La principale risorsa di Kyoto, il turismo, coincide con una grande sfida: gestire la massa enorme di visitatori che giustamente rendono omaggio a una città di fascino assoluto. Parliamo di flussi in grado di mettere in ombra – dato l’impatto numerico e la selfie mania che ormai ha contagiato tutti – i monumenti e gli scorci più belli.

Nessuna paura: l’antidoto esiste. Sono le cosiddette gemme nascoste di Kyoto, località poco distanti dal fulcro delle principali attrazioni, ma capaci di altrettanta magia. Oggi ci concentriamo sulla regione di Nishikyo.
Il trasporto pubblico, sempre eccellente in Giappone, vi porterà alla scoperta di quest’area, dove si possono ammirare nella pace e nel silenzio templi, santuari e una foresta di bambù per nulla affollata da turisti intenti a fotografare principalmente sé stessi.
A Nishikyo troverete solo pochi fedeli, e visitatori locali, che si muovono col lento ritmo suggerito dal luogo.
Yoshimine-dera Temple

La nostra prima meta è Yoshimine-dera Temple eretto sulle colline occidentali che dominano la conca di Kyoto. È un antichissimo tempio buddista, fondato da un sacerdote nel 1029, ed è da sempre il favorito degli imperatori. Non a caso quando venne distrutto nella guerra civile del 1467 venne fatto ricostruire per volere della madre del quinto Tokugawa Shogun.
Una volta attraversato il Sanmon Gate, e percorsa un breve scala, ci si ritrova al cospetto del tempio principale dove due statue di Kannon (il Bodhisattva associato alla compassione), debitamente celate agli obiettivi fotografici, sono i principali oggetti di culto da parte dei pellegrini.
Il patio, come sempre nei templi e nei santuari giapponesi, è disseminato di omikuji, i biglietti di predizione divina sul futuro, che una volta estratti e letti con attenzione vengono legati ai rami di un albero o su strutture dedicate.
Lo Yoshimine-dera possiede un vasto terreno, in gran parte arredato a mirabile giardino dal quale si può vedere tutta Kyoto. L’albero più celebre del complesso è il pino Gliding Dragon coi suoi 600 anni d’età, alto appena 2 metri ma lungo 40 in virtù dei suoi rami prodigiosi.
Il luogo restituisce una palette di colori strabiliante in ogni stagione. Inoltre, ha il dono di essere una meta misteriosamente poco frequentata. Il silenzio e la quiete, oltre alla bellezza, qui regnano incontrastati.
Rakusai Chikurin Park e il Take-no-Michi bamboo path

Un’altra gemma nascosta, anzi duplice, è il Rakusai Chikurin Park con al suo interno il Take-no-Michi Bamboo Path. Se lo scenario del luogo rivaleggia con la bellezza della super inflazionata Arashiyama, è l’assenza di folla a fare la differenza!
L’incantevole Take-no-michi (letteralmente Sentiero del Bambù) è lungo 1,8 chilometri ed è fiancheggiato da otto tipi di bambù. Il fruscio delle foglie, il canto degli uccelli, il volo quasi impercettibile delle libellule garantiscono al visitatore una sensazione di pace impareggiabile.
Chi desidera approfondire l’universo del bambù può visitare, all’interno del parco, il museo che ne espone 110 esemplari, e spiega inoltre come questa pianta strabiliante sia alla base di molte usanze e oggetti tradizionali: la cerimonia del tè, la costruzione delle spade del kendo (Shinai) ed i diversi strumenti musicali, oltre ad essere stato alla base dell’esperimento di Edison nel 1879 sulla lampada elettrica a incandescenza.
Jizo-in Temple

A questo punto è giunto il momento di fare una pausa pranzo prima di raggiungere, immersa nella foresta, la serenità dello Jizo-in Temple. Anche qui il bambù ha un ruolo predominante.
Appartenente alla setta buddista Rinzai, il tempio fu fondato nel 1367 da un samurai. Il suo meraviglioso giardino rappresenta invece i sedici discepoli del Buddha.
Distrutto durante gli incendi della guerra civile di Onin, come molti altri templi e santuari di Kyoto durante la seconda metà del XV secolo, è stato ricostruito più di cent’anni dopo.
Secondo la tradizione, Jizo-in protegge e guida i più deboli e anche i viaggiatori. Piccolo e raccolto come un giardino zen, questo tempio è un invito alla meditazione; risparmiato dal turismo di massa invita a una visita assai lenta e filosofica.
La finestra a forma di foglia di cuore, come incisa da una lama sapiente sulla parete di fondo della sale da tè, è diventata da ispirazione per le richieste votive dei pellegrini e dei rari visitatori stranieri.
Matsunoo Taisha Shrine: un santuario shintoista

Non si può lasciare l’area di Nishikyo senza aver visitato l’imponente e antichissimo Matsunoo Taisha Shrine. Il Santuario è stato fondato nell’anno 701.
L’iconico torii rosso d’ingresso ci dice che è un luogo di culto shintoista, ma passato il maestoso portale questo santuario accoglie i visitatori anche attraverso una successiva porta cancello con due divinità guardiane (dette Nio) che sono invece tipiche dei Templi buddisti. Un doppio accesso alquanto raro.
La leggenda vuole che un membro insigne del clan Hata, cavalcando nella zona, vide una tartaruga nel ruscello ai piedi della cascata. Da quel momento ebbe inizio il culto.

Le tartarughe furono venerate nei secoli passati tanto in Cina, quanto in Corea e in Giappone come simboli di buona fortuna, di lunga vita e buona salute.
L’acqua della sorgente del Matsunoo Taisha ha ancora oggi fama di essere salutare, ed è stimata sia da chi abita qui sia dai produttori di miso e di sakè.
Quest’ultimi si recano in preghiera al santuario da tutto il Paese per ricevere una benedizione del loro prodotto artigianale e in cambio lasciano in dono le celebri botti decorate. Ecco perché il santuario vanta una grande collezione dei migliori fermentati del Giappone che può essere ammirata nel cortile principale.

Tre splendidi giardini adornano il santuario, opera di Mirei Shigemori, e sono di recente costruzione, ma ciascuno è una rivisitazione di una precisa epoca storica del Giappone: quella Antica, quella del periodo Heian e quella del periodo Kamakura.
A pochi passi dal torii dell’ingresso, un treno leggero vi riporterà in breve tempo a Kyoto dove ritroverete una città d’infinite attrazioni, millenaria bellezza e il fiume incessante del suo turismo dal quale potete comunque tenervi discosti grazie a un buon consiglio.
Un ryokan sincretistico a Kyoto: Yasaka Yutone

Per continuare ad ammirare Kyoto in modo originale ecco un ryokan (la locanda tradizionale giapponese) come lo Yasaka Yutone. Qui la cura sincretistica della stanza, cioè un mix perfetto di comfort moderno e stile antico, fa la differenza.
E sempre qui il giovane chef Hirofumi Tschuhitani può servirvi un esclusivo kyo-kaiseki (dove kyo sta ovviamente per Kyoto) le cui piccole portate che si susseguono innumerevoli vi condurranno in un sofisticato viaggio nel viaggio.
La sera, dopo cena, il quartiere che di giorno è affollatissimo, magicamente si svuota e la splendida Yasaka pagoda illuminata vi guiderà tra le strade senza tempo di Kyoto.
Infoutili
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Testo e foto di Federica Miglio|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com








































