Seychelles: tra lusso e Blue Economy a Felicitè

Sospesa tra un passato di sfruttamento e un presente di scrigno per vacanzieri esclusivi, Felicité è una sorta di manifesto per la Blue Economy, il nuovo corso dell’economia voluto dal presidente delle Seychelles. Un solo resort, il Six Senses Zil Pasyon, con un occhio al lusso e un altro rivolto alla tutela dell’ambiente.

Testo e foto di Lucio Rossi

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Questa montagna di granito ricoperta per due terzi da foresta integrale, ricca di specie e circondata da un mare che abbaglia, fa parte delle isole minori delle Seychelles, quelle che si scoprono solo con pazienza, tra un’escursione e l’altra nelle 115 isole che compongono l’arcipelago. Fino agli anni 70 era usata come piantagione di cocchi per la produzione di copra e fu la scomoda residenza per una cinquantina di lavoratori. A vederla oggi, dove il restante terzo è occupato da un lussuoso resort, composto da una trentina di ville, ognuna con piscina privata, non è facile immaginare come doveva essere la vita a quel tempo. Il business della copra terminò negli anni 70 e Felicitè rimase deserta fino al 2013 quando venne ceduta in affitto ad una società privata che decise la costruzione di un primo resort, poi sostituito dall’attuale, gestito da Six Senses, catena di resort di lusso che ha fatto del benessere unito alla sostenibilità ambientale la sua missione.

Le ville Six Senses

Le trenta ville di Six Senses Zil Pasyon si trovano in posizione isolata, celate tra i massi di granito e la vegetazione, con viste ognuna diversa ma tutte spettacolari, da godere a bordo piscina, su lettini che più comodi non si può, accarezzati dal vento o all’ombra del patio. Ecco perché ogni istante trascorso al di fuori di questo Eden sembra sprecato. Il decor interno è semplice, rigoroso, essenziale, nulla di vistoso; in uno spazio minimo di 175 metri quadrati tutto è improntato alla massima funzionalità. La sala da bagno con vasca e altalena è un’esperienza che va vissuta. Piscina infinity e deck in legno completano l’esperienza. Tutto in puro stile Six Senses, dove lo slogan che va per la maggiore è ‘down to earth’ cioè senza pretese, alla mano. A tutto il resto ci pensa lo staff che, quasi invisibile, controlla che tutti abbiano ciò di cui hanno bisogno. A  volte non serve nemmeno chiedere, è sufficiente immaginare qualcosa che si materializza; anche solo un bicchiere di acqua fresca, ma servito con infinita grazia.

Impeccabile lo staff di Six Senses, non serve nemmeno chiedere © Lucio Rossi

La stessa grazia che contraddistingue il GEM (Guest Experiences Maker) personale, una sorta di assistente per ogni singola villa, al quale rivolgersi per ogni tipo di necessità. Nell’isola ci si sposta solo a bordo di golf car, oltre che, naturalmente, a piedi e il GEM è a disposizione ogni volta che un ospite desidera muoversi dalla residenza alla spiaggia o in qualche altra struttura dell’isola. Il Six Senses Zil Pasion di Felicitè , oltre alle trenta ville con piscina privata, ha una SPA, un centro yoga, tre ristoranti, alcuni bar e la piscina comune.

Non solo mare

L’isola è per due terzi ricoperta dalla foresta della riserva naturale del Ramos National Park, una selva impenetrabile, visitabile solo grazie ai sentieri che l’attraversano. Le guide naturalistiche di Six Senses accompagnano i turisti più curiosi e che hanno voglia di cimentarsi con un po’ di attività fisica. Si parte all’alba, per evitare il gran caldo, con buona scorta di acqua, scarpe robuste e vestiti da escursione tropicale. Il percorso non tarda a inerpicarsi sui sentieri scivolosi dell’interno, ma la prima sosta è di quelle che suona come un’immediata ricompensa: un affaccio a sbalzo su una grande roccia volta a nord, con lo sguardo che abbraccia l’oceano, le isole di Grand e Petit Soeur, Cocos Island, con le sue rocce affioranti, e un mare che fa invidia. La salita procede tra palme altissime, alberi di tek, mandorli indiani, immensi banyan (il ficus dalle lunghe radici aeree), alberi del pane e takamaka, uno degli alberi simbolo delle Seychelles, dal legno pregiato per mobili e imbarcazioni. Per fortuna oggi è protetto in tutte le isole, in particolare qui a Felicitè, e concede il suo nome solo al più famoso Rum locale e a qualche spiaggia. Il percorso oscilla tra gli alberi per evitare i giganteschi massi di granito che affiorano nella foresta, si inerpica tra le radici, scende per canali di fango resi scivolosi dalle frequenti piogge (è questa la ragione di una foresta tanto esuberante). Si suda talmente tanto che uno si chiede cose c’è venuto a fare fin quassù, non si stava mica meglio in spiaggia? Ma la risposta è poco distante, ancora qualche sforzo, da fare aiutandosi con le radici e i rami degli alberi per arrivare lassù, sul punto più alto dell’isola, a 277 metri sul mare, che si chiama proprio Felicitè e da cui si domina l’orizzonte. La Digue è giusto di fronte. Finalmente si riprende fiato, la brezza marina conforta e asciuga il sudore ma il richiamo del mare è irresistibile ed è tempo di scendere.

