Nel Craft Village c’è un originalissimo laboratorio, gestito da Jean Louis Marchesseau, un autentico genio del modellismo navale. Qui tutto ha il fascino dell’incredibile e la meraviglia del possibile.

Jean Louis crea sogni, trasforma in realtà i suoi sogni.

Appena varcata la porta si entra in un mondo di antichi velieri, navi storiche con le vele gonfie, giunche per la pesca costiera, battelli che la realtà ha sconfitto da tempo e lì rivivono la loro gloria.

Lui non è un semplice modellista, non costruisce repliche di fantasia o sommariamente simili ai modelli reali.

È un vero ingegnere diventato maestro d’ascia, anche se i suoi attrezzi sono tutti minuscoli: seghetti, bulini, carta vetrata e microscopici pennelli.

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I modellini di nave fatti a mano del Craft Village ©Shutterstock

Qui si realizzano navi storiche in miniatura, in tutto e per tutto identiche a quelle vere, partendo dai disegni originali e costruendo ogni singolo pezzo in scala, dagli alberi al fasciame, dalle vele alle cime ma, soprattutto, riproducendo alla perfezione anche oggetti già piccoli in sé, come argani, bozzelli, bitte, castagnole, attrezzi che, dal vero, potevano misurare fino a pochi decimetri.

E tutto funziona!

Le porte si aprono, i cannoni rientrano, le vele si ammainano, le pulegge rotolano. Le sue creazioni sono repliche perfette, opere d’arte come quelle che solcavano i mari cento o duecento anni fa, non oggetti di decorazione.

Molti modelli sono in vendita, a prezzi che, vista la cura e la perfezione con cui sono stati costruiti, sorprendono per la loro accessibilità.

La magia delle erbe medicinali

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La casa di Ferdinand Vidot nella giungla di Mahé, Seychelles ©Pier Vincenzo Zoli

Sempre a Mahè, nella Val d’Endor, in mezzo alla giungla, c’è la casa che fu di Ferninand Vidot, il celebre guaritore conosciuto in tutte le Seychelles e anche in tanti altri paesi in varie parti del mondo.

Lui curava con le erbe, ma anche con l’empatia e la capacità di immedesimarsi nel dolore di chi aveva davanti.

Furono migliaia le persone guarite da Ferdinand finché nel 2018, all’età di 85 anni, morì.

La sua arte, per fortuna, non sparì con lui, ma grazie alla figlia, Velda Payet, continua tuttora a recare conforto a centinaia di persone afflitte da diverse patologie.

Non c’è nulla di esoterico nelle erbe che Velda propone a chi si reca da lei.

L’unica “magia” sta nella capacità di combinare fra loro, in dosaggi appresi in decenni d’esperienza, vari tipi di piante, radici, erbe, fiori.

Ognuno possiede una o più sostanze benefiche, ma è solo dalla mescolanza di questi principi attivi che si ottengono risultati concreti.

Ma non è tutto. Secondo Ferdinand e, oggi, a parere di sua figlia, ogni organismo vivente ha una sua forma più o meno marcata di immaterialità. Le piante “sentono” gli eventi, li percepiscono e si adattano. Si chiami istinto, soffio vitale, anima o quant’altro, comunque esiste.

Le piante vengono raccolte secondo regole precise, ad orari definiti, con determinate condizioni atmosferiche.

Solo così, dice Velda, si ottengono davvero i risultati voluti.

Con le sue erbe, lei guarisce o allevia le sofferenze causate da molte malattie, come ipertensione arteriosa, tensioni muscolari, problemi della menopausa, fibrosi, malattie diabetiche, stress, febbre, cefalea, infertilità, diarrea, nausea, mal di denti e molto altro.

Profumo di Seychelles

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Profumo all’essenza di Takamaka dei laboratori Kreolfleurage Parfums ©kreolfleurage.com

Fiori, piante, erbe e radici non servono solo a curare le malattie, ma anche a deliziare i sensi, primo fra tutti l’olfatto.

A North East Point, 7 km a nord di Victoria, ha sede la Kreolfleurage Parfums, un piccolo laboratorio di profumi prodotti in modo artigianale dalla signora Dagmar Ehlert e dal figlio, Daniel Hugelman.

Sono prodotti di altissima qualità, ricavati esclusivamente da piante, fiori e cortecce che provengono, in gran parte, dalle foreste dell’isola.

La Kreolfleurage Parfums è attiva solo nel territorio nazionale e i profumi, oltre che nel laboratorio, possono essere acquistati in pochi e selezionati punti vendita. Nonostante ciò è piuttosto nota e stimata anche all’estero, dove esporta in maniera molto limitata.

