Il Monte Grappa, con i suoi 1776 metri è oggi un eden naturalistico. Fiori, piante magnifiche e animali superbi, punteggiano i suoi crinali. I ciclisti ripercorrono le vie del Giro d’Italia e migliaia di turisti veleggiano in parapendio. Ma il Monte Grappa va onorato: questa è la Montagna Sacra per tutti gli italiani.
Testo e foto di Daniele Pellegrini

In un cielo blu cobalto, l’esperto pilota del parapendio sa che oggi le condizioni sono perfette per un fantastico volo ad alta quota.
Frusciando nell’aria, la vela sale sempre più su fin quasi ai 2.000 metri, sopra una montagna che per il volo libero è un luogo di beatitudine, perché per gran parte dell’anno eccezionali correnti termiche salgono dalla pianura e sostengono il parapendio per lunghissime trasvolate.
Veleggiare su tutto il Nord Est

Volteggiando a 360 gradi, il pilota, ebbro di sole e di spazi infiniti, ha tutt’intorno un’Italia straordinaria: a sud il verde vibrante della pianura veneta che si fonde nel blu lontano dell’Adriatico e della Laguna di Venezia, mentre a nord si ergono maestose le Alpi, dalle Pale di San Martino alle Dolomiti Bellunesi.
La cima che sorvola è quella del Monte Grappa, un osservatorio naturale perfetto che offre una vista meravigliosa su tutto il nord-est dell’Italia.
A ovest si snoda il Brenta e a est scorre il fiume sacro, il Piave. “Monte Grappa tu sei la mia Patria”: gli italiani conoscono bene questa canzone e la conservano nel cuore.
Il volteggiare quotidiano di decine e decine di parapendio sul Monte Grappa è diventato quasi un simbolo, un faro di questo territorio, un tempo forse poco noto, divenuto un polo d’attrazione per sportivi, famiglie e amanti della natura.
La Pedemontana del Grappa che nel primo dopoguerra di stenti aveva visto i propri abitanti migrare in massa verso la California, il Canada e l’Australia è oggi sorprendentemente una zona che conosce il turismo internazionale.
Le vecchie case coloniche sono diventate degli accoglienti agriturismo o B&B che ospitano visitatori da tutto il pianeta.
Dal volo libero a tutti gli sport
A contribuire a questa grande trasformazione è stato anche il Monte Grappa con le sue correnti termiche eccezionali, che per decenni hanno attirato gli appassionati di parapendio e deltaplano da quaranta Paesi del mondo.
Con il volo libero si sono poi schiuse le porte di tanti altri sport che hanno generato nuovi interessi anche per tutte le altre risorse del territorio.
Per avere un’idea di questa evoluzione quasi epocale basta andare al Garden Relais di Borso del Grappa, un grande albergo tra prati e colture, creato davanti al principale campo di atterraggio dei parapendio.
Nel grande parcheggio sono allineati magnifici camper con le targhe di tutta Europa. In queste campagne dove il dialetto veneto la fa ovunque da padrone, entrando nel Garden Relais il contrasto con il dialetto è assolutamente scioccante, perché all’improvviso ci si trova in una Babele dove si sentono parlare tutte le lingue, anche il giapponese.
Pedalando sui colli del Giro d’Italia

Qui gli operatori turistici locali hanno il loro quartier generale e fanno proposte di tutti i generi, dal volo in parapendio biposto, con pilota esperto, alle escursioni in mountain bike.
Il Grappa è un luogo ambito da un numero sempre crescente di ciclisti che vogliono cimentarsi con le salite del Giro d’Italia, ma anche dai cicloturisti e, soprattutto, dagli escursionisti.
Tra dirupi, greggi, mandrie, alpeggi e malghe che producono i formaggi Bastardo e Morlacco, il trekking non è solo per i gitanti della domenica poiché anche i turisti stranieri apprezzano sempre più le nostre montagne meno conosciute.
Alla ricerca dei camosci e dei cervi

Quando è stagione, la fioritura richiama molti appassionati di botanica in cerca di specie rare, ma la vera novità è nella fauna.
I camosci, reintrodotti solo all’inizio del nuovo millennnio si sono riprodotti in modo straordinario. Ce ne sono circa 400 e d’estate, nelle prime ore del mattino, se ne vedono dappertutto, nelle zone alte, anche a lato della strada, e si lasciano avvicinare e fotografare anche a breve distanza.
