Tra Campania e Molise, la transumanza univa generazioni di pastori verso la Puglia. A Pietraroja, un giovane casaro ricorda il nonno e il caseificio collettivo del Gargano, simbolo di solidarietà.
Testo di Claudia Orsino Foto di Enrico Caracciolo

La strada che si srotola guadagnando quota sulle spalle del Matese, tra Benevento e Campobasso, raggiunge il silenzio di Pietraroja nel cuore della riserva naturale del Parco Regionale del Matese, al confine tra Campania e Molise.
Frontiere valicate da generazioni di pastori in carovana con gli animali quando, finita l’estate, gli uomini e spesso anche i bambini, transumavano verso la Puglia. “Gli animali conoscevano la strada. Si partiva in tanti per condividere il lavoro”.
Un giovane casaro racconta del nonno transumante mentre fila la pasta del caciocavallo. “Nelle terre del Gargano, in attesa della primavera, i petriani emigrati producevano formaggio in una sorta di caseificio sociale dove si lavorava per tutti”, condividendo un sentimento di aiuto reciproco, forse figlio della necessità di sopravvivere ad un territorio difficile, che ha rafforzato il carattere e i legami della comunità.
Non a caso il borgo di Mastramici consacra nel nome l’attitudine all’amicizia. Tra i ruderi di pietra, la Cappella di San Francesco conserva quasi intatta la sua struttura, costruita dopo un sogno del Santo.
Dal piccolo Ciro a oggi

Pietraroja profuma di fiabe antiche, ispirate alla memoria di una terra che appartiene alla montagna ma nasce dal mare.
Circa cento milioni di anni fa, nelle acque di Tetide, l’oceano primordiale, si sedimentarono le rocce de “Le Cavere”. Strati in cui si conserva un patrimonio eccezionale con i segni di un’era dominata dai dinosauri: piante, pesci fossili e vertebrati terrestri, come il piccolo Ciro, il primo fossile d’Italia e uno dei più importanti al mondo.
Definito dalla Società Geologica Italiana “uno scrigno di paleo-biodiversità ad alta risoluzione”, questo territorio è un viaggio nella memoria dell’Universo, alle origini della Terra. Scipionyx Samniticus ha rivoluzionato la paleogeografia.
Il nome omaggia il geologo italiano Scipione Breislak primo a segnalare fossili di pesci nel Geosito di Pietraroja, e Onyx per gli artigli sulle zampe.
Scoperto nel 1981, fu studiato dagli scienziati Dal Sasso e Signore, rivelando uno scheletro quasi completo e resti di organi interni, una rarità nella paleontologia.
Nel 2005 fu inaugurato il Parco Geopaleontologico e Paleolab, con allestimenti curati da Paco Lanciano, divenuto luogo del cuore per la comunità. “Alcune vette, ergendosi più arditamente, bucavano le grigie nubi”, scriverebbe Jules Verne osservando le montagne di Pietraroja.
Qui si assiste al prodigio della natura. I boschi in autunno dipingono il paesaggio con colori vividi. Ruscelli sotterranei, alimentati dalla neve, riemergono a dissetare piante, uomini e animali. Il Rio Caldo segna il confine con Cusano Mutri.
Lungo il cammino verso il Titerno, il torrente Vallantica esplode con una cascata sopra il ponte di pietra lungo il vecchio tratturo tra Sepino e Cerreto Sannita.
Viaggio al centro della terra tra briganti e fate

Il “viaggio al centro della Terra” si compie nelle vecchie miniere: corridoi silenziosi conducono alle viscere vermiglie come la roccia sedimentaria che custodisce la bauxite.
Con torcia e caschetto, si cammina in ascolto del cuore della montagna, mentre l’eco delle gocce stilla dalle pareti.
Le caverne del Matese furono rifugio dei briganti nella lotta contro il predominio piemontese. Nel 1863 i generali della Guardia Nazionale, con la falsa promessa di salvezza, appresero da un abitante di Pietraroja che nella Grotta delle Fate si rifugiavano alcuni membri della banda Varrone.
Assediati per giorni, i briganti furono catturati e fucilati alla schiena nei pressi dell’attuale Municipio.
La storia lascia tracce nella memoria e nei luoghi. “Fu la peste 1656” e “Fu la carestia 1648”, scritte scolpite nel portale della Chiesa di Santa Maria Assunta, richiamano alla fragilità umana e alla forza salvifica della fede.
Prosciutto leggendario

Per apprezzare Pietraroja il segreto è non avere fretta. Come per il prosciutto, il cui particolare microclima e metodo naturale di stagionatura ne sviluppano un profilo aromatico unico.
I riferimenti al prosciutto si ritrovano nelle raffigurazioni d’epoca dei costumi tipici delle donne e nei documenti storici. Nel 1776 il Duca di Laurenzana di Piedimonte commissionava una fornitura di “prigiotta” da Pietraroja.
Oggi, grazie alla dedizione dei produttori, è riconosciuto come “prosciutto leggendario” (Food and Wine Italia). Nel Museo privato del paese si ripercorre la storia del prosciutto, della cultura contadina e delle tradizioni locali.
È il prosciutto la produzione più identitaria del territorio e l’elemento che rende Pietraroja una meta particolarmente ambita per buongustai in cerca di eccellenze.
In paese ci sono quattro produttori che nel rispetto delle tradizioni personalizzano in base alle proprie sensibilità una lavorazione che garantisce un prosciutto di altissima qualità.
Molti giovani hanno scelto di continuare la tradizione dell’allevamento di pecore e vacche, con una visione contemporanea e sostenibile del benessere animale e di una produzione di qualità.
Processi di lavorazione tramandati da genitore a figlio, insegnamenti che qui si considerano una dote, come la caseificazione e la produzione artigianale di pasta.
“I carrati fanno parte del patrimonio di saperi a corredo delle donne”. Un universo femminile che ha accolto la sfida di recuperare una consuetudine per farne il cuore di piccole imprese.
I carrati, tipici di Pietraroja, sono fatti a mano: la pasta viene “carriata” e modellata con il fuso. Il condimento rituale è il ragù di braciole di pecora con pecorino e noci.
Durante la semina, si credeva che la lunghezza della pasta predicesse quella delle spighe. I racconti popolari abitano ancora questi luoghi.
Il cuore errante di Pietraroja

