Procida, la riscoperta del tempo

Immergersi nelle meraviglie dell’isola campana per riscoprire il valore del tempo.

Testo di Angelo Laudiero foto di Vittorio Sciosia

Panorama sull’isola di Procida © Vittorio Sciosia

I drammatici eventi legati al Coronavirus di queste lunghe e interminabili settimane ci obbligano a rimandare a tempi migliori i viaggi che avevamo tanto desiderato e programmato con cura. Oltre ai doverosi sacrifici richiesti a ognuno di noi, però, la quarantena forzata ci offre una straordinaria opportunità: quella di dilatare il tempo, di riconsiderare alcuni aspetti delle nostre vite e soprattutto di apprezzarne i valoriche contano davvero.

Una volta che tutto sarà finito torneremo certamente a percorrere le strade del mondo. Ma lo faremo con una consapevolezza diversa: quella di sapere di vivere in un Paese straordinario, dalle mille risorse e dall’incanto unico. E allora non ci resta che pianificare i prossimi viaggi nella nostra meravigliosa Italia, riscoprendo le bellezze di casa nostra e, soprattutto, premiando il settore turistico della penisola, così duramente provato da questo difficile momento.

E a proposito di tempo e di Italia da riscoprire, c’è un’isola sospesa nel golfo di Napoli, non lontana dalle più mondane Ischia e Capri, che ha conservato il fascino di un villaggio di pescatori dove il tempo sembra essersi realmente fermato. Parliamo, ovviamente, di Procida, isola dai ritmi lenti, meta perfetta per chi vuole riscoprire la semplicità e la quiete, lasciandosi emozionare da un incastro di casepolicrome, antichi palazzi, sinuose stradine e vedute mozzafiato, oltre che dai tipici profumi, colori e sapori del Mediterraneo.

Pur essendo terza in ordine di grandezza tra le isole partenopee con poco più di 4 chilometri quadrati di superficie, Procida risente di una storia secolare che rivive nella sua vivace architettura. La leggenda fa derivare il suo nome da una nutrice di Enea di nome Procida, sepolta sull’isola dallo stesso eroe virgiliano. In seguito, dall’VIII secolo a.C. in poi, coloni greci e romani, pirati saraceni, corsari musulmani, signori feudali, dominatori spagnoli, inglesi e francesi si sono alternati sull’isola, lasciando un ricco patrimonio artistico, culturale e culinario, molto apprezzato oggi da visitatori nostrani e stranieri. E allora partiamo alla scoperta di Procida, isola ispiratrice per antonomasia e luogo di infinite sorprese.

Marina Grande

Il nostro viaggio a Procida non può che iniziare da Marina Grande, l’unico porto commerciale dell’isola. Appena sbarcati, si nota immediatamente Palazzo Montefusco (del XII secolo), riconoscibile per la merlatura sovrastante l’edificio che un tempo fu residenza estiva del Re di Napoli. Percorrendo via Roma, invece, si costeggiano vecchie casette dai mille colori pastello, volutamente scelti dai marinai per distinguere, anche da lontano, sulle loro barche, la propria abitazione. È anche la zona dei caffè, dei ristoranti e dei localini affacciati sul porto, oltre che della scuola Caracciolo che, con i suoi 168 anni di storia, è il più antico istituto nautico d’Europa.

Centro storico

Procida – via S. Rocco nel centro storico @Vittorio Sciosia

Il centro storico di Procida inizia in piazza Santo Cattolico, dove sorge la chiesa di Santa Maria della Pietà (1616), nonché palcoscenico di tutte le manifestazioni folkloristiche dell’isola. Andando verso Nord seguendo via Vittorio Emanuele II, si giunge alla chiesa di San Leonardo (XVI secolo)e alla vivace piazza della Repubblica, detta “Pozzo” da un’antica cisterna d’acqua sorgiva.  La salita termina in piazza dei Martiri, dove i rivoluzionari del 1799 issarono l’albero della Libertà prima che i Borbone reprimessero la rivolta nel sangue. Verso l’interno, invece, strette stradine s’inerpicano fino a raggiungere la zona della Vigna, così chiamata per la presenza di antichi vigneti: è qui che si trova il Vascello, un casale costituito da edifici a tre livelli intorno ad una corte scoperta. Per godersi uno dei tanti scorci mozzafiato dell’isola, non resta che spingersi fino alla chiesa di Santa Maria delle Grazie (XVII secolo) da dove si apprezza un panorama che va da Oriente a Occidente, da Punta dei Monaci a Punta Pizzaco.

