L’Oceano è a 50 km dal centro ma il suo aroma salino arriva fino in città e profuma le strade di Nantes, una città dove la storia e la contemporaneità si abbracciano e dove la gastronomia racconta un territorio a cavallo tra il fiume e il mare
Testo di Enrico Saravalle foto di Lucio Luigi Rossi

Già capitale dei Duchi di Bretagna, patria di Jules Verne e culla riconosciuta del surrealismo, Nantes è una città che ha attraversato decenni di declino industriale per reinventarsi, quartiere dopo quartiere, in qualcosa di difficile da classificare.
Non è una città-museo. Non è una metropoli del futuro. È qualcosa di più interessante: un laboratorio permanente dove il patrimonio storico dialoga con l’arte contemporanea, e dove la cucina racconta un territorio sospeso tra fiume e oceano.
Le Voyage à Nantes: la città diventa museo a cielo aperto

Ogni estate, tra luglio e agosto, da oltre dieci anni una linea verde dipinta sui marciapiedi attraversa la città per una ventina di chilometri. Seguirla è l’istruzione più semplice, e più efficace, per capire Nantes.
Questo fil vert guida visitatori e nantesi tra le installazioni de Le Voyage à Nantes. Che non è una rassegna d’arte nel senso tradizionale: è un’invasione pacifica e a tratti provocatoria di oltre cento opere disseminate tra quartieri antichi e sobborghi industriali.
Il percorso si snoda tra i monumenti storici, si infila in parchi e giardini segreti, si intrufola in luoghi insospettabili (hotel, botteghe e cimiteri), dà una scossa alle piazze e accende quegli angoli nascosti che spesso sfuggono persino a chi a Nantes ci è nato.
Ogni opera ha una sua logica, spesso impertinente. Ogni installazione è un pretesto per guardare Nantes da un’angolazione nuova.
La Jungle intérieure, per esempio, occupa di soppiatto il Passage Bouchaud con un giardino segreto sospeso tra le pareti.
L’Élogedupas de côté piazza un uomo in bilico su un piedistallo, in una posizione che sfida la forza di gravità. On va marcher sur la lune nasconde tappeti elastici dentro finti crateri lunari dove i passanti saltano senza averlo previsto.
Il Belvédère de l’Hermitage è una passerella di legno a più di venti metri d’altezza, con una vista sulla città che toglie il respiro, nel senso letterale. Les Anneaux inquadrano il paesaggio fluviale con cerchi di luce che di sera cambiano completamente registro. L’Homme de bois è una scultura totemica in legno ricoperto di muschi e felci su cui scorrono fili d’acqua.
Castello, quartieri e giardini: cosa vedere a Nantes tutto l’anno

Fuori dalla stagione estiva, e accanto alle installazioni del Voyage, Nantes ha una stratificazione storica e architettonica che vale da sola il viaggio.
Il Castello dei Duchi di Bretagna è il primo appuntamento obbligato. Fuori, una robusta fortezza militare. Dentro, un raffinato palazzo rinascimentale. Già solo una camminata sugli spalti regala una vista a 360° sullo skyline di Nantes.
Ma il castello offre di più: restaurato e ripensato negli anni, ospita mostre e installazioni interattive che ne hanno trasformato l’immagine da monumento severo a spazio vivo e frequentato.
A pochi passi si apre il Bouffay, il quartiere medievale della città. Case a graticcio, botteghe artigiane, caffè e bistrot a ogni angolo: è il cuore antico di Nantes, quello che resiste al tempo con la stessa ostinazione delle sue travi di legno.
A vegliare su tutto si erge la Cattedrale di San Pietro e Paolo, monumento gotico dalle proporzioni imponenti, che ospita il magnifico sepolcro di Francesco II, duca di Bretagna.
Per chi ama l’arte, una tappa imprescindibile è il Musée d’arts de Nantes, uno dei più importanti musei francesi fuori da Parigi. Il percorso museale copre nove secoli di storia dell’arte, dai fondi oro italiani a Ingres, da Rodin a Monet, fino a Picasso, Kandinsky, De Chirico e Kapoor. Un museo che, come tutta Nantes, sa tenere insieme passato e presente. Senza che l’uno schiacci l’altro.
Il Jardin des Plantes, a due passi dalla stazione, è, invece, un polmone verde arricchito di opere di Land Art: panchine sovradimensionate, pulcini giganti e orsacchiotti sdraiati sui prati, sculture oniriche nascoste tra le siepi. Un parco che sorprende anche chi ci passa ogni giorno.
Il centro storico, poi, si muove tra eleganti piazze all’italiana e stradine pedonali punteggiate di caffè e terrazze. E il Passage Pommeraye, una galleria commerciale ottocentesca su tre livelli, con scalinate in ghisa e vetrate, è uno di quegli spazi che fanno capire perché Bertolucci, visitandola, si sia tolto le scarpe per rispetto. La luce che filtra dall’alto ha qualcosa di sacro, e non stupisce che il regista l’abbia trovata degna di un gesto così.
L’Île de Nantes e Les Machines: la rinascita di una città

