Vietnam, le vie del riso

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Vietnam, le terrazze coltivate a riso nel nord del Paese.

Le vie del riso sono infinite nel sudest asiatico, ma in Vietnam le più suggestive sono racchiuse, come in uno scrigno, tra le aspre montagne nord-occidentali e benedette dai grandi corsi d’acqua cinesi, che frontiere e piogge non riescono a fermare. Con forza prepotente, il fiume nero e quello rosso, nel periodo delle piogge inondano i campi e le vite degli uomini. Una vita che in queste zone, un tempo considerate “speciali” e di scarsa produzione del riso, non e’ mai stata semplice. Nonostante la  bellezza del paesaggio e la ricchezza etnica e culturale. Mai Chau, a pochi chilometri da Hanoi e terra del gruppo etnico dei Thai Bianchi (originari della Thailandia), offre un primo assaggio di autenticità rurale e dell’ospitalità vietnamita. Campi di un verde abbagliante e sullo sfondo le aspre riserve montane, che permettono al riso di maturare come in un enorme calderone.

le donne dai sorrisi blu. Una colorazione causata dall’uso delle noci di betel

Tagliatori di immensi bambù e tessitrici di ottima seta, oltre alle immancabili “mondine” locali, accolgono il viaggiatore che, in percorsi da fiaba, incontra anche le donne dai sorrisi blu. Una colorazione dei denti causata dalla masticazione delle noci di betel, che si dice aiutino a domare la fatica. Sorrisi misteriosi quelli che si alternano e si incontrano attraversando i molti villaggi, come Mung Io, Mu Cang Chai, ciascuno con il suo piccolo e coloratissimo mercato, la scuola, l’immancabile campetto della pallavolo, l’onnipresente stella gialla in drappo rosso ed un pensiero allo “Zio Ho” (come qui chiamano il politico e patriota vietnamita Ho Chi Minh), ci si inerpica verso il panoramico passo di Tram Ton.

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La bandiera del Vietnam, con la stella gialla su drappo rosso

Immersi tra giungla, riso e piantagioni di chai: il profumatissimo tè vietnamita, che induce a degustazioni dondolanti su amache che spaziano su panorami infiniti. E poi, all’orizzonte, picchi di arenaria che sembrano pani di zucchero o immensi draghi dalle mille gobbe, avvolti in soffici nebbie e coperti dall’intricata giungla, che ancora oggi rende queste zone un regno difficile da espugnare.

Anche dai suoi abitanti, i Degar, o figli delle montagne, spregiativamente definiti Moi (selvaggi) in lingua vietnamita e chiamati montagnards dai francesi, che subirono guerre e l’utilizzo ingente di pesticidi, ma che non hanno mai abbandonato la loro terra e la propria ricchezza culturale. Una ricchezza che si determina anche nell’abbigliamento (copricapi, gioie, abiti, calzari,ecc), specialmente quello femminile, che continua a mantenere viva la tradizione, costituendo anche un richiamo turistico. E le donne, ancora una volta, depositarie dell’identità dei popoli. Ci sono ben 44 gruppi etnici che e’ possibile incontrare in questa vasta area, tra le terrazze di riso maturo, simili a giganti torte dalle mille sfumature, nella cittadina montana di Sapa, aperta al turismo dal 1983.

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Vietnam del Nord, un mercato locale

Nonostante la sua modernizzazione, costituisce un ottimo punto di partenza per l’esplorazione delle montagne e delle sue genti coloratissime. Ma forse l’anima vera di questi luoghi si respira nei piccoli mercati locali, in particolare in quelli più conosciuti di Bac Ha e Muong Hum, dove barbieri all’aperto, venditori di insetti e frutta vicino a macellai sanguinari, affascinanti venditrici di dolci avvolte nel fumo di mille cucine improvvisate, mischiano sacro e profano, turisti e locali, cineserie ed artigianato, motorette e maestosi bufali, senza ancora abdicare totalmente alla globalizzazione. Forse perché in questa terra, tra queste genti, come dice il monaco Thic Nhat Hanh, Premio Nobel per la pace, ”Vivere insieme è un’arte”. E qui il quadro riesce ancora ad essere perfetto.

Informazioni sul sito di Asiatica Viaggi 

Testo e foto di Donatella Penati M. (Carbamitù Photo and Video) |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

 

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