Terra Murata

Procida – Terra Murata @Vittorio Sciosia

Superata la chiesa, si percorre salita Castello dalla quale è possibile ammirare il più caratteristico paesaggio di Procida: le case sovrapposte e variopinte di Marina Corricella ricordano un suggestivo affresco a picco sul mare, mentre dall’altra parte si staglia il convento domenicano di Santa Margherita Nuova (1586).In fondo alla salita si erge il Palazzo Reale, fatto erigere nel 1563 dal Cardinale d’Aragona Ignazio d’Avalose divenuto Bagno Penale nei primi dell’800. Questo borgo – chiamato Terra Murata per le fortificazioni medievali a strapiombo sul mare – è stato in seguito scelto per ospitare il carcere moderno fino al 1988. Ma la costruzione più importante di Terra Murata è senza dubbio l’abbazia di San Michele (XVI secolo), più volte saccheggiata, distrutta e ricostruita nel corso della sua storia: si narra che San Michele sia divenuto Santo patrono dell’isola in seguito ad una miracolosa apparizione per evitare l’ennesima incursione ottomana e l’inevitabile distruzione dell’abbazia che  custodisce numerosissime opere d’arte.

Marina Corricella

Dall’abbazia si riprende la discesa tra vecchie case addossate le une sulle altre, costeggiando una delle più belle strade dell’isola: da questa suggestiva posizione, si ammira il borgo marinaio della Corricella (nome che deriva dal greco “coroscallos” e che significa letteralmente “bella contrada”), dove le abitazioni dei pescatori sembrano dipinte su una costa alta e ripida, formando un caratteristico agglomerato di colori pastello: giallo, rosa, azzurro, verde e bianco. Al borgo della Corricella si accede solo attraverso le scalinate, come la Gradinata del Pennino che attraversa una fitta schiera di case in sentieri stretti e angusti, arrivando fino al molo caratterizzato da piccoli alberghi e ristoranti di pesce.

Chiaia

Procida – La Chiaia @Vittorio Sciosia

Tornando, invece, su via Marcello Scotti, si scoprono imeravigliosi palazzi nobiliari costruiti in stile seicentesco nell’insenatura della Chiaia. Oltre agli antichi palazzi, a caratterizzare questa zona dell’isola sono le chiese: quella dedicata a San Tommaso d’Aquino (XVIII secolo) retta dalla Confraternita dell’Immacolata dei Turchini, che conserva una pregevole scultura lignea di Cristo eseguita nel 1728 dallo scultore napoletano Carmine Lantriceno; la chiesa di San Giacomo (1656) oggi sconsacrata; e la chiesa di San Vincenzo (1571), attuale sede dell’Arciconfraternita dei Bianchi. Percorrendo via dei Bagni, si giunge poi alla spiaggia della Chiaia e più avanti ai Giardini di Elsa Morante, attuale sede del parco letterario intitolato alla grande scrittrice che qui, tra profumatissimi frutteti, scrisse il romanzo L’isola di Arturo.

Pozzo Vecchio

Procida – veduta sulla spiaggia di Ciraccio dall’isola di Vivara @Vittorio Sciosia

Riprendendo via Vittorio Emanuele II si arriva alla chiesa della SS. Annunziata, ricostruita nel 1600 sui resti di un convento di suore benedettine, alle cui spalle si estende una delle contrade più fertili dell’isola. Tra via Faro e punta Pioppeto, infatti, ci si immerge nelle tranquille campagne che degradano fino alla punta dove, dal 1849, è acceso il Faro che illumina il canale di Procida. Risalendo la strada che costeggia vigneti e frutteti, si arriva poi alla collina del Cottimo dalla quale ammirare uno spettacolo straordinario: l’insenatura del Pozzo Vecchio si apre sul mare in tutto il suo fascino. Da qui si possono facilmente raggiungere la spiaggia di Ciraccio, lunga un chilometro e mezzo, e la spiaggia del Pozzo Vecchio (anche detta “del Postino”), sovrastata dal piccolo cimitero dell’isola.

Marina Chiaiolella

Marina de La Chiaiolella @Vittorio Sciosia

Tornando nel centro cittadino, da via Giovanni da Procida si prosegue raggiungendo la zona della Chiaiolella, oggi attrezzata a porto turistico, dove si trovano alcuni degli alberghi più frequentati dell’isola. L’arenile è in realtà un prolungamento della spiaggia di Ciraccio, ma i procidani la chiamano diversamente per la presenza della vicina Marina. Sole tutto il giorno e vento pomeridiano rendono questa spiaggia un ritrovo piacevole anche per la presenza di diversi stabilimenti balneari, bar e ristoranti. Superando la Chiaiolella, e percorrendo via Schiano, si giunge infine in località Socciaro, una zona panoramica dalla quale ammirare ad Est il golfo di Napoli e ad Ovest l’isola d’Ischia.

