Val di Zoldo: la montagna segreta

Sarà vero che sappiamo già tutto di questo mondo e che anche le misteriose montagne non hanno più sorprese? Nell’era dei social, in cui tutti possono “viaggiare” con un click, si ha la sensazione che ogni bellezza sia stata scoperta e sia ormai famosa. Che meraviglia scoprire una montagna segreta, la Val di Zoldo, protetta dal turismo di massa grazie alla natura e al tempo.

Testo di Silvia De Fanti foto di Lucio Rossi

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Una insolita immagine del Monte Pelmo: avvolto dalle nuvole tanto da sembrare la cima di un vulcano ©Lucio Rossi

Oggi non sono rimasti molti luoghi dove l’essere umano non ha mai messo piede, tuttavia sono diversi gli angoli di mondo ancora sconosciuti alle cronache e alla gloria. Fra questi vi è un pezzo di paradiso, gelosamente custodito dai locali da tempi immemori: la “montagna segreta”, nelle Dolomiti Bellunesi, è ancora una realtà.

Tra esplorazioni lunari e grandi imprese terrestri, fra vette vicine e lontane, Dino Buzzati, non senza una punta di amarezza e di preoccupazione, raccontava in alcuni pezzi memorabili l’avanzata dell’umanità verso l’ignoto.

Nell’immortalare la prima ascensione dell’Everest, ma anche nel riportare la conquista delle pareti più impervie del monte Civetta, il quesito conclusivo era lo stesso: cosa ci resterà da scoprire domani?

La magia risiede negli antichi strumenti per la lavorazione del latte, nei fienili ormai abbandonati, nella luce che brilla negli occhi degli anziani quando parlano della loro giovinezza, tra pascoli ora coperti dal bosco e sentieri conosciuti solo dai cacciatori di camosci.

É ovunque nella Val di Zoldo, avvolta nell’abbraccio di cime immote e semisconosciute, dove la grande bellezza nella sua forma più autentica si rivela ancora ai sognatori. Ecco alcuni spunti per avventurarsi nelle Dolomiti della Val di Zoldo con occhi nuovi.

Nel cuore vivo della roccia: i labirinti della Moiazza

Introvabili come ricorda il nome: i labirinti della Moiazza sono da sempre un posto leggendario per i locali. Sono raggiungibili soltanto attraversando un fitto baranceto (bosco di pini mughi) e non si ha memoria di chi per primo abbia notato l’invisibile accesso a questo regno di roccia.

Sicuramente sono molte le generazioni che si sono scambiate le dritte giuste per non perdersi sulle rade tracce di sentiero che conducono alla spaccatura lungo le pareti della Moiazza che, solo mettendosi di traverso, consente agli esploratori di entrare.

Un itinerario che anni fa veniva perlustrato forse dai cacciatori di camosci, oggi è ripercorribile con una guida del posto.

L’atmosfera una volta dentro è inenarrabile, si procede all’interno di una gola, avanzando in un labirinto di massi dove spesso, per infilarsi in alcuni passaggi, è necessario togliersi lo zaino di dosso.

Ma chi si avventura su una montagna come la Moiazza, propaggine selvaggia del Civetta, non potrà certo perdersi anche una gita alla cascata dello Spisolot, ben visibile anche da valle, a differenza dei labirinti.

Salendo verso il bivacco Grisetti è possibile proseguire lungo una deviazione e ritrovarsi al cospetto delle sue acque impetuose. Merita una fermata anche la valle di Goima, punto di partenza principale delle escursioni nella zona, dove è aperto il museo dedicato alle arti, usi e costumi di un tempo.

All’interno si scoprono diversi mestieri, anche se quello dalla storia più particolare ha un solo reperto per ricordarlo. Nella sezione dedicata alla tessitura c’è solo uno stampo che fa riferimento ai tintori che nel ‘700 raggiunsero la fama a Venezia con la coltivazione e il trattamento della pianta di guado (isatis tinctoria).

Il pezzo è unico e porta con sé una storia tanto affascinante che i curatori stessi del museo non si stancano mai di raccontare. Chi ne rimane colpito può assistere alle incursioni teatrali dell’Associazione culturale Mont de vie, organizzate in alcune occasioni durante l’alta stagione.

