KENYA: MASAI MARA – NEL REGNO DEI FELINI

Non solo turismo di massa ma anche esclusivi campi tendati dalla privacy garantita. Dopo gli eventi socio-politici che hanno colpito il Kenya, il nostro inviato è andato a scoprire come visitare il più famoso dei parchi africani avvicinandosi a pochi metri dai grandi predatori.

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Masai: danza della guerra

Mi dicono che ho il mal d’Africa. Può darsi. Infatti per l’ennesima volta mi trovo a sorvolare su un piccolo Cessna le sterminate terre africane per raggiungere il mio primo campo. Inevitabilmente vengono in mente le scene de “La mia Africa” in cui Denys Finch Hutton sorvola la savana con in suo piccolo aereo.

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Tramonto nella riserva Masai

Eccolo il primo campo, il Cottar’s 1920: poche tende molto spaziose e confortevoli piazzate in posizione strategica a sud-est del Masai Mara, ai piedi di una collina chiamata Olen Toroto, con vista sulle grandi pianure del vicino parco del Serengeti, nella confinante Tanzania. L’arredamento è anni ’20: letti, poltrone, sedie e tavoli d’epoca; nella zona comune un tavolo per soli venti ospiti serviti da camerieri Masai, fotografie in bianco e nero con scene di caccia, un fonografo, un tavolino da campo con una macchina per scrivere piazzato sulla veranda con vista su un bosco di acacie. Tutto richiama il celebre libro di Karen Blixen. Poi, durante le rituali chiacchierate serali seduti intorno al fuoco, scopro che un legame tra la famiglia Cottar e il celebre libro esiste davvero: un prozio di Calvin Cottar si divideva i facoltosi cacciatori americani ed europei con Denys Finch Hutton. Calvin invece, che non nasconde il suo passato di cacciatore ma che adesso si impegna attivamente per la conservazione della natura, è una delle migliori guide d’Africa. Niente sfugge al suo occhio allenato: un’impronta, un ramo spezzato, un odore, basta un niente per portarti faccia a faccia con un leopardo intento a sbranare una preda o con un branco di leoni.

La zona del Masai Mara dove sorge il Cottar’s 1920 è molto differente rispetto al resto del parco. L’area è collinosa ed ospita alcuni rari licaoni; la boscaglia è molto fitta, habitat ideale del rinoceronte; lungo il fiume Sand è facile imbattersi in gruppetti di giraffe che scendono lungo le scoscese rive per abbeverarsi.

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Leonessa e il suo cucciolo

Per ammirare le grandi pianure bisogna attraversare il parco e dirigersi verso il Mara Triangle. Qui sono di casa branchi di trenta e più leoni, ghepardi, leopardi, iene. Tutti in fervida attesa di oltre un milione di gnu e mezzo milione di zebre che ogni anno transitano di qui per attraversare il fiume Mara in cerca di nuovi verdi pascoli. Qui mi attende Mike, la mia nuova guida. Mike di esperienza con fotografi e cameramen ne ha da vendere: ha lavorato per otto anni come guida per Big Cat Diary, il programma della BBC che ha reso celebre il Masai Mara. E da quasi vent’anni porta in giro turisti e fotografi. “Benvenuti nel mio ufficio”, mi dice accogliendomi alla porta nord del parco. Ovviamente la prima domanda riguarda il famoso attraversamento annuale del fiume dei grandi erbivori. Il Mara crossing, avviene tra luglio e ottobre e adesso siamo in piena stagione. Niente da fare, per ora solo pochi hanno osato lanciarsi nel fiume per finire nelle fauci dei coccodrilli, che attendono un po’ spazientiti sulle rive sabbiose.

Andiamo al campo dove passerò le prossime notti, l’Elephant Pepper. Un campo che rispecchia rigorosamente i canoni dell’eco-turismo. Facciamo il punto della situazione, ma Mike mi fa capire subito che quest’anno fotografare il crossing non sarà semplice come ci si potrebbe aspettare. “Voi occidentali avete gli orologi, noi in Africa abbiamo il tempo” mi dice, per farmi capire che mi devo armare di molta pazienza. Decidiamo quindi di tenerci in contatto via radio con altre guide appostate lungo il fiume Mara e di concentrarci sui grandi felini. Scelta ben ripagata. Passiamo una giornata intera in compagnia di tre splendidi ghepardi fotografando la loro vita quotidiana: appostamenti su vecchi tronchi e su termitai, ore di pedinamenti delle prede ed attacchi a velocità sorprendente.

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Leopardo

Nei giorni seguenti ammiriamo divertenti scene di gioco di un branco di leonesse sotto la pioggia battente, una crudele e sanguinosa scena di caccia di un branco di iene, un ghepardo camminare sotto l’occhio vigile di una giraffa, ippopotami addossati l’uno all’altro per mancanza di spazio, il parto di una gazzella di Thompson. E il crossing? Niente ancora. Il tempo è insolitamente piovoso per la stagione. Migliaia di gnu e zebre finalmente si avviano verso il fiume, si avvicinano titubanti alla riva, vedono i coccodrilli e via, tutti indietro a cercare un passaggio più sicuro. Poi, ancora pioggia battente. Ed i pascoli tornano ad essere rigogliosi. Non c’è quindi motivo di rischiare inutilmente la vita per attraversare il pericolosissimo fiume Mara.

Testo e foto di Sergio Pitamitz www.pitamitz.com

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