“La rivoluzione della luce”: il Divisionismo in mostra a Novara

Al Castello Visconteo Sforzesco di Novara, fino al 5 aprile 2020, la mostra “Divisionismo – la rivoluzione della luce” espone opere degli artisti di questa corrente post-impressionista.

Previati – Le fumatrici di hashish (dettaglio). 1887.

La  famosa critica d’arte Annie-Paule Quinsac, laureata alla Sorbona, per un quarto di secolo titolare della cattedra di Storia dell’Arte dell’Ottocento alla University of South Carolina e massima esperta di Giovanni Segantini, negli anni Sessanta fu tra i primi studiosi del Divisionismo: il protagonista della pregevole mostra La rivoluzione della luce, al Castello Visconteo Sforzesco di Novara. Questa corrente inizia a formarsi a Milano tra gli artisti moderni, che intendono affermare quanto la tecnica pittorica sia stata fortemente influenzata dai recenti trattati di ottica. Il Divisionismo, tuttavia, non era solo una tecnica, ma aveva anche una forte valenza estetica, e la realizzazione dei colori industriali commerciati in tubetti permise agli artisti nuovi, inattesi effetti delle pennellate. La luminosità del dipinto viene percepita dall’occhio dello spettatore a seconda della distanza dal quadro, e permette così alle pennellate di ricomporsi.

Il Divisionismo in breve si diffonde a macchia d’olio da Milano alla Lombardia e al Piemonte. La poetica del paesaggio, della natura, dei temi sociali e familiari viene così tradotta, grazie a pennellate vibranti di luce e colori, in armonie di innumerevoli tonalità cromatiche. Fu il mercante d’arte, critico e pittore Vittore Grubicy de Dragon a diffondere tra gli artisti della sua scuderia la nuova tecnica dell’accostare i colori direttamente sulla tela e non più, come sia era sempre fatto, amalgamandoli sulla tavolozza: si trattava di un grande passo avanti nell’evoluzione della pittura.

La mostra

Angelo Morbelli – La partita a bocce (dettaglio). 1885.

L’esposizione di Novara, fra le più complete mai presentate, consta di settanta opere, suddivise in otto sezioni tematiche, provenienti per la maggior parte da collezioni private, musei e istituzioni pubbliche, ed è ospitata nello scrigno prezioso del Castello Visconteo Sforzesco, la cui importante storia risale al 1200. Fortificato nel 1466 durante la signoria di Galeazzo Maria Sforza, esso vide la prigionia di Ludovico il Moro nel 1500. Ora il maniero è gestito dalla Fondazione Castello, che ospita eventi temporanei, conferenze e mostre.

Longoni – L’Oratore dello Sciopero (dettaglio). 1891.

Al pianoterra, all’inizio del percorso espositivo, si  ammira la spettacolare Maternità (1890-1891) di Gaetano Previati, proprietà del Banco BPM, esposta per la prima volta al pubblico. Il tema rinascimentale della Madonna col bambino e circondata dagli angeli viene reinterpretato in chiave laica in un felice connubio tra Divisionismo e Simbolismo: quando  la tela fu presentata alla I Triennale di Brera (a cui è dedicata la sala 2 di questa mostra) i critici la definirono come l’eclisse della genialità, non essendo loro stessi ancora preparati alla modernità pittorica. Al primo piano  si trovano altre opere presentate a quella Triennale, alcune già divisioniste ed altre di artisti che lo sarebbero diventati in seguito: Giovanni Segantini, Angelo Morbelli, Vittore Grubicy, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Sottocornola e Emilio Longoni.

Nella sala 1 – Il Prologo incontriamo gli artisti della scuderia di Grubicy: Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Gaetano  Previati, Emilio Longoni, Vittore Grubicy e Giovanni Segantini.

La sala 3 – L’affermarsi del divisionismo espone capolavori del Divisionismo, come All’Ovile di Segantini, facente parte di un ciclo di tre opere dedicate alla sola luce di una lanterna in un ambiente buio, con un rimando a Rembrandt e alle luci seicentesche di Caravaggio.

Le cinque opere più significative del percorso artistico di PellizzaIl ponte, Il roveto, La processione, Sul fienile e Nubi di sera sul Curone illuminano la sala 4 – Pellizza da Volpedo: tecnica e simbolo. Le pennellate nel dipinto Il ponte partono da forme geometriche e fanno emergere la luce, dovuta anche a una stesura bianca iniziale al piombo. Nella tela Sul fienile la drammaticità nasce dal confronto tra la morte di un essere umano ed una natura vibrante di luce e colore.

Le opere della sala 5 – Il colore della neve riguardano il tema della neve e l’interpretazione dei suoi colori da parte di Segantini, Pellizza da Volpedo, Fornara, Maggi, Morbelli, Olivero e Tominetti, mentre la sala 6 – Previati Verso il sogno, mostra  grandiose opere del pittore di Ferrara: Migrazione in Val Padana, Le tre Marie ai piedi della croce, Sacra famiglia e Il vento o Fantasia. La Migrazione esprime con forza l’eterna peregrinazione dell’umanità, che si muove lentamente verso la luce della perfezione.   Sette magnifici disegni sono i protagonisti della sala 7 – Segantini: il gioco dei grigi, e tra questi spiccano Ave Maria sui Monti, Vacca bianca all’abbeveratoio, Rododendro. Qui le tecniche sono varie, dal carboncino ai gessi, dai pastelli all’acquerello, dalla tempera agli inchiostri.

Si arriva ai primi decenni del Novecento nell’ultima sala: Il nuovo secolo – gli sviluppi del divisionismo, in cui l’evoluzione significativa del Divisionismo si rivela nelle opere di Longoni, Morbelli, Nomellini, Minozzi, Barabino, Cressini e Olivero.

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Testo e foto Giovanna Dal Magro|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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