Vivara

L’isola di Vivara @Vittorio Sciosia

Proprio guardando a Occidente, collegata a Procida da un ponte, si staglia l’isolotto disabitato di Vivara, area di macchia mediterranea che doveva far parte della composizione vulcanica dei Campi Flegrei. Guardandola dall’alto, in effetti, Vivara appare come porzione originaria di un cratere vulcanico dalla forma di una mezzaluna invasa dal mare. Proprio per la sua posizione, l’isolotto è stato scelto, nel corso dei secoli, prima come torre di segnalazione, poi come area di transito dell’acquedotto campano che, dalla terraferma, provvede all’approvvigionamento idrico di Ischia. Dal 1974, Vivara mantiene lo status di oasi di protezione naturalenella quale prosperano flora e fauna e dove vengono condotte attività di salvaguardia e ricerca dalle numerose associazioni ambientaliste presenti sull’isola.

Piazzetta Troisi a Procida @Vittorio Sciosia

Oggi capiamo perché Procida sia stata scelta come musa ispiratrice in molte opere d’arte, nella letteratura e nel cinema: i sentieri scoscesi, le case colorate, il mare limpido, l’architettura peculiare disegnano una perfetta scenografia naturale, capace di generare scorci di raro fascino.Procida è, infatti, anchel’isola della cultura: oltre al già citato capolavoro di Elsa Morante, qui è stato ambientato il romanzo Graziella di Alfhonse de Lamartine, che tratta di una giovane donna – simbolo della bellezza procidana – e del sacrificio per amore; ma, soprattutto, l’isola resta nell’immaginario collettivo legata aI Postino, ultima struggente pellicola di Massimo Troisi. L’immagine di Procida che ne viene fuori – il suo incanto sospeso, la sua gente mite e serena, l’alternarsi di vicoli, scale, finestre, colori – esalta ancor di più l’attrazione fatale di questo luogo unico, perfetto per immergersi nella disincantata nostalgia del tempo.

Infoutili

Informazioni:    www.visitprocida.com

Arrivare: i traghetti da Napoli partono da Calata di Massa e impiegano circa 1 ora (prezzo 15 €); gli aliscafi, invece, partono dal Molo Beverello (45 minuti di traversata e prezzo di 20 €). Dall’aeroporto di Capodichino si può raggiungere il porto di Napoli in taxi (circa 20 €) oppure in Alibus (con partenza ogni 20 minuti e ticket acquistabile a bordo al prezzo di 5 €). Dalla Stazione Centrale di piazza Garibaldi è possibile prendere la linea 1 della metropolitana e scendere alla fermata Municipio- Porto (prezzo 1,10 €).

Muoversi: gli autobus di linea partono dallo stazionamento di Marina Grande e raggiungono tutte le principali località dell’isola. I biglietti si acquistano anche a bordo al prezzo di 1,50 €. Le corse in taxi partono da circa 12€.

Alloggiare: il borgo della Corricella, il porto di Marina Grande e la parte settentrionale del Cottimo sono le zone nelle quali è preferibile alloggiare per godere di splendide viste ed essere vicini alle principali attrazioni dell’isola. Consultate il sito www.gioiapartments.it

Mangiare: la Chiaiolella e la Corricella sono i luoghi ideali per assaporare la cucina semplice ma piena di sapori mediterranei di Procida. Piatti a base di pesce fresco, coniglio e ortaggi – oltre all’ottimo vino locale –vengono preparati nei ristoranti tipici a prezzi più che accessibili. Alcuni ristoranti consigliati sono: Crescenzo, La Medusa, Caracalè, La Lampara

Quando andare: il clima è mite tutto l’anno ma giugno e settembre sono i periodi migliori, con pochi turisti e bellissime giornate di sole. Suggestiva è anche la settimana santa caratterizzata dalla processione degli apostoli (giovedì santo) e dalla processione dei misteri (venerdì santo).

Escursioni: per informazioni su avventure in kayak www.procidainkayak.it

Leggere: L’isola di Arturo, Elsa Morante, Mondadori Editore, 1957; Graziella, Alphonse de Lamartine, Garzanti Editore, 1856; Procida. La guida magica, Enrico Scotto di Carlo, Edizioni Alchimie Procidane, 2015; Procida. Segni, sogni e storia di un’isola marinara, Elisabetta Montaldo, Edizioni Nutrimenti, 2014.

Testo di Angelo Laudiero Foto di Vittorio Sciosia|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

Caro lettore,

Latitudes è una testata indipendente, gratis e accessibile a tutti. Ogni giorno produciamo articoli e foto di qualità perché crediamo nel giornalismo come missione. La nostra è una voce libera, ma la scelta di non avere un editore forte cui dare conto comporta che i nostri proventi siano solo quelli della pubblicità, oggi in gravissima crisi. Per questo motivo ti chiediamo di supportarci, con una piccola donazione a partire da 1 euro.

Il tuo gesto ci permetterà di continuare a fare il nostro lavoro con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto. E con lo stesso coraggio che ormai da 10 anni ci rende orgogliosi di quello facciamo. Grazie.