La maggioranza dei fiori e delle cortecce utilizzate vengono dalle Seychelles e solo alcuni arrivano da altri paesi.

Da questi prodotti si ricavano gli oli essenziali, che poi sono miscelati fra loro secondo un dosaggio che è il frutto di ricerche ed esperimenti durati anni.

Ciascun profumo nasce dall’unione di otto o nove oli differenti. L’abilità consiste nel combinare i vari aromi in modo tale che le singole caratteristiche si fondano in una fragranza che le sommi tutte, ma abbia una specificità unica e irripetibile.

La peculiarità di questi prodotti è testimoniata dal fatto che il laboratorio crea non più di quattro varietà di aromi, che vende in eleganti bottigliette da 11ml.

Basta una sola goccia per assicurare una persistenza di almeno ventiquattro ore durante le quali il profumo, combinandosi con il Ph della pelle, muta leggermente, restando comunque fresco e gradevole.

Le meraviglie dell’olio di cocco

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©Shutterstock

Fra i tanti modi di utilizzare questo frutto fantastico c’è anche la possibilità di ricavare un olio destinato a moltissimi usi.

L’olio di cocco è tuttora realizzato in scala industriale e si trova in ogni parte del mondo.

Ma è a Praslin, a Grand’Anse, che esiste l’ormai unico produttore artigianale.

Nel suo piccolo laboratorio, Francis Cupidon ne produce una piccola quantità, che poi vende ai negozi di Mahé, La Digue e Praslin, oltre che, ovviamente, nella sua bottega.

L’interesse per questo lavoro nacque per caso.

Dopo avere svolto molte attività, anche ben retribuite, un giorno era seduto davanti al mare con la sua seconda moglie, molto più giovane. Senza un motivo particolare, le chiese cosa sapeva dell’olio di cocco.

La ragazza rispose che doveva trattarsi di qualcosa “dentro al frutto”.

Lui rimase molto colpito da come i giovani ignorassero perfino le cose più elementari di un’usanza così radicata in ogni famiglia fino a pochi anni prima.

Era una prassi comune fabbricarselo in casa e utilizzarlo in moltissimi modi.

Raccolse un paio di cocchi e il giorno successivo mostrò alla consorte il procedimento per arrivare a quel prezioso dono della natura.

Il suo stupore lo indusse a creare il laboratorio dove ora racconta ai visitatori come avviene la lavorazione e quali sono le molteplici proprietà dell’olio di cocco.

È un piacere ascoltarlo quando con passione s’infervora sottolineando che, non avendo additivi, è purissimo e la presenza di acido laurico è utile per la riduzione del colesterolo.

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I residui della polpa di noce di cocco dopo l’estrazione dell’olio, Union Estate, La Digue, Seychelles ©Lucio Rossi

O come ne descrive l’uso cosmetico; è ottimo per la pelle, la mantiene elastica e rallenta la formazione delle rughe.

Ha anche alcune funzioni medicinali: allevia le sofferenze dovute a eczemi e piaghe da “decubito”, evita gli arrossamenti nei neonati e tre cucchiai al giorno mantengono giusti i livelli della tiroide.

“Questo solo per quanto riguarda le persone” specifica.

Perché l’olio di cocco viene usato anche come impregnante per il legno, per evitare le teredini, un vero flagello per porte, infissi, mobili.

Cupidon continua ancora, ma noi ci fermiamo qui, lasciando ai visitatori il piacere di ascoltare le altre “meraviglie dell’olio di cocco”.

L’Honesty Bar

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Anse Lazio a Pralsin dove si trova l’Honesty Bar ©Shutterstock

Sempre a Praslin, nascosto fra le palme oltre la spiaggia di Anse Lazio, c’è un ritrovo tanto nascosto quanto piacevole.

È l’Honesty Bar, il “Bar dell’Onestà”.

Si chiama così perché, fino a qualche anno fa, chiunque arrivasse fin lì poteva dissetarsi con una birra o una Coca Cola, lasciare il denaro corrispondente al prezzo, prelevare il resto e godersi la bellezza di un luogo magico.

Purtroppo l’onestà, per la quale era nato, sembra non essere più una qualità dei nostri tempi e i proprietari hanno dovuto rassegnarsi a essere presenti per non vedere sparire sia i soldi che le bevande.

Ma il piccolo bar è rimasto lo stesso e, come un tempo, è “cosa” per intenditori.

Dall’estremità meridionale di Anse Lazio si entra nella foresta; con la bassa marea è possibile passare fra gli scogli, altrimenti occorre seguire le frecce bianche disegnate sulle rocce.

Si arriva quindi a una piccola spiaggia, a volte deserta. In fondo si noteranno un cartello e una scala di roccia.

Salite i gradini e troverete una rustica tettoia, alcuni tavolini appoggiati sulla sabbia e un bancone.

