NAMIBIA Ho preso il mal d’Africa!

Namibia. Sesriem

Per imparare a conoscere e scoprire l’Africa, un viaggio in Namibia è una semplice, splendida e completa introduzione. La Namibia è infatti uno dei pochi paesi dell’Africa australe che è possibile girare senza guida e in tutta sicurezza. Le uniche richieste sono amare l’automobile perché sicuramente farete tanti chilometri su strade sterrate e spesso malconce (preparatevi a cambiare ruote con frequenza) e un po’ di spirito d’avventura. Difficilmente alla prima esperienza nel Continente africano ci si può trovare a stretto contattto con tante specie animali, con paesaggi così differenti e conoscere semplicemente e liberamente la popolazione. Come in ogni itinerario che si rispetti ci sono delle tappe imprescindibili. Il parco di Etosha, una delle più incredibili riserve

Namibia. Aus

faunistiche del mondo e il deserto del Namib con la duna di Soussvlei, fantastica per i colori e la sinuosità, sono quelle namibiane. Etosha è un immenso parco che circonda l’omonimo Etosha pan (lago salato), percorribile per gran parte a bordo della propria vettura (unica condizione, non si può mai scendere!). Il numero di specie animali che si muovono all’interno del parco è incredibile e recarsi presso le pozze d’acqua subito dopo l’alba o appena prima del tramonto è il modo più semplice per incontrarle. Un buon consiglio è quello di non correre da una pozza all’altra ma di appostarsi dove nei giorni precedenti sono stati avvistati gli animali che più vi interessano e attenderli in compagnia di un buon cd (a bassissimo volume!!), di un libro e di una birretta! All’interno si trovano anche tre Camping/Lodge gestiti dall’ente nazionale namibiano per la tutela della Wildlife (NWR) ognuno con una propria pozza illuminata che permettono di assistere alla marcia notturna verso l’acqua di centinaia di animali. Nelle reception dei Camping troverete il registro degli avvistamenti che come detto è fondamentale per muoversi in modo efficace all’interno del parco. Il deserto del Namib ha il suo cuore a Sesriem dove si trovano i cancelli per entrare nella

Namibia. Sesriem

zona protetta del Parco Nazionale. La duna 45, e la più famosa e già citata Soussvlei, sono dei meravigliosi morbidi e sinuosi panettoni di sabbia rossa (la visita all’alba è quasi obbligatoria sia per i colori che per il clima) anche se personalmente ritengo che lo spettacolo più inaspettato ed emozionante sia quello della Dead Vlei e dei suoi alberi anneriti in contrasto con il terreno, con il cielo e con le dune. Il resto del Parco del Namib e in particolare la parte più montagnosa del Namib Naukluft sono meno noti ma i paesaggi e i colori sono comunque accattivanti. In questa zona è molto bello trascorrere una notte in una delle guest farm isolate nel parco. Difficilmente si smarrirà il ricordo di irripetibili cieli stellati e del silenzio rotto solo da qualche animale. Ma Etosha e Soussuvlei sono solo la copertina di un viaggio in questo spendido Paese. Il Nord del Paese è infatti un angolo di Africa pura, la presenza di europei, sudafricani o namibiani bianchi è infatti irrisoria per non dire nulla. I luoghi sono davvero poco turistici ma visitare la zona del Kunene River che segna il confine con l’Angola, le cascate di Ruacana (purtroppo quasi prosciugate nella stagione secca) e le meravigliose e isolatissime Epupa Falls, permette di scoprire zone remote e poco turistiche. Visitare il Nord significa anche farsi coinvolgere dal fervente caos di Opuwo e conoscere i riti, le tradizioni e il modo di vivere delle popolazioni Himba, elementi

Namibia. Etosha

fondamentali per conoscere l’anima autoctona della Namibia. Il cuore del Paese si trova però tra le montagne del Damaraland, dove  potete trovare le incisioni rupestri di Twyfelfontein, la Petrified Forest e soprattutto un paesaggio profondamente diverso da quello del nord del Paese. Le strade sono pietraie, i passaggi tra una vallata e l’altra sono avventurosi, ci si può trovare a dover guadare un corso d’acqua ma ciò che più sorprende è la varietà di paesaggi che circonda il viaggiatore. Piccole deviazioni possono portare a inaspettate cascate, a scoprire baobab centenari, ad attraversare villaggi dove il solo passare di un auto è motivo di assembramento o a incontrare gruppi di elefanti selvaggi in cerca di acqua. A ovest del Damaraland improvvisamente le montagne diventano dune di sabbia e la temperatura precipita nel volgere di pochi chilometri. Si entra nella Skeleton Coast, per decenni una delle strisce di terra più temute dai navigatori di tutto il mondo. Il suo nome spettrale deriva dal numero incredibile di relitti di imbarcazioni che si sono arenate qui e anche dalle carcasse di animali che rappresentano il cibo per sciacalli e iene, non casualmente le uniche specie animali di questa zona. Raggiungere Terrace Bay luogo di frontiera e di solitudine avvolto in una foschia abituale in altre zone del mondo lascia al

