguinata” ed il fantasma della marchesa Lucrezia
Il castello è stato anche teatro di uno dei casi di cronaca nera più famosi del ‘600: l’assassinio della marchesa Lucrezia Dondi dall’Orologio, moglie di Pio Enea II Obizzi. Ad onor del vero il delitto, diventato leggenda, cronaca, curiosità e mistero, venne commesso a Padova, nella residenza privata di famiglia. Al Catajo c’è la “Pietra insanguinata”, cioè il pezzo di pavimento dove la nobildonna cadde ferita a morte. Venne fatta portare al Catajo, e posta all’interno della Casa di Beatrice, da Pio Enea II Obizzi.
Si narra, ma qui la leggenda la fa da padrona, che con l’arrivo della “Pietra insanguinata” siano iniziate le apparizioni del fantasma di una donna vestita di azzurro. Molti visitatori, nel corso dei secoli, sono sicuri di avere visto il fantasma della povera Lucrezia camminare per i corridoi di notte o affacciarsi alle finestre dei piani superiori del Castelvecchio.
Lucrezia in vita era una donna umile e molto devota, dedita alla carità e alle opere di beneficenza, e deve aver amato così tanto il Catajo da decidere di eleggerlo a sua residenza anche dopo la morte.

Informazioni utili
Via Catajo, 1 – Battaglia Terme (PD)
Per info, orari, visite e prenotazioni: +39 349-9347190
Testo di Tiziano Argazzi Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com










