Visione più rara, ma ci sono anche molti cervi. Nell’aria, poi, è facile vedere molti rapaci che si librano immobili facendo lo “spirito santo”, pronti a piombare sulle prede, segno di un ambiente sano.
Un’altra sorpresa è sul versante occidentale del Grappa dove il fiume Brenta richiama gli appassionati di rafting e di canoa. A Valstagna, in kayak, si fanno addirittura le gare di slalom sulle rapide del fiume.
Monte Grappa, la storia passa da qui
Oggi è un piccolo Eden, ma oltre un secolo fa questo era stato un inferno, il luogo in cui, insieme al Piave, si sono decisi i destini dell’Italia che conosciamo.
Durante la Prima Guerra Mondiale, dopo la disastrosa ritirata di Caporetto che costrinse l’esercito italiano ad abbandonare il Friuli e parte del Veneto all’Impero Austroungarico, il nostro Paese impiegò ogni risorsa umana e materiale nella nuova linea difensiva costituta dal fiume Piave e dal Monte Grappa, per proteggere l’intera Pianura Padana dall’invasione.
Il Grappa, alto 1776 metri, aveva una posizione strategica fondamentale da difendere a tutti i costi, e in tre terribili battaglie tra il 1917 e il 1918, il Regio Esercito Italiano riuscì a resistere alle offensive nemiche, permettendo ai nostri soldati di sfondare su Grappa e Piave e vincere la guerra a Vittorio Veneto.
Una montagna gloriosa

Il sacrificio di vite umane fu così grande che Piave e Grappa divennero sacri alla Patria. Dopo la guerra furono eretti molti sacrari in onore dei caduti, ma uno dei due più spettacolari si trova sulla vetta del Monte Grappa.
Realizzato nel 1935 dagli stessi progettisti di Redipuglia, Giovanni Greppi e Giannino Castiglioni, è una grandiosa struttura in pietra bianca a forma conica che ricopre la vetta, e ospita le spoglie di 12.615 soldati italiani e 10.295 austroungarici.
I settori italiano e austroungarico sono uniti dalla Via Eroica, 300 metri, con i cippi che ricordano i nomi delle battaglie combattute sul Grappa.
Sulla sommità del Sacrario svetta il sacello con la statua della Madonna del Grappa voluta dal futuro Papa Pio X il 4 agosto 1901.
Peter Pan riposa quassù
Tra i tanti loculi, ce n’è uno che i visitatori cercano in particolare: è quello di un soldatino austroungarico il cui nome ci proietta nel mondo delle favole e stempera l’orrore della guerra: Peter Pan.
“Fortunato” ad aver consegnato alla memoria il suo nome, perché dei quasi 23.000 sepolti sul Grappa, ben 20.000 sono militi ignoti.
Anche dopo tanti anni, le tracce del conflitto sono ancora visibili dappertutto e formano il Museo Diffuso del Grappa dal Brenta al Piave.
Un occhio attento può facilmente riconoscere le migliaia di crateri creati dalle esplosioni sui pendii della montagna. Molti crinali sono attraversati da trincee, spesso parzialmente coperte dalla vegetazione, ma comunque ben visibili.
Il Museo Diffuso a eterna memoria
Un gran numero di alture dominanti è percorso da gallerie scavate nella roccia calcarea. Al Museo Diffuso ha dato un contributo fondamentale un gran numero di volontari che ha restaurato molte opere militari in rovina.
Come sul Monte Palon, a quota 1306 m., dove un nido di cannoni e mitragliatrici doveva difendere il sottostante Monte Tomba, quota 860 m., un’altura strategica che in una battaglia furiosa nel 1917 l’Impero Austroungarico fu sul punto di scavalcare per prendere alle spalle la nostra linea sul Piave.
L’opera di recupero sul Palon, con 1.000 metri di trincee, 300 metri di gallerie, postazioni d’artiglieria in caverna, postazioni di fotoelettriche, centri di comunicazione e baraccamenti, ne ha fatto uno dei siti più completi da un punto di vista didattico.
Non solo il Palon. La roccia calcarea di molte alture è attraversata da gallerie. La principale, situata appena sotto la vetta, si estende per cinque chilometri, è aperta al pubblico e conserva alcuni cannoni nelle loro posizioni originali.
