Anche le statue muoiono a Torino: la mostra al Museo Egizio

 

Museo Egizio Torino

La nuova mostra al Museo Egizio di Torino: Anche le statue muoiono, dialogo tra opere d’arte, manufatti di epoche e contesti geografici per riflettere sulla conservazione del patrimonio.

Salite al terzo piano del Museo Egizio. È proprio all’ingresso che capirete tutto. C’è una scritta nei primi metri del corridoio che vi conduce all’inizio della mostra. Per noi, è stata la chiave di lettura – probabilmente una delle tante – di questa esibizione immancabile a Torino. Dice: “È il dialogo che porta la pace permanente, non quella superficiale che svanisce non appena il più forte persegue i propri interessi, calpestando il più debole”.  Sono le parole di Khaled-al-Asaad, a cui è dedicata la sala in cui si sviluppa questo percorso tematico: archeologo, scrittore e traduttore siriano, al-Asaad è stato direttore per oltre 50 anni del museo e del sito archeologico di Palmira, prima di essere brutalmente assassinato da un gruppo jihadista nell’agosto 2015.

Anche le statue muoiono è una mostra necessaria in questo momento storico e politico. Nove artisti contemporanei si confrontano con opere millenarie. Si interrogano sulle tematiche della distruzione e della salvaguardia della memoria.

La mostra si apre con Anamnesi, una serie di fotografie di Mimmo Jodice. La sequenza ricompone l’immagine dei popoli che hanno segnato la storia del Mediterraneo. Gli occhi fissi e le bocche spalancate sul bianco e nero degli scatti ricordano le maschere del teatro greco. La distanza temporale tra il visitatore e gli sguardi dei ritratti viene azzerata dalla collocazione dei quadri ad altezza degli spettatori.

Continua con una serie intitolata Distruzione e recupero della memoria: presenta numerosi frammenti di rilievi e pitture parietali provenienti dalla metà della XII dinastia del Medio Regno (ca. 1900-1850 a.C.). Racconta l’accanimento nella devastazione di tombe e statue derivato dal rancore nutrito verso personaggi potenti, probabilmente da parte di loro sottoposti.

Per noi, però, la parte più significativa della mostra è quella dedicata all’installazione di Jananne Al-Ani, artista irachena trapiantata a Londra (guarda il video). La sua opera si intitola Shadow Sites II, 2011.  Nel video, al quale ci si avvicina in una stanza buia, il visitatore ha la posizione privilegiata di un pilota d’aereo che scansiona una vastissima area di territorio giordano – piatto e apparentemente privo di presenza umana – prima di colpirlo. Il suolo però non è completamente deserto perché, con il proseguire delle immagini, ci si rende conto delle tracce di antiche rovine, insediamenti militari, e strade. I siti ombra a cui fa riferimento il titolo dell’installazione si riferiscono alla tecnica di indagine archeologica utilizzata per le riprese fatte all’alba o al tramonto. Il sole basso provoca la formazione di ombre lunghe che permettono di sfatare lo stereotipo visivo relativo al Medio Oriente, ritratto spesso come un paesaggio vuoto ed inospitale.

La mostra continua con una serie di fotografie che fanno vedere le firme lasciate nel corso dei secoli da viaggiatori occidentali sulla Porta di Tutte le Nazioni, a Persepoli in Iran. Nelle stampe di Signatures di Simon Wachsmuth, i nomi che deturpano gli oggetti simboleggiano non solo il modo per appropriarsi di uno spazio e rivendicarne il diritto al suo sfruttamento, ma permettono anche di ricostruire gli eventi che hanno diffuso in Occidente le informazioni sulla città fondata da Dario il Grande e Serse.

Una serie di fotografie ci porta poi a Ninive. Queste stampe rappresentano l’ultima sistematica campagna di documentazione relativa al Palazzo senza Eguali costruito da Sennacherib, le cui sale erano decorate da uno dei più ampi e meravigliosi rilievi dell’antichità, andati irrimediabilmente perduti a causa dello scoppio della guerra nel marzo del 2003.

La mostra si conclude con una statua egizia risalente al 1900 a.C. Anch’essa porta le tracce evidenti dell’azione distruttrice dei saccheggiatori. La mutilazione selettiva degli occhi risuona come un monito: la violenza e la prepotenza durante i secoli hanno reso l’uomo cieco e incapace di evitare gli orrori perpetrati nelle infinite guerre che hanno modellato la Storia dell’Umanità.

Ingresso intero (museo + mostra) 15 euro

Lun: dalle 09.00 alle 14.00

Mar – Dom: dalle 09.00 alle 18.30

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Informazioni pratiche sul sito ufficiale

Testo di Vanessa Marenco|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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