Balat e Fener sono due quartieri di Istanbul un tempo abitati da ebrei e greci. Ecco un itinerario molto poco battuto, tra la storia, il colore e la fede attraverso questi vicoli pieni di vita.

La fermata del tram T5 si trova poco dopo l’imbocco del ponte di Galata che scavalca il Corno d’Oro e corre verso una delle attrazioni più conosciute di Istanbul, la torre di Galata, nel quartiere “genovese” della città.
Eminönü, il capolinea del T5, è il punto di arrivo e partenza anche di tutti i traghetti che fanno la spola con le varie zone della città che si affaccia sul Bosforo. Poco lontano da qui c’è la stazione di Sirkeci della Marmaray, il treno veloce che collega punti lontani di questa immensa megalopoli di 16 milioni di persone.
Salpare sulle onde del Bosforo
Si tratta di una zona molto viva, sempre affollata, come si conviene ad ogni luogo di partenze e arrivi. Venditori ambulanti di spighe arrostite e bollite, di caldarroste, di simit, la classica ciambella con semi di sesamo sulla crosta, mentre i capitani delle barche attraccate fanno a gara a chi strilla più forte per vendere il prossimo giro sul Bosforo a bordo delle loro navi pronte a salpare.
Tutto si intreccia e si sovrappone a rendere ancora più caotico il già affollato scenario cittadino. Per una boccata di respiro e quiete, il tram T5 è la soluzione. Bastano tre o quattro fermate, secondo che si scenda a Fener, la terza, o a Balat, la quarta, per entrare in una Istanbul diversa, molto più a misura d’uomo.
Case colorate sulla collina
Una Istanbul che sa di antico: stradine strette, case che si inerpicano su per la collina in un gioco di prospettiva che le fa sembrare inclinate e in procinto di cadere. Case coloratissime, scalinate ancor più cariche di colore, facciate strette, salite ripidissime. Si parte dal livello del mare, dove il tram lascia gli “esploratori” urbani che si avventurano oltre la centralissima Sultanahmet e le classiche, benché bellissime, Santa Sofia, Moschea Blu e Cisterna.
La prima attrazione degna di nota che si incontra, ancor prima di addentrarsi nei vicoli del quartiere, è una chiesa. In un Paese musulmano come la Turchia, con bellissime moschee, alcuni dei posti più belli da visitare sono proprio le chiese. Ed un paio, due gioielli, sono qui. La prima è la Chiesa Bulgara di Santo Stefano ed è a Balat, sullo spiazzo tra il mare e l’entrata del quartiere.
Chiese di viti e bulloni
Qui però è meglio conosciuta come la “Chiesa di ferro”. La chiesa fu completata nel 1898 ed è la casa della minoranza bulgara che abita ad Istanbul. La struttura principale è fatta di acciaio e coperta da lastre di metallo. Tutti i pezzi sono tenuti insieme con dadi, bulloni, rivetti o saldati. In termini architettonici, la chiesa combina influenze neo-bizantine e neo-barocche.
Santo Stefano era il prodotto della sperimentazione del XIX secolo con le chiese di ferro prefabbricate. Gli inglesi cominciarono a fabbricare chiese di ferro portatili da inviare in colonie lontane come l’Australia. Il creatore della Torre Eiffel, l’ingegnere francese Gustave Eiffel, progettò chiese di ferro che furono inviate fino alle Filippine e al Perù.
Ad oggi Santo Stefano è una delle poche chiese prefabbricate in ghisa sopravvissute nel mondo. Se c’è un momento migliore per visitare l’interno è sicuramente al pomeriggio quando il sole entra dalle vetrate e i raggi penetrano all’interno creando spettacolari giochi di luce sui ricchissimi decori dorati.
Dove bolle il caffè turco
Una volta usciti dalla Chiesa di Ferro si entra decisamente nel cuore dei due quartieri che si annunciano in una teoria di baretti all’aperto e ristorantini tipici, frequentati soprattutto d’estate ma non certo vuoti nemmeno in inverno.
Nella prima parte, locali molto turistici con il classico caffè turco portato a ebollizione nella sabbia calda o la signora anziana che prepara il Gözleme, un impasto a base di farina, acqua, olio extravergine di oliva e sale che sarà farcito con spinaci e formaggio e cotto su un metallo rovente. Il suo nome, infatti, deriva da Koz, che significa brace.
Passato questo primo filtro, la camminata si fa non solo più dura per la salita, ma cambia anche lo scenario. I turisti si diradano e pian piano si entra in un “mondo a parte”. In certi tratti sembra che ci sia in atto una demolizione, case diroccate ed abbandonate con cumuli di pietre ammassate all’esterno.
La scuola più antica di Istanbul
Poi, d’improvviso comincia una zona dove invece le case sono curate, colorate ed abitate. Qui si incontrano piccoli negozi che servono i locali. Salendo ancora non si può non notare una grande costruzione in mattoni rossi sulla cima della collina che domina Fener. E’ la Scuola greco ortodossa ed è la scuola più antica e prestigiosa della città.
La fondazione risale al 1454, e di fatto si tratta del più antico istituto educativo greco a Istanbul dopo la conquista ottomana. Da qui in poi si entra in un’area dove tutte le donne sono velate e gli uomini hanno lunghe barbe e svolazzanti abiti bianchi tradizionali. Si può continuare fino alla bellissima moschea Yavuz Sultan Selim dal cui giardino si gode una magnifica vista sul Corno d’Oro e il distretto di Galata proprio di fronte.