Lungo la valle del Maé ai piedi del Civetta

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La chiesetta di Forno di Zoldo ©Lucio Rossi

Il Maé è il torrente principale della Val di Zoldo. Le sue sorgenti sono spesso menzionate da turisti e valligiani perché richiamano il nome di una delle passeggiate più amate di Pecol (frazione di Val di Zoldo) e dintorni. Il percorso che porta alle “Palanche” (in dialetto: le passerelle) è semplice, perfetto per i bambini, e arriva ad una graziosa area picnic. Lì, dove il Maé si dirama in piccoli ruscelli ognuno con il suo ponticello di legno, si sta in pace con la natura.

Questa piacevole camminata in realtà non porta alle sorgenti vere e proprie, che sgorgano più su nella catena del monte Civetta. Una meta che passa spesso inosservata sono invece i “Gavoin” le cascatelle un po’ più a valle, quasi invisibili a chi frequenta, in bicicletta o a cavallo, le comode e versatili sterrate del circuito estivo dello Ski Civetta.

L’acqua azzurrissima del Maé si articola in salti, scendendo lungo la roccia e andando a formare piccole piscine naturali incastonate nel verde. Un luogo frequentato specialmente dai locali grazie alla sua bellezza rilassante e ristoratrice e al suo fascino incontaminato, capace di portare la mente in terre lontane.

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Il rifugio Coldai ©Lucio Rossi

Nella stessa area si possono trovare anche dei grandi classici della Val di Zoldo, troppo spesso visitati senza il giusto riguardo. È il caso dell’iconico rifugio Coldai, affollatissimo di vacanzieri italiani e internazionali attirati dal un nutrito passaparola sulla meraviglia incontestabile dei panorami e del lago poco distante. Si suggerisce di proseguire fino alla Cima, tra papaveri gialli e stelle alpine.

Che per molti possa essere considerato un giro visto e rivisto non è una novità, ma le alternative per ravvivare il suo incanto sono davvero tante. Per citarne un paio, la deviazione alla sottostante Val de le Ziolere, per arrampicare su una delle pareti più apprezzate della zona, o solo per vedere da vicino il sito delle iscrizioni romane, segni rupestri che indicavano gli antichi confini del territorio degli Iulienses con quello dei Belunati (amministrati da Belunum, Belluno).

Al Vach: la perla azzurra della Val di Zoldo

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Il laghetto Al Vach da sempre frequentato dalle famiglio per un pic nic nella natura ©Lucio Rossi

Al Vach è il piccolo laghetto che illumina un paesaggio degno di un quadro; come la pietra principale di un prezioso gioiello è incorniciato dalle foglie dei faggi secolari e sovrastato da una scintillante cascata. È la montagna della nostra infanzia, quella vista per la prima volta attraverso gli occhi di un bambino.

Un posto universalmente scelto per la convivialità e lo svago, dove ci si ritrova per mangiare insieme un panino lasciandosi trasportare dal lento scorrere del tempo. Una volta le famiglie che passavano lì le loro domeniche cucinavano sul posto un po’ di polenta col pastin e si scambiavano le loro storie.

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Pic nic con polenta e Pastin in riva al laghetto Al Vach ©Lucio Rossi

E adesso invece? Cambiano forse alcuni dettagli, le foto ricordo sono scattate con gli smartphone e non sono più in bianco e nero, ma la magia di Al Vach rimane. I più piccoli giocano ancora attorno al lago e non è difficile incontrare degli amici di ritorno da una camminata o raccolti attorno a un gustoso pranzetto con vista cascata.

Colcerver: il borgo fondato dai romani nella Val di Zoldo

Il mito narra che sia soldato romano esiliato ad aver fondato il paese di Colcerver, che in dialetto zoldano significa colle dei cervi. Costretto a vivere isolato dal resto della vallata, il soldato scese a Forno (piccolo centro della Val di Zoldo) e chiese la possibilità di avere una moglie da portare con sé.

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La chiesetta della piccola frazione di Coi, Val di Zoldo ©Lucio Rossi

Fu così che nacque il primo nucleo di abitanti, i discendenti del “Panziera” (colui che veste la pancera, come voleva l’abbigliamento militare del tempo), soprannome assegnatogli dai locali. Oggi Panciera è uno dei cognomi più diffusi in Val di Zoldo e questa leggenda ne è alla base.

Colcerver ai nostri giorni è uno dei borghi più suggestivi dell’intera vallata grazie alla sua atmosfera senza tempo. Tipiche sono le case in pietra e di tabiai (al singolare tabià) e caratteristici i fienili in legno. Loro godono di una posizione privilegiata perché sono adagiati su una terrazza affacciata sulle solenni guglie degli Spiz di Mezzodì.