C’è un prima e un dopo nella storia recente di Nantes. Il prima ha il volto degli stabilimenti chiusi, dei moli deserti, di un’isola fluviale che aveva perso ogni ragione di esistere. Una ferita aperta nel mezzo della città.
Il dopo comincia quando l’architetto Alexandre Chemetoff convince la città a guardare hangar e banchine con occhi nuovi. E quando François Delarozière e Pierre Orefice cominciano a costruire sull’isola il loro enigmatico bestiario meccanico.
Oggi Les Machines de l’Île sono una delle esperienze più singolari di tutta la Francia. Il progetto si colloca all’incrocio tra i mondi immaginari di Jules Verne, l’universo meccanico di Leonardo da Vinci e il passato industriale di Nantes.
La Galerie è una sorta di laboratorio a cielo aperto dove, dal bozzetto alla macchina in funzione, l’intero processo creativo viene mostrato al visitatore. Un airone meccanico sorvola lo spazio trasportando passeggeri, mentre intorno si animano creature della foresta: formiche, ragni, colibrì, bradipi, camaleonti, sciami di farfalle.
I “macchinisti” accompagnano i visitatori spiegando la storia e il funzionamento di queste strane creature, e talvolta li invitano a prenderne i comandi.
Poi c’è un elefante in legno e acciaio che li porta sul dorso e barrisce rumorosamente tra i capannoni. E infine un’enorme giostra marina su tre piani ospita calamari, pesci degli abissi e serpenti dal bollente alito a vapore. Creature degne di un romanzo di Verne, non a caso costruite nella città che lo ha visto nascere.
Gastronomia a Nantes: oceano, fiume e burro salato

