Padova: Rinascimento e dintorni

Per una volta, niente Giotto, niente piazza delle Erbe, niente Santo. Alla scoperta di Padova si va seguendo le orme di Pietro Bembo, cardinale e bon vivant, poeta e collezionista, scrittore e seduttore appassionato.

Il Cinquecento è un gran secolo per la città di Sant’Antonio: Venezia si impadronì di Padova e del suo contado e il Governo della Serenissima favorì la crescita della Università, creò imponenti sedi di rappresentanza per i suoi funzionari, fece costruire nuovi edifici per il culto, dalla Cattedrale alla Basilica di Santa Giustina. Anche la nobiltà e la ricca borghesia cittadina rinnovarono i loro palazzi o ne costruirono di nuovi, in una gara che, ancora una volta, passava attraverso le idee dei grandi archistar del tempo, i pennelli dei più celebri artisti, le soluzioni di geniali designer ante litteram. Ed è proprio a questo siglo de oro e al suo grande interprete, Pietro Bembo, che Padova dedica una mostra fondamentale per la conoscenza di quegli anni formidabili e del suo più geniale protagonista. In “Bembo e l’invenzione del Rinascimento” che si tiene fino al 19 maggio 2013 a Palazzo del Monte sono in esposizione, infatti, i capolavori che il poeta-cardinale aveva riunito nella sua casa di Padova. Tele di Bellini e Giorgione, Tiziano, Raffaello e Mantegna, sculture greche e romane, gemme e bronzetti, manoscritti miniati e monete rare: di tutto e di più raccolto in anni di intenso collezionismo e colto mecenatismo. La mostra, ovviamente, è anche il pretesto per seguire un itinerario che attraversa la Padova rinascimentale e ne scopre alcune delle più belle testimonianze, lungo un fil rouge sulle tracce lasciate in città dal poeta-cardinale.


Basilica del Santo

Si parte da qui, perché all’interno della Basilica, tra ex voto e altari imponenti, si trova il monumento funebre di Pietro Bembo disegnato da Andrea Palladio: il busto del Cardinale, inserito tra colonne e motivi classici, è considerato uno dei migliori lavori dello scultore Danese Cattaneo. Da non perdere anche la Cappella dell’Arca, trionfo della scultura rinascimentale dove scultori ed incisori, tra cui Sansovino, si ingegnarono a rievocare i miracoli di Sant’Antonio. E come se non bastasse, sull’altar maggiore ecco i bronzi di Donatello, considerato l’iniziatore del Rinascimento Padovano.



Palazzo del Bo

L’Università di Padova fu, per secoli, il place to be per studiosi, letterati e scienziati. Qui lavorò e insegnò Galileo Galilei e la sua sede storica è Palazzo del Bo, un gruppo di edifici che si trovano nell’attuale via VIII Febbraio. Più di cinquecento anni fa, qui era stata aperta una locanda, l’Hospitium Bovis che aveva come insegna un teschio di bue. La proprietà della locanda passò sul finire del ‘500 all’Università, ma l’appellativo di “Palazzo del Bo” rimase, perché l’Ateneo volle conservare nel proprio emblema proprio quel teschio di bue. Da visitare, all’interno del Palazzo, il Teatro Anatomico, il loggiato del Cortile Antico decorato da quasi tremila stemmi che docenti e allievi lasciavano per segnare il loro passaggio nell’Ateneo Patavino.


Loggia e Odeo Cornaro

La Loggia e l’Odeo Cornaro sono tra i testimonial più autorevoli del Rinascimento cittadino. Commissionati nei primi decenni del ‘500 da Alvise Cornaro, uno dei maggiori mecenati di Padova, in origine facevano parte di un più ampio complesso di edifici e giardini. Oggi rimangono solo queste due strutture: la Loggia che era utilizzata, alla stessa stregua di un teatro classico, dove mosse i primi passi il Ruzante; poi, l’Odeo, luogo deputato per la musica e per le conversazioni colte, decorato a grottesche e affrescato con paesaggi che si aprono come tanti trompe l’oeil sulle pareti di sale e salette.


Scoletta del Santo

Ospita la Sala Priorale dell’Arciconfraternita di Sant’Antonio, affrescata nel primo ventennio del Cinquecento dai più importanti pittori che gravitavano in area veneta, tra cui Girolamo dal Santo, Bartolomeo Campagna e il giovane Tiziano Vecellio, che si era già guadagnato fama di grande maestro. Proprio in Scoletta sono custoditi i suoi capolavori giovanili.


Basilica di Santa Giustina

Quella che si vede oggi è la terza chiesa, la sua “edizione” rinascimentale, realizzata nel ‘500 da diversi architetti, e in particolare da Andrea Moroni e Andrea da Valle. Enorme e scenografica, con chiostri e chiostrini, sale capitolari e refettori, biblioteche e preziose collezioni, conserva anche un coro cinquecentesco, con intagli e decori, e una pala d’altare di Paolo Veronese.

Palazzo Bembo

Oggi sede del Museo della terza Armata, è ciò che rimane della fastosa residenza del poeta-cardinale, dove egli riunì un’importante collezione di dipinti di grandi maestri, sculture antiche, monete, manoscritti. Una raccolta unica e di grande fascino che la mostra di Padova ha cercato di rimettere insieme. La casa di Bembo per la ricchezza e varietà degli oggetti d’arte, raccolti per gusto estetico ma anche come preziose testimonianze per lo studio del passato, diventò per tutta l’intellighenzia europea del tempo “la casa delle Muse”, vero e proprio precursore di quello che sarà il moderno museo.

Testo di Enrico Saravalle | Foto di Eugenio Bersani e Ente del Turismo  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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