Durante il tragitto, soprattutto durante l’orario di pranzo, si possono incontrare tante studentesse coperte fino ai piedi che escono dalle madrase della zona, le scuole coraniche. In questi quartieri, però, nei secoli successivi alla caduta di Costantinopoli, ebrei e cristiani costituivano il 40% della popolazione.
Dove vivevano gli ebrei
A partire dall’epoca bizantina Balat ospitò ebrei greci ai quali si unirono nel XV° secolo gli ebrei spagnoli. Fener divenne una enclave greca agli inizi del XVI secolo. Non a caso Fener è sede di un’altra chiesa ortodossa, il secondo gioiello dopo Santo Stefano, ovvero la Cattedrale di San Giorgio, sede del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli dal 1600.
In ordine gerarchico il Patriarcato di Costantinopoli è tra le cinque sedi principali della chiesa cristiana, il secondo dopo Roma e più importante di Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Dalla caduta degli Ottomani, la popolazione greca di Istanbul è in gran parte emigrata.
E dunque oggi è molto importante soprattutto per quello che rappresenta. Nonostante l’emigrazione di molti greco-ortodossi , il leader spirituale dei 260 milioni di greco-ortodossi del mondo, Bartolomeo I, continua ad officiare qui. Tanto che i cristiani ortodossi di Grecia ed Europa orientale vengono in pellegrinaggio in San Giorgio qui a Fener.
Tornando sui propri passi verso il T5, ci si può fermare ad uno dei numerosi chioschetti che vendono spremute fresche di melograna o il salep caldo, una tipica bevanda invernale preparata con del latte o acqua bollente in cui si scioglie una farina ottenuta dalla triturazione dei tuberi delle orchidee con l’aggiunta di una spruzzata generosa di cannella.
Una bevanda che qui a Istanbul è molto diffusa ma che è vietata in tutta Europa a protezione delle orchidee poichè servono mille orchidee per produrre 1 kg di farina. Ma per una volta nella vita, parafrasando il noto detto, “una volta a Istanbul, fai come fanno i turchi”, proviamo a berla, densa, calda e profumatissima di cannella.
Infoutili
Informazioni: Istanbul è enorme: 100 km e 16 milioni di abitanti. La città è suddivisa in 27 distretti. I mezzi pubblici sono efficienti e permettono di spostarsi velocemente. Conveniente la Istanbul Kart, una carta ricaricabile valida su tutti i mezzi pubblici. Costa 70 Lire e ogni biglietto caricato 20 Lire. Ne basta una per far viaggiare fino a 5 persone. I taxi a Istanbul sono economici ma spesso si è esposti a truffe da parte di conducenti disonesti. E’ buona norma fotografare il tassametro alla partenza e verificare che sia attivato durante la corsa.
Come arrivare: Istanbul è ottimamente collegata alle principali città italiane da Turkish Airlines. L’aeroporto principale (IST) dista 50 chilometri dal centro città ed è ben collegato anche dalla metro. Sono attivi anche 150 autobus, di linea in servizio tutti i giorni, 24 ore su 24, suddivisi in 20 linee per 64 diverse fermate. Il servizio shuttle si chiama Havaist. La soluzione migliore però è prenotare una navetta che per una ventina di euro carica fino a 4 o 5 persone.
Quando andare – Clima: I mesi migliori per visitare Istanbul sono quelli primaverili ed autunnali Gli inverni sono generalmente piovosi e freddi, frequenti anche le ondate di gelo. L’estate è invece calda e afosa.
Fuso orario: La differenza oraria tra la Turchia e l’Italia è di +1 ora durante la primavera e l’estate e di +2 ore durante l’autunno e l’inverno. L’ora legale è applicata tutto l’anno.
Documenti: Per i cittadini italiani non è necessario il passaporto. E’ consentito l’ingresso anche con la sola carta di identità valida per l’espatrio. I documenti devono avere una validità residua di almeno 5 mesi ed essere in condizioni di perfetta integrità altrimenti l’ingresso in Turchia sarà vietato. La durata massima del soggiorno per fini turistici è di 90 giorni.
Vaccini: Non è necessaria alcuna vaccinazione così come non è necessaria nè obbligatoria alcuna assicurazione sanitaria per poter viaggiare in Turchia. Va ricordato che la Turchia è un paese extra UE e le prestazioni sanitarie devono quindi essere pagate se non si è assicurati.
Lingua: Turco. L’inglese è poco diffuso.
Religione: Musulmana. In minoranza, cristiani ortodossi.
Valuta: La Lira Turca (TL) Al cambio attuale 1 euro vale 36 Lire.
Elettricità: Le prese di corrente in Turchia sono di tipo europeo, con due poli rotondi e un voltaggio di 220V. Le spine italiane a 3 poli non entrano.
Abbigliamento: L’abbigliamento dipende dalla stagione in cui si viaggia. Come regola però, nei luoghi sacri, come chiese e moschee, bisogna essere coperti, per le donne anche il capo.
Shopping: Abbigliamento firmato così come oggetti, orologi, portafogli, borse, tutto rigorosamente falso ma replicato benissimo.
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Testo e foto di Vittorio Sciosia |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