Dedicata a Vittorio Emanuele II, venne considerata un capolavoro del Genio Militare perché il progettista Nicola Gavotti aveva trasformato la sommità della montagna in una vera fortezza, con una settantina di cannoni e mitragliatrici che vomitavano fuoco da tutti i versanti della montagna.
Tra le gallerie della Battaglia
Durante la Battaglia del Solstizio si calcola che con un sistema di 81 teleferiche giungessero sul Grappa 21 tonnellate di munizioni al giorno.
Esposti a condizioni di freddo e umidità umilianti, in galleria potevano stiparsi anche 1500 soldati. Dei cinque chilometri di galleria, oggi sono visitabili i primi 800 metri.
Per i veneti, il Piave e il Grappa rappresentavano dunque la linea del fronte, e la memoria di quelle battaglie combattute davanti all’uscio di casa è rimasta profondamente impressa nel cuore della gente, comprensibilmente più che nel resto d’Italia.
È qui che sono state composte tre delle canzoni patriottiche che tutti conosciamo: “Monte Grappa tu sei la mia Patria”, “Il Piave mormorò” e “Sul ponte di Bassano noi ci darem la mano”, che vengono suonate e cantate in ogni occasione commemorativa.
Onore agli Alpini
Il tributo di sangue, è importante sottolinearlo, provenne da ogni parte d’Italia, ma nel mantenere viva questa memoria, in tutte le rievocazioni, gli Alpini rivestono un ruolo particolare.
Questo è dovuto anche a un semplice motivo geografico: l’intero teatro della battaglia si trovava in una zona di reclutamento alpino, ed è quindi naturale che siano gli Alpini a ricordare una guerra che si è svolta nel loro territorio.
L’Associazione Nazionale Alpini, una vera forza, conta circa 320.000 iscritti in tutta Italia, di cui il 45% viene dal Triveneto.
Il presidente, Sebastiano Favero, ingegnere di professione, è nato a Possagno, ai piedi del Monte Grappa, dove sorge il tempio di Antonio Canova. “Il nostro DNA”, afferma Favero, “è composto da memoria, solidarietà e volontariato”.
Un corpo al servizio del Paese
“Non indossiamo più l’uniforme, ma- prosegue Canova- il nostro cappello alpino simboleggia il nostro impegno a essere sempre al servizio del Paese e di chi ha bisogno.
Il recupero delle trincee del Grappa è un nostro fiore all’occhiello. Sul Grappa abbiamo dedicato 15.000 ore di lavoro volontario e investito 100.000 Euro per ripristinare il complesso di trincee, gallerie, postazioni e baraccamenti del Monte Palon, che ora è un dei luoghi più visitati e richiesti dalle produzioni televisive.
Ogni prima domenica di settembre organizziamo il “Pellegrinaggio al Monte Tomba”, una straordinaria celebrazione tutta alpina, nel luogo dove, contro l’Italia, combatté anche il giovane Erwin Rommel (la futura volpe del deserto)”.
In agosto, tra prosecco e salsicce, si accende il ricordo
La prima domenica di agosto a Cima Grappa è festa grande. Secondo la tradizione, con una camminata di quattro ore molti veneti salgono in vetta dalla pianura perché è la festa della Madonnina del Grappa voluta da Papa Pio X.
Vanno ad assistere a una funzione religiosa quanto mai suggestiva perché il grande Sacrario prende eccezionalmente vita, rivestendosi di bandiere e gonfaloni, con le autorità politiche e militari della zona che si dispongono sui cinque gironi semicircolari sovrapposti, assieme a bande, cori alpini e associazioni combattentistiche.
La cerimonia solenne ha una molteplice finalità: unire tutti nella preghiera per la pace e per i caduti del Grappa, nel ripudio della guerra.
Non solo i caduti italiani. Il comune di Pieve del Grappa, che organizza la cerimonia, recentemente ripresa anche da Canale 5, si è impegnato da anni a invitare, in nome della fratellanza europea, anche i nemici di un tempo.
Così, dall’Austria, arrivano gli Schützen in splendidi costumi tirolesi, con la loro banda, unendosi agli Alpini, ai Fanti, ai Bersaglieri e a tutte le associazioni d’arma, in un tripudio di bandiere e di colori.
In alto nel sacrario, tra labari sfavillanti di medaglie d’oro e una selva di vessilli tricolori risaltano sei parole scritte in rilievo sulla pietra: “Gloria a voi, soldati del Grappa”.
