Il Messico non è mai dove lo guardi, ma sempre un livello più sotto. Tra Puebla e Palenque lo si capisce: due luoghi che sono due facce diversissime dello stesso paese che non si lascia leggere, ma solo attraversare.
Testo e foto di Mauro Parmesani

Due luoghi, Puebla e Palenque, dove non si viaggia soltanto nello spazio. Si scende. Non è un movimento orizzontale, ma verticale, come se ogni chilometro scavasse sotto la superficie.
La prima volta che lo capisci è a Puebla, la bella città coloniale del Messico, in una sera che sembra sospesa. Le candele tremano nel chiostro del Banyan Tree Puebla e il fumo del copal, l’incenso sacro, si alza lento.
La memoria passa dal palato
I sensi sono storditi e il sapore del molepoblano, denso, stratificato, quasi indecifrabile, resta sulla lingua come una memoria che non si lascia spiegare. Puebla, dove la gastronomia è un vanto, ben si rappresenta nel mole poblano, un piatto antico dove la carne si fonde con cioccolato, spezie pomodori, banane e mandorle.
È lì che tutto si chiarisce: la conquista non ha cancellato nulla. Ha solo coperto il passato. Fondata nel 1531, Puebla è un’idea prima ancora che una città. Tracciata su un territorio vuoto, venne costruita da uomini come Toribio de Benavente secondo una geometria perfetta, quasi astratta.
Divinità celate

Ma quella perfezione è solo apparente. Gli indigeni hanno costruito Puebla. E nel farlo, hanno lasciato segni invisibili. Basta entrare nella chiesa di Santa María Tonantzintla per capirlo: angeli con piume di quetzal, simboli agricoli, divinità che resistono sotto la superficie cattolica. La forma è europea, la sostanza no.
A Cholula, questa tensione emerge con chiarezza. La chiesa della Virgen de los Remedios si posa sopra una piramide antica, come se un mondo avesse deciso di occupare l’altro senza cancellarlo davvero.
Popocatépetl, dal cratere fumante
Sullo sfondo, il Popocatépetl, il grande vulcano, osserva immobile, ricordando che la terra, qui, non è mai stabile. Poi arrivano i Voladores di Paplanta. Ed ecco che i conquistadores non esistono più e in un baleno si torna all’epoca preispanica.
L’ancestrale rito vede cinque uomini arrampicarsi su di alto palo poi quattro si lanciano nel vuoto legati per i piedi e ruotano forsennatamente tredici volte ognuno.
52 rotazioni per armonizzare il cielo e la terra
Salendo lungo il palo, il caporal suona un flauto che imita gli uccelli. Il tamburo risponde come un battito arcaico. Quando si lanciano, il gesto è preciso, necessario. Non è spettacolo ma sopravvivenza. Il rituale, riconosciuto dall’UNESCO, continua perché serve. Cinquantadue rotazioni per mantenere l’equilibrio tra cielo e terra.
Verso sud-est, il paesaggio cambia. La luce si indurisce, i cactus si moltiplicano, le strade si arrampicano nella Sierra Madre. Poi, lentamente, emerge Oaxaca. Qui il Messico smette di raccontarsi e inizia a manifestarsi.
Oaxaca la città con 69 lingue