Namibia.Sandwich Harbour

 visitatore suggestioni impreviste in un viaggio africano. Spingersi verso la remota punta settentrionale della Skeleton è un lento abbandonare le comodità e le sicurezze, un percorso di centinaia di chilometri senza radio, cellulari, benzina, in quasi totale solitudine, avendo come destinazione una dozzina di casette sulla spiaggia. Ma il rumore dello sciaquio delle onde dell’oceano e l’atmosfera conviviale nella baracca del ristorante/mensa con le pareti graffittate dai viaggiatori di tutto il mondo, ripaga dello sforzo e imprime nella memoria quelle sensazioni che solo i luoghi isolati e solitari da fine del mondo trasmettono. Da Terrace Bay si inizia una discesa e un ritorno verso la civiltà che tocca prima Cape Cross e la sua colonia di migliaia di foche rumorose e poi l’anima teutonica della Namibia: Swakopmund e Walvis Bay. Qui la colonizzazione europea è palpabile e l’architettura e organizzazione tedesca prendono il sopravvento e fanno quasi dimenticare di essere in Africa. E’ sufficiente però spostarsi qualche decina di chilometri a sud di Swakopmund perchè la natura africana si ripresenti impetuosamente nella sua meraviglia. Infatti abbandonando la terra ferma e tuffandosi nell’oceano

Namibia. Leone

con una gita in barca da Walvis si possono cercare delfini, foche e balene accompagnati da pellicani, fenicotteri e gabbiani in una delle zone oceaniche più pulite e pescose. Ne sono testimonianza le buonissime ostriche…Ma è a Sandwich Harbour che il panorama diviene entusiasmante. Ci si trova infatti in mezzo a meravigliose, soffici dune che drammaticamente si gettano nell’oceano in un contrasto di colori, temperature, emozioni , solitudine e silenzio difficile da descrivere. Il sud del Paese è caratterizzato dal Fish River Canyon, uno dei Canyon più grandi del mondo, che però attualmente è possibile solo osservare dall’alto o attraverso trekking molto professionali di più giorni data la pericolosità dei suoi dirupi e dalla facilità di smarrimento. Questa zona della Namibia è più turistica soprattutto perché facilmente raggiungibile da Sud Africa ma nonostante questo apparente maggior affollamento è facilissimo ritrovarsi lontano da qualsiasi forma di comunicazione e civiltà. Oltre al Fish River sono immancabili la Quiver Tree Forest che a dispetto del nome è in realtà un piccolo territorio con centinaia di questi alberi particolari detti anche kokerboom che crescono solo in Namibia divenendone un simbolo e che al tramonto assumono colori e ombre suggestivi; la zona di Aus con i cavalli selvatici e i suoi panorami accattivanti e soprattutto Luderitz, con la sua baia tempestosa e ricca di ostriche e animali acquatici e la città fantasma di Kolmanskoppe abbandonata dopo la fine della corsa ai diamanti. Kolmanskoppe, è infatti monumento di un’epoca che ha segnato la storia dell’Af ica e attraverso i suoi edifici abbandonati e squarciati dalla sabbia e dalla luce, ammonisce della forza della natura regalando però anche immagini suggestive e testimonianze di quanto l’epopea colonialista ha depredato il continente nero. Il nostro viaggio prosegue con la risalita verso

Namibia. Himba Epupa

 la capitale, Windhoek, con alcune deviazioni. In particolare ci si può spingere verso est per avere un’anticipazione del rosso deserto del Kalahari che con le sue piste ci porterebbe in Botswana attraversando una particolarissima serie di dune parallele che si ripetono per centinaia di chilometri. Un ultimo appunto di viaggio è dedicato a due luoghi differenti tra loro ma accomunati dal medesimo scopo e amore verso gli animali. Il primo luogo è il Cheetah Conservation Fund (CCf) una riserva ai piedi del Waterberg Plateau dedicata interamente al Ghepardo e alla sua difesa e ripopolazione. Il Ghepardo è stato per molti anni una specie in via di estinzione e anche grazie al lavoro del CCF si sta ripopolando. Insieme al CCF lavorano alcuni Lodge tra cui l’Amani Lodge a soli 20 km da Windhoek dove si curano animali in difficoltà tra cui leoni, leopardi e ghepardi. L’Amani ha un’enorme riserva che è possibile visitare con game drive al tramonto e rappresenta un’ottima opportunità per vedere da vicino il leopardo e il leone e soprattutto è un’occasione per aiutare organizzazioni che tutelano la Wildlife Namibiana. E’ tempo di salutare la Namibia, i suoi splendidi colori, la sua tranquilla popolazione e i suoi indimenticabili tramonti. Quello che si può affermare è che se la Namibia è una splendida introduzione all’Africa, dovremo al più presto scrivere i capitoli successivi!

Testo e foto di Paolo Sanvito

 

 

 

 

 

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