Paolo Conte. Original. Una mostra nel sogno e nel segno del grande astigiano

Si è aperta il 5 novembre e durerà fino al 1 marzo 2026, al Palazzo Mazzetti di Asti, una mostra come ce ne sono poche: PAOLO CONTE. Original.  Il racconto di un’autentica passione del poeta, cantautore e compositore italiano per la pittura, nata ancora prima dell’amore per la musica.

Dichiara l’avvocato: “Il disegno è uno dei miei due vizi capitali, più antico di quello per la musica e le canzoni”. Chi non avesse contezza (si perdoni il gioco di parole…) del genio assoluto di Paolo Conte, potrebbe guardare con scetticismo a una esposizione monografica dei suoi quadri e disegni. Pensandolo come un omaggio eccessivo a un hobby saltuario frequentato tra una nota e l’altra. Ebbene, niente di più errato: la mostra di Palazzo Mazzetti rivela arte pura, originalità, gusto, capacità espressiva.

La passione per ll disegno è nata ben prima di quella per la musica, racconta il Maestro.

Perché il cantautore osannato dai più prestigiosi palcoscenici internazionali sa dare alla creatività un tocco personalissimo, uno stile unico, un sapore inconfondibile. La sua città, a cui da sempre è legato, ha voluto riservargli uno spazio ampio e prestigioso per ospitare la più grande personale mai realizzata. Ben 143 lavori su carta, eseguiti con tecniche diverse e in un arco di tempo di quasi settant’anni. Esattamente dal 1957 fino al 2023, anno dell’invito per Paolo Conte a esporre le sue opere alla Galleria degli Uffizi.

Certi capivano il jazz e cercavano Razmataz

Molti dei pezzi di Paolo Conte sono dedicati ai musicisti, così disegni e dipinti.

Percorrendo le sale dell’antico palazzo, nell’occasione argutamente ovattate, le immagini si snodano come una suite jazzata. Nemmeno fossimo davvero in un’appartata “cave” parigina o in un club segreto di New Orleans durante il proibizionismo.  Una sensazione amplificata da alcune video-istallazioni e dalle canzoni di Conte, che scorrono e mutano in sottofondo da un ambiente all’altro.

J.C. Higginbotham, grande trombonista agli albori del jazz nell’interpretazione di Paolo Conte.

Fra le opere di Paolo Conte mai esposte compare Higginbotham, del 1957, realizzata a tempera e inchiostro, e dedicata a uno dei primi grandi trombonisti jazz. Una delle parti più interessanti è costituita dalla selezione di tavole tratte dalle oltre 1800 di Razmataz, l’opera interamente scritta, musicata e disegnata da Paolo Conte. Come sanno i cultori dell’avvocato, è ambientata nella Parigi eccentrica e “scandalosa” degli anni Venti. Seguendo la vicenda della misteriosa scomparsa di una ballerina, Razmataz rievoca l’attesa e l’arrivo in Europa della giovane e rivoluzionaria musica americana dalle radici afro: il jazz. 

Genialità, ironia, echi di esotismo sensuale e libertà

Abbondano echi d’Africa, fonte d’ispirazione.

Le tavole di Razmataz rivelano l’abilità di Paolo Conte nel fissare sulla carta atmosfere e personaggi, con tratti che richiamano le avanguardie del primo Novecento.  Momento storico particolarmente apprezzato dal cantautore: “un periodo carico per me di sensualità, di una immediata danzabilità che lo contraddistingue”. Nella terza sezione della mostra un poco sorprendono le opere su cartoncino nero, in cui Conte, attraverso il contrasto di colori vivi e linee in libertà, con garbo e sottile ironia si spende in un omaggio alla musica classica, al jazz, alla letteratura, all’arte.

Un’opera su cartoncino nero, scoperto casualmente da Conte gironzolando in una cartoleria.

Si intuisce percorrendo la mostra, che le opere si susseguono secondo una scelta scrupolosa e singolare, in sintonia con un universo poetico assolutamente inimitabile. E infatti il viaggio fra le immagini è stato concepito sotto la guida stessa del Maestro Paolo Conte.  Uno sguardo autentico, fuori dagli schemi, in una parola original. Con una sola avvertenza: “Lasciare al pubblico la possibilità di immaginare con libertà massima”.

Una città da vivere e gustare al ritmo della miglior Barbera

Barbera d’Asti DOCG, uno dei simboli più rappresentativi dell’enologia astesana. Courtesy Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato

Fra le tante sfaccettature di una personalità complessa, in Paolo Conte emerge, dichiarato, l’attaccamento alla provincia. Alla sua Asti, che accanto alla riservatezza proverbiale dei piemontesi rivela tratti sornioni, gaudenti e guizzi di cultura dal respiro internazionale. Ma restando fedele alle radici, alla sua campagna e collina, da cui provengono delizie rinomate, dalle carni, ai salumi, al tartufo, ai cardi, al vino. Che sempre si possono trovare, girando nelle belle strade pedonali, all’ombra di portici, palazzi storici e torri antiche, tra osterie e ristoranti, gastronomie ed enoteche. E che ogni tanto espone, per il piacere dei forestieri.

Come è accaduto a inizio novembre con il Barbera d’Asti Wine Festival, giunto alla seconda edizione. Migliaia di visitatori hanno partecipato ai tre giorni di degustazioni, incontri e momenti di approfondimento. Scoprendo o riscoprendo l’alta qualità del Barbera d’Asti DOCG e delle altre denominazioni tipiche, capaci di raccontare il territorio.

Artefice della manifestazione il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, dal 1946 impegnato nella tutela e promozione della vitivinicoltura astesana, che ha voluto offrire una manifestazione ampia e articolata. Con eventi seguitissimi, tra cui masterclass tecniche, show cooking e un talk appassionante animato da Stevie Kim, founder di Italian Wine Podcast e voce autorevole della comunicazione del vino italiano nel mondo. Insieme allo chef Antonino Cannavacciuolo, che non ha certo bisogno di presentazioni.

“PAOLO CONTE. Original” – fino al 1 marzo 2026, Palazzo Mazzetti – Asti

Per informazioni: Musei di Asti

Testo e foto di Gianfranco Podestà|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com