La leggenda di Zì Peppu Mamèo e del suo libro di incantesimi murato in casa è ancora viva. La disputa tra parroco e mago, tra sacro e profano, si risolse con l’arresto di Peppe e un sortilegio che lasciò uno squarcio nella soglia di marmo della chiesa.
Alla Ciampa della Madonna in molti hanno tentato di ficcare il piede ignari di ciò che narra la leggenda: solo i piedi di donna possono coincidere con l’impronta.
“Petra ruens” pietra che scorre, come nelle frane che spesso hanno ferito questa terra. “Petra robia” rupe rossa, come il colore dei sassi di Pesco Rosito.
Perché si chiami Pietraroja resta un dilemma. Di sicuro il patrimonio che la storia ha donato a questa terra vale un profondo rispetto. La natura detta le regole e lo scorrere del tempo è diverso.
È emozionante calpestare la terra che milioni di anni fa fu il fondale di un oceano estinto che ha lasciato nelle pietre le tracce della sua presenza.
Sembra di vederlo il mare, quando, appena fatto giorno, l’aria sa di latte appena munto e le nuvole inondano la valle. Pietraroja ha un cuore errante. Palpita nelle botteghe del borgo e nella roccia che racchiude la vita di creature giurassiche.
Nelle contrade Valli, Filette, Rampuni, Potete, Metole, Costa degli Uccelli continua a vivere nelle storie di generazioni di pastori: transumanti, emigranti, tornati alle origini per raccogliere l’eredità di custodi dei luoghi, presidi di memoria, creatori di valori.
Infoutili
Informazioni: tutte le informazioni per organizzare un viaggio nel borgo di Pietraroja in provincia di Benevento si possono trovare all’interno della Smart Travel Guide di Viatoribus.
Ci si può rivolgere anche alla Proloco di Pietraroja, attiva dal 1975 con l’obiettivo di dare valore e far vivere il territorio. In programma ci sono eventi con giochi e spettacoli in piazza e, in primavera, passeggiate ecologiche in collaborazione con le Proloco dei paesi vicini. Molte le pubblicazioni e gli opuscoli che raccolgono storie sulle usanze, sul dialetto e sui detti pietrarojesi. Tel. 0824.868251
Dove dormire: Villaggio di Ciro, Corso IV Novembre, 4- Pietraroja 82030 (BN), Tel. 329.1564214.
L’impegno nella promozione delle tipicità territoriali e il desiderio di creare una offerta di ospitalità per i viaggiatori e i residenti temporanei si concretizzano nel progetto “Il Villaggio di Ciro”.
Nato di recente, l’idea di Gianni Bello è unire ospitalità diffusa e turismo esperienziale. Già attivi 14 posti letto distribuiti in tre case del centro storico a pochi passi l’una dall’altra, dotate di cucina, soggiorno e diverse tipologie di stanze da letto.
Per gli ospiti sono disponibili attività in natura e tour enogastronomici nelle aziende locali. I pacchetti turistici promuovono soggiorni nel borgo e la scoperta del territorio attraverso escursioni a piedi o a cavallo, visite in aziende agricole, eventi locali. Alloggi Pet friendly. I servizi sono disponibili su prenotazione.
Dove mangiare: La Prosciutteria Pietraroja, Via Veneto, 12, 82030 Pietraroja (BN), Tel. 327.5376935.
Anni di ricerche portano Emilio indietro fino al 1700 scoprendo riferimenti al prosciutto nei costumi tipici delle donne di Pietraroja e nei documenti storici, come quelli del Duca di Laurenzana. Il progetto si realizza anche grazie al ritorno del figlio Lorenzo, impegnato nella organizzazione amministrativa e nella comunicazione, ed allo zio Antonio che si occupa dell’approvvigionamento. Pietra e legno, rigorosamente non trattato, i materiali di costruzione e restauro dei locali nel cuore del borgo, nel rispetto della tradizione e dei processi di stagionatura del prosciutto.
Sulla cucina economica si preparano i piatti della degustazione, il finale prelibato del tour esperienziale: dalla cantina di stagionatura, con il racconto delle tecniche tradizionali e moderne di affinamento, al museo, ricavato al secondo piano e dedicato alla storia del prosciutto, alle tradizioni locali e alla cultura contadina, fino all’ultimo piano, nella sala di affumicatura e la spiegazione delle antiche e odierne tecniche. Esperienza disponibile su prenotazione e anche in diverse lingue. È possibile acquistare i prodotti direttamente in loco.
Testo di Claudia Orsino Foto di Enrico Caracciolo|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com






































