Viaggio a Salekhard durante il Festival delle Renne, dove la sopravvivenza millenaria di una cultura nomade si scontra oggi con il cambiamento climatico e l’industria.
Testo di Katia Dal Magro foto di Luca Bracali

Il volo verso Salekhard sorvola l’immensità del Circondariato Autonomo dello Yamalo-Nenet: una distesa di neve, ghiaccio e tundra che si perde all’orizzonte. La scelta di raggiungere questa regione alla fine di marzo permette di incrociare il tradizionale Festival delle Renne, uno degli appuntamenti più importanti per la popolazione Nenet, un momento in cui l’isolamento artico lascia spazio alla condivisione.
In questo periodo dell’anno, Salekhard, l’unica città al mondo situata esattamente sul Circolo Polare Artico, ospita una celebrazione collettiva che richiama famiglie provenienti dalle aree più profonde della tundra. I Nenet, popolazione nomade di origine samoieda, vivono seguendo le migrazioni stagionali delle loro mandrie. Il festival rappresenta un momento di incontro e affermazione identitaria, dove si tramandano tradizioni radicate nella vita quotidiana.
Le strade si riempiono di colori, musiche e costumi tradizionali. Il fulcro della manifestazione è la corsa delle slitte trainate dalle renne: una gara di abilità e velocità molto attesa, dove i conducenti mostrano una sintonia perfetta con gli animali. Il premio finale, una moderna motoslitta, diventa uno strumento prezioso per il lavoro e la mobilità quotidiana tra i ghiacci.
Il legame identitario tra i Nenet e le renne

Le renne, decorate con finimenti colorati, sono le protagoniste assolute della festa. Osservandole emerge il profondo rapporto che lega questo animale alla cultura locale. Un legame che va ben oltre il semplice allevamento: garantiscono la sopravvivenza della comunità, offrendo mobilità, sostentamento, carne per l’alimentazione, pelli per l’abbigliamento e per la costruzione delle abitazioni. Attorno a esse ruota gran parte della vita economica e culturale di questo popolo.
All’interno delle tende, le donne lavorano le pelli con gesti precisi, trasformandole in abiti resistenti al gelo, stivali e oggetti d’artigianato. È una gestione rigorosa delle risorse disponibili, che rispecchia un antico proverbio del popolo Nenet: “Trova un posto designato per ogni singola cosa che possiedi. Se non c’è posto per qualcosa, allora sicuramente non ti serve per il tuo prossimo viaggio.” Un principio che regola non solo gli oggetti, ma l’intera filosofia del loro cammino.
La vita nella tundra e l’organizzazione delle chum

Oltre i confini di Salekhard, il territorio si rivela nella sua natura più severa, disseminato di piccoli accampamenti nomadi. In questo ambiente le temperature scendono facilmente sotto i -20 °C e le condizioni meteorologiche possono cambiare nel giro di poche ore. Superato il fiume Ob completamente ghiacciato, il paesaggio urbano scompare per lasciare spazio alle motoslitte sulla pianura della tundra, dove l’orizzonte sembra dissolversi nel bianco.
L’accampamento è costituito da due chum rivestite di pelli di renna, alcune slitte di legno e la mandria che si muove sulla neve. Al centro della struttura conica della chum, una stufa di ferro diffonde un calore intenso che contrasta con il gelo esterno. L’interno è essenziale, privo di elementi superflui o puramente estetici: ogni oggetto risponde a una funzione precisa e deve poter essere caricato sulle slitte in pochi minuti durante le migrazioni.
Attorno al fuoco convivono diverse generazioni della stessa famiglia. I bambini trascorrono il tempo accanto agli adulti, osservandone i gesti e partecipando alle attività. Durante gli spostamenti della mandria, ognuno ha un ruolo preciso: gli adulti controllano gli animali, i giovani imparano le competenze necessarie e gli anziani trasmettono l’esperienza.
In un ambiente così estremo, la cooperazione è una condizione essenziale per la sopravvivenza. La ricchezza non è misurata dall’accumulo di beni materiali, ma assume la forma di relazioni stabili, fiducia e responsabilità reciproca. Lasciando l’accampamento, ciò che rimane maggiormente impresso è la forza delle relazioni umane che rendono abitabile il gelo.
Tradizioni, sciamanesimo e l’isolamento a Yamal

I Nenet sono tra gli ultimi grandi popoli nomadi allevatori di renne rimasti al mondo. Alcune comunità percorrono oltre 1.000 chilometri all’anno seguendo le migrazioni stagionali delle mandrie attraverso la penisola di Yamal, un nome che nella lingua locale significa letteralmente “fine del mondo”, una definizione che ben descrive l’isolamento geografico di questi territori.
Molti motivi decorativi dell’arte tradizionale richiamano la forma delle corna delle renne, simbolo identitario locale. Tra le tradizioni ancora vive figurano la trasmissione orale delle leggende attorno al fuoco, il rispetto per gli spiriti della natura e pratiche sciamaniche che continuano a convivere con l’influenza del cristianesimo ortodosso.
Le sfide del cambiamento climatico nell’Artico russo

