E ora dove andiamo? In Libano, con il film di Nadine Labaki

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Presentato al Festival di Cannes 2011 nella sezione Un certain regard e vincitore del Premio del pubblico al Festival di Toronto 2011, E ora dove andiamo? È il nuovo film della regista Nadine Labaki, già nota per la pellicola Caramel, di qualche anno fa.

Donne: divise dalla religione, da una croce al collo che può unire ma al tempo stesso distinguere, vestite con un velo scuro o agghindate da un minimale costume, donne unite dalla voglia di armonia, di una pace che non sia sterile parola bensì stile di vita. Realizzato in collaborazione tra Francia, Libano, Egitto e Italia, il film vede l’indomita e perseverante avanzata di un pacifico corteo di donne, che rivoluzionerà, come solo lo spirito femminile riesce a fare, il piccolo mondo del villaggio dove abitano.

La regista Nadine Labaki, che nella pellicola compare anche in veste di attrice, riesce a dipingere il delizioso affresco di una rivoluzione al femminile densa di ironia, mentre il Libano si staglia all’orizzonte, sfocato e affascinante, diviso nell’anima eppure potenziale fonte di un’apertura all’altro che nasce dal saper valicare le differenze. Il discorso tra Islam e Cristianesimo diventa occasione interculturale, il pregiudizio forza nel dialogo fecondo: la convivenza possiede radici ben più profonde che una civiltà sterilmente basata sulla legge e incontra nuove libertà quando finalmente mostra il coraggio di guardare se stessa inabissandosi nella gioia e nel dolore di pupille che molto hanno visto. E il Libano diventat così simbolo di un Medio Oriente virtuale dai confini non detti eppure così tangibili, territorio devastato eppure instancabilmente vitale, teatro di un femminismo di cui inizia a farsi forte la presenza.

Il film, che è attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche di tutta Italia, è stato girato in tre diversi villaggi: Douma, Mechmech e Taybeh, situato nella Valle della Beq?, dove realmente convivono comunità cristiana e musulmana, moschea e chiesa una accanto all’altra. Nella pellicola i paesaggi si sfumano diventando quasi una cornice senza coordinate troppo determinate e al riguardo la Labaki ha spiegato: “È il Libano, certo. Ma la lotta tra vicini di casa potrebbe accadere tra sciiti e sunniti, tra bianchi e neri, insomma potrebbe essere ovunque. Alla base del film c’è un’esperienza personale. Ho scoperto di aspettare un bambino il 7 maggio 2008. Quel giorno, a Beirut si passò nuovamente in uno stato di guerra e quindi, blocchi stradali, aeroporto chiuso, combattimenti armati, eccetera. La violenza si era scatenata intorno a noi. Mi sono chiesta: se io avessi un figlio, cosa farei per distrarlo dal fatto di prendere in mano un’arma e riversarsi sulle strade? Cosa sarei disposta a fare per fermare il mio bambino che esce di casa pensando di dover difendere il suo edificio, la sua famiglia o il suo credo? È stata l’esperienza della maternità a farmi concepire questa assurdità in modo molto più forte ed immediato rispetto a ciò che avrei pensato qualche tempo prima”.

Maddalena De Bernardi

Ecco il trailer del film E ora dove andiamo? di Nadine Labaki

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