Gaudenzio Ferrari, genio trascurato del Rinascimento

Non c’è nulla di peggio per i talenti del nascere nell’epoca sbagliata. O forse è inevitabile che quando si creano le condizioni ideali, incrociando vari fattori del destino, per una fioritura simultanea di grandi figure nella scienza, nell’arte, nella letteratura o in altri campi della creatività umana, qualcuno rimanga ai margini, e solo col tempo se ne riconoscano i meriti e la maestria. Gaudenzio Ferrari nacque intorno al 1475 a Valduggia, un paesino della Valsesia, e fin da giovanissimo  mostrò una forte predisposizione per l’arte figurativa. Nella sua lunga carriera lavorò soprattutto nel nord est del Piemonte, per poi trasferirsi definitivamente a Milano fino alla morte, nel 1546, dove aprì una bottega riunendo attorno a sé diversi allievi, tra cui Bernardino Lanino e  Giovanni Battista Della Cerva.

E’ stata inaugurata tra il 22 e il 24 marzo e durerà fino al 1 luglio 2018 Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari,  la grande mostra dislocata su tre contesti geografici che riunisce o propone tanti capolavori del maestro valsesiano, oltre a quelli osservabili nelle Chiese, le Cappelle, le Basiliche e i Santuari del vercellese e del novarese.  La mostra si dipana secondo un percorso cronologico che scandisce i momenti salienti della sua vita artistica. A Varallo Sesia sotto il claim «La meglio gioventù» racconta gli inizi, una sorta di laboratorio in cui Gaudenzio si forma, intervallando viaggi di studio a  Milano, Firenze e Roma, ed esprime la propria esuberante creatività in diverse discipline, raggiungendo l’apice del periodo con la realizzazione di 9 delle 44 cappelle del Sacro Monte, oggi patrimonio UNESCO. Ne cura la scenografia e compie un prodigio di arte totale, cimentandosi in un mix inedito di pittura, scultura e architettura. Sua anche la grandiosa opera Le storie della  vita di Gesù, l’affresco composto da 21 riquadri a tutta parete nella chiesa della Madonna delle Grazie sempre a Varallo, in occasione della mostra visibili da vicino salendo dei ponteggi temporanei.

Nella prestigiosa cornice dell’Arca a Vercelli vengono invece esposti i lavori riferibili a «Quella che chiamano la maturità», in cui la lezione di Leonardo, Bramante, Perugino si consolida e si declina sempre più in una sintesi originale. Fra le altre opere spiccano L’adorazione del bambino e un vescovo donatore, proveniente  dal Ringling Museum di Sarasota (Florida)  e due versioni della Pietà: il disegno preparatorio, conservato all’Albertina di Torino, e il dipinto, in arrivo da Budapest.

«Rimettersi in gioco» è invece il terzo tempo della produzione artistica di Gaudenzio Ferrari, raccontato all’Arengo del Broletto di Novara. Fu infatti  proprio a Novara che Gaudenzio si preparò al salto definitivo nella Milano rinascimentale, una  tappa necessaria per raccogliere tutte le abilità accumulate negli anni e reinventarsi, alla ricerca del personale trionfo che tanto desiderava.  Nelle antiche sale finalmente visibili  capolavori come il San Paolo, sottratto alla chiesa milanese delle Grazie in epoca napoleonica dai francesi, conservato a Lione in deposito dal Louvre, e poi le grandi pale finalmente e laboriosamente ricomposte in un comparto unico, fra altre più piccole, dalla Brianza, dal Biellese, dalla Francia. Infine, a maggior gloria,  il “Cenacolo bellissimo” come lo definì Giorgio Vasari prestato dalla chiesa di Santa Maria della Passione di Milano.

L’allestimento della mostra Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari è curato da Giovanni Agosti con Jacopo Stoppa. La volontà di farne una sorta di road map all’inseguimento del “Michelangelo piemontese” nelle terre d’origine dà la possibilità di visitare luoghi di grande interesse storico, artistico e architettonico, come l’imperdibile Sacro Monte di Varallo Sesia e di comprendere quanta verità fosse scritta nelle parole di Giovanni Testori a proposito di Gaudenzio: ”Un maestro che solo la lunga e insensata genuflessione alle superbe mitologie rinascimentali trattiene ancora dall’entrare nel regno, da lui meritatissimo, dei più grandi artisti che l’Italia abbia avuto: e, con l’Italia, l’intera Europa”.

Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari

Testo di  Gianfranco Podestà  | Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

 

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