Vieni qui, siediti accanto a me. No, non lì. Vieni ancora più vicino. Voglio vedere le mie parole prendere forma nel tuo sguardo. Voglio leggermi nei tuoi occhi mentre ti parlo. Ecco sì, qui è perfetto. Ora immagina un’immensa tela bianca davanti a noi e aiutami a dipingere i contorni della Isla del Sol, la più grande isola del Lago Titicaca, in Bolivia.
Azzurro, tanto, tantissimo. Intenso come il cielo incontaminato che si confonde con il blu dell’acqua del lago. Per raggiungere l’isola è necessario prendere una delle numerose piccole imbarcazioni che ogni ora salpano dal porto di Copacabana. Una volta a terra riuscire ad arrivare fino alla punta dell’isola diventa una vera e propria impresa. Situata a circa 4000 metri sopra il livello del mare, la salita è ripida e faticosa. La mancanza di ossigeno si fa sentire, il corpo pesa, le gambe si muovono lente, i polmoni faticano. Ma se è vero che le cose belle vanno conquistate, la Isla del Sol è una cosa meravigliosa. L’atmosfera è mistica e intrigante: la leggenda vuole che Manco Cápac e Mama Ocllo, gli dei che, in cerca della valle scelta fondarono l’attuale Cuzco e dettero vita all’impero Inca, uscirono proprio dalle profonde acque del lago.
Una volta lì, non è necessario prenotare anticipatamente una sistemazione per dormire. La maggior parte delle famiglie dell’isola hanno trasformato le proprie abitazioni in semplici ma confortevoli ostelli pronti ad ospitare i turisti che decidono di voler placare la propria sete di curiosità bagnandosi le labbra con alcune delle più complesse gocce presenti in natura. La parte sud dell’isola, considerata quella più economica, è la zona che accoglie principalmente giovani viaggiatori con lo zaino in spalla.
Adesso usa tutti i colori che conosci, quelli più accesi, quelli più intensi e dipingiamo insieme le lunghe gonne delle cholitas, le contadine boliviane che da secoli amano e proteggono la propria terra. Sorridono timidamente agli sguardi dei viaggiatori mostrando il proprio volto stanco, eterno, segnato dal duro lavoro quotidiano. La natura avvolge l’intero panorama. Ogni pianta ha un nome, ogni foglia è simbolo di vita. I lama passeggiano lenti e indisturbati lungo le infinite distese della loro dimora. Di fronte a me intravedo il profilo della Isla de la Luna, un’isoletta rocciosa abitata da poche famiglie indigene dedite all’agricoltura e alla pastorizia. Le due isole, complici, sorelle e legate da una storia comune, da sempre, si osservano da lontano.
Colora di bianco le alte punte delle montagne innevate che circondano le due isole. Le stesse punte che, come per magia, dopo il tramonto scompaiono alla vista per rinascere, poi, puntuali ogni mattina. La notte la temperatura cala vertiginosamente e il freddo, violento, entra nelle ossa. L’isola, non illuminata da luce elettrica, si abbandona ad un cielo costellato di stelle talmente chiare e vicine che sembra quasi di poterle accarezzare.
Adesso guardami negli occhi e mostrami il mio racconto.
Natura incontaminata, villaggi rurali e sentieri che parlano di storia: un viaggio slow nel cuore più autentico della Polonia.
Testo Sonja Vietto Ramus foto S.V. R. e Massimo Valentini
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