Nel turbine di emozioni suggerite dal crogiolo di stili e architetture che ripercorrono la sua storia, dalla conquista musulmana alla riconquista cristiana, Siviglia ha saputo comporre un mosaico di razze e culture, riuscito esempio di vera città multietnica.

La storia di Siviglia è quella di una splendida spugna. Capace di assorbire i fasti dell’impero romano, la rivoluzione della conquista moresca e prima di essere spremuta dalla riconquista cristiana. Questo susseguirsi di vincitori e vinti trasformarono la città in un mosaico di razze e culture dove convivono usanze e stili diversi, dai musulmani, agli ebrei, ai cristiani. La sua definitiva

affermazione come meta turistica coincide con l’organizzazione della fiera universale del 1992 dedicata al cinquecentesimo anniversario della scoperta dell’America. L’alba e le prime ore del mattino sono il momento migliore per godersi la città, lontani dalla folla di turisti, quando i mattoni della Cattedrale, il più grande impianto barocco-gotico del mondo, si colorano delle infinite tonalità del rosso. Nel 1401 i canonici dell’epoca affermarono di voler innalzare una cattedrale unica “…così grande che coloro che la vedranno terminata penseranno che fossimo dei pazzi”. A suo interno riposa il corpo di Cristoforo

Colombo. La Torre è il simbolo della città. Alla sua sommità fa bella mostra il campanile, innalzato da Herman Ruiz nel 1568 accessibile dalla scala interna. La leggenda narra che gli arabi vi salissero a cavallo. Lascio la cattedrale mentre si celebra il fastoso matrimonio di un gendarme della Guardia Civil, in cui le carrozze trainate da cavalli e gli abiti tradizionali degli invitati conferiscono un’atmosfera d’altri tempi. Il tragitto verso l’Alcazar Reale, va fatto assolutamente a piedi. Magari perdendosi nel caratteristico quartiere di Santa Croce, tra gli stretti vicoli ebrei e i profumi speziati della cucina Sevillana, che richiamano le varie contaminazioni

che contraddistinguono la città. Occidente e oriente, aglio e prezzemolo, cumino e coriandolo, un mix di odori nel naso e architetture negli occhi, muri bianchissimi e piccole piazze ombreggiate da piante di aranci per una sosta a base di sangria e tapas. La porta di Leon in piazza del Trionfo apre la visita dell’Alcazar Reale, un trionfo di soffitti multicolori e diverse trame architettoniche, splendide sale, patii, e le rarefatte atmosfere dei bagni di Maria De Padilla. La storia dell’Alcazar Reale è strettamente legata a quella dei Re di Castiglia, Pietro detto il Giustiziere, che convertì la fortezza,


ballando un indimenticabile flamenco, le Olimpiadi di Barcellona nel 1992 e che ha fortemente voluto questo museo unico al mondo. Qui si può assistere a straordinari spettacoli che spesso convincono a iscriversi ai corsi di danza. Per i nottambuli c’è l’antico quartiere di Triana, che si raggiunge attraversando l’omonimo ponte in ferro sul Guadalquivir, e la sua miriade di ristoranti e bar con tavolini affacciati sul fiume. Il via alla “Movida Sevillana” viene dato dai fantastici tramonti e ha il profumo del jamon, del Pata Negra e del pescaito frito, accompagnati da un bicchiere di manzanilla e da gioiosi brindisi al sapore di sherry Pedro Ximenes uno degli orgogli di Andalusia, insuperabile nelle note fruttate date dal sole e dalla magica terra .“Sevilla te incanta” mi cantava al suono suadente della sua chitarra un nottambulo sulle sponde del Guadalquivir. Come dargli torto e dimenticare il fascino di questa città? Siviglia è come uno scrigno di tesori da custodire. La sua anima è piena di grandi e piccole perle, tutte da cogliere per farne una collana di emozioni e ricordi. Che spero al ritorno si rompa per tornare a riviverla, sapendo già come amarla.
Testo e fotografie di Graziano Perotti












