Poi comincia la festa delle famiglie, sui prati e nelle malghe: “poenta e luganeghe” (polenta e salsicce), pane e Morlacco, sopressa a volontà. E il prosecchino che non manca mai. Il Grappa di oggi è proprio quello che tutti quei ragazzi sepolti lassù avrebbero sognato.
Infoutili
Come arrivare: In auto: da Bassano del Grappa si raggiunge Romano d’Ezzelino da dove parte la strada principale SP148 per Cima Grappa, aperta tutto l’anno. In alternativa, da Semonzo, la SP140 Generale Giardino che porta in vetta, ma è chiusa d’inverno dopo Campo Croce.
Sentieri del Grappa: i più importanti partono da San Liberale (sopra Fietta), dal Covolo (sopra Crespano), da Borso, dalla Valle di Santa Felicita (sopra Semonzo) e dalla Valle di Schievenin (sopra Quero). Per informazioni.
L’itinerario base, in automobile, con partenza dal versante sud, va da ovest a est. In meno di un’ora da Romano d’Ezzelino la strada SP148 conduce ai 1.776 metri di Cima Grappa.
A Cima Grappa, le visite d’obbligo sono tre: l’immenso sacrario militare, che è anche un fantastico osservatorio; la Galleria Vittorio Emanuele III con alcuni cannoni; il Museo Storico della Guerra 1915-1918 (chiuso lunedì, 9-12 e 13,30-17).
Causa una lunga interruzione della SP141, per visitare il lato est del Grappa bisogna scendere in pianura e raggiungere Cavaso o Pederobba da dove si riprende la SP141 in direzione ovest. Dopo vari tornanti, la strada porta al Monte Palon (1.306 m.), un complesso di trincee, postazioni e gallerie tra i meglio conservati e di più facile accesso.
La strada prosegue fino a Pian dea Bàea da dove parte la più spettacolare delle escursioni a piedi sul Grappa: la mulattiera delle Meatte (CAI 152), da Pian dea Bàea a Cima della Mandria. Se si ritorna poi a Pederobba, la strada scende fino al Piave, il fiume sacro.
Monte Grappa – Gli alberghi
Hotel Belvedere **** (Viale delle Fosse 3, Bassano del Grappa VI, 0424/529845). Albergo del ‘400, con ristorante, a pochi minuti a piedi dal Ponte degli Alpini e dal centro storico.
Garden Relais *** (Via Caose 22, Semonzo TV, 0423/910858 – info@gardenrelais.it)
È la “capitale” dei parapendio e di tutti gli sport praticati sul Monte Grappa. Albergo e ristorante, con SPA e due piscine, clientela internazionale, ma gestione squisitamente veneta.
Albergo San Giovanni ***(Via Collalto 28, Solagna VI, 0424/1946266)
A 1.300 m. di quota sul Grappa, questo albergo/ristorante, è una buona base per fare escursioni a piedi o in mountain bike, anche lungo percorsi della Grande Guerra.
Rifugio Scarpon (rifugioscarpon@gmail.com – Tel.328.1021027)
Struttura semplice ma accogliente che offre la possibilità di dormire a quota 1.600, con bellissima vista, poco sotto Cima Grappa lungo la SP 148 che porta a Feltre. Base eccellente per le escursioni.
I ristoranti
Locanda Monte Grappa (Via Monte Grappa, 2 – Borso del Grappa TV – info@locandamontegrappa.it – 0423. 561113)
Ristorante storico, con cucina veneta molto curata.
Ristorante Birraria Ottone (Via G.Matteotti 50, Bassano del Grappa VI, 0424/522206). Fondata nel 1870 dal mastro birraio austriaco Otto Wipflinger
in un palazzo del ‘400, la birreria è diventata anche uno dei ristoranti più eleganti e quotati del centro di Bassano. Cucina raffinata.
Hotel Antica Abbazia (Via Cenghia 82, Borso del Grappa TV, 0423/561150 – info@anticaabbazia.com). L’Albergo con l’attiguo Camping Santa Felicita, ospita molti appassionati di volo libero. Il ristorante, con pizzeria, ha camino a legna e gastronomia originale.
Rifugio Bassano (Cima Grappa, 0423/53101). È sulla vetta del Grappa, accanto al Sacrario Militare. Non dispone di alloggio, ma il suo grande ristorante è aperto tutto l’anno.
Testo e foto di Daniele Pellegrini|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