Non in una lingua sola, ma 69 idiomi ufficiali, centinaia di variazioni. Non semplici suoni, ma visioni. Come scriveva Octavio Paz, “il Messico è un enigma che si riflette in se stesso”. Oaxaca è quel riflesso che si frantuma.
È qui che incontriamo Alfonso. Le sue mani lavorano lente, precise. Davanti a lui, fibre di agave che diventano tessuto. Un gesto antico, che precede la conquista e che continua, quasi indifferente al tempo. L’agave non è solo una pianta: è materia viva, è resistenza trasformata.
Dalla stessa pianta nasce anche il mezcal, il favoloso distillato di agave. Non nelle grandi industrie, ma nelle piccole fattorie dove il processo resta rituale: la cottura nelle fosse di terra, la fermentazione lenta, il distillato che porta con sé il sapore del suolo, del fumo, del tempo.
Ogni bottiglia è diversa. Ogni sorso è un territorio. Alla Llegal Mezcal, questa identità diventa anche linguaggio. Sui muri, manifesti che non sembrano pubblicità, ma dichiarazioni:
“Más amor, menos odio y mucho mezcal”.
“Make mezcal not war”.
“Somos ilegales cuando la ley está contra la gente”.
Non è marketing ma anche una presa di posizione. Perché in Oaxaca, come nel resto del Messico, la linea tra legalità e legittimità non è mai stata stabile. A pochi chilometri, Monte Albán domina la valle.
Le iscrizioni, i corpi contorti deiprigionieri, la geometria degli spazi: tutto parla di controllo, di affermazione. E poi, il silenzio. Monte Albán viene abbandonata. Non distrutta. Lasciata. Come se il potere, a un certo punto, non fosse più necessario. Qui le civiltà non finiscono, si ritirano.
Chiapas, un mondo denso
Nel Chiapas, il mondo si fa più denso. A San Juan Chamula, la chiesa è uno spazio sospeso. Aghi di pino sul pavimento, candele ovunque, preghiere sussurrate in lingue antiche. I Tzotzil non hanno sostituito i loro dei. Li hanno trasformati. Non esiste rottura. Solo continuità. A Zinacantán, il colore esplode nei tessuti. Il liquore posh scalda, disorienta, apre uno spazio tra il visibile e l’invisibile.
Il Cañón del Sumidero si apre come una ferita verde. Le pareti salgono oltre lo sguardo, il fiume scorre lento ma potente. La vita è ovunque: sopra, sotto, intorno. Non c’è distanza tra osservatore e paesaggio.
Nelle Lagunas de Montebello, l’acqua cambia continuamente colore. Blu, verde, indaco. Nulla resta stabile. Come se la realtà stessa rifiutasse di fissarsi. I Maya costruivano attorno all’acqua perché lì passava il confine tra i mondi.E qui quel confine è ancora percepibile.
Palenque, memoria Maya

Poi la giungla. E dentro la giungla, Palenque. Non si raggiunge: si entra. La luce si spezza tra le foglie, l’aria diventa densa, il tempo rallenta. Le rovine emergono senza imporsi, come se fossero sempre state lì.
Il Tempio delle Iscrizioni custodisce ancora la storia di K’inichJanaab’ Pakal, il più grande re Maya, detto anche Pakal il Grande che regnò per 68 anni. Gli archeologi, all’apertura della sua tomba, trovarono un passaggio: un punto di connessione tra cielo, terra e aldilà.
E poi il suono. Le scimmie urlatrici riempiono lo spazio con un grido che non appartiene al presente. È qualcosa di più antico, qualcosa che non si è mai interrotto. E allora diventa chiaro: Palenque non è stata abbandonata, è stata assorbita. La giungla non l’ha cancellata, l’ha continuata.
Questo viaggio non è un percorso. È una stratificazione. Ogni luogo rimuove uno strato, ogni incontro rivela una tensione, ogni paesaggio mette in discussione ciò che sembrava definito. Fino a quando non resta più una linea da seguire. Solo sovrapposizioni. Gli spagnoli hanno costruito città per durare. Gli indigeni hanno costruito visioni per resistere.
E lungo questa traiettoria, da Puebla a Palenque, diventa evidente che nessuna delle due linee ha vinto davvero.Perché la conquista non è mai stata definitiva. E la memoria non è mai stata passiva. Il Messico non conserva il suo passato, ma lo tiene in tensione. E chi lo attraversa, prima o poi, smette di cercare risposte. Comincia a sentire.
Infoutili
Come arrivare: Ottimi collegamenti sono garantiti da Turkish Airlines, la compagnia di bandiera turca. I voli partono da molte città italiane (via Istanbul) in direzione di Città del Messico e Cancun. Turkish Airlines dispone di una flotta moderna che include i nuovi Boeing 787 Dreamliner e Airbus A350.
Quando andare: in realtà tutto l’anno, anche se in primavera e in autunno le temperature sono più gradevoli.
Dove dormire: in ogni luogo che si visita si trovano ottime sistemazioni, in particolare a Puebla nell’elegante Banyan Tree Puebla, a Palenque nel resort Villa Mercedes.
Dove mangiare: in tutti i territori si trovano ottimi ristoranti.
Fuso orario: 7 ore indietro rispetto l’italia, 6 durante la nostra ora legale.
Documenti: il passaporto in corso di validità.
Vaccini: nessuno.
Lingua: ve ne sono ben 69, comunemente parlato lo spagnolo.
Religione: cattolica in prevalenza.
Valuta: pesos messicano che vale al cambio 1 pesos 0,048 euro.
Elettricità: 220 volt con prese di tipo americane, occorre avere l’adattatore.
Abbigliamento: pratico e leggero.
Shopping: monili, tessuti, cappelli, vestiti. Si trova di tutto a prezzi davvero vantaggiosi.
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Testo e foto di Mauro Parmesani |Riproduzione riservata © Latitudeslife.com









































