Volver a Madrid

Dov’è la Madrid edonista di Almodovar? La movida non è più la stessa, almeno così sembra; il volume, rispetto agli anni ‘80, si è indubbiamente abbassato e oggi la città madrilena si è reinventata. Silencio por favor: va in scena l’arte.

Madrid può essere un’idea. Che come talvolta capita, è sbagliata.  Ci ritorni dopo un po’ di anni atterrando a Barajas, l’aeroporto, prendi la cercania, il treno regionale metropolitano -che costa solo 2,40 €, beati madrileni- per Sol, la Puerta del Sol, il centro di Madrid. Esci sulla piazza, alzi lo sguardo e trovi ancora la vecchia, degli anni 50, e rassicurante scritta pubblicitaria dello sherry Tio Pepe campeggiare in alto su un palazzo della piazza: ecco, nella capitale spagnola nulla è cambiato.

Anche se poi vieni a sapere che la scritta Tio Pepe era stata tolta per qualche anno dalla piazza, e quando è tornata ha cambiato palazzo. C’era tanta gente un tempo nella pasticceria La Mallorquina -e lo credo bene, la napolitana de chocolate è squisita, da mettere nel sacco buona parte dei cornetti italiani-, all’angolo della piazza e c’è ancora. E nel tratto di Calle Mayor che parte da lì, dalla Puerta del Sol, e va verso il Mercado de San Miguel, c’era, e c’è, il solito viavai di turisti da weekend.

Ci dormi su, e quando l’indomani esci con l’intento di andare a rifare il “solito” Paseo del Arte, così (ancora) decantato dagli uffici turistici spagnoli, formato dal Museo del Prado, dal Centro de Arte Reina Sofia e dal Museo Thyssen Bornemisza, ecco il miracolo. Un edificio strano sul Paseo del Prado, a breve distanza dall’omonimo museo. Uno di quegli edifici che lasciano il segno e che diventano subito landmark architettonici per la città in cui sono.

CaixaForum, questo il nome dell’edificio, è il risultato della ristrutturazione della centrale elettrica Mediodia da parte degli architetti svizzeri Herzog & de Meuron, che hanno partorito una strana cosa che si presta a molteplici letture estetiche: un edificio ancora in costruzione -e invece e bello che finito-, un edificio capovolto, cioè con la base in alto piuttosto che in basso, uno aperto in due in cui la parte destra è ricoperta da un muro vegetale o, “semplicemente”, un edificio decostruttivista.

Suggestivo anche l’interno nel quale, non poteva essere altrimenti, si allestiscono mostre d’arte contemporanea ma non solo. E se, sempre in tema di rimembranze del Paseo del Arte, invece di andare al Prado si scende alla stazione Embajadores della metropolitana diretti al Reina Sofia, un grande cartellone nella piazza pubblicizza uno dei più bei luoghi della Madrid odierna: una ex fabbrica tabacchi.

La Tabacalera, un grande edificio costruito alla fine del ‘700 e che, da alcuni anni, ospita fotografia, arti visive e grandi progetti artistici in lunghi tunnel, saloni dai muri scrostati e cavi a vista, luci artificiali e luce che piove dall’alto da lucernari. Non c’è un luogo, a Madrid, in cui le mostre, l’arte, possa beneficiare di maggior atmosfera. Uno di quei luoghi che ti prendono e dai quali non vorresti mai uscire. E invece bene fai ad uscire.

Perché proseguendo verso la zona sud di Madrid lungo Calle de Embajadores e superate un paio di quelle piazze metafisiche tutte madrilene come Legazpi, circondate da palazzi alti e arancioni e che impieghi un quarto d’ora ad attraversare da un capo all’altro nell’attesa eterna del verde ai semafori, ecco il terzo polo della nuova Madrid dell’arte. Stavolta è un ex mattatoio comunale, gigantesco, el Matadero, a fare da superba sede espositiva.

Ma non solo, l’architettura dell’edificio, quella madrilena del XX secolo, da sola varrebbe il prezzo del biglietto, che neanche si paga; e vale la pena anche andarci per un drink o per incontrare un po’ di gente, perché il Matadero funziona anche da luogo d’incontro, di giovani e non,  e ci si va a cena, a cinema e a teatro. E inforcando una bicicletta presa a nolo lì al Matadero e vagabondando lungo le rive verdi del fiume Manzanares, lì vicino, ti chiedi: “ ma allora, vuoi vedere che l’arte, a Madrid, è uscita fuori dal Paseo del Arte ?”.