Oggi la sopravvivenza di questa cultura deve fare i conti con sfide globali senza precedenti. La prima minaccia è l’espansione delle attività industriali legate all’estrazione di gas naturale nella penisola di Yamal, una delle aree più ricche di risorse energetiche della Russia. Strade, oleodotti e impianti occupano porzioni sempre più vaste dei pascoli storici utilizzati dalle comunità nomadi per le migrazioni stagionali.
A ciò si aggiungono gli effetti dei cambiamenti climatici. L’Artico si sta riscaldando a una velocità superiore rispetto alla media globale. Lo scioglimento del permafrost altera la stabilità del terreno in estate, mentre l’aumento delle temperature e le variazioni nelle precipitazioni modificano gli ecosistemi della tundra.
Episodi di pioggia invernale creano spessi strati di ghiaccio sulla neve, impedendo alle renne di raggiungere i licheni di cui si nutrono. La pianificazione delle rotte migratorie diventa ogni anno più complessa, mettendo a rischio un equilibrio millenario tra uomo, animale e territorio.
Per i Nenet è in gioco la conservazione di una cultura fondata su un delicato equilibrio, un patrimonio umano che rischia di essere compromesso proprio nel momento in cui il mondo inizia a riconoscerne il valore unico.
Infoutili
Come arrivare: Dall’Italia si deve volare su Mosca. E’ necessario richiedere il visto per la Russia. Da qui l’unico collegamento per raggiungere la penisola di Yamal è con la compagnia Yamalairline che copre la tratta Mosca-Salekhard.
Salekhard, posizionata lungo il Circolo Polare Artico, è l’ultima città raggiungibile prima di addentrarsi nella penisola. Per raggiungere gli accampamenti dei Nenet si deve proseguire in motoslitta con percorsi variabili che possono durare anche alcune ore.
Quando andare – Clima. Nella stagione invernale, che corrisponde all’inverno boreale, il clima della Penisola di Yamal è di tipo polare con temperature che possono arrivare ai – 22°C / -26°C nei mesi di gennaio/marzo. In questo periodo la neve abbonda e il paesaggio è fiabesco anche se si possono verificare bufere improvvise. Durante il periodo estivo, giugno/agosto, le temperature sono dai 4°C ai 10°C; la tundra è libera dalla neve ed è possibile tornare a pescare nei numerosi corsi d’acqua che abbondano nella zona.
Dove dormire: E’ consigliato pernottare in uno degli hotel a Salekhard sia durante l’andata che al ritorno dalla spedizione dai Nenet. Le sistemazioni sono generalmente basiche ed offrono la colazione. Questi alloggiamenti permettono anche di visitare il famoso Festival delle Renne che spesso si svolge in città e la possibilità di fare una doccia al rientro dell’esperienza. Per quanto riguarda le notti trascorse dai Nenet invece il pernottamento avviene nelle loro tende, con pochi confort, tra i quali un caldo sacco a pelo. L’esperienza richiede un buon grado di adattamento ma riserva un’esperienza unica nel suo genere.
Dove mangiare: Durante i pernottamenti a Salekhard ci sono numerosi ristoranti nella Città che offrono anche piatti tipici della zona. Nel periodo della spedizione vera e propria dai Nenet invece le famiglie cucineranno per gli ospiti. L’alimentazione tipica prevede il consumo di carne di renna, verdure, uova, frutta.
Viaggio organizzato da: Luca Bracali – workshop fotografici. Per informazioni www.lucabracali.net o mail a: luca@mediacomitaly.net
Fuso orario: La regione dello Yamalo-Nenet (o Yamal) adotta il fusorio che corrisponde ad UTC + 5, ovvero la regione è 4 ore avanti rispetto all’Italia durante l’inverno (quando in Italia è in vigore l’ora solare) e si riduce a 3 ore avanti quando è in vigore l’ora legale.
Documenti: Necessario il passaporto (con almeno 6 mesi di validità residua) e un visto d’ingresso, ottenibile on-line o presso alcune agenzie specifiche.
Vaccini: Non sono previste vaccinazioni obbligatorie.
Lingua: Russo. Ovviamente mediato da interpreti. La lingua Nenet è una lingua samoiedica .
Religione: In Russia la religione dominante è il cristianesimo ortodosso. In particolare la religione dei nomadi Nenet si basa su uno sciamanesimo siberiano con un sistema di credenze animiste incentrate sul rispetto della natura e degli spiriti.
Valuta: Rublo. 1 Rublo vale circa 0,012 euro.
Elettricita’: Rete elettrica a 220 V e 50 Hz con prese di tipo C (europea a due poli) e F (tedesca a due poli). Presso l’accampamento Nenet non è disponibile la corrente ma solo l’utilizzo di un generatore elettrico per alcune ore alla sera.
Abbigliamento: In base alla stagione nella quale si intende compiere il viaggio: l’abbigliamento in inverno deve essere adeguato a sostenere un clima artico e a più’ strati. I tessuti tecnici anti-vento sono indispensabili, guanti, cappelli, stivali termici. Durante la stagione estiva consigliato l’uso di una giacca leggera e abbigliamento sportivo da trekking.
Shopping: Oltre ai più classici souvenir russi da comprare a Salekhard o a Mosca (matrioske, caviale, vodka, ambra) presso il popolo Nenet si potranno acquistare piccoli oggetti di artigianato realizzati dalle mani delle donne e prodotti con la pelle delle renne.
Eventi: Festival delle renne. E’ il più importante evento folcloristico della tundra che riunisce i popoli nomadi con corse con le slitte trainate da renne, gare al lancio del lazo, lotte e sfilate in abiti tradizionali. Si svolge generalmente alla fine del mese di marzo ogni anno.
Suggerimenti: Proseguire il tour fermandosi qualche notte a Mosca permette di ammirare la bellezza di una delle piazze più famose al mondo e non solo.
Link utili: russiavisa.ru, Russian-e-visa.com
Testo di Katia Dal Magro foto di Luca Bracali|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com











