La cucina di Nantes si spiega con la stessa logica: geografia prima di tutto. Una città che sta tra la Loira e l’Atlantico non può che avere un piatto a base di ostriche da una parte e anguille dall’altra.
Dal mare arrivano scampi e branzini. Dal fiume, anguille e luccioperca. Dalle fattorie bretoni, le carni. Dai piccoli domaine del circondario, frutta e verdure di stagione. E dalle vigne intorno alla città Muscadet, il bianco sapido che profuma di oceano.
Il posto migliore per toccare tutto questo con mano è il Marché de Talensac: decine di boutique del gusto (panetterie, enoteche, pescherie, salumerie, pasticcerie) che raccontano la dispensa locale meglio di qualsiasi menu.
Qui si trovano i Petit Beurre della maison LU, i biscotti che da oltre un secolo sono l’emblema dolce della città, il Boudin de Vertou in versione bianca o nera, il Curé Nantais, formaggio a pasta lavata dal carattere deciso, e il Gâteau Nantais, una torta alle mandorle profumata al rum con una glassa bianca che non lascia indifferenti.
Infoutili
Informazioni: informazioni generali sulla città si trovano sul sito, completissimo di ogni informazione curiosità, dettagli sulla storia, gli hotel, i ristoranti e le attrazioni in città e dintorni. Numerose informazioni e idee di viaggio sono disponibili sul sito Explore France
Quando andare: l’estate è il momento clou, quando le installazioni del Voyage à Nantes animano strade e quartieri trasformando la città in un museo a cielo aperto. Ma l’autunno ha un fascino tutto suo: i parchi e i giardini si vestono di rosso, ocra e oro, e il foliage regala scorci inaspettati lungo le rive della Loira e nei giardini storici della città.
Come arrivare: a Nantes Atlantique, l’aeroporto della città, atterrano voli provenienti dalle principali città italiane.
Dove mangiare:
Pilgrim, Place Graslin, Nantes: La vista è appagato dalle architetture neoclassiche del Teatro dell’Opera. Il gusto dai piatti che raccontano la cucina tradizionale della città con qualche incursione nell’etnico. In carta: stufato di lenticchie nere, filetto di anatra, lonza di maiale marinata alle spezie, polpo grigliato con ceci e zucca.
Le Milan & le Rossignol, Rue Grétry 2, Nantes: crêperie dalle atmosfere rétro. Le crêpes sono di grano saraceno fini e croccanti guarnite con prosciutto e formaggio, con spinaci e noci, con chèvre e miele. Poi ci sono creazioni più originali come l’Hadesconchorizo iberico, uovo, formaggio di capra, noci.
La Civelle, Quai Marcel Broissard 21, Trentemoult: un’antica guinguette che accoglie i suoi ospiti con cucina tradizionale bistronomica a base di prodotti freschi: dal luccioperca della Loira alla salsiccia fino alla choucroute preparata con pesce e frutti di mare. Trovarla vale già il viaggio: una traversata in Navibus fino a Trentemoult, poi una passeggiata tra i vicoli di questo villaggio atipico, e infine l’approdo al ristorante nascosto dietro una facciata Art Déco, sulle rive della Loira.
La Cigale, Place Graslin 4, Nantes: una delle più straordinarie testimonianze dell’Art Nouveau francese. André Breton e Jacques Prévert ne fecero il loro quartier generale nantese. È una brasserie autentica che serve i grandi classici del genere: ostriche di alta selezione, frutti di mare, salmone, foie gras, tartare di manzo tagliato al coltello.
Little Atlantique Brewery, Bd. de Chantenay 23, Nantes: in riva alla Loira, in un ex oleificio dell’Ottocento, i muri di pietra e mattoni, le grandi vetrate, la struttura in legno e metallo e la vista impareggiabile sulla Loira e su Trentemoult fanno da sfondo alle vasche di birra artigianale prodotta in loco, visibili direttamente dalla sala. Il menu è essenziale: paté maison profumato di erbe provenzali, crema di porri, burger e dolci di casa.
Dove dormire:
Hotel de France Oceania, Rue Crébillon 24, Nantes: una vera istituzione nantese in un edificio storico con il fascino dell’architettura classica da un lato e tocchi di design contemporaneo dall’altro. Posizione idealenel cuore più elegante della città: a due passi dalla Place Graslin, dal Passage Pommeraye e dalla Place Royale. Una stanza merita un’attenzione particolare: la 107, progettata dall’artista Justin Weiler. Che ha dipinto grandi finestre che salgono fino al soffitto per trasformare la camera in una serra silenziosa, piena di luce.
Maisons du Monde Hôtel&Suites, Rue Santeuil 2bis, Nantes: il primo hotel del celebre marchio di arredamento, nel cuore del quartiere storico. Camere tutte diverse tra loro, ciascuna ispirata a uno stile preciso, dalla naturalezza più essenziale all’eleganza senza tempo. Le suite portano i loro ospiti ancora più lontano, ad Amsterdam, Bruges, Stoccolma o Palm Springs.
Billie Hotel, Rue Scribe 26 Bis, Nantes: l’hotel si ispira agli Années Folles: lampadari anni Venti, velluti intensi, dettagli dorati. Le camere si declinano in tre categorie, tutte con il carattere di un’epoca flamboyante e senza pensieri. Una merita un’attenzione particolare: Dream Jungle, chambre d’artiste, realizzata da Makiko Furuichi, che fa parte della collezione de Le Voyage à Nantes.
Sozo Hotel, Rue Frédéric Cailliaud 16, Nantes: grazie ad un restauro meticoloso, una cappella dell’800 è diventata uno degli hotel più originali di Nantes, con vetrate d’epoca e mobili firmati da maestri del design come Starck, Panton e Bouroullec. Le camere rispettano l’architettura originale: nelle absidi, le finestre con vetrate policrome e le chiavi di volta trasformate in testiere rendono ogni stanza unica. Alcune si affacciano sul Jardin desPlantes.
Oldegar, Rue de Richebourg 11, Nantes: l’antico hotel Astoria reinventato in qualcosa di difficile da classificare: hotel, bar o sala musica? Tutte e tre le soluzioni, insieme. Il bar non dorme mai del tutto e nel salon musique una collezione di vinili d’occasione aspetta di essere scoperta. La stazione è a due passi, il Jardin des Plantes anche. Un posto vivace, cosmopolita, pop.
Dove comprare:
Maison George Larnicol, Passage Pommeraye, Nantes: inserito nella lista dei Meilleur Ouvrier de France è un piccole eden per golosi di tutte le età. Specialità: ovviamente, il Gâteau Nantais ma anche il Gâteau Breton di grano saraceno.
Le Rigolettes Nanteises, Rue de Verdun 18, Nantes: il nome è un omaggio al Rigoletto di Verdi ma la rigolette è bonbon di zucchero ripieno di polpa di frutta. Cinque i gusti originali (limone, mandarino, lampone, ribes e ananas) a cui si sono affiancate varianti più recenti come quella al caramello salato.
MUM, Maison des Utopies Magnifiques, Rue Felix 8, Trentemoult: nascosto nel cuore del jolivillage di Trentemoultè la casa di una trentina di artisti e artigiani che tengono laboratori, dimostrazioni dal vivo e vendono le loro creazioni (bijoux, sculture, abbigliamento, accessori tessili, saponi, stampe e acquerelli).
Palais des Thes, Rue de Verdun 35, Nantes: da Darjeeling a Shizuoka, da Taiwan al Triangolo d’Oro, i migliori tè si trovano qui. Quasi 250 le referenze: tè profumati, tè d’origine, infusi e una selezione di grandi cru rari provenienti dalle più preziose piantagioni del mondo.
L’entrepots, Rue A. Brizeux 1, Nantes: minuscola boutique-atelier appena fuori dal mercato di Talensac, dove Céline Glatre realizza piccoli capolavori in ceramica coloratissima con incisioni e soggetti che parlano di Mediterraneo, di Oriente, di Africa.
Testo di Enrico Saravalle foto di Lucio Luigi Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com









