Se vi chiedete perché siete arrivati fin lì solo per bere una birra, significa che non avete ancora guardato il panorama.

I Coralli di Fregate

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©Shutterstock

Fregate è un’isola privata ed è possibile arrivarci solo se siete ospiti del resort Fregate Island Private, una destinazione di gran classe che unisce alla signorilità una forte propensione per la conservazione ambientale. 

Dista trentatrè miglia nautiche da Mahè e si raggiunge con un volo di quindici minuti in elicottero.

Ne parliamo fra le “curiosità” perché qui è in atto un esperimento di ripopolamento dei coralli che si differenzia da quelli, altrettanto meritori attivi in altre parti delle Seychelles, per la tecnologia utilizzata.

La Mineral Accretion Technology fu inventata a metà degli anni Settanta, ma poco usata per i costi alti e le numerose difficoltà tecniche nella sua effettiva realizzazione.

I brevetti scaduti e la semplificazione di alcune procedure hanno reso possibile l’effettivo utilizzo del sistema, che si basa sul principio dell’elettrolisi.

Una serie di reti metalliche messe in acqua e percorse da elettricità a basso voltaggio consentono l’avvio del processo, con l’accumulo sulla struttura degli stessi minerali usati dai coralli per creare i loro scheletri.

La meraviglia della Mineral Accretion Technology consiste nell’accelerare fino a quattro volte i tempi di formazione dei coralli e, inoltre, fornisce loro una robustezza che li mette in condizione di resistere meglio ai cambiamenti climatici.

I Fantasmi di Moyenne

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La copertina del libro di Brendon Grimshaw

L’isola di Moyenne si trova nel Saint Anne Marine Park ed è anch’essa privata, ma qui l’ingresso è libero ed è richiesto un modesto obolo per accedervi.

Se amate le storie “incredibili ma vere”, prima di andare a Moyenne procuratevi il raro volume “A Grain of Sand”, scritto da Brendon Grimshaw, l’uomo che dal 1962 al 2012 visse qui, volontario eremita nell’isola che acquistò dopo averla visitata poco tempo prima.

Nel libro racconta la sua affascinante storia, ricca di colpi di scena, sogni realizzati e … fantasmi rabboniti.

I primi che incontrò erano nascosti in due rustiche tombe, tuttora visibili.

Forse erano di pirati o di schiavi sepolti lì dal loro padrone. Non riuscì mai ad accertarlo.

Ma l’episodio a cui dedica più pagine è la sua vicenda con il fantasma di Emma Best morta nel 1919.

Era l’ultima proprietaria dell’isola prima che Brendon l’acquistasse.

Una notte sentì bussare alla finestra. Era solo nell’isola e quindi si alzò preoccupato. Non vide nessuno.

Il fenomeno si ripeté più volte e la governante, che si recava lì ogni tanto per le pulizie, gli disse che si trattava del fantasma di una donna. Lo stesso episodio era accaduto altre volte a chi, in passato, aveva trascorso la notte a Moyenne.

Accantonò l’informazione come una fantasia locale, ma cambiò idea quando un’amica, ingegnere dell’IBM e sensitiva, la notte in cui soggiornò a Moyenne entrò in contatto con lo spirito di una donna, Emma Brest, appunto. Lei le confessò di non avere mai più avuto pace dopo la sua morte, per essere stata sepolta a Mahé e non nella sua isola.

Grimshaw cercò in ogni modo di riportare le sue spoglie a Moyenne, ma non fu possibile.

Allora fece incidere una targa in sua memoria e la fissò al muro della cappella da lui costruita vicino alle tombe degli sconosciuti tumulati sull’isola.

Da allora nessuno venne più a bussare alle finestre della sua casa.

Se avrete l’occasione di visitare Moyenne, salite fino alla cappella e noterete altre due tombe simili a quelle da lui scoperte quando arrivò. Una è del padre, l’altra è la sua.

L’epigrafe sulla targa in bronzo racconta più di mille parole il suo amore per l’isola in cui ha vissuto gli anni più belli della sua vita: “Brendon D. Grimshaw 1925-2012. Moyenne taught him to open his eyes to the beauty around him and say Thank you God.” *

Allora non stupitevi se fra il suono delle foglie mosse dal vento, il rumore della risacca e il gocciolio della pioggia vi capitasse di intravvedere qualcosa che non sapete spiegare.

A Moyenne può succedere di tutto!

*“Brendon D. Grimshaw 1923-2012. Moyenne gli ha insegnato ad aprire i suoi occhi alla bellezza intorno a lui e a dire Grazie a Dio”.

Testo di Pier Vincenzo Zoli foto di Lucio Rossi |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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