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Natura al centro del viaggio

La partenza non può quindi essere che da San Francisco (facile anche logisticamente grazie ai suoi voli diretti dall’Italia), la città che è sempre riuscita a tenere la sua baia, le spiagge e le colline su cui è costruita parte integrante del suo tessuto e dell’immaginario urbano, anche nelle visioni più iconiche della città.
A caccia di natura, uscendo dal Golden Gate Bridge, si entra nella cosiddetta Marin County, tra i panorami più intensi che si possano incontrare lungo la costa del Pacifico. Decine di sentieri nell’area di Marin Headlands aprono viste stupende sulla baia fino al Point Bonita Lighthouse.

Seguendo la celebre Highway 1, che diventa struggente per la sua bellezza nella tratta da Morro Bay a San Francisco, si arriva al Muir Woods National Monument. E’ un monumento agli alberi: un’antica foresta di sequoie costiere che hanno tra i 600 e gli 800 anni, alte circa 250 piedi (76 metri), tutte da scoprire camminando lungo sei miglia di sentieri che costeggiano il fiume Redwood Creek.
Dalla faglia di Sant’Andrea al villaggio di Hitchcock
Emozioni intense regala la bellezza di Point Reyes National Seashore, una penisola che si allunga nell’oceano aperto con le sue baie, lagune e colline boscose, i suoi trail – il più noto è l’Earthquake Trail che attraversa la faglia di Sant’Andrea – frequentato in inverno per ammirare la migrazione delle balene grigie.

A pochissima distanza c’è Bodega Bay, villaggio costiero famoso per il bird-watching (Alfred Hitchcock vi girò il film “Gli uccelli” nel 1963) mentre patria delle foche è Jenner-by-the-Sea, altro tranquillo villaggio alla foce del Russian River.
Per i vini la zona è ovviamente quella delle colline a vigneti di Sonoma County, dove si trova anche la cittadina di Santa Rosa, abitata per oltre trenta anni da Charles Schulz, come si nota dalle statue dei Peanuts che si trovano in giro per il centro, in mezzo alle enoteche.
Tra gli alberi più alti del mondo

Superato l’intenso rosso dell’antica foresta di sequoie dell’Armstrong Redwoods State Reserve, si risale la costa riprendendo la Highway e ritorna il blu dell’oceano tagliato dal bianco delle scogliere sferzate dal vento.
Iconico è Sea Ranch, un rach di pecore che negli anni 60 si trasformò in una comunità progressista dove l’architettura era in armonia e ispirata alla natura: oggi alcuni degli edifici della comunità sono iscritti nel registro dei National Historic Places e affacciano su bellissime spiagge e scogliere.

Ancora un tuffo nella natura: dopo il faro novecentesco di Point Arena Lighthouse, ecco Mendocino, storico paesino abbarbiccato su un promontorio a picco sull’oceano; e Fort Bragg, dove il divertente Skunk Train, un treno di fine 800, percorre diversi itinerari panoramici in mezzo alle foreste di sequoie (ma si può andare anche con le Rail Bikes).
Si arriva cosi all’Humboldt Redwoods State Park che, pensate, protegge l’80% delle specie di alberi più alti del pianeta. Si può girare a piedi o percorrendo in auto i 50 chilometri scenografici della stupenda Avenue of the Giants.

Si arriva cosi ad Eureka, eclettica città portuale con un centro “storico” caratterizzato da case vittoriane e mansioni stile Queen Ann perfettamente restaurate: un’idea può essere la crocierina di 75 min nella Humboldt Bay, magari al tramonto.
A duecento chilometro verso l’interno, a Redding, punto di accesso alla stupenda area delle cosiddette Northern Mountains della California, una delle aree meno visitate dello stato ma che offre davvero dei great outdoors tra fenomeni geologici, foreste e fiumi.
Tra dighe, vulcani attivi e cascate

La grande Shasta Dam, la diga sullo Shasta Lake in estate si popola di barche di ogni tipo e case galleggianti: è il più grande bacino della California, con una bella vista sul lago e sul Lassen Peak, vulcano ancora attivo (l’ultima eruzione risale al 1917). Tutto attorno si sviluppa il Lassen Volcanic NP, scenografico parco con le pozze di fango gorgogliante e fumosi geyser.
L’altra faccia dei fenomeni geotermici e vulcanici è nelle stupende Burney Falls, il cui velo d’acqua si riversa per circa 40 metri su una scogliera vulcanica; si pensi che il Presidente Theodore Roosevelt le definì addirittura l’ottava meraviglia del mondo.

Si entra così in Oregon da Klamath Falls, considerata l’ “Oregon’s City of Sunshine”, ottimo punto di partenze per le attività outdoor nei dintorni e per il Crater Lake che si trova all’estremità meridionale della Cascade Range: si è formato settemila anni fa per un’eruzione vulcanica e per il crollo del vulcano Mt Mazama ed è il lago più profondo degli Stati Uniti, oltre che uno dei più profondi nel mondo.

Famoso per il suo blu intenso, dovuto alla purezza delle sue acque che nascono solo dalle piogge e dallo scioglimento delle nevi, è visitabile in auto, percorrendo il cratere per circa 50 km, o seguendo uno dei numerosi trekking.
Tra fossili, spiagge e nevi perenni fino a Seattle
Verso nord est, altipiani costeggiati di foreste e pinete portano ad una delle zone fossili più importanti al mondo, la John Day Fossil BedS NP, ed alla Painted Hills Unit, assolutamente da visitare: una serie di altipiani in cui sono visibili striature variopinte di rocce formatesi milioni di anni fa.

Dalle Painted Hills a Portland, attraverso boschi di conifere e praterie si arriva al maestoso Columbia River che divide Oregon e Washington State. Dai canyon dell’aspro Cottonwood Canyon State Park, con le sue praterie aride e rocciose che si estendono per miglia in tutte le direzioni si raggiunge il Columbia River seguendone il corso fino ad avvistare il maestoso e scenografico Mt Hood, vulcano dormiente da fine 700 ed estremamente fotografato, con la sua punta innevata tutto l’anno e boschi e le praterie tutte intorno.

Si arriva cosi alla Columbia River Gorge Scenic Area, la più grande scenic area degli USA, con i suoi diversi ecosistemi, le cascate, paesaggi bellissimi e ovviamente la possibilità di trekking. Dopo Portland, si lascia l’Oregon per entrare nello stato di Washington. Prima tappa è al Mount St Helen’s NP (ma ben più attivo degli altri), prima di raggiungere l’Olympic National Park, che occupa buona parte della penisola omonima ed ha molti ecosistemi, tra le vette ghiacciate dei monti Olympic, le antiche foreste pluviali dell’interno (tra le pochissime di tutto il pianeta) e le spiagge del lago Crescent e dell’oceano Pacifico.

E quindi ecco Seattle la città smeraldo, poiché molto verde per le frequenti piogge, con il suo skyline pittoresco chiuso tra le nevi perenni del Mount Rainier (il più alto vulcano della Cascade Range), circondato da antiche foreste e praterie di flora selvatica, e il fiordo. Ed è proprio nel fiordo che termina un arcipelago di isole poco conosciute, le St Juan Island che sono il posto migliore in tutto il nord America per l’avvistamento delle orche. Luogo perfetto per chiudere questo itinerario dove la natura regna sovrana.
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Testo Anna Maria De Luca |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com












