La schiusa delle uova di tartaruga

La tartaruga embricata e la tartaruga verde nidificano a Felicitè Island © Lucio Rossi

Anche perché a livello del mare c’è molto da fare: ad esempio assistere alla schiusa delle uova di tartaruga. Sull’isola si contano circa 60 siti di nidificazione delle due specie che qui si riproducono, la tartaruga embricata e la tartaruga verde: e la schiusa delle uova è uno di quegli spettacoli che esercitano un richiamo cui non si resiste. I nidi sono nascosti ovunque a Grand Anse e Anse La Coeur. Quando si avvicina il momento giusto il biologo marino in servizio avvisa gli ospiti, che accorrono per assistere al miracolo delle piccole tartarughe che corrono verso l’oceano. È un momento di grande trambusto: telefonino alla mano tutti vogliono garantirsi lo scatto o un video memorabili. Terminato lo spettacolo gli spettatori svaniscono, tornano a disperdersi tra la grande piscina e le ville. Perché è chiaro che l’esperienza in sé delle residenze private, tutte in posizione sopraelevata rispetto all’oceano, finisce per esercitare un richiamo irresistibile.

Six Senses e la Blue Economy

Felicitè Island, Seychelles, © Lucio Rossi

Tutto questo fa comunque parte della Blue Economy, una nuova concezione di economia basata sul rispetto della biodiversità e la tutela di quell’ambiente naturale che l’uomo ha ereditato senza alcun merito e che, sta scoprendo lentamente, vale di più se ben conservato. Proprio Danny Faure, il presidente delle Seychelles, dalle profondità del mare a bordo di un sottomarino, a 120 metri di profondità, ha lanciato lo scorso anno un appello per una più forte protezione del “cuore pulsante blu del nostro pianeta” e proposto una sottoscrizione di Blue Bond per raccogliere 15 milioni di dollari da destinare alla protezione delle sue acque. Un appello che ha attirato l’attenzione anche dalla star di Hollywood Leonardo di Caprio che con la sua fondazione si sta spendendo per dare supporto a progetti green. E a Felicitè la salvaguardia degli ecosistemi non è solo uno slogan, ma si trasforma in sostanziosi investimenti in tutela della natura, riciclaggio dei rifiuti, educazione ambientale delle comunità locali, ripristino delle condizioni autoctone là dove precedenti interventi ne hanno compromesso l’integrità. Niente plastica a Felicitè: Six Senses ha come mission quella di fornire ospitalità ai più alti livelli di comfort con un occhio ben rivolto al rispetto dell’ecosistema. È per questo, quindi, che i fornitori sono pregati di ridurre al minimo l’utilizzo di contenitori di plastica e gli ospiti di riportare a casa tutto ciò che hanno usato sull’isola. Anche l’acqua è prodotta in modo autonomo, per mezzo di un efficiente impianto per desalinizzare quella del mare, che poi servirà per tutti gli usi domestici e verrà anche trasformata in acqua naturale e gasata per le ville e i ristoranti. Six Senses a Felicitè partecipa inoltre al programma di ripopolamento dei coralli, molti dei quali furono distrutti alle Seychelles per l’innalzamento della temperatura del mare provocata da El Niño nel 1998 e nel 2016. Da quando è iniziato il progetto, i responsabili hanno già “trapiantato” con successo oltre 1400 frammenti, che ora costituiscono la base su cui andranno ad unirsi nuovi coralli.

Testo e foto di Lucio Rossi | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

 

 


INFOUTILI

Informazioni: le Seychelles hanno un efficiente ufficio turistico a Roma, tel. 06 50 90 135 e sul loro sito si trovano tutte le indicazioni per un viaggio nell’arcipelago. Sul sito di Six Senses Zil Pasyon  tutte le informazioni per prenotare un soggiorno e anche sull’isola di Felicitè.

Come arrivare: con Qatar Airways o Emirates con uno scalo negli aeroporti del Golfo.

Quando andare: data la posizione geografica, è possibile andare tutto l’anno. I mesi di dicembre, gennaio e febbraio sono i più piovosi, luglio e agosto quelli più ventosi. Le temperature vanno dai 26 ai 30 gradi.

Fuso orario: le Seychelles sono tre ore avanti (due con l’ora legale) rispetto all’Italia. Quando qui è mezzogiorno, là sono le 15.

Documenti: occorre il passaporto. Il visto viene apposto all’arrivo e può arrivare a tre mesi. A particolari condizioni può essere rinnovato per altri tre.

Lingua: La lingua ufficiale è il creolo; tutti parlano inglese e francese.

Religione: L’82% professa la religione cattolica, il 16% quella anglicana. Vi sono poi musulmani, induisti e buddisti.

Valuta: È la rupia delle Seychelles; al cambio attuale un euro vale circa 16,5 rupie. Sono accettati anche Euro, Dollari americani oltre ovviamente alle carte di credito

Elettricità: La tensione è 220, con presa di tipo G (britannica)

Telefono: a Felicitè la rete GSM è funzionante in ogni angolo della parte occupata dal resort.

 

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