Testo e foto di Arturo di Casola| Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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Info utili

Informazioni:

Ufficio del Turismo Spagnolo www.spain.info

Web Oficial de Turismo www.esmadrid.com

Come arrivare:

IN AEREO

L’aeroporto madrileno di Barajas, collegato ai principali scali italiani, si raggiunge da Madrid sia in metropolitana che in cercania, il treno metropolitano regionale. La linea 8 della metro arriva in aeroporto, ma dal centro bisogna per forza cambiare a Nuoevos Ministerios. La cercania, invece, arriva direttamente in Puerta del Sol. Funziona anche il bus, per Atocha.

Dove dormire:

Il Petit Palace Hotel Plaza Mayor (petitpalaceplazamayor.com) si trova a metà di Calle Mayor ed è in posizione strategica perché vicino sia alla Puerta del Sol che al Teatro Real (con rispettive stazioni della metropolitana, Sol e Ópera) In particolare, le stradine che alle spalle dell’hotel scendono verso il Teatro Real, la sera sono animate da piccoli ristoranti e tapas bar.

Ad un passo dalla stazione Atocha, l’Only You (onlyyouhotels.com) Atocha è un design hotel nuovo e dallo stile fashionabe ospitato in un edificio storico. Da considerare anche per sorseggiare un drink la sera.

. Tinte pastello, design accattivante e sofisticato, il Barceló Torre de Madrid (barcelo.com) offre scorci suggestivi della Gran Via dall’alto di di una sorta di grattacielo di 142 metri che, fino all’82, è stato l’edificio più alto del Paese. Si trova in Plaza de España.

Dove mangiare:

A patto di trovare un tavolo libero -possibilità molto remota- l’esperienza, non solo gastronomica, al ristorante DiverXO (diverxo.com), 3 stelle Michelin, è assicurata. Salite le scale del ristorante, nella zona di Cuzco, si accede al mondo onirico di David Muñoz, uno dei grandi chef di Spagna, annunciato da formiche giganti (niente paura, sono sculture), maiali in sneaker o con le ali e giganteschi coni gelato.

Grande personalità anche quella del ristorante DSTAgE (dstageconcept.com), a Chueca, regno di Diego Guerrero, che porta due stelle Michelin come se niente fosse in un ambiente da loft industriale con cucina a vista e menu che non c’è. Se ci fosse un tavolo, il posto più bello del locale dove mangiare è il micro giardino (vicino ai bagni, bellissimi !) dove si scende con una scala in ferro.

Eccentrico e (per questo) molto madrileno, Las Chicas, Los Chicos y Los  Maniquís (losmaniquis.com) è un ristorante a colori omaggio agli anni 80. Il suo bocadillo nero con calamari, probabilmente si distingue in tutta Madrid.

Molto in voga tra i giovani, e in Calle Hernan Cortes, Hummuseria è un piacevole localino che serve diverse versioni de l’hummus ben preparate. Un’ottima notizia per vegetariani e non.

Dove andare:

Al centro culturale CaixaForum (caixaforum.es), fino al 6 maggio l’esposizione temporanea “Warhol. El arte mecánico”, che si avvale di 300 opere di Andy Warhol.

Esposzioni, concerti ed eventi di varia natura alla Casa Encendida (lacasaencendida.es), centro socioculturale anch’esso vicino al Centro de Arte Reina Sofia.

La Tabacalera (latabacalera.net), ex fabbrica tabacchi divenuta sede preziosa di mostre ed appuntamenti culturali.

Il Matadero (mataderomadrid.org) è un centro di creazione contemporanea, motore delle iniziative culturali della zona sud di Madrid.

Prima ancora che per le mostre, si va al Circulo de Bellas Artes (circulobellasartes.com) per ammirare Madrid dalla sua terrazza. Tuttora uno dei più bei panorami cittadini.

Il più bel concept store di Madrid, El Paracaidista (elparacaidista.es), si trova nel barrio de Malasaña. Quattro piani, due terrazze, interior design, cocktail bar: tutto molto bello in un antico palazzo restaurato.

. Minimalista, d’ispirazione scandinava, la boutique TRÄ (tramadrid.com) rappresenta lo stile della nuova Chueca.

Bianco e di gusto nordico anche Do Design (dodesign.es), uno spazio molto ben allestito che propone moda e accessori, mobili e interior, pubblicazioni e piccola galleria d’arte.

 

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