Sono diversi i motivi che rendono Lione una città da scoprire passo dopo passo. Ecco i più interessanti.

Lione, nota come la città dei due fiumi è anche la città delle colline, una città che più spesso di quanto non ti aspetti ti costringe a scarpinare in salita.
Ma è anche la città dipinta. E non sto parlando di graffiti e di murales, più o meno belli, di cui è cosparsa, per esempio, Marsiglia. Ma di interi muri di palazzi totalmente coperti di dipinti perfettamente eseguiti, artistici e di grande qualità.
Muri dipinti a Lione

In particolare ne segnalo due. Il primo è il Fresque des Lyonnais e si trova relativamente in centro, in Rue de la Martinière e Quai Saint-Vincent, nel I arrondissement della città.
Prende lo spazio di due muri di un edificio e rappresenta personaggi famosi legati alla storia di Lione come se fossero affacciati ai loro balconi.
I personaggi illustri sono in tutto 30 e anche se è probabile che agli occhi di un non francese alcuni non siano facilmente riconoscibili, altri lo sono: per esempio Antoine de Saint Exupery, autore del Piccolo Principe, lo chef Paul Bocuse, il regista di cinema Bertrand Tavernier.
Il secondo muro dipinto è il Mur des Canuts, che si trova nel quartiere della Croix Rousse, legata alla lavorazione della seta per cui Lione è famosa.
Si chiama così per ricordare gli artigiani della seta che lavoravano nel quartiere nel XIX secolo.
Si tratta di un grandissimo trompe-l’œil, con una superficie di circa 1200 metri quadrati, che racconta la vita del quartiere: gli edifici con le grandi finestre e i soffitti alti per ospitare i telai, la gente che scende e sale le scale, va al lavoro, fa la spesa.
Il dipinto è stato eseguito dal collettivo Cité Création nel 1987 ma aggiornato nel 2013 per riflettere i cambiamenti del quartiere e della città, per esempio con l’aggiunta delle biciclette Vèlo.
I traboules

Insieme ai due fiumi, il Rodano e la Saona e i muri dipinti, i traboules sono l’altra caratteristica di Lione. Il termine traboule viene dal latino trans-ambulare, che significa “passare attraverso”.
Si tratta infatti di passaggi segreti costruiti tra il IV e il IX secolo che servivano per muoversi velocemente tra le vie del centro storico.
Vennero utilizzati sia dai residenti per spostarsi rapidamente da un punto all’altro, sia dai canuts, gli operai che lavoravano la seta, per trasportare le pezze di tessuto al riparo dalla pioggia.
E durante la Seconda guerra mondiale vennero utilizzati dai partigiani per attraversare la città senza essere visti dai nazisti.
I quartieri dove vedere i traboules sono il Vieux Lion, la parte più antica della città, e la Croix Rousse, dove vivevano per la maggior parte i setaioli.
I traboulessono aperti a tutti e visitabili gratuitamente grazie a un accordo tra il Comune e i proprietari delle case.
Spesso sono riconoscibili per una targhetta dorata davanti al portone e comunque sono segnalati da guide e app.
I due fiumi

La cosa più peculiare della città è che è attraversata da due fiumi, il Rodano e la Saona, che si incontrano nel quartiere, oggi molto moderno, della Confluence.
I due lungofiume offrono passeggiate pedonali e piste ciclabili, mentre nelle acque dei fiumi è possibile fare una gita in battello.
La Presqu’île e la Confluence
La prima è la penisola centrale formata dai due fiumi, piena di negozi e attrattive.
La Confluence, invece, è il punto dove i due fiumi si incontrano: qui si trova il Musée de Confluence.
Progettato dallo studio austriaco Coop Himmelb(l)au, ha una struttura composta da tre elementi: il Cristallo è una grande hall in vetro e acciaio, la Nuvola, grande massa in acciaio che ospita le sale espositive, e il Basamento, una piattaforma in cemento su cui poggia l’intero edificio.
Inaugurato nel 2014, unisce scienza, archeologia e antropologia, con collezioni permanenti e mostre temporanee.
La Basilica di Notre-Dame de Fourvière

Se salire scalinate impervie non ti spaventa (ma in alternativa puoi sempre prendere la funicolare, detta La Ficelle) in cima alla città c’è la Basilica di Notre Dame de la Fourvière, non la cattedrale di Lione ma forse la chiesa più famosa, anche per la sua posizione.
Non è antichissima (è stata costruita nel 1800 come ringraziamento per aver salvato la città dall’invasione prussiana), è un’accozzaglia di stili (un po’ neobizantina, un po’ neogotica, un po’ neoromanica), è strapiena di mosaici, vetrate e statue, quindi ti strappa un ohhh ma come edificio in sé lascia un po’ a desiderare.
Però da qui si gode una vista notevole su tutta la città e perfino sulle Alpi, se la giornata è limpida, quindi vale la pena salirci.
La gastronomia

Lione è la terza città di Francia per grandezza ma la prima per quanto riguarda la cucina.
Se mangiare piatti azzardati non ti spaventa (e parlo di frattaglie, di tablier de sapeur, trippa impanata e fritta, quenelle de brochet, gnocchi a base di luccio) devi mangiare nei bouchon lyonnais, piccole trattorie semplici e rustiche, con le tovaglie a quadri e l’oste panciuto, dove assaggiare i piatti della tradizione.
Il Festival delle Luci a Lione
Ha luogo intorno all’8 dicembre ed è piuttosto spettacolare. La città si accende di luci su ponti, edifici, chiese e le installazioni sono pensate da designer internazionali.
Il festival ha un’origine lontana e religiosa. Nel 1643, durante una peste, i lionesi fecero voto alla Vergine Maria: se la città fosse stata risparmiata, ogni anno l’8 dicembre l’avrebbero onorata.
Gli abitanti cominciarono ad accendere candele sui balconi e la cosa si ingigantì sempre più fino a diventare il festival che oggi tutti conoscono.
Certo, in dicembre fa freddo. Lione è vicina alle montagne e il clima è quello continentale. Ma assistere alla parata di luci è un’esperienza impagabile, da provare almeno una volta.
Testo di Daniela De Rosa|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com









































