Karpathos, un’isola da sogno nel Dodecanneso

Karapathos, ultima isola del Dodecanneso. A sud di Rodi si cela una perla incontaminata in mezzo al mare Mediterraneo. Sono sei le ore di traghetto che dal porto di Rodi portano a Karpathos, la più meridionale delle isole del Dodecanneso. Si parte di notte, la nave salpa solo tre volte alla settimana, ma il viaggio vale la pena senza ombra di dubbio. Un’isola di circa sessanta chilometri di lunghezza; groppe montuose che trabordano dal blu intenso del mare greco. Il centro turistico dell’isola, che di turistico ha molto poco, è Pigadia, una piccola cittadina bianca con un minuscolo molo da cui inizia un viaggio nel cuore selvaggio della Grecia.
C’è una strada a Karpathos, che si snoda per il lungo, tagliando come burro le montagne preistoriche, tra foreste secolari di pini marittimi, olivi nodosi, cespugli profumati di origano viola, arbusti di rosmarino e macchie odorose di mirto e timo. Tutto intorno pascolano greggi di pecore e capre. Questa è forse una delle isole più belle della Grecia, poco battuta dal turismo persino in agosto, quando le spiagge del Mediterraneo strabordano di turisti. Qui, fino a metà del Novecento, stava ancora di stanza l’esercito italiano, quando il Dodecanneso era protettorato d’Italia. C’è una piccola taverna, tavoli di legno e tovaglie bianche e azzurra, in cui il vecchio oste di novantaquattro anni, parla ancora qualche parola di italiano. Racconta che si ricorda della guerra, di quando gli italiani erano a Karpathos. Gli italiani che assomigliano tanto ai greci dice: gente mediterranea. Poi arrivarono i tedeschi. E ride. Altra storia, racconta. Altro mondo.

Monastero nell’entroterra

In quest’isola di conservano almeno quattro lati climatici e geografici diversi tra loro. La costa a sud est, nei dintorni di Pigadia e di Aperi, dove le foreste di pini marittimi si affacciano su baie cristalline dove si trova forse l’acqua più bella dell’isola, tanto limpida che si possono contare le macchioline sui sassi del fondale. Questa è sicuramente la parte più frequentata dell’isola. Calette piccole, da sogno, con la sabbia finissima e bianca e la foresta subito dietro. A sud invece c’è la parte più selvaggia di Karpathos, simile alla Sardegna in qualche modo. Il vento che spazza giorno e notte la terra calda, le dune di sabbia, la terra infuocata, il mare azzurro che quasi acceca. Sulle spiagge non c’è quasi nessuno, solo qualche coraggioso wind surfer o kite surfer, attratti dall’acqua tranquilla e le raffiche di vento tiepido.

Il lato occidentale dell’isola è invece battuto costantemente dal meltemi. Le spiagge sono nascoste tra grosse scogliere a picco sul mare, le onde e i cavalloni che si frangono sulla roccia e i tramonti più belli di Karpathos, senza ombra di dubbio. Ma è spingendosi fino a nord che si trova la Karpathos incontaminata, rimasta così come doveva essere quando sorse dal mare per un singhiozzo della Terra. Montagne brulle e altissime che si stagliano come giganti su spiagge deserte e un mare talmente cristallino che a tratti quasi incute timore per quanto sembra preistorico. E poi Olympos, un villaggio incantevole di calce e pietra bianca, arroccato sulla montagna e dove le donne, le vere padrone dell’isola e proprietarie dell’oro, girano ancora vestite col costume tradizionale greco. Il velo nero sugli occhi color ebano, le monete d’oro che tintinnano incorniciando il viso, la schiena ricurva e il sorriso gentile.

Karpathos termina poi con la punta più estrema, dove non arriva nemmeno la strada asfaltata e per raggiungere l’unico villaggio si deve percorrere un sentiero sterrato, tra monasteri profumati di incenso e pezzi turchesi di mare dove nuotano indisturbate le foche monache. Se può sembrare complicato raggiungere l’isola , il tempo speso in viaggio non deve scoraggiare, perchè si tratta davvero di un piccolo paradiso nascosto agli occhi dei più. Karpathos è la Grecia autentica, quella che ancora profuma di mirto e rosmarino, quella delle greggi di capre, quella dei monasteri illuminati dal lume tremulo delle candele.

di Elena Brunello | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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