Da diversi anni qui risiedono stabilmente solo un paio di persone, è quindi facile trovarlo silenzioso, soprattutto nei primi mesi estivi e in autunno. Nonostante sia raggiungibile anche in auto, i diversi sentieri nei boschi sono più che consigliati per fare due passi.

Da non perdere la chiesetta dei Santi Ermagora e Fortunato, vero punto di riferimento per il piccolo paese. Restaurata di recente, risale alla prima metà del Settecento e rappresenta un perfetto esempio di ciò che significava una chiesa per la comunità.

Se Colcerver dovesse rimanervi nel cuore, non perdetevi Fornesighe perché il centro storico è ancora intatto, mai colpito da incendi. Anche Coi merita che, con la sua architettura tra passato e presente, veglia sulla valle dall’alto dei suoi 1500 metri.

Formaggio fresco di malga al cospetto del Pelmo

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Malga Staulanza, sotto il monte Pelmo, è il posto giusto per assaggiare le specialità della valle, in particolare formaggi ©Lucio Rossi

É quasi l’alba, il sole non è ancora sorto e nei boschi rugiadosi ai piedi del monte Pelmo, si sente solo il canto degli uccelli. Mentre giù, più a valle, tutti dormono nei loro letti, in malga si è già in piedi, pronti per iniziare una nuova giornata.

La stalla da amministrare, le bestie da mungere e da far pascolare nella fredda brezza residua della notte. Il laboratorio caseario, attende, fra il formaggio, la ricotta, il latte. E pulire, aggiustare, curare, raccogliere le uova, nutrire gli animali dell’aia, un continuo darsi da fare che visto da fuori sembra bucolico.

In realtà la vita di malga è dura e costa fatica e proprio per questo sono rimasti in pochi a presidiare con fierezza questo mestiere. Oggi rimane tanto antico quanto innovativo, tanto semplice quanto straordinario. La loro testimonianza è tanto più preziosa in un mondo dove tutto è automatizzato e frenetico, ma in cui l’uomo ha bisogno di ritornare all’essenziale.

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Ricotte di capra della Malga Staulanza, sono tra le più rinomate specialità della Val di Zoldo ©Lucio Rossi

Conoscere e riconoscere sapori e sensazioni è l’ultima resistenza. Così, un assaggio da un tagliere di formaggi può diventare una vera rivelazione e una sosta presso la malga un momento di relax senza eguali. Il segreto è riscoprire una montagna autentica, dove la semplicità non è mai scontata ma estremamente preziosa.

Oltre alle malghe con i loro ghiotti prodotti caseari, in Val di Zoldo operano anche altre realtà. Qui le aziende hanno risposto al richiamo del ritorno alla terra: il miele, lo zafferano, le uova, le patate e i fagioli a chilometro zero sono da provare.

L’anello del Moschesin in Val Pramper

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Val Pramper ©Lucio Rossi

All’apparenza l’ampia strada forestale che porta alla malga Pramper, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, potrebbe sembrare scevra da memorie lontane. Allo stesso modo, il passaggio della navetta sulla sterrata potrebbe far dimenticare di essere circondati da una natura inesplorata.

La Val Pramper ha invece molto da dire e da scoprire, basta solo guardarla con più attenzione. Non è indispensabile essere degli alpinisti esperti per un tuffo nelle Dolomiti insolite e selvagge; per molti queste vette non sono mai viste prima, ma le scopriranno belle al pari delle più conosciute.

È il caso dell’anello escursionistico che passa ai piedi del Castello di Moschesin, tra caldi baranceti e rari fiori di alta montagna. Il paesaggio è aperto, sembra estendersi all’infinito, tra roccia, verdi prati e altopiani. Inizialmente si sale fino alla forcella Moschesin, raggiungendo delle rovine risalenti alla Grande Guerra, ormai catturate dall’avanzata indisturbata della vegetazione.

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Val di Zoldo, il Rifugio Pramperet, in Val Pramper, Dolomitii ©Lucio Rossi

I resti in pietra sono di un piccolo forte costruito a scopo difensivo lungo la “linea gialla”, linea di resistenza che collega Asiago alla Marmolada. Fa riflettere come un ambiente così bello e solitario sia stato teatro di un conflitto cruento e drammatico che ha lasciato segni ancora visibili.

Proseguendo lungo il sentiero si scende gradualmente fino al rifugio Pramperet, alternando piccole macchie di larici e abeti con scorci straordinari. Dall’alto, tra le praterie sconfinate, si può scorgere anche malga Pramperet, uno dei tanti indizi di come l’uomo, già da tempi antichi, interpretava il territorio. L’eterna armonia si respira ancora.

Infoutili

Informazioni: Per informazioni, è possibile visitare il sito www.valdizoldo.net

Come arrivare: In Val di Zoldo non sono numerosi i collegamenti con mezzi pubblici, e la stazione dei treni più vicina è a Longarone (30 km circa). È consigliabile arrivare in valle in automobile per avere una maggiore autonomia. Da sud si può prendere l’autostrada A27 direzione Cortina prendendo l’uscita a Pian de Vedoia e all’altezza di Longarone proseguire lungo la strada provinciale 251. La Val di Zoldo è inoltre raggiungibile dai passi Cibiana (per chi arriva ad esempio dal Cadore o da Cortina), Duran e Staulanza (per chi arriva dall’Agordino).

Quando andare – Clima: La Val di Zoldo è bella sempre, tuttavia in bassa stagione si possono trovare con meno facilità attività, ristoranti e alberghi aperti. È quindi consigliato il periodo da giugno a settembre. Il clima è in genere mite, ma come è noto, in montagna il tempo cambia repentinamente. A giugno è possibile trovare ancora neve sui sentieri più in quota e temperature un po’ più rigide rispetto alla stagione, così come da fine agosto non è insolito svegliarsi con le cime più alte innevate. Per gli amanti dello sci e delle ciaspole l’inverno è solitamente nevoso, l’apertura degli impianti è quasi ogni stagione da dicembre a marzo.

Dove dormire:

Locanda Dormì e Disnà B&B, appartamenti – ristorantino Nona Giò a Fornesighe, Via Ruis 15 32012 Val di Zoldo BL

B&B Moiazza – Goima, Località Le Vare 32012 Val di Zoldo BL

Garnì Posta – Forno, via Roma 13 32012 Val di Zoldo BL

Hotel Edelweiss – Mareson, 32012 Val di Zoldo BL

Dove mangiare:

Locanda Tana de l’Ors – Forno, Via Roma 28 32012 Val di Zoldo BL

Ristorante Al Lumin – Pecol, Via monte Pelmo 11 32012 Val di Zoldo BL

Gelateria Al Soler – Pecol, via Pecol 62 32012 Val di Zoldo BL

Shopping:

Lo shopping consigliato in Val di Zoldo è quello dei prodotti locali a km 0. Eccone alcuni:

Grif del diaol Giacomel (zafferano, prodotti della terra e preparati alle mele e alle rose)

Azienda agricola Costa (prodotti della terra)

Azienda agricola La Gazola (miele)

Malga Staulanza (prodotti caseari)

Suggerimenti: La Val di Zoldo è perfetta per le escursioni in e-bike lungo le sterrate presenti sul territorio, dove è possibile anche il noleggio. Con la pedalata assistita è più facile infatti spostarsi da una frazione all’altra e raggiungere le malghe senza fare grandi fatiche.

Eventi: A giugno la Val di Zoldo è patria del trail running: proprio tra Pelmo e Civetta si svolge la Dolomiti Extreme Trail, gara di corsa in montagna conosciuta in tutto il mondo dagli amanti del settore, e arrivata alla sua nona edizione.

Domenica 5 settembre invece si terrà la Transpelmo, la skyrace del monte Pelmo che cinge interamente il famoso “Caregon”. Una gara di 18 km con un dislivello totale di 1300 metri, che va a toccare la mitica Val D’Arcia a quota 2475 circondati da panorami unici.

Durante tutta l’estate sono da provare le attività proposte dai diversi professionisti che operano in Val di Zoldo. In particolare le uscite con le Guide alpine e di media montagna e con le Guide equestri, o ancora, le sessioni di yoga in natura. Le date sono raccolte nel calendario “Camminazoldo”.

La grande novità del 2021 è il “Festival dei sapori e dei mestieri”, presso l’area del Civetta. L’evento si terrà sabato 24 luglio e sabato 11 settembre, un’occasione per poter scoprire la maggior parte dei talenti dell’handmade e dei prodotti coltivati o lavorati in Val di Zoldo.

“Arte e musica tra Pelmo e Civetta” è la rassegna che fonde l’amore per la musica classica con la passione per l’arte, si svolge ogni estate nelle piccole chiese dei borghi, autentici tesori nascosti. 

Abbigliamento: Consigliato l’abbigliamento comodo, funzionale e sportivo.

Testo di Silvia De Fanti foto di Lucio